Archivi del mese: dicembre 2009

faccio outing

? ma fuori tutto! proprio tutto tutto. i ragazzi del matogrosso mi hanno svegliata in questa mattina in cui era facile continuare a dormire e quando mi hanno urlato dalla finestra del bagno: qualcosa da buttare? robivecchi? volevo consegnarmi a loro con remissione. se vi apro il garage fate piazza pulita?

sfido chiunque a mostrare così sfacciatamente il disordine con cui convive. questa è la situazione, mi è sfuggita di mano? è che preferisco stare in cucina che in garage? è che dopo i lavori della cucina e i mutarori e gli artigiani avevo voglia di rinchiudermi? no è che io non riesco a buttare e come in una bottiglia non puoi fare entrare più della sua capacità la stessa cosa è per le stanze, i cassetti, il corpo. devo buttare via. fuori tutto. poi che in casa nessuno mi aiuti…parlano parlano…ma se dico…questo lo butto! mi sento rispondere: ma ti piaceva tantoooo. e invece nulla serve. l’accumulare cose, oggetti, accessori che mai utilizzerò, valanghe di sacchetti di plastica e cartone, scatole di scarpe, scarpe di trent’anni fa serve solo a non farmi godere l’attimo a legarmi a cose che nulla vogliono dire. e adesso mentre giro la besciamella e annuso la ciambella che cuoce sul fornello vado con la mente a un cassonetto pieno del mio inutile. l’ultimo dell’anno si deve buttar via il vecchio? mi impegno…

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siamo alle solite

litigate di fine anno. ci accendiamo e ci spegnamo come candeline. a un tavolino 4 ragazze si confidano stile sex&thecity e scoprono che non esiste l’orgasmo multiplo, che ai mariti i regali non si devono suggerire perchè  sono sordi a qualsiasi parola e che scavando scavando non si trova il tesoro ma solo cocci. quindi…mi tengo quello che ho: un male alle gambe come se non avessi mai corso nella vita, un casino folle in tutta la casa, un marito sconosciuto al mittente e la voglia di scappare.

DOWN

panni da stirare: 6 ceste – visite da prenotare: 3 meno 1 –  auto da lavare e igienizzare: 2 – isola ecologica – spesa da ordinare – corrispondenza da smistare: un baule – cassetti da riconoscere:4 – gite da programmare: 40 –

UP

una lettera a cui rispondere col cuore – un paio di amiche da scoprire e riscoprire – un marito senza sorprese – lo sparso e la sua soddisfazione – le cose da mettere a posto

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arancia meccanica

e gli amici dall’asilo. il giorno di santo stefano a casa mia. dall’asilo dello sparso. bimbi e genitori. nata dal desiderio di intrattenere i piccoli, di sopperire alla mancanza di parenti, di condire le feste con chiacchiere e biscotti. non lo so cosa succeda in altri asili, naturalmente il nostro è stato eccezionale. un collante fantastico per molti di noi e dei nostri ragazzi che non si sono dimenticati. riunioni a cui è meglio esserci perchè chi manca viene crocifisso. poi fatto risorgere ma, solo per crocifiggerlo alla prossima occasione. un tè, una tisana e si dipanano le matasse dei discorsi di chi non si conosce così bene da scendere nei dettagli, poche cose in comune ma la voglia di metterle comunque in gioco. per noi donne è più facile sempre. gli argomenti non ci mancano mai. per gli uomini  che devono governare il pollaio è un pochino più complicato. politica (!) lavoro (?) passioni (…) sport (/) piadina, salame,  biscotti, arance candite e l’impegno di continuare a provarci. di non lasciare che si perdano le ragioni, di recuperare un poco i rapporti così fragili che …ieri non abbiamo detto una parola su chi non c’era. perchè ci mancava qualcosa. ci mancava chi non c’era ed eravamo solo tre donne. siamo tutti troppo soli. troppo concentrati su noi stessi. è stato un bel pomeriggio, comunque. con la mia solita incapacità di organizzarmi che mi porta a ricevere i primi in accappatoio, con i mariti che vengono ad avvisare che la moglie ha ma di testa e passa la mano. con le chiacchiere che iniziano a due e parlare a tu per tu con un uomo che non è il tuo a volte stempera i malumori (sono ancora arrabbiata per l’incapacità del mio di andare a fondo nei miei pensieri) e forse il mezzo gaudio funge da mezzo di contrasto e si vede meglio che per tanti è così. i ragazzi erano al piano sopra e come una coperta calda facevano sentire che c’erano. e avevano fame.

