cena a casa artusi

la quinta delle cene a tema di questa edizione organizzate da romagna terra del sangiovese. l’intento è quello di coniugare i prodotti e le aziende del territorio con le ricette e i personaggi della romagna. e quindi pellegrino artusi, fellini, il passatore. per le aziende di predappio inevitabile il connubio con mussolini che romagnolo è e di storia ne ha fatta tanta. purtroppo.

perchè abbiamo scelto questa serata? perchè per una volta, incredibilmente, una cena univa la mia passione,  il cibo, con la passione di per la storia locale e per la seconda guerra mondiale. la cosa incredibile è che un certa sinistra ha visto in questa cena il tentativo di riabilitare il nome del tipo e non un modo diverso e più amichevole di discutere di storia, di personaggi, di scelte e di terra. e sui quotidiani locali e in alcuni blog ecco fiorire articoli in cui si condannava la scelta di romagna terra del sangiovese e di casa artusi. questo ha dato più risonanza all’evento e al tema stesso e così ecco partire la “resistenza”

arrivati a forlimpopoli, parcheggiato, sentivo il solito senso di inadeguatezza all’abito che non era un tuta e alle scarpe col tacco che mi impedivano di camminare spedita. anzi. come una fanciulla di altri tempi mi appoggiavo al braccio del consorte che mi reggeva e mi aiutava a stare in piedi. la testa leggera e il senso di astrazione credo fossero dovuti al tentativo di cacciare l’emicrania che tutto il giorno mi ha assediata. vabbè. procediamo in una piazza che conservava intatti i segni della festa della segavecchia del giorno precedente. coriandoli, i “baracconi” la relativa musica da giostra di paese e l’altoparlante che enunciava i prossimi appuntamenti del paese. ha una bella piazza forlimpopoli, arrivi faccia faccia alla rocca, luci a sottolineare un certo stile e ricchezza. ha tante iniziative forlimpopoli, ma la piazza è vuota alle 8 di sera, è freddo ancora, poco struscio. tutti in casa. tranne un paio di giovani che ci vengono incontro. fogli alla mano. – siamo della resistenza, manifestiamo contro una cena di casartutsi che vuole riabilitare mussolini – tenga – ma noi stiamo andando proprio lì.  – male – ma ascoltare il profilo e l’analisi di un personaggio da parte di uno storico non significa celebrarlo. è bene conoscere il passato per non commettere gli stessi errori e fidarsi delle stesse persone. ma io parlavo e loro erano già oltre, non ascoltavano e  anche se camminavo  lentamente arriviamo all’incorcio e svoltiamo l’angolo. bandiere. carabinieri. un nugolo di manifestanti davanti a quello che sicuramente è l’ingresso di casa artusi. entriamo facendoci strada fra parole che non mi appartengono che sono nata in romagna terra rossa e partigiana. ma la storia è scritta sui libri e ci vive intorno. e non possiamo evitarla o negarla.

io e pà ci guardiamo ridendo per lo sconcerto e per questo sentirci, noi, quasi carbonari. bella casa artusi. bei locali, bei colori, belle luci. intravediamo il sindaco e ascoltiamo la sua rabbia, poi vediamo il dolore sulla faccia del sindaco di predappio che dovrà parlare del personaggio che tanto fa discutere. dolore per l’intrerpretazione di intenti che erano diversi. io mi guardo in giro. e sbircio gli arredi, le divise di sala. so che voglio parlarne e cerco di trasformarmi in critico per una notte. siamo frequentatori di pizzerie e trattorie. se mi capita di andare in un locale con pretese maggiori sto attenta ai dettagli. bel bagno. pulito. personale giovane. un paio forse un pochino inesperti. fra le polemiche, fra i partecipanti eccoci all’aperitivo.

aperitivo buffet

prosecco e stuzzichini. grana padano dentro la forma, buonissimo. gnocco fritto e triangolini di pasta ripieni di verdure, ottimi, frittata di ricotta e pancetta (sformato?), apetizer di pasta sfoglia che non ho assagiato. olivone. ciccioli frolli.

ci accomodiamo in sala. le cene a tema hanno sala dedicata. in altre parti della casa ci sono osteria e ristorante alla carta. scuola di cucina e bottega. ecco la presentazione della serata e le perplessità dell’organizzazione, ecco la parola allo chef di casa artusi e poi alla cuoca del ristorante di predappio che partecipa alla serata. la presentazione dei piatti che ci verranno serviti e delle aziende vinicole scelte per accompagnarli. ci servono il primo bianco frizzante: grigio d’appio della fattoria casetto dei mandorli, predappio – portano il cestino del pane: bocconcini all’olio, triangoli di piadina, sfoglia di …piadina?

antipasto: squacquerone al forno con sfoglia alla saba e pesto di rucola.

entrè di fronte a me

io non ho pensato che avrei dovuto fotografare, non ho pensato a niente se non ad inforcare immediatamente lo squacquero che avrei gradito più caldo. la sfoglia non aveva sentore di saba e il pesto era delicatissimo. pà (che per due giorni non aveva fatto altro che dire: ma io mangerò qualcosa?) ha gradito. e spazzolato. il vino frizzantino solletica il palato e la cosa mi piace.

pure l'insalatina mi son mangiata e col dito ho gustato le gocce di saba ...si vede...

