Inserito da: titona | febbraio 8, 2010

con la bava alla bocca

resto sospesa da certi racconti e dal modo di raccontare. sospesa fra i suoi e i miei ricordi, che l’infanzia coi nonni ci rende simili e di zioni (z aspra) e di russate notturne son altre storie ma ugualmente nostre. e allora capita di incontrare un piatto che è sempre stato parte di te e della tavola di casa, ma di non averlo mai più fatto. e il solo vederlo ti mette quella golosità urgente che lo mangeresti ora, di primo mattino o a notte inoltrata. e allora ti arrendi e nella prima domenica di brodo, preparato per riempire la settimana, per scaldare la cucina e profumare di festa, impasti due uova farina e tiri la pasta al matterello. per fare i tagliolini di nonna memoria che un amico di tasti ti ha riportato a casa.

due uova di media grandezza, due etti di farina 00, impastare e far riposare mezz’ora coperta da una ciotola. prendere il tagliere e il matterello e, senza togliersi la vestaglia, cominciare a sculettare.

cominciare a bacchettare l’impasto per assottigliare anchei bordi, ma lasciare un certo spessore, che  anche i denti devono sentire l’impasto

quella che si vede sulla sfoglia si chiama “rogna” e nessuna zdaura che si rispetti può sopportare di fare una figura così, quindi io non mi rispetto. e la prossima volta eviterò di pulire i vetri e di far passare più di mezzo’ora tra la tazza e il matterello. non mi consola che il gusto non ne abbia sofferto. se tiro la sfoglia dev’essere tonda e setosa.

li butto nel brodo bollente a “manàza” dopo averli tagliati a coltello e li impiatto appena salgono a bollore, con una generosa dose di parmigiano

lo sparso sta imparando fotografare. brontola ma esegue. diversamente a tavola però. devi mangiarli con cucchiaio e forchetta. gira la forchetta sul cucchiaio e via…non così che ti viene…una cosa da alien…la bava alla bocca

Inserito da: titona | febbraio 3, 2010

ligia al piacere

un libro a bordo vasca. spazzolo la pelle asciutta  con un guanto di crine. insisto, con delicatezza.  il  bicchiere di mandarinetto  scaldato col vapore, decorato con una fetta di clementina è pronto. a questo punto metto nell’acqua della vasca, calda e schiumosa, bucce di limone, arancia e mandarino.e  non aspetto un minuto di più.

capita che serva raddrizzare una giornata che si è piegata sotto il peso degli eventi. accidenti al ghiaccio, ai cordoli, ai trapezi che si rompono, ai comuni che appaltano, al sale che non si sparge e alla testarda abitudine di passare da strade meno battute. sto finendo il secondo libro scelto fra quelli di Fred Vargas. sto pensando che non posso non leggere anche tutti gli altri. bella scrittura. quasi antropologica nello studio dei caratteri. merita. come io merito stasera di essere ligia al piacere

Inserito da: titona | gennaio 31, 2010

i bollori nel bollito

gennaio è certamente più stimolante a consumare bolliti che non a vivere bollori e allora si cerca di uscire dal letargo preparando un contorno ai primi, nella speranza che possano servire ai secondi. il bollito va preaprato con il  metodo inverso a preparare un buon brodo e quindi la carne va messa in acqua già salita a bollore e salata solo alla fine per permettere alla carne di chiudere le maglie e di conservare tutti i succhi all’interno.La confraternita del bollito è tenutaria della la ricetta originale che non si allontana  da un rito, con tutto quello che un rito comporta: 7 tagli di polpa, 7 ammennicoli, 7 bagnetti, 1 richiamo, 4 contorni, una tazza di brodo…leggendo attentamente ho pensato che la bourghignonne possa esserne la risposta d’oltralpe. Gran bollito misto all’italiana, grande convivialità,  il rito prevede 12 amici…certo fare una tavolata per 12 e sperare che a tutti  piaccia il bollito…i miei uomini per esempio…risponderebbero MAI (un annuncio su fb?) Mi accontento  del “lesso”, che a casa piace il buon brodo e una minestrina la sera è un conforto speciale.

