Inserito da: titona | Novembre 2, 2009

si sta come d’autunno

vai a prendere la cera e gli stracci. cominciava così, a metà ottobre, il mese dei morti (come diceva la mamma). andavamo a pulire le tombe, passavamo a trovare gli zii,  compravamo le stoffe per il tailleur da rinnovare per andare al cimitero. era una festa per me. le innumerevoli persone che passavano davanti a casa, tutte di nuovo vestite, i conoscenti che si fermavano a salutare e il rito del giro, tutti insieme, a far visita a chi non avevo neanche conosciuto. era davvero una festa. si mangiavano favette colorate e babbo andava anche a prendere un cabaret di paste. poi la zia, lo zio, poi la vita, poi mia suocera, poi mia sorella e la mamma. oggi non è più una festa. oggi è un mulinello di foglie secche che non riesco a fermare. lo sento nello stomaco oggi. il giorno della non festa.

Fave dei morti del Maestro

“Queste pastine sogliono farsi per la commemorazione dei morti e tengono luogo della fava baggiana, ossia d’orto, che si usa in questa occasione cotta nell’acqua coll’osso di prosciutto. Tale usanza deve avere la sua radice nell’antichità più remota poiché la fava si offeriva alle Parche, a Plutone e a Proserpina ed era celebre per le cerimonie superstiziose nelle quali si usava. Gli antichi Egizi si astenevano dal mangiarne, non la seminavano, né la toccavano colle mani, e i loro sacerdoti non osavano fissar lo sguardo sopra questo legume stimandolo cosa immonda. Le fave, e soprattutto quelle nere, erano considerate come una funebre offerta, poiché credevasi che in esse si rinchiudessero le anime dei morti, e che fossero somiglianti alle porte dell’inferno. Nelle feste Lemurali si sputavano fave nere e si percuoteva nel tempo stesso un vaso di rame per cacciar via dalle case le ombre degli antenati, i Lemuri e gli Dei dell’inferno. Festo pretende che sui fiori di questo legume siavi un segno lugubre e l’uso di offrire le fave ai morti fu una delle ragioni, a quanto si dice, per cui Pitagora ordinò a’ suoi discepoli di astenersene; un’altra ragione era per proibir loro di immischiarsi in affari di governo, facendosi con le fave lo scrutinio nelle//
// elezioni. Varie sono le maniere di fare le fave dolci; v’indicherò le seguenti: le due prime ricette sono da famiglia, la terza è più fine.

PRIMA RICETTA

Farina, grammi 200.

Zucchero, grammi 100.

Mandorle dolci, grammi 100.

Burro, grammi 30.

Uova, n. l.

Odore di scorza di limone, oppure di cannella, o d’acqua di fior d’arancio.

SECONDA RICETTA

Mandorle dolci, grammi 200.

Farina, grammi 100.

Zucchero, grammi 100.

Burro, grammi 30.

Uova, n. l.

Odore, come sopra.

TERZA RICETTA

Mandorle dolci, grammi 200.

Zucchero a velo, grammi 200.

Chiare d’uovo, n. 2.

Odore di scorza di limone o d’altro.

Per le due prime sbucciate le mandorle e pestatele collo zucchero alla grossezza di mezzo chicco di riso. Mettetele in mezzo alla farina insieme cogli altri ingredienti e formatene una pasta alquanto morbida con quel tanto di rosolio o d’acquavite che occorre. Poi riducetela a piccole pastine, in forma di una grossa fava, che risulteranno in numero di 60 o 70 per ogni ricetta. Disponetele in una teglia di rame unta prima col lardo o col burro e spolverizzata di farina; doratele coll’uovo. Cuocetele al forno o al forno da campagna, osservando che, essendo piccole, cuociono presto. Per la terza seccate le mandorle al sole o al fuoco e pestatele fini nel mortaio con le chiare d’uovo versate a poco per volta. Aggiungete per ultimo lo zucchero e mescolando con una mano impastatele. Dopo versate la pasta sulla spianatoia sopra a un velo sottilissimo di farina per poggiarla a guisa di un bastone rotondo, che dividerete in 40 parti o più per dar loro la forma di fave che cuocerete come le antecedenti”.

ps: sono contraria a riportare ricette di cose che io non abbia provato in prima persona. ma ci sono eccezioni e Pellegrino Artusi è una di queste. era un maestro in semplicità e tradizione.

foglia

voglia morta

da commemorare.

