Archivi del mese: febbraio 2010

scusate il francesismo

croque monsieur è il nome del toast che è entrato nella nostra vita durante le scuole medie dello sparso. non ho un buon ricordo del periodo scolastico dello sparso. a parte la materna e la prima elementare una serie di vicessitudini mi ha portato a considerare la scuola una casualità, puoi essere fortunato e capitare un una classe straordinaria, puoi essere sfortunato e capitare in una classe che cambia maestre come si cambiano i lenzuoli o in cui le maestre fanno a gara a chi nega di più…a parte ciò, la scelta di michi di fare le medie al bilinguismo ci ha portati a conoscere una insegnante di francese tremenda ma geniale. tanto geniale da tenere per tre anni dei corsi di cucina francese ai bimbi. e allora farina, uova, burro e biscotti di frolla, cacao e burro e tartufi e finalmente pane in cassetta, emmental francese e croque monsieur. amore al primo morso. uscito da scuola lo sparso correndo mi viene incontro e fa: – mamma oggi abbiamo mangiato un panino con le briciole buonissimo! posso fartelo? è stata la prima o la seconda volta che michele ha cucinato qualcosa senza che io potessi intervenire, perchè stava facendo qualcosa che io non avevo mai fatto. due fette di pancarrè, grandine, della nota marca mb, un pezzettone di emmental francese, prosciutto cotto di praga o un cotto saporito. fra le fette di pancarrè mettere una fettona di cotto e  una fetta sottile di emmental, coprire con l’altra fetta di pancarrè, poi col tritatutto sminuzzare finemente il restante emmental e metterlo sopra al toast. posizionarlo sotto i grill caldo,  o in un fornetto piccolo e cuocerlo fino a quando le briciole di formaggio si sciolgono in un morso godurioso.

ecco quello che ci è rimasto delle scuole medie. insieme a una ricetta di pasta frolla e di tartufi. insieme alle feste di fine anno, dove le bimbe truccatissime intonavano canti e improvvisavano balli,  agli inviti delle insegnanti a iscriversi alla scuola alberghiera e allo scampato pericolo che la scuola alberghiera non sarebbe certo stata per lui.ci è rimasto un croque monsieur, che noi chiamavamo toast con le briciole fino a quando non abbiamo scoperto il suo vero nome e abbiamo ricominciato a prepararlo, togliendolo dall’armadio delle cose accantonate e cominciando a litigarcelo da quando sparge il profumino in cucina…

io volevo anche una foto col morso ma il fotografo con la bocca piena ha detto che era già troppo freddo così e che la foto col morso veniva rimandata al prossimo crok!

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il conforto delle abitudini

leggo cambiando genere, scrittore e trame seguendo istinti, bibliotecarie e consigli, copertine e titoli. poi mi rimangono sul comodino titoli bellissimi di libri illeggibili, sconfortanti insuccessi e prova evidente che cambiare forse non fa per me. ascolto ogni tipo di musica, metto nel mio ipod rock, folk, rap, hip hop, italiana e latina e finisce che quando voglio davvero ascoltare qualcosa la scelta cade su sting, sui simple red e su quanto della mia gioventù mi ritrovo in playlist. e di nuovo penso che è bellissimo scoprire che il nuovo mi sorprende, ma è così carezzevole tornare ai miei ritmi  soliti e tanto cari. accumulo ricette che voglio provare e fortissimamente voglio, fino a comprare tutti gli ingredienti. ho scatole, quaderni, ritagli, file, cartelle di ricette prese da ogni dove, ambulatori medici, signore di paese, fornai generosi, blog e fantaricette…ma alla fine, ogni giorno, le mie mani finiscono con impastare uova e farina. oppure tagliare piccoli pezzzettini di pollo, infarinarli e passarli in padella con poca cipolla, un bicchiere di vino e un goccio di latte nel quale ho sciolto due cucchiai di curry e dell’esperimento che volevo fare resta la voglia. esattamente come quando sono in pizzeria…leggo tuto il menù, mi incanto su tutte le variabili da ordinare e poi la marinara e la birra piccola…che se non è questa la scelta lo so che poi mi manca. come mi mancherà il camino acceso appena la primavera sarà manifesta. come mi mancherà il pigiama appena rientrata con la solita gara a chi lo infila per primo appena le giornate saranno un poco più lunghe…allora saranno altre abitudini da ritrovare per averne il conforto.