le salse sono più facili da consumare anche su crostini e  anche se a goderne sarà un semplice lesso …in mancanza d’altro…la salsa verde e il bagnet ross sono versatili e semplici, ho scoperto da poco la mostarda mantovana, dono di amici , ed è stata una bella scoperta: senape e miele su lesso bollente…! metto su la pentola di acqua fredda e, intanto che il brodo si forma, trito prezzemolo, spicchio d’aglio, una manciata di capperi, poco sale, un tuorlo sodo. copro con olio evo e metto in frigorifero. l’acqua ha preso bollore, schiumo e abbasso la fiamma. fra 5 ore sarà prondo ad accogliere i taglierini.

per facilitare la ripresa dei bollori, invece, ecco alcuni ingredienti facili: aglio, avocado, banana, cannella, carciofo, cardamomo, cavolo verde al vapore, cipolla, curcuma, dattero, dulse, erba cipollina, fagioli di soia, fagioli mung, fagioli neri, finocchio, semi di lino, mandorle ammollate, mela, mirtillo, nocciola, noce moscata, noci del brasile, porro, prezzemolo, quinoa, ribes nero, riso integrale, salmone selvaggio, sedano,  semi di girasole, semi di sesamo, semi di zucca, spinaci, spirulina, trota, vaniglia, zafferano, zenzero, zucca. Questo è quanto di stagione consiglia la dott.sa McKeith al capitolo “sesso alla grande” nella guida  – sei quello che mangi -

gennaio è un mese che non passa mai…il lesso che chiamerò bollito lo sto preparando…e siccome son curiosa e  in casa ho quasi tutto ;-) adesso tocca ai bollori…

Inserito da: titona | gennaio 29, 2010

divieto di fermata

perchè davvero se mi fermo sono perduta. i muscoli malefici si dimenticano in sette giorni di essere allenati a correre e a camminare. e stare fermi 7 giorni perchè è freddo, perchè è buio, perchè manca la molla che dà lo scatto…vuol dire male alle gambe e far le scale a fatica per due giorni almeno. e come se non bastasse la mancanza di moto mette in moto un meccanismo suicida che mi porta a diventare aggressiva e poi triste e poi vedo tutto nero e quindi mi butto sulla poltrona di fantozzi e non mi tiro su mai… è in questi frangenti che avrei bisogno di una spinta, di una scossa, di un compagno di moto che non sia cioccolato fondente.  ma un compagno di moto da tenere nel cassetto, che sia pronto nell’attimo esatto in cui io decido che è il momento di andare. che abbia già le scarpe giuste e la voglia di muoversi veloce. che sia in sintonia con il mio umore e con la parlantina che mi prende quando sento l’aria frizzante e il sangue circolare di nuovo. camminando i pensieri arrivano come  acqua portata dalla corrente …  allora rubo momenti a tutto per cercare almeno di camminare veloce. ascolto You’ve Got The Love di Florence and the machine e i Mumford and Sons e smetto di farmi domande alle quali non so rispondere e smetto di aspettare che la mia metà si avvicini alla mia meta. come posso continuare? cosa sono io adesso? sono passi veloci, nuvole di vapore che mi precedono la faccia, musica nelle orecchie e strada che scorre  con divieto di fermata.

ho i peli lunghi nelle gambe e gennaio non finisce mai. siamo al 29 cominciano i giorni della merla

Inserito da: titona | gennaio 27, 2010

i-rot

mentre sto scrivendo il mondo ha appreso. ha appreso che il nuovo strumento con la mela, destinato a far sospirare migliaia di lovoglisti, si chiama i-pad. oggi nel giorno della memoria, nel giorno in cui sarebbe meglio non dimenticare, nel giorno in cui tutti i canali televisivi fanno indietrologia, si scopre che  fra le applicazioni più scaricate per l’altro gioiello che è l’i-phone c’è i-mussolini. e allora non i-capito. non hai capito la storia. serve essenzialmente la testa e saperla usare. serve essenzialmente il cuore e lasciarlo andare. serve anche la ragione. data a chi lo dimostra, di averla. sarebbe meglio puntare meno sugli ascolti e togliere un pochino di orrende cagate dalla tele. puntare meno sulle persone e togliere un pochino di cagoni dalla politica. puntare di più sul valore degli ideali e ridare il pensiero ai giovani che se lo sono scordato dentro un i-pod, un i-phone, un i-pad?