Inserito da: titona | Ottobre 28, 2009

copioni, teatranti e furfanti

non seguo molte trasmissioni televisive, mi piacciono alcuni canali in cui si parla di cibo. molti mi divertono, ad alcuni mi ispiro. uno non lo reggo. sbirciando come al solito nei blog dei maestri mi sono imbattuta in una notizia che mi ha indignata. poi ho riflettuto, ho scoperto che non era la prima volta e ho riflettuto di nuovo. i copioni sono sempre esistiti. chi si fa amici, mogli, storie e a quanto pare carriere alle spalle delle idee, degli amici, delle invenzioni altrui c’è sempre stato. è un gioco di teatro, il più scaltro si impossessa del palcoscenico, impara la parte e cerca di rivenderla a te che l’hai scritta.

la signora non ha tempo per rispondere a chi la accusa di plagio. ma dovrebbe trovare il tempo per sapere che il mondo dei foodblogger, grandi e piccini, seguiti più o meno si sta ribellando, sta montando, sta insorgendo. e deve sapere che a volte basta chiederle le cose, basta dire sai? ho fatto una torta da una tua ricetta. mi è venuta bene. son stata brava grazie a te. ci farebbe bella figura lei. farebbe una cosa gradita all’altro. io, per scelta, spengo la tv sul programma. spengo i canali di chi non rispetta. non lo faccio per dispetto. lo faccio per rispetto. mio.

Pentole ma non coperchi

pentole

Inserito da: titona | Ottobre 25, 2009

l’ora solare

orologi indietro di un’ ora.  un’ora indietro e ti cambia la luce la mattina, ti accorgi che il sole ha raggi che prendono strade diverse, inclinazioni che non ricordavi. un’ora indietro e sei già meno in ritardo del solito. e il pomeriggio è  cortissimo e la voglia di rientrare si fa più decisa. orologi indietro di un’ora e ho pensato che bello sarebbe se potessero andare indietro di 10 anni. 10 anni sarebbe perfetto. poter cancellare errori e fare telefonate importanti, poter prendere per mano una sorella e portarla dal medico, poter leggere nel cambiamento di mamma e papà molto più di un disagio dovuto alla vecchiaia, poter fare ancora una volta una gita insieme. e se tornassi indietro di 10 anni forse chiuderei un ufficio e aprirei le gambe. sicuramente in tempo di crisi ci sarebbero più soddisfazioni.

per cancellare l’amaro delle mie riflessioni qualcosa di dolce. ancora una volta per colazione. prendendo spunto dal ciambellone morbidissimo ho pensato di sostituire i 130 gr di acqua con lo sciroppo delle mie pesche in vaso (non si può buttare tanta bontà) e quindi ho diminuito la quantità di zucchero e anche quella dell’olio per risparmiare calorie.

Per un ciambellone: 200 gr di zucchero, 3 uova, 250 gr di farina, 130 gr di sciroppo, 80 gr di olio di oliva, una bustina di lievito. Ho sbattuto le uova con lo zucchero con le fruste fino a renderle spumose, ho aggiunto lo sciroppo, la farina a cucchiaiate, l’olio a filo, il lievito per ultimo. ho versato il composto in uno stampo a ciambella ben oliato e passato con il pangrattato e infornato a 170 per 60′. il mio forno scalda poco quindi per forni più potenti temperature più basse.

le foto come al solito sono meno gustose del risultato.