ci ho messo un considerevole periodo di tempo prima di iniziare a preparare il pollo al curry. poi, dopo la prima volta, è entrato a far parte delle mie scelte alimentari costanti. uno di quei piatti che divido con lo sparso quando pà se la dorme. lo servo con riso thai cotto in acqua per assorbimento. io lo mangio con le bacchette o con le mani, nel piatto o nella ciotola. fingendo usi e costumi non miei ma dall’abitudine ormai consolidata. mi piace pensare che in ogni caso, se riuscirò a passare lo scoglio della “prima volta” ogni cosa che non ho la forza di affrontare  mi risulterà facile fino a diventare un’abitudine.

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sesso orale

che il sesso a parole è praticato molto, ma molto, ma molto e in tutti gli ambienti, spesso a tavola, in compagnia. fra amiche sempre. serve ad avvicinare, a cacciare i momenti di silenzio, a confrontare le esperienze. fra coppie è più scherzoso, meno intimo e a volte più competitivo. non sia mai detto che noi no. e via dicendo. prendi due amiche e siediti a un tavolino,  dopo gli ultimi acquisti, le scarpe che hai trovato, la borsa che ancora la cerchi, le offerte del supermercato, l’ultima specialità cucinata ecco che arriva: ahhh, ma questo è l’unico vizio che mi è rimasto! non si tromba più…e via con i dettagli e le risate e spesso, se siamo fortunate, l’affrontare seriamente il problema di una o dell’altra. ce lo vogliamo dire che il sesso,  quando non c’è, ci manca?

chi si stupisce dalla franchezza delle chiacchiere ha la sfortuna di esser troppo pudica o cresciuta in un ambiente più chiuso. io son diversa, che in casa mia mai si è fatto mistero del legame carnale che c’è fra mamma e babbo. e i baci, mai sprecati, ma a mucchi se ne scambiavano, mercificati proprio. dammi un bacio che io porto fuori la spazzatura, una pacca sul sedere e via.e il mio babbo che per scerzo la chiedeva a tutte le clienti della mamma e le risate che ci facevamo! poi se mamma facceva gli occhiacci …si ritirava mestamente,  la romagnolità è anche questa. ecco perchè il mio stupore che qualcuno si ritragga a certi argomenti naturali. i dialoghi alla sex&thecity, telefilm che io adoro e del quale molte battute so a memoria, sono lo scambio quotidiano, che si confrontano su un tema che è di tutti.

e a sentire le ultime di cronaca,  molto più di tutti di quanto potessimo pensare. peccato appunto che sia più il sesso parlato di quello praticato e peccato non essere al posto del presidente che a lui gli si perdona tutto no?  quando andai dal mio ginecologo a chiedere perchè fossi così spenta e a mettere sul tavolo le mie incertezze e la mia richiesta d’aiuto che non avrei voluto aver già raggiunto la pace dei sensi rispose senza sorriso: signora è sposata da oltre vent’anni? è ora di cambiare. una barzelletta? no guardi secondo me ho la prolattina troppo alta, il testosterone basso c’è qualcosa che non va. lui niente, -si ascolti di meno- mi disse. ho cambiato medico. e mi sono informata di più. non abbiamo problemi noi a raccontare dei periodi bui,  si contano sia  bassi che alti, momenti di crisi ma non solo, momenti in  cui ci si sente fratelli e a tutto pensi tranne che a quello; poi ci sono i periodi di calo ormonale, da una parte e dall’altra, fortuna se coincide…poi ci sono periodi che non si pensa ad altro (ma quanto è pazzesco quel periodo) come quando smisi di allattare, poi c’è il buio dopo un dispiacere. e sempre a parlarne a riderne a cercare di capire se sei solo tu la strana o se è mal comune e quindi mezzo gaudio. poi ci sono i viaggi fantastici, i libri che ti fanno sognare e il profumo dell’aria che sembra annunciare che la primavera sta aspettando sotto litri di acqua di tornare a inebriare. e lo vogliamo dire quanto ci manca? e lo vogliamo dire quanto è importante? e allora faccio un sondaggio e chiedo. ma voi la sentite la primavera? io si. anche se il grigio impazza ancora marzo è alle porte, si comincia a organizzare il folkfestival, a fare progetti e a soddisfare la tavola…come al solito si comincia da quello che si può…io ricomincio con