steve (jobs) era meglio chiamarlo – i-rot – e io son mela fan! sia chiaro

e ora che ho sbroccato ecco il broccolo. dopo essere rimasta soggiogata da questa foto e pensando senza leggere che fosse una calamarata ai broccoli, ho avuto voglia di mangiarla fino a oggi che l’ho appunto mangiata a pranzo. improvvisata con avanzi. e buonissima. nell’acqua dove avevo cotto il cavolo cappuccio ho buttato poca pasta tipo calamarata, l’acqua non era molta e la pasta ha subìto una cottura quasi risottata. ho aggiunto poco brodo vegetale e infine il broccolo già lessato ier sera. mangiata solo io. babbo marito e figlio si sono fatti fuori gnocchetti sardi con panna e salsiccia. lamentandosi che non fosse gramigna….ahhh vita grama!

volevo essere un'altra cosa ma va bene così

lo sparso gentilmente si presta a farmi le foto. vede tutto con i colori più accesi. e ha chiamato il mio piatto schifamenti vari. è mio figlio. (e a proposito di figli abbiamo visto “la prima cosa bella” bello bello. sorrisi e lacrime. applauso a scena aperta per tutti tutti i protagonisti, bambini compresi. quando i film italiani sono ben fatti …sono grandi film e con delirio chudo il cerchio.

Inserito da: titona | gennaio 24, 2010

è il giorno dei segni

San Péval di Segn” ha origini antiche ed oggi rappresenta la Festa dei “segni”, di quei “segni” provenienti dalla Natura che gli agricoltori massesi cercavano di leggere e interpretare nei primi 25 giorni del mese di gennaio per pronosticare le condizioni meteorologiche di tutto l’anno. Si trattava di una sorta di previsione di come sarebbe andato l’anno per i raccolti e, più in generale, per la comunità. Da questi segni si cercava di prevedere il tempo delle diverse stagioni, la salute dei cittadini, la carestia o l’abbondanza dei raccolti, la guerra o la pace. Il periodo dei primi 24 giorni di gennaio, utile per la previsione meteorologica, era chiamato “al spej di mis” (le spie dei mesi). La valutazione generale sull’andamento dell’annata era compito riservato al venticinquesimo giorno di gennaio, giorno di San Paolo. Scrutando il  venticinquesimo giorno di gennaio nei suoi eventuali cambiamenti si poteva prevedere, ad esempio, per i raccolti: l’abbondanza (se c’era pioggia); la carestia (se c’era sole); un’annata normale (se era nuvoloso). In generale, una giornata di vento era presagio di guerra; una giornata di nebbia preannunciava un anno poco propizio per la salute.

questi segni sono interpretati nella zona del riminese  leggendo le cipolle. stessa notte. steso santo

la previsione, per essere attendibile, deve avvenire in tre fasi.
Si comincia il 1° gennaio e si finisce il 12, prendendo nota ogni giorno del tempo che fa.
Sono i cosìdetti “giorni conterecci”: a ciascun giorno corrisponde un mese dell’anno; per esempio se il 2 gennaio piove, possiamo ritenere che febbraio -2 sta per secondo mese dell’anno- sarà molto umido; se il 5 ci sarà il sole, avremo un maggio caldo e sereno, e così via. Per essere più sicuri, dal giorno seguente in poi si fa la stessa cosa a ritroso, assegnando dicembre al 13 gennaio, novembre al 14, ottobre al 15 e avanti così. In caso di discordanza, il tempo sarà probabilmente variabile.
Poi arriva la prova della cipolla, la terza fase che toglierà ogni incertezza”.  “E’ sufficiente procurarsi un normale ortaggio, tagliarlo in dodici spicchi, “sfogliarli” e prendere una parte di ogni spicchio. La signora mette queste foglie su una tavoletta di legno, sei sopra e sei sotto, e le cospargo di sale. Quindi porta l’assicella all’aperto, verso oriente, e resterà lì per tutta la notte tra il 24 e il 25 gennaio. E’ la data in cui si festeggia la conversione di San Paolo, scelta un tempo dai contadini per la sua atmosfera un po’ magica”.
E proprio la magia di questa notte, detta di San Paolo dei segni, che valorizza l’antico rito.
“Al mattino, con molta attenzione, avviene  la lettura: se il sale si è sciolto su un pezzo di cipolla il mese corrispondente sarà ricco di pioggia; se invece non si è sciolto, avremo siccità, con tutte le varianti intermedie”. Il confronto delle tre prove dovrebbe garantire un responso preciso –