Inserito da: titona | Ottobre 23, 2009

un segno di carattere

è quello che cerco in ogni persona che incrocio e con la quale mi capita di scambiare due parole, un momento, quel poco che basta a farmi pensare: di che segno sarà? è un gioco che faccio con me stessa e che spesso mi capita di vincere, indovino il segno zodiacale in base a certe caratteristiche di comportamento, a ombrosità, a entusiasmi o a meticolosità. non ho mai studiato astrologia e tanto meno mi sono mai letta tomi in merito ma, di tutte le persone conosciute,  ho confrontato i caratteri e scoperto che spesso al segno zodiacale corrisponde un elemento comune. e allora la fissa per l’organizzazione della vergine, quasi maniacale a volte, la pigrizia del leone e la sua ansia di fare quello che fan gli altri e anche meglio, la generosità con gli amici degli acquario e la loro poca fedeltà, quel gran sognatore ritardatario del sagittario e la sua sensibilità. l’equilibrio giudizioso della bilancia e la loro invidia latente, l’attaccamento a mamma del cancro e lo sviscerare problemi dello scorpione. l’ansia della mamma pesci a non mollare mai i suoi cuccioli e il suo essere vittima latente, e poi il toro che vive bene solo nelle sue abitudini perenni ma è così bravo a far perdere testa e pazienza. parlo per coloro che conosco, alcuni segni credo di non averli mai frequentati. io son cocciuta come un capricorno, legata alla terra e alla famiglia come richiede il segno ma, sono molto più cerebrale che materiale, molto più attenta a quello che sento che a quello che tocco. e se è un segno quello che cerco…non è certo fisico. è la testa che mi attira, le parole, la capacità di parlare e saper ascoltare e questo non è di tutti. e allora se il segno è giusto per passar qualche minuto insieme ecco un libro sul camino che aspetta di essere commentato. ho appena finito “l’eleganza del riccio” mi è piaciuto? l’ho letto facile, alcune cose piacevoli altre un poco arrampicate. bello il te pomeridiano con i biscotti preparati con amore.

I miei sono mezze lune con il “savor”

savor, dolcezze e quel che c'è

savor, dolcezze e quel che c'è

per la pasta: 500 gr di farina 00 – 100 di burro – 200 di zucchero – 2 uova – una bustina di lievito per dolci – pizzico di sale. impastare tutto insieme, far riposare in frigorifero mezz’ora, stendere sulla spianatoia e ricavare tanti cerchietti da chudere a mezzaluna dopo aver posto un cucchiaino di ripieno. cuocere in forno caldo a 200° per 20′ circa. si conservano in barattoli di vetro se non li finite tutti nel te.

il “savor” è una tipica marmellata autunnale i cui ingredienti variano a seconda della frutta che avanza. ovvero: l’ingrediente primario è il mosto d’uva, poi ci sono tutte le frutte avanzate dall’estate, ultimi cocomeri, meloni, pesche,  prugne, mele, pere. di tutto un po’, bucce essicate comprese. io lo compro già fatto sule bancarelle delle sagre autunnali. dopo averne assaggiati almeno una decina di tipi diversi…(buona la scusa!)

Inserito da: titona | Ottobre 19, 2009

viola violento ovvero panni e buoi dei paesi tuoi.

una ca-violata è il risultato di una domenica di bucato. 26 anni di lavatrici ininterrotte. tre disastri mai annunciati ma mai, mai una omogeneità così perfetta da sembrare voluta. ho infilato nell’oblò tutti i bianchi, la maglietta che mi piace tanto, il pigiama, i calzini ehi…anche la kefia di Mitch è bianca, dentro! e quando ho aperto la lavatrice per stendere…si sentivano i cori della fiorentina in tv…tutto viola, lilla lillà. per colpa di una kefia. 7 euro di stoffa bianca con micropois lillà. mi ha tinto in modo omogeneo, compatto e temo, irrimediabile tutto il bucato. non ho ancora provato a fare nulla perchè nel tentativo di nascondermi la cosa ho portato la cesta in garage dove, in bella mostra, giaceva il depliant della bioginnastica. di un bel color lillà. e la fiorentina ha fermato la juve a torino. persecuzione? profezia? o semplicemente sbadataggine? ahhh il mio bucato sbagliato precedente a questo fu causato da un caftano rosso. panni e buoi dei paesi tuoi