oltre a piadina e panettone (pasticceria moderna lugo) ho  preparato i canditi d’arancia in varie interpretazioni: natural, cioccofondenti e a rondelloni. non è una novità. mangiare l’arancia e candire la buccia per me è diventata una mossa meccanica. ho il tegame work in progress per tutto l’inverno. ci convivo e sopravvivo. e i pensieri vanno sempre a chi per primo mi ha indicato il modo. Antonio grazie per sempre.

oggi finalmente ho ripreso la corsetta quotidiana. 45 minuti di libertà. devo finire  Akunin per il 29 e ricordarmi che il 28 è già lunedì. o che lunedì è già il 28?

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sssst…..

sottovoce, senza fare rumore. è natale. il mio natale è nel cuore e nei pensieri. ho scoperto che entrano nei miei pensieri molte persone e che silenziosamenteleggono. a chi capita per caso o per casa…auguri grandi. che le speranze diventino regali per tutti.

le mie spesso si rompono. buon natale li stess

che il babbo si lanciasse dalle scale la vigilia di natale non me lo aspettavo. che solo 2 punti in testa e niente male forse si. ho scoperto che preferisco il babbo senza testa a quello senza e basta. ho scoperto che lassù qualcuno ci ama. ho avuto la conferma che la mia metà non sa chi sono e ho scoperto invece che ci sono persone che mi conoscono bene. ho scartato. ho gioito. per adesso basta questo. due cose davvero belle? la pancia di teri. e le tradizioni mantenute.

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i cappelletti della mamma: la mia poesia di natale

“intanto che la maria è sotto il casco vieni che iniziamo a fare la sfoglia!” c’era sempre qualche cliente di mamma sotto il casco, a qualsiasi ora del giorno e della sera. fosse fra settimana o festivo. ma a natale, a natale era un’apoteosi di pettinate, permanenti, tinture, teste da lavare e cappelletti da fare, latte brulè da consegnare e regali da impacchetare. sono cresciuta in una casa dalle porte aperte e dalla tanta gente. in una famiglia al femminile con un solo uomo, il babbo, che rincorreva sottane. tutte. si respirava allegria e confidenza anche nei giorni di sfuriate e c’era sempre qualcuna che capitava all’improvviso e come niente fosse si metteva a far qualcosa. togliere bigodini, tagliare biscotti, prendere in giro babbo. mamma col sorriso stampato e lo stupore costante andava da una stanza all’altra della casa col camice bianco chiazzato di colore scuro e dava ordini subito dopo aver fatto lei stessa la cosa che comandava. tipo:” prendi la farina e mettila sul tagliere, tre zimnine per tre uova, cosi”…e già aveva contato uno, due, tre. “renzoooo, tira fuori il batù”…e già partiva con le mani infarinate a prendere il ripieno che si doveva ammorbidire un poco fuori frigo. non ho mai passato molte serate fuori casa a qualsiasi età perchè era troppo divertente stare esattamente dov’ero. immersa in una sit-com naturale. già dall’inizio dicembre si cominciavano i preparativi, iniziavano le ansie per i regali da fare che erano sempre tanti e così poco il tempo…così spesso, mamma, regalava il latte brulè. molti arrivavano con le uova. se non le hai…e poi addobbare gli alberi, fuori e dentro, mettere i festoni e le stelle sugli specchi della “camera dove lavoro” ci teneva tanto la mamma ai pacchetti sotto l’albero ma non riusciva a far sorprese. aveva l’ansia di vederci felici e ci diceva subito cosa ci aveva comprato. e siccome sapeva che sia io che mia sorella volevamo la sorpresa era impegnata fino all’ultimo a impacchettare di tutto, dalle scatole dei fiammiferi a quelle dei cioccolatini usate, naturalmente fra una messa in piega e una sfoglia di tre uova alla volta per i cappelletti. che si facevano rigorosamente la sera. tutte insieme attorno al tavolo. e se vado nel tempo ancora più indietro…attorno a quel tavolo ritrovo la zia che viveva saltuariamente con noi, sarta, zitella e perdutamente innamorata di cary grant, la nonna che si addormentava col cappelletto in mano, il babbo con le sue battute e i suoi baci per tutte e le vicine di casa che spettegolavano allegramente.  meno televisione, più chiacchiere, tanto natale e i cappelletti della mamma. questi si che sono buoni