il piccante nel piatto

una pentola d’acqua a bollire e in padella un filo d’olio evo, una decina di rondelle di porro, uno spicchio di aglio, un peperoncino, dolcemente a dorare.

poi la passata che ho passato ad agosto. un bottiglino stile succopago. butto 3 etti di penne nell’acqua salata. la lascio al dente e faccio scolare allo sparso. gli chiedo di tirare la pasta in in padella e lui mi risponde che basta metterla senza tirarla…a fatica e pasticciando, fra un mio moccolo e l’altro, impiatta, aggiungo io il prezzemolo fresco alla fine che a lui fa fatica… e allora glielo dico, fare sesso sicuro è meno pericoloso, che a volte gli spermatozoi sono avariati… tanto lo sparso lo sa…che è tutto amore!

ps: gli occhiali mi hanno dato lo spunto alla riflessione…quindi occhio…

pps: nelle case dei contadini sta per iniziare lom a merz – sono pronta a bruciare.

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grancereale a carnevale

come inz volevo fare i digestive. come afrodita ho generato un grancereale. buono però. per tentativi ho raggiunto la quasi ricetta perfetta per me. leggermente troppo dolce, leggermente. un biscotto da sgranocchiare a colazione. senza sentirsi troppo in colpa. tuffato nel latte. a carnevale travestito da grangenerale.

grangenerale ai cereali – ingredienti:

80 gr di burro danese salato,

80 gr di zucchero di canna (la prossima volta meno)

un cucchiaio di miele sciolto in due cucchiai di latte,

un cucchiaino di malto d’orzo

un tuorlo (la prossima volta con albume)

100 gr di farina integrale

100 gr di fiocchi ai 6 cereali tritati (marca Gea presi al mamma bio)

ho tritato i fiocchi di avena e li ho uniti alla farina, ho messo il burro a temperatura ambiente, mescolato, poi tuorlo, zucchero, miele e latte, malto. ho ottenuto un composto molto bricioloso che ho compattato con le mani. messo in frigorifero per una mezz’oretta, steso col matterello sul tagliere dove avevo cosparso altri fiocchi. tagliato con coppapasta e messo in forno a 180° per 15 minuti.

non mi piace il carnevale. non mi piace il travestimento obbligato. ho un brutto ricordo delle lotte scolastiche fra la schiuma, la farina e gli scherzi esagerati. l’ho sopportotato con partecipazione negli anni in cui non potevo far mancare il carnevale allo sparso e mi sono anche impegnata a realizzare carri e colonne sonore per la materna prima e per le elementari poi. ho partecipato a sfilate, carri, coriandolate con i ragazzie confermo. non mi piace il carnevale. mi piacciono le sfrappole, le castagnole, e le tagliatelle caramellate con lo zucchero e la buccia di limone. per fortuna che mamma loretta e nonna dina mi hanno adottata per farmi dono ogni anno di un vassoio di queste meraviglie che son maestre a realizzare. ringrazio stefj che mi ha obbligata ieri ad andare in piscina e mi ha portato il vassoio che mi farà vivere il carnevale tradizionalmente a tavola e a genny che ne ha mostrato la faccia d’arte.

domani le ceneri a ripulire e condonare. digiuno sacrificale per prepararsi al cambiamento e alla rinascita primaverile.

ps non capisco perchè perdo tempo a stirare i lini con giornino  se poi il risultato è quella stropiccera che si vede.