io che prendo nota ogni giorno del tempo che fa, ho controllato e verificato che nel 2009 ci ha preso assai. adesso chi farà la prova? mi sa che ci provo…

questi i cenni storici e le curiosità.

ora, metereologia a parte, il motivo principale del mio interesse per questa festa è “il sabadone” dolce ricordo della mia infanzia e termine usato e sfruttato per indicare ragazzotto imbambolato, lento a capire e spesso anche a muoversi. “sut che sèpa l’è un sabadò” (cosa vuoi che sappia è un sabadone) “è…iè una bela copia…li l’è na faèna, lò l’è un sabadò” (sono una bella coppia, lei è una faina, lui un sabadone) La caratteristica di questo biscottone o tortello è la pasta matta che racchiude un ripieno di castagne secche lessate nel latte, cioccolato e fagioli, strano ma vero, fagioli lessati e passati. il biscottone cotto nel forno sarà poi generosamente imbevuto di saba fino a renderlo mollo(chiaro no?) – vado alla sagra. compro il sabadone. faccio le foto. estorco la ricetta e aggiorno -

Emanuela Forlini, l’insegnante di scuola elementare che ha raccolto la tradizione del padre e del nonno, ieri mattina ha reso noto il responso: “Le cipolle dicono che il 2010 non sarà un anno ricco di precipitazioni. In questo inverno le precipitazioni anche a carattere nevoso saranno episodiche e incostanti, invece frequenti le gelate, le brinate e la galaverna, con maggior rilievo rispetto agli anni precedenti”.“Dopo un inverno freddo e rigido, pur non così ricco di pioggia e neve, la primavera si annuncia abbastanza mite e serena. L’estate sarà assai bella, calda, soprattutto in agosto che farà da apice all’intera estate. I giorni estivi saranno a volte offuscati dal forte tasso di umidità. Le cipolle prevedono un autunno piuttosto anomalo quanto a pioggia che sarà scarsa, episodica e dunque non riuscirà propriamente benefica”.

Il dettaglio, mese per mese, spiega inoltre: “gennaio (anche se ormai siamo alla fine) freddo con varie precipitazioni; febbraio sarà variabile e incerto con più piogge ed episodi di neve rispetto a gennaio, frequenti le gelate e brinate; marzo avrà scarse piogge alternate a giorni freddi e spesso sereni; aprile presenterà prevalentemente bel tempo; maggio sarà bello come aprile, con qualche giorno di pioggia”.

“Giugno avrà quasi sempre bel tempo; luglio sarà variabile tendente al bello, ma con tasso notevole di umidità; agosto sarà caldo e con bel tempo; settembre avrà complessivamente bel tempo; ottobre sarà un mese asciutto con poche piogge; novembre avrà giorni sereni frammisti a giorni nebbiosi e umidi, ma con poche piogge; dicembre sarà rigido, secco e ci saranno frequenti gelate”.

Mi sembrava doveroso aggiornare l’articolo e controllare durante l’anno se le cipolle son  meglio di Sottocorona.