per il batù:

550 grammi di parmigiano stagionato. una noce moscata. 150 grammi di mortadella in una sola fetta. 2 uova grandi. pizzico di sale. fare l’amalgama e metterla in frigorifero fino al giorno dopo. poi impastare tre uova di pasta…più due…come ho fatto io che 5 alla volta son troppe anche con la macchinetta. ps il video della preparazione qui.

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ti aspettavo. michele 2.0

dal primo aprile del 1989. sei il mio pesce d’aprile materializzato. lo so con certezza. i tuoi primi incoscienti 9 mesi sono stati per me i più belli di sempre. straordinario sentirti crescere, invadere ogni parte di me. che saresti stato maschio l’ho saputo prima di tutto. volevo un maschio. il primo figlio di casa. dovevi nascere il primo gennaio secondo i miei calcoli ma a metà dicembre scalciavi parecchio. non volevo sembrare piagnona e non mi lamentavo e così quando il mercoledì giravo per il mercato per fare i regali di natale e le fitte mi toglievano il respiro, mi fermavo. riprendevo fiato e via. sempre più frequenti. fino al 21 dicembre il giorno dopo. ero in ufficio e…è stato chiaro che non potevi più aspettare. sono arrivata in ospedale e dopo appena due ore tu eri fra le mie braccia, brutto, sporco, con la faccia uguale a mia suocera. una tartaruga magra. 2 kili e 6 di coda e capelli. lo sciopero delle nursery, la culla nella stanza. tenga controllato se respira. panico. la cosa eccezionale nessuno di guardia, papà che rimane a dormire per controllare che tu respirassi e io riposassi. troppo piccino. 10 giorni di culla termica. il tiralatte, troppe tette, troppo male, le scarpe verdi, la cuffia verde, il camice. e poi natale. noi a casa e tu no. la mia crisi. i consigli non richiesti. dobbiamo essere allegri. non ci pensare. non era così che volevo. ma poi…il primo anno è passato. e il secondo e il terzo e finalmente ho smesso di chiedermi se stavi bene, se mangiavi,  se crescevi. se ce la facevo…tu ridevi sempre. dormivi tanto e parlavi come un fumetto. vent’anni. ti ho passato tutti i miei difetti. ti sei preso tutti quelli di tuo padre. e naturalmente sei totalmente im-perfetto. spero di averti dato il cuore, la capacità di pensare e scegliere e di non omologarti mai. per il resto hai tutto sparso in giro. come al solito. buon compleanno ragazzo. sei parte di me.

ps adesso che sei grande possiamo permetterci di festeggiare il giorno giusto. fino alle superiori il tuo compleanno era una o due settimane prima per non confonderti le feste, i regali e le idee…ma ti è rimasto il vizio di volere due o tre torte per festeggiare…

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che cavolo vuoi?