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il coniglio pasqualino

il pensiero quando arriva arriva – parte seconda

la prima parte

io quelle che ci vogliono per andare forte! Le ultime parole le aveva sentite di spalle Mara, tirata per mano da quel piccolo ometto deciso, verso l’uscita del bar. “li lasci perdere signora, non se ne vedono tante di donne belle come lei e non sanno fare i complimenti come si deve” aveva scelto bene a chi chiedere aiuto, pensa Mara, gli occhi  e il sorriso non avevano mentito. la statura fuori dai canoni non aveva generato livore e ripicche nell’uomo che aveva di fronte. era schietto e gentile. “l’officina è chiusa e non credo di essere capace di riparare la gomma” però le posso dare un passaggio se vuole e poi, domani, porto la sua moto in officina e la faccio riparare. neanche sbruffone, capace di ammettere la sua inesperienza senza inutili storie fasulle. “devo andare alle scuole di voltana. cercano personale volevo prendere i moduli” Allora l’accompagno, non mi è mai piaciuto andare a scuola, ma questa volta lo faccio volentieri, accompagno la maestra! Piacere io sono Pasquale.  Mara, piacere mio! e sale in auto avventata ma tranquilla e, girando il viso verso la porta del bar, lancia un ultima occhiata di sfida a tutti quanti, usciti a controllare. “ve lo rubo un momento!” grida sorridendo e sa che il paese avrà da parlare per l’intera giornata. poi rivolta a pasquale: – grazie è molto gentile. mi basta un passaggio alla scuola, poi mi farò venire a prendere.- sono tutti fuori gli amici di sempre. con la faccia stupita e anche stupida, che non se lo spiegano perchè lui che le donne lo hanno sempre scansato. e che cosa ci avrà visto di buono in quel coniglio. che a una donna, lui, non sa cosa farci.

guida piano pasqualino, perchè vorrebbe far durare il viaggio più del possibile. ma non vuole neanche fare brutta figura e allora mette la musica da fischiettare. così non sbaglia a parlare. e la vede l’espressione di mara, le labbra che formano un sorriso e il piede che batte il tempo. “la musica fa bene vero?” fa bene al cuore e colora i pensieri e va volare i sogni e sono già arrivati alla scuola e le parole non sono state dette anche se potevano e mara scende ed è già pronta a salutare. a ringraziare. abbassa il volume Pasqualino, come l’umore. sorride però e chiede: “l’aspetto se vuole, senza problemi. l’aspetto”  mara porge la mano pronta a salutare e a dire – grazie ma…- lo sguardo, quello sguardo – grazie ma…

(…continua…)

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unire i puntini

serve a scoprire che cosa apparirà. da un incontro tanto rimandato, parlato, sperato e finalmente realizzato. incontro che farà di parole facce, di scritti e ricette persone, di sensazioni una nuova scrittura. ci siamo conosciuti su un sito di ricette, ci siamo scambiati idee e mail, uno di noi, “oh capitano, mio capitano” ha creato un gruppo. un gruppo che mese dopo mese, fra ricette e libri letti, passando da momenti difficili per tutti, ci ha uniti e ci  ha permesso di conoscerci profondamente. …vengo sù e ti prendo a mestolate. e a parole tutti pronti a partire…ma gli impegni, la lontananza, la pigra abitudine ha smorzato la scintilla. fino a ora. con la grande forza di vivì che ha messo a disposizione il b&b. che ha tempestato di mail per le adesioni, che ha fatto sì che si unissero i puntini. e allora napoli, nola, firenze, faenza, novara, lagomaggiore, pianoro, rovigo, minneapolis, si sono uniti ad arquà petrarca per una due giorni di cucina misurata in gradi. alcolici direi…limoncello, nocino e maraschino a partire dai noccioli per cominciare…