Inserito da: titona | gennaio 21, 2010

di getto mi getto-il coniglio pasqualino

scritto per non perdere il pensiero – parte prima

pasqualino è piccolino. niente di male se fosse un bambino, ma per un postino può essere difficile. a volte comico. altre  addirittura drammatico . quante prese in giro ha subito pasqualino, dai compagni di scuola, dai colleghi di lavoro. in famiglia addirittura. ogni presa in giro un sorriso. con gli occhi dolci e i suoi denti tutti bianchi. un sorriso divertente, un sorriso sonoro quasi. e ai sorrisi rispondevano altre parole (che le persone non si spiegano una reazione diversa dalla rabbia)  e quando lo sberleffo diventava doloroso pasqualino se ne andava. scappa scappa! coniglio! pasqualino il coniglio è diventato per tutti.  invece pasqualino se ne andava a sognare. a sognare di diventare alto e famoso. a sognare di incontrare una ballerina e di volteggiare con lei sulle piste da ballo, incantando tutti con scarpe lucide e  gonne svolazzanti. a sognare di salvare la vecchietta del paese che, salita sul tetto, urla al topo al topo. a sognare di portare lettere piene di milioni a chi nel paese ha davvero bisogno, di una mano. ma poi si fa l’ora di tornare al bar e i sogni tornano nelle tasche, chiuse per bene, agli sguardi degli altri. anche oggi paqualino entra al bar con le sue gambette corte e i baffi neri e se i suoi amici fossero meno ciechi si accorgerebbero che sembra supermario. lo pensa subito la ragazza che entra. nuova del paese. o forse di passaggio. alta. bionda. pantaloni di pelle nera e guanti da motociclista. si guarda in giro e vede occhi curiosi. bocche spalancate e… pasqualino! un caffè, ordina al barista, poi si volta e guarda pasqualino dritto negli occhi: ho un lavoro per te supermario, ho forato e non ho la ruota di scorta, me la dai una mano? vorrebbe rispondere pasqualino, ma la sua voce si perde nel vociare e nel clamore di aiuti che si offrono spontanei, uno dopo l’altro, uno più forte dell’altro, tutti ugualmente interessati. piacere io sono  mara. un sorriso sotto i baffi mai così grande. – ehi bionda cosa fai? lo usi come crik? vai vai che le tue ruote son propr…

(…continua…)

Inserito da: titona | gennaio 19, 2010

love bag ovvero che borsa l’amore!

ho l’impressione di vivere in una sit com. le nostre conversazioni sono così assurde e così poco convenzionali che non mi stupirei di trovare delle telecamere nascoste e di vedermi poi trasmessa sul digitale. e non mi sono neanche truccata! non ce la posso fare. ho concesso troppi capricci ai bambini e non riesco più a educarli. e così finisce che ogni giorno in casa si mangia “a la carte” pranzo ore 13e45 – 14 e io devo scegliere: una pasta e un muso lungo alternato. poi, entrambi, sono diventati bravissimi nello scavalco del pattume. il sacco, dove lo metto lo metto, viene accuratamente evitato, dribblato, ignorato; stessa sorte agli oggetti sulle scale, per esempio ho denatalizzato la casa. 5 scatoloni da portare per 4 rampe di scale. chi lo fa? se non lo faccio io nessuno. perchè il natale è una cosa mia. lo sparso si prepara il pranzo? col telefono attaccato all’orecchio muove gli arti e il cervello sotto dettatura poi lo scollega e lascia sul bancone: avanzo di sugo a seccare, parmigiano sul tagliere, piatto sporco in bilico. io mi lamento in diretta e le risposte mi fanno rabbrividire. loro si lamentano a turno, in differita. io sono il sacco del pugile. ecco perchè a volte ho lividi che non ricordo di essermi procurata. e nel bel mezzo di una litigata, nella quale entrambi cerchiamo di sovrastare il suono della televisione salta fuori una risata e allora si tira avanti. fino al prossimo coltello.

ieri in trasferta per lavoro e per la seconda volta in pochi giorni…tutto il settimo piano della rinascente di milano non è bastato alla mia metà che ha scelto mc donald’s per pranzare. io ho nuovamente evitato preferendo uno spuntino da princi che mi affascina sempre e dove, come sempre, non riesco a scegliere da che parte iniziare.