io sono in periodo verza e cappuccio. e la  parola cavolo ultimamente è fra le più selezionate nel mio personalissimo dizionario. non mi dispiaccion le persone che mi chiedono, che mi interrogano e che dopo la domanda sono disposte ad ascoltare la risposta. quello che però succede sempre più spesso è che viene posta una domanda, subito lo sguardo si perde vacuo e senza aspettare risposta l’intervistatore si lancia in monologhi su come la pensa, su com’è e su come si deve. sono sempre stata una brava ad ascoltare. proprio perchè interessata al mondo interno altrui, perchè curiosa e perchè spugna. ma la maleducazione e la mancanza palese di interesse e scambio mi disturba. finisce che riesco a finire un discorso solo se lo scrivo e che cavolo… con il cappuccio mi sono fatta diverse insalate a crudo  con arance e senape. con la verza mi sono fatta la zuppa di cui ho letto in un libro di sagre la “zupa d pain e coj” tipica di montalto dora. bel modo di utilizzare il pane raffermo (a me non ne avanza mai, son costretta a comprarlo secco) e i formaggi dimenticati in frigorifero. non è indispensabile che siano quelli rinsecchiti nell’ultimo cassetto in basso, vanno bene anche quelli comprati appositamente, meglio se filanti e destinati a fondersi con brodo bollente e verza scottata.

non avete idea di quanto cavolo mi piaccia!

intanto che mi preparavo a formare gnocchi da patate avvizzite (dev’esserci un processo di invecchiamento veloce in casa…spetta che mi guardo allo specchio…ahhhuuhh che orrore) ho sbollentato in un tegame con acqua e sale 5 foglie di verza a cui ho tolto la costa più dura. le ho scolate poi ho preso una terrina e l’ho rivestita con due foglie, messo pane spezzettato, un pugno di formaggi misti ammollati nel latte, un’altra foglia di verza, ancora pane, ancora formaggio e infine brodo a coprire. ultima foglia di verza e poi forno a 200° per almeno 30′. la ricetta originale dice di mettere per lungo tempo la ciotola al fuoco del camino. ma oggi avevo il forno acceso in attesa di sfornare pane…

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tonno subito

appena pescato. in offerta alla coop e mangiato. neanche il tempo di una fotografia. tonno nostrano. quindi tartare. tritato a coltello fine fine. limone, aglio, olio, prezzemolo visto da lontano. un coppapasta. un piatto.

verdurine di stagione tagliate fini fini a contornare. un piatto solo mio. il resto della famiglia si inforchetta le tagliatelle al ragù e lo sparso mi ruba i gamberi saltati a nudo. in un secondo ha fatto fuori il secondo. e anche qui neanche il tempo di una foto. ma io lo so. non son mica fotografa sono aspirante donna soddisfatta e la strada è ancora lunga….comunque le due ricette me le segno. una la faccio sempre. l’altra la rifarò con la variante mostarda.

tartare di tonno: tonno provatamente freschissimo, sale, pepe (per chi può), succo di  limone, aglio tritato, olio evo. tritare al coltello il tonno fine fine, amalgamarlo a tutti gli ingredienti e metterlo nel coppapasta sul piatto. contornare con la verdurina preferita. io avevo cavolo verza e finocchi.

code di mazzancolle saltate a nudo: sgusciare le code, togliere con la punta del coltello il filino nero sul dorso, sciacquarle e metterle in una padella antiaderente con sale e aglio schiacciato . accendere e lasciare andare girandole dopo due minuti circa. a questo punto metto un cucchiaio di acqua e copro con coperchio. spengo. se sono fortunata riesco a mangiarne un paio.

ps: chissà…. se il tonno aveva alte percentuali di mercurio…potrei misurare la febbre al mondo…