asciugo i piatti lina e vivì se la ridono

io e lina

io son partita con una strana sensazione. ci conosciamo bene, sappiamo cose così intime che non possono esserci sorprese. e invece sì che possono esserci. potrebbe non piacermi la voce di, o la faccia di, potrebbe non essere reale il filo che ci lega. potrebbe essere saccente, invadente, antipatico, noiosa, boriosa…non mi preoccupo di piacere io, o non mi mette ansia l’effetto che io farò a loro. voglio solo che loro tutti piacciano a me. siamo partiti sotto una pioggia battente in beato ridardo, certo mi sono ricordata le cose che avevo preparato, la piadina che io sono la romagna, la torta al cioccolato che è sempre un buon inizio e le scorze d’arancia di antonio il capitano. arrivati a destinazione, aperta la porta, un operatore che riprende l’arrivo, ci metto un attimo a riconoscerlo l’edu, educational d’ora in avanti!

quanti rimproveri da lui per la mia mania della cucina “a occhio” lui  così preciso e metodico. così generoso nel mettersi ai fornelli per due giorni interi. napoli andata senza ritorno. e lina sorellamiabella, maestra di fatto e di vita. e seve il toscanaccio,  che se lo fumi non fa male, ma se non lo fai rischi di farti psicanalizzare e riconoscere che davvero ti lasci scoprire, è l’ultimo arrivato ma “lui” lo sapeva. e franco  è burbero e spigoloso e simpatico emiliano. e vivì con le lacrime agli occhi e il cuore pieno di pensieri per chi non è con noi, che non ce l’ha fatta a esserci. e poi a tavola, la bufala, la provola e le olive verdi dolci e il lampredotto e i nostri occhi e le parole e il lambrusco e il chianti, non quello classico che arriva domani e edu che rinfresca la madre che ce n’è un pezzo per tutti

una madre per tutti

e io che me la sognavo la madre. e poi lina dopo l’insalata di rinforzo, impasta ricotta e semolino

edu prepara calzoni da friggere, non abbiamo ancora finito di pranzare che le mani impastano, il ripieno più abbondante silvia!, non così piccoli, non così poco. uno a testa. sul tagliere metti al caldo. vivì prende la coperta e con amore sistema sul divano al calduccio i calzoni a crescere. ora in stazione a prendere marco e la sora lella, vado io viene seve, mi aspetto un orso grosso ma arriva uno spilungone ma come sei magro! e la lella è così bella, così giusta vicino all’orso che sembra miele. e siamo tanti e altri arriveranno domani e intanto edu ruota la pizza e la stende nella teglia

edu ruota la pizza in teglia

e vivì prepara spinacini a km zero con il grana e le noci e lina sforna il dolce e andate a sedere! non state tutti in piedi! e il gruppo obbediente trova un divano con plaid e si siede

sotto al plaid i calzoncelli imbottiti

e arriva la lunga con l’americano

all’ora dell’aperitivo e marco compone l’orol

marco e sora lella

ogio con 12 formaggi piemontesi e la salsa di

uva americana, la salsa d’arance di edu e la marmellata di pere e quella di vino e non posso mangiare ancora, dove sono i calzoni da friggere, apparecchia la tavola, porta il legno…una faccia sorpresa, un urlo, ma ci siam seduti sopra! edu sbianca e credo volesse prendere a forchettate chi aveva osato lo scempio ma, recuperato il recuperabile, fritti la metà, in forno gli altri si è limitato a dirlo splendidamente …per avere calzoni degni…ci vuole culo!