Inserito da: titona | gennaio 17, 2010

il coniglio aveva fegato

e ci ho fatto un crostino. per il solito meccanismo che mi porta a utilizzare tutti gli avanzi e le parti edibili e non. e mentre me lo mangio mi chiedo se il fegato trattato a patè possa influire sul mal di testa che ieri mi ha buttata sul letto come una giacca smessa. (cit) e non voglio andare a cercare su web perchè mi toglierebbe il gusto di un crostino simil toscano che sarà il mio pranzo di oggi. con la metà a letto e lo sparso pure. e io ho bisogno di questo crostino a cui aggrapparmi. insieme a striscioline  di finocchio crudo e taralli piccanti. e poi una mela da cuocere in un pentolino con chiodo di garofano e cannella, un pugno di uva passa e cercare di riuscire a mangiarla senza bruciarmi la lingua.

fegato per crostini

levate e lavate il fegato e le interiora sparse del coniglio. 4/5 foglioline di salvia, due scalogni, un piccolo spicchio di aglio. sale, olio evo.

in una padellina antiaderente ho messo le interiora a soffriggere con il coperchio. la poca acqua che hanno buttato, l’ho buttata. poi ho unito salvia, scalogno tritato grossolanamente  e aglio schiacciato. ho salato, sfumato con pochissimo vino rosso e fatto asciugare. poi ho frullato tutto insieme aggiungendo poco olio evo a filo. ho tostato un paio di fettine di baguette di un paio di giorni e gustato con il vino rimasto nel bicchiere. poi ne ho preparati ancora due. ho aspettato che lo sparso si alzasse e gli ho imposto la foto di rito. che sicuramente è meglio di quanto possa fare io.

mele nella ciotola

due mele: una fuji e una pink lady. a una ho tolto la buccia che era bruttina. a una l’ho lasciata che era bella rossa e soda. tagliate a pezzetti. messe in un pentolino. cosparse di cannella, una macinata di chiodi di garofano, un pugnetto di uvetta sultanina, zeste di limone più una spruzzata del medesimo. acceso il fornello basso basso e messo il coperchio. dopo due minuti ho aggiunto un dito, poco poco, di acqua. ancora un minuto. saggiato la consistenza. spento e lasciato intiepidire.

ps: ho leccato anche la ciotola. si può dire?

pps: sto scrivendo del coniglio, della trappista e del fatto che avesse fegato…

Inserito da: titona | gennaio 14, 2010

il coniglio e la trappista

e la prima immagine che mi è venuta in mente scrivendo il titolo è quella di un ragazzo timido pronto a rientrare in se stesso, tirato con forza da una virago sexy vestita e un pò kitsch e,  sapendo che potrei anche costruirci una storia, mi fermo e metto la foto che ha gentilmente scattato lo sparso. sotto tortura.

la birra trappista n8 preparata dai monaci trappisti e comprata dalle monache fiorentine non ha riscosso in casa il sucesso che sicuramente meritava, ma noi siam scarsi bevitori. invece ha davvero dato il meglio di se nella cottura del coniglio che ne ha conservato il sapore e l’aroma. la cottura semplice semplice.

coniglio alla birra

un coniglio a pezzi (o rischiate lo svenimento della vostra metà quando il  macete scende sulla schiena del malcapitato sul tagliere)

aglio due spicchi generosi – alloro due foglie -rosmarino un pugno di aghi spezzettati

una birra trappista

un tegame a fondo spesso. (io uso amc)

comprare il coniglio fresco oggi e cuocerlo sabato.  due giorni in frigorifero frolleranno la carne rendendola tenera senza bisogno di metterla sotto sale.

scaldare il tegame fino a renderlo rovente (fare la prova spruzzo) mettere i pezzi del coniglio a rosolare da entrambe le parti. coprire e lasciare che l’acqua del coniglio fuoriesca.

buttare il sughetto e rimettere sul fuoco a riprendere bollore. mettere a questo punto aglio, alloro rosmarino e sale. dopo poco versare la birra, lasciare evaporare per un paio di minuti e coprire di nuovo abbassando la fiamma. dopo 25/25 minuti io ho spento. non ho sollevato il comperchio e il calore ha continuato a cuocere il coniglio fino alla sera, quando rientrata a casa ho riacceso il fornello, preparato l’insalata, condita, messo tutto su piatto e obbligato lo sparso a far la foto.

la mia metà non ha mangiato coniglio. si era impressionato al taglio. formaggio e senza marmellata di cipolle per favore.

Articoli precedenti »

Categorie