a questo punto ecco il primo intervento del sindaco di predappio. simpatico. teso e sanguigno. ha parlato delle sue difficoltà nel gestire un paese che ha un turismo particolare e non stento a credergli. ha raccontato aneddoti divertenti e familiari.

e intanto ci veniva servito il primo piatto: pasta e fagioli del ristorante la vecia cantena d’la prè di predappio alta – nel bicchiere: sbargoleto, sangiovese di romagna doc dell’azienda agricola rocca delle caminate di meldola

pasta

e fagioli

di solito non apprezzo le ceramiche di faenza in tavola. invece in questo contesto la zuppierina mi ha sorpresa, con le sue sberciature, con i segni del tempo. una aveva una colatura di zuppa e credo che lo chef non l’abbia vista che lo so che si cicchetta il personale per questo. il rosso aveva un ottimo profumo, meglio il profumo infatti e ho preferito continuare con il bianco. com’era la pasta? ci ha convinti  a provare il ristorante. ottima davvero.

ecco di nuovo  l’intervento del sindaco e i progetti per le costruzioni storiche in stile razionalista, patrimonio del paese e della gente. palazzi fatti costruire nel periodo di cui nessuno vuole parlare, ma belli e solidi, che sarebbe folle non recuperare e destinare a un uso meritevole. pà si aspetta note storiche, io mi aspetto un connubio della tavola, aspettiamo un secondo…

brasato di coppa di maiale al sangiovese di predappio con carciofi ritti (418) fra parentesi il numero che fa riferimento al ricettario dell’artusi. il maiale è della clai e ci viene servito con il nero di predappio igt del casetto dei mandorli di cui sopra

brrrr che brrrutta foto del brrrasato

mi aspettavo una carne più tenera. la glassa a coprire era buona. piatto pesantissimo, l’ho sollevato,  poteva essere scaldato di più. ecco, pietanze in genere troppo tiepide. il carciofo sapeva solo di olio,  molto molto tenero ma poco saporito. il nero di predappio è all’altezza della situazione ma io non voglio che mi portino via il bianco. mi sono affezionata …e adesso? adesso il dessert di casa artusi, a chiudere una serata comunque piacevole, a celebrare un personaggio che non c’era. io mi ero fatta l’idea che ci fossero presentate le abiudini di casa mussolini a tavola, pà si aspettava dei cenni storici con aneddoti che gli mancavano per la sua collezione infinita. abbiamo passato una serata diversa ma senza il passato che ci aspettavamo. son curiosa di leggere quanto scritto dal blogger presente e dai giornalisti che non mancavano.

latteruolo (694) semplice e buonissimo. devo rifarlo al più presto. e un rosolio…un rosolio che mi ha colpita al cuore. ho “rubato” il nome eccolo qui

salsa inglese, cacao, virgola di topping

i prossimi appuntamenti di casa artusi sono molto stuzzicanti: cena con le erbe aromatiche di casolavalsenio e poi il pesce azzurro. per i personaggi giulio cesare e caterina sforza.

sono contenta della serata, della pasta e fagioli, dell’antipasto, del latteruolo e del rosolio che ho bevuto e non fotografato, ma credo che valga la pena provare un ristorante che ti serve rosolio a fine pasto. ahhhh…hanno servito anche caffè ma noi abbiamo preferito restare con la “bocadolza”

13 commenti

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13 risposte a “cena a casa artusi

  1. Mi piace la tua schiettezza: dubito che avrò a che fare con casa artusi ma leggerò i tuoi prossimi resoconti con gran piacere e curiosità.
    Buona giornata,

    wenny

    • titona

      non so se riuscirò ad andare anche alle altre. che non lo convinco mica l’uomo. e andar da sola non mi và. ma la cena con le erbe mi piacerebbe tanto. buona giornata di sole anche a te wenny.

  2. capitano kirk e il teletrasporto?

  3. poter essere nelle vicinanze sari di certo venuta a casa artusi, quel doletto mi stuzzica ma non solo, lo squacquerone per esempio mai mangiato e non sapevo nenache che si scriveva cosi’,ed il rosolio l’adoro. Ricordo che in Calabria andavo con le amiche in una magnifico ristorante e alla fine c’era sempre il rosolio…delizia del palato e di fine cena…mi manca!
    Bel post ^^

    • titona

      mariluna ho inteso bene e vivi a parigi? sai che poter esser nelle vicinanze tue non mi acconteterei mai? però dovremmo ovviare alla “sconoscenza” dello squacquero che della piadina è il ré. il rosolio con quel sentore di ciliegia è stato un premio. grazie davvero, finirò col crederci.

    • titona

      hai guradato in facebook! ci siamo c’. bellissimo

  4. Salve, oltre alla spacciatrice di polli oggi passa quella di ricette di pane sperse:
    http://traditzucc.blogspot.com/2010/02/pane-tipo-altamura-quasi-simile.html

    Baci!!!!

    • titona

      ahahah! grazie Canny, che c’ho provato a tradurmi lo spagnolo ma son gnucca!
      me l’ha mandato anche Grà il link. grassie ragasse. domani impasto e domenica mi faccio di pollo!

  5. Mappy

    che meraviglia… se fosse un altro momento ti porterei io a mangiar di erbe !! peccato !!

  6. hai visto bene abito nelle vicinanze di Parigi ma lo squaquero non c’é 😉

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