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bianca neve e i sette pani

quello che rimane dal forno

sono sveglia? sento le auto passare, suono più pesante del solito, più rotondo. sotto il piumone il tepore caldo del sonno ma la punta del naso è ghiacciata e mi giro per ritornare a dormire. gli occhi non si vogliono aprire…ciglia pesanti e poi ancora un’auto. ancora quel suono…sembra neve. la strada con la neve ha questo suono. sono improvvisamente sveglia. già in piedi, pronta a volare alla finestra per vedere la magia. i tetti bianchi, gli alberi carichi di cristalli di neve. effetto bambagio, presepe, natale è arrivato. il più bello. vorrei esser bambina, infilare guanti e cappello e correre fuori un pugno da mangiare, uno da tirare e il resto a pupazzo. carota, bottoni, sciarpa e cappello. è ancora poca sull’asfalto, poca nello stradello, ma regala una gioia e un entusiasmo da primato. dicembre con la neve è perfetto. scendo a impastare la biga. che sarà pane, che tirerò a baguette. ho fatto il mio primo pan baguette settimana scorsa. con la ricetta presa qui. risultato superiore alle attese. non sono stata bravissima a formare i pani, ma a consistenza è il sapore …un favola! 7 filoncini  durati un paio di giorni. andati a ruba col salame. mamma ce n’è ancora del tuo pane? lo rifai? e allora oggi lo rifaccio, anzi faccio lo stesso pane con ricetta diversa. questa volta uso la sua. adriano è molto preciso nelle spiegazioni ma io sono pasticciona e l’autolisi non si presenta proprio come lui mostra. anche questa volta ho qualche difficoltà nella formatura, ma nel complesso il lavoro fila via veloce (veloce per i tempi di lievitazione. due giorni ci vogliono) risultato? sto ancora impastando…non riesco a smettere…e il pane finisce subito…

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jinglebello e scatole di latta

il campanello  suona. in un giorno che non è festivo può essere solo il postino. e il postino porta raccomandate e le raccomandate di solito… ufff!  invece dietro il jingle del postino c’era la mia scatola di latta. ho partecipato a questa iniziativa di Calme et cacao, la prima in assoluto a cui partecipo da quando scrivo in questo mio diario virtuale. non mi sento all’altezza di competere con foodblogger e fotografi ma…scambiarsi doni… quello fa parte di me. sono io la scatola di latta con dentro un mondo. sono le imperfezioni, i ricordi, la sorpresa. sono il regalo e l’attesa. sono gli scambi e i sorrisi. sono il vero senso della magia del natale e allora si. non ero preparata alla mia reazione. pacchetto e sollievo subito. poi un’esplosione di felicità. poi il freno. ho lasciato il pacchetto chiuso, sul camino fino a sera. non volevo che fosse già tutto finito. volevo “spippolare” il momento come quando ti danno le carte e tu le tiri fuori piano, facendole spuntare poco alla volta. lo sparso passava e vedeva e chiedeva ma non la apri? dai che faccio le foto. e io che pensavo…aspetto natale. sarà la mia sorpresa. avrò un pacchetto da guardare con curiosità, ma poi stefania, che è colei che mi è stata abbinata, si aspetta risposta, vorrà sapere…e allora mi sono decisa…apro il pacchetto. ecco la mia scatola

piano piano…ecco nasce il dono…sono pronta a scoprire una nuova amica. una parte di lei che si è spesa per me. è una cosa che mi fa riflettere. e mi da ancora più gioia.

marrone e verde i miei colori del cuore…e adesso? la apro o aspetto natale? lo sparso scatta foto e sembra più impaziente di me…la apro …lo faccio sempre per non deludere stefania…

una bella scrittura, una presentazione ufficiale, una parte di lei che da milano arriva in romagna e una ricetta che si tramanda di madre in figlia e arriva a me. sorrido pensando che abbiamo avuto la stessa idea. anche nella scatola che ho inviato a lei ho messo la mia ricetta storica.

e una splendida collana hand made in lana grigia con fermagli rossi. altri due colori che mi rappresentano in queste giornate invernatali. lo stupore per le cose fatte a mano è ogni volta genuino. io son negata davvero nelle manualità di creazione. riesco a fatica a far pacchetti…e anche in questo caso pensare che qualcuno ha sferruzzato per me…mi riscalda il cuore. grazie a stefania e grazie a daniela per la bella idea. bello anche il tempo che ho dedicato a cercare la scatola che dovevo spedire a stefania e a  decidere che cosa dovesse contenere. e se a questa iniziative ne seguiranno non so. ho fatto swap. intanto è tanto.

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