viola

viola

violento

violento

Inserito da: titona | Ottobre 16, 2009

vittime della strada

vittimaogni volta che sento una sirena mentalmente faccio la conta, una metà è al lavoro, l’altra e in studio e allora mi tranquillizzo. ma se non sono sicura della direzione che ha preso la vespa oltre la strada, o della moto con il suo cavaliere,  sto in ansia fino al contatto telefonico. abitiamo su una strada che di morti ne conta a decine. che ogni volta che il traffico si blocca mi prendono le palpitazioni. al ritorno da scuola, trovandosi in uno dei famosi ingorghi Michi mi raggiunse,  ero poche auto più in la che cercavo di capire chi era steso, mi fermò la mano e mi disse sono qui, non sono io. ora che è cresciuto, che esce la sera per andare con gli amici, che i ragazzi bevono e ne vanno fieri, non mi abbandona l’ansia. so che a lui non piace l’alcol e che gli amici lo usano come autista di scorta. ma so che spesso non è colpa di chi guida, spesso è colpa di chi ti segue o di chi ti precede. è colpa di una distrazione, di una risposta al telefono, di un sms da mandare, di un rossetto da ripassare, di un euro da cercare. certo, insieme ai superalcolici, la velocità è una delle cause maggiori. ma se ci pensiamo bene non siamo noi stessi i primi ad aver pensato almeno una volta: a me no? anche il gatto della foto stava vivendo una delle sue vite. forse la più bella. forse l’ultima. e non credo che lui facesse abuso di droghe, alcolici o velocità eccessive. e  allora tesori. fate attenzione in ogni istante. io con voi.

Inserito da: titona | Ottobre 14, 2009

di domenica e di lunedì

il pranzo della domenica è quello di tanti anni fa. quando ci ritrovavamo nella “camera buona” con i piatti “buoni” e i bicchieri “buoni”. tavolo ovale in cristallo con mollettone, tovaglia ricamata tirata fuori direttamente dal corredo di mamma, posate AMC, sedie spaiate aggiunte all’ultimo, ognuno porti la sua…ce n’è una di sopra nella camera di nonna. ed ecco il brodo nel pentolone, i passatelli da stringere (onore che spettava al babbo) il lesso da impiattare (onere che spettava a me) la salsa verde da assaggiare e poi la carne ai ferri, le mitiche patatine fritte del babbo, le patate lessate, i nervetti i piedi di gallina nascosti in cucina. erano domeniche di festa vera. la sgridata a mia sorella che arrivava fuori tempo massimo, i bambini che giocavano in cortile (uno di 16 e uno di 3 anni, più i rispettivi padri) il brodo buono, il piatto fumante e poi di corsa a mangiare il secondo in attesa dei dolci. latte brulè e dolce caffè. due bombe assolute. mai così buoni mai più. era fra il primo e il secondo che sorprendevo in cucina mamma a mangiare nervetti e piedini e dada a fumare. sembravano entrambe godere il momento come il più prelibato. il piatto tenuto come si teneva il tema per non farsi copiare, le mani unte, gli occhi a scusarsi. era bellissima la mamma di nascosto. ora il mio pranzo della domenica è spesso consumato in solitaria. una metà a letto e l’altra in giro. ma nulla mi vieta di trasferire il piacere della festa al lunedì. e allora prendo la pentola grande, mezza gallina, doppione, scaletta, una cipolla infilzata da un chiodo di garofano, una carota, gambo di sedano e riempio di acqua fredda. sale e pomodorini. metto sul fuoco vivo fino a schiumare poi abbasso al minimo. copro e faccio sobbollire per almeno 4 ore; il tempo che serve per impastare i passatelli e farli attendere per il pranzo.