quello che rimane sotto il cu

che risate in due giorni e che bello scoprire che sei in una famiglia che conosci bene ma della quale devi riconoscere i contorni. e che ti senti di casa fino al punto di sapere dove sono piatti e posate e seve ci prova la sera a tirarsi indietro. non è bello andare a correre domattina. ma l’avevi promesso! io vado, ore 8 di sotto. ci sarà il sole lo so. perchè lo voglio io. sole si. e 9 km di corsa. e i nuovi arrivati e i pensieri che corrono ancora e le parole ancora sparse, come le immagini che non riesco a fermare e che  devo  riordinare

baby mara & family, lupa e massimo, le lasagne bolognesi, il gesto bello del regalo per giorgio, e uno per tutti noi, la tartare di tonno e salmone, le ciambelle fritte di edu, la pasta choux con la colata di cioccolato, la telefonata di marina, il brindisi a ele il mio per antonio…non ho tutte le foto ma ho tutto negli occhi…e nel cuore…chiunque voglia incontrare chiunque…non aspetti un minuto di più.

lupa e gli altri

il massimo per la precisione

annìka di baby

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con la bava alla bocca

resto sospesa da certi racconti e dal modo di raccontare. sospesa fra i suoi e i miei ricordi, che l’infanzia coi nonni ci rende simili e di zioni (z aspra) e di russate notturne son altre storie ma ugualmente nostre. e allora capita di incontrare un piatto che è sempre stato parte di te e della tavola di casa, ma di non averlo mai più fatto. e il solo vederlo ti mette quella golosità urgente che lo mangeresti ora, di primo mattino o a notte inoltrata. e allora ti arrendi e nella prima domenica di brodo, preparato per riempire la settimana, per scaldare la cucina e profumare di festa, impasti due uova farina e tiri la pasta al matterello. per fare i tagliolini di nonna memoria che un amico di tasti ti ha riportato a casa.

due uova di media grandezza, due etti di farina 00, impastare e far riposare mezz’ora coperta da una ciotola. prendere il tagliere e il matterello e, senza togliersi la vestaglia, cominciare a sculettare.

cominciare a bacchettare l’impasto per assottigliare anchei bordi, ma lasciare un certo spessore, che  anche i denti devono sentire l’impasto

quella che si vede sulla sfoglia si chiama “rogna” e nessuna zdaura che si rispetti può sopportare di fare una figura così, quindi io non mi rispetto. e la prossima volta eviterò di pulire i vetri e di far passare più di mezzo’ora tra la tazza e il matterello. non mi consola che il gusto non ne abbia sofferto. se tiro la sfoglia dev’essere tonda e setosa.

li butto nel brodo bollente a “manàza” dopo averli tagliati a coltello e li impiatto appena salgono a bollore, con una generosa dose di parmigiano

lo sparso sta imparando fotografare. brontola ma esegue. diversamente a tavola però. devi mangiarli con cucchiaio e forchetta. gira la forchetta sul cucchiaio e via…non così che ti viene…una cosa da alien…la bava alla bocca

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ligia al piacere

un libro a bordo vasca. spazzolo la pelle asciutta  con un guanto di crine. insisto, con delicatezza.  il  bicchiere di mandarinetto  scaldato col vapore, decorato con una fetta di clementina è pronto. a questo punto metto nell’acqua della vasca, calda e schiumosa, bucce di limone, arancia e mandarino.e  non aspetto un minuto di più.

capita che serva raddrizzare una giornata che si è piegata sotto il peso degli eventi. accidenti al ghiaccio, ai cordoli, ai trapezi che si rompono, ai comuni che appaltano, al sale che non si sparge e alla testarda abitudine di passare da strade meno battute. sto finendo il secondo libro scelto fra quelli di Fred Vargas. sto pensando che non posso non leggere anche tutti gli altri. bella scrittura. quasi antropologica nello studio dei caratteri. merita. come io merito stasera di essere ligia al piacere

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