Passatelli del mio passato

Per 4 persone

pangrattato gr 350 – parmiggiano reggiano gr 350 – una noce moscata – una grattata di limone bio – 7/8 uova

mescolare tutti gli ingredienti in una ciotola fino ad ottenere un composto consistente ma non duro, lasciar riposare nella ciotola coperta. passarli al passapatate direttamente nel brodo. ora: il segreto per passatelli perfetti? un solo, anzi due. il pane deve essere comune, cioè scondito e raffermo da almeno 5 giorni. io compro la treccia comune da un chilo, consumo quella che miserve in giornata e poi la lascio seccare a pezzettoni. la grattugio con il blender, crosta compresa. il parmiggiano deve essere stagionato bene. 30 mesi è meglio. di più sarà ancor più saporito. una volta passati dall’attrezzo al brodo basta pochissimo…un bollore e quando vengono a galla spegnere. coprire. sorridere agli ospiti e servire.

se poi a tavola c’è un amico che non vedevi da tempo, c’è chi ami e c’è tempo da perdere…è domenica anche se è lunedì.

Inserito da: titona | Ottobre 12, 2009

rifiuti

sono ferma al semaforo. alla mia destra la lidl, alla sinistra i campi da tennis. davanti a me una uno bianca che con una manovra repentina accosta al marciapiede. scende una signora anziana. potrebbe essere la mia mamma o la mia vicina di casa. si dirige sicura verso il cassonetto dell’umido, alza il coperchio e come una moderna mary poppins comincia a tirare fuori caspi di insalata, peperoni, melanzane. la guardo sparire per metà dentro al cassonetto marrone e poi uscire e sollevare quello della raccolta indifferenziata, scossa la testa, prende la sua verdura e se la carica in auto. non so quanti verdi sono passati, nessuno mi ha esortata a partire. sono rimasta li, sconcertata, a prendere coscienza della cosa. non era una mendicante. non era una straniera. era una signora. sicuramente pensionata che selezionava la spazzatura del supermercato. dopo il pprimo attimo di stupore e quasi schifo ho provato vergogna. vergogna per chi butta troppo e per chi spreca. vergogna per chi acquista troppo senza sapere se riuscirà a consumare tutto. vergogna per chi scarta un pomodoro se non è perfettamente bello fino a essere falso. e penso che il tg diceva il vero e neanche abbastanza. c’è una parte di popolazione che non riesce ad arrivare a fine mese. che non ha soldi per la spesa. che non ce la fa se non con mille espedienti. e fra questi il rovistare fra l’immondizia.

poi un pensiero: e se le grandi catene di distribuzione destinassero un’area col  cibo da scartare per i meno abbienti?

Inserito da: titona | Ottobre 9, 2009

paesaggi telefonici

perchè a questo sono arrivata. racchiudere un momento, un emozione, una visione d’insieme dentro lo spazio di un telefonino. non sono l’artista della foto. non possiedo una digitale. ho un telefono che telefona e se ne ha voglia scatta una foto. la qualità non è superlativa ma il ricordo rimane inalterato. e come spesso accade, riguardando le fotografie, il viaggio si amplifica e diventa ancora più bello, più vividi i colori, eccezionali gli istanti, grandiose le amiche. solo 3 giorni. poi arriva l’autunno.

Inserito da: titona | Ottobre 8, 2009

capricci a colazione

uno dei motivi per cui sono tornata a san vito. uno dei motivi per cui ci tornerei domani. la colazione con le treccine appena sfornate di questa pasticceria. in mano a una ragazza che ho scoperto essere una forza!

sapete cosa significa svegliarsi la mattina, prepararsi per andare a correre e avere un solo pensiero in testa? cambiare ogni giorno percorso, un giorno fra le mucche, un giorno sul promontorio, un giorno al faro ma la  meta finale eccola: capricci. di nome e di fatto.  posso giurarlo: la treccina appena sfornata, passata nello zucchero, (e finalmente ho scoperto il metodo ufficiale!) gustata sulla panchina fuori dalla pasticceria…non ha paragoni con nulla. se poi ci metti la simpatia delle ragazze, i sorrisi dei ragazzi di bottega e i vassoi carichi di bontà che preparavano per chi partiva…io da sola mi sono fatta preparare 20 pezzi da portare a casa, da gustare per 20 mattine, sperando che il sapore della sicilia rimanga intatto. la temperatura aiuta…e io continuo a sognare.

Pasticceria Capricci – san vito lo capo – via pier santi mattarella tel 0923 972822 (al telefono se sono molto molto impegnate…rispondono “ricovero?)

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