Archivi del mese: aprile 2010

conto alla rovescia

meno 10. solo 10 giorni mancano. mi sembra di sentire il suono delle macchine che arrivano, fermate prima che raggiungano la festa. e la gente pronta a scendere e a lasciar liberi i bambini e sbuffare per la salita. uno sbuffo che serve da bastone per spingersi su, che apre l’aria alle risate e alle battute di chi c’è intorno. e il sole caldo che fa venire voglia di togliersi la maglia e il suono dei violini. mi sembra di vederle le ragazze con i capelli lunghi e le collane saltare il fosso e mettersi a ballare sull’erba, prendere a braccietto il vicino e lasciarsi andare seguire la pizzica e la tarantella, mettere un segno, un voto, una parola e poi proseguire a scoprire chi c’è più avanti. costumi d’un tempo,  un gruppo composto, un cerchio e pasi precisi, così “spargogliati” sulla strada. uomini e donne si fanno l’inchino. non sono capace ma mi avvicino e qualcuno mi dice avanti si impara presto e il gioco inizia. su ballate francesi, romagnole, valdostane. poi un passo più difficile, inciampo?, fa niente metto un voto e vado avanti. l’odore di piada si fa forte. forse più forte della voglia di ballare e allora la salsiccia si fa necessità e si ricomincia il giro. incrociando sorrisi, passeggini, biciclette, un trattore col megafono che invita al sangiovese. incontrando ragazzi e ragazze che ti invitano ad ascoltare , a vivere per un attimo la loro musica, a condividere la loro energia. è una corrente che scorre…una corrente di persone, di occhi divertiti,  di risate. una corrente così forte che non si sente la fatica e se il caldo aumenta basta togliersi un’altra maglia. e poi la sera, quando tutto sembra finito e le gambe si riposano nel prato e il concerto della domenica sera è ancora nell’aria e il vincitore e ci si guarda intorno che si deve cominciare a smontare, a pulire, a raccogliere bottigliebichiericartaccestecchigelatoericordivari… la testa è già ad organizzare la prossima che, qui ci potevamo mettere una panchina e sul percorso si poteva aggiungere un altro carretto che grida gelati e un distributore automatico di ciabatte, facciamo una maglietta con il disegno di un retino da farfalle e scriviamo prendi la musica nelle aie…

ce la faranno le ciliegie a maturare in tempo? …intanto io tengo gli occhi aperti che la sera quando scendo dalla cima con i piedi stanchi le lucciole mi fanno compagnia e io ho pronti i desideri che devono esaudire…

7-8-9 maggio la musica nelle aie

non vedo l’ora di abbracciare la gente che ci sarà…uno per uno…e domani per continuare…la mia ricetta della piadina Continua a leggere

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resistenza ancora sul senio

il programma è questo partiamo io e lui, ci uniamo alla carovana dei camminanti, ci godiamo una bella giornata di sole, fiume, poesie, canzoni, soste pregiate e pranzo comunitario.

io soddisfo la mia ansia di muovermi. di respirare vite altrui, lui la sua vena polemica. e insieme molti motivi in più. sono il colore della giornata, sono le frasi carpite, sono i trucchi troppo decisi,i profumi della natura e quelli innaturali,  sono la gara per arrivare prima senza far sembrare a nessuno che gara sia. una passeggiata di vera resistenza. 14 km che vorremmo far diventare 28 ma questo sarà col senno di poi che ragioneremo. lo  abbiamo fatto due anni fa. volevamo rifarlo anche annoscorso ma avevamo un malleolo in sciopero. ora chiedo time break alla pioggia, un sole che asciughi l’erba in fretta e una sospensione al male alla spalla. sono pronta a partire. anche se il letto vuoto del “piccolo” mi lascia una punta di ansia. (prima madre e  poi il resto?) sarà una giornata del gioco dei mestieri per tutti quelli che incontreremo, di presa di coscienza per le parole che ascolteremo, di risate anche che marescotti ivano da bagnacavallo è attore sanguigno puro romagnolo. finalmente per oggi stacchiamo il filo.

nei ricordi veri del 25 aprile la mia mamma partigiana. i miei zii prigionieri. e degli scheletri che non sono ancora stati tirati fuori dall’armadio

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a volte basta.

una ciotolina di zuppa d’orzo con curcuma e verza, una ciotolina di pollo al curry, una bottiglietta di brodo vegetale, una bottiglia di brodo di pollo. e un fondo di cottura e un fondo di purea di melone. ieri nella giornata della terra per me  era la giornata del scongelo. ho vuotato il freezer da vecchitudini senza data. che poi così il frigorifero lavora meglio e ho fatto la mia parte per il pianeta. ho pulito con acqua aceto e messo la ciotolina di bicarbonato. acqua e aceto nettano e disinfettano e il bicarbonato assorbe odori sgraditi. e adesso che ho fatto la brava casalinga…ecco il mio sciopero. rivolta, cheppalle! avevo babbo con me e quando c’è babbo ho il livello di stress più alto del solito perchè non mi sento mai perfettamente adeguata ad accudirlo.quando in ufficio ho richiamato all’ordine pà e lo sparso mi sono sentita rispondere dal secondo: non adesso, sono per i fatti miei non rompere. pà mi ha detto vado a fare benzina. va bene. erano le 13. alle 13 e 30  babbo era a tavola con il brodino. io con l’orzo. mitch è tornato sorridendo alle 13 e 45 ed è venuto bastardamente e falsamente ad abbracciarmi, (nonloscrivofottiti) ma è rimasto fulminato dal mio ti arrangi. pà è tornato alle 14. un pompa lentissimaaaaa… gli ho fatto vedere il sacchetto del pane e ho detto arrangiati. d’ora in avanti chi non sarà in cucina con me non mangerà. babbo mi ha sorriso è ha detto non hanno capito! non mi stupisce che i commenti nonsense dell’alzhaimer ogni tanto siano più ragionati dei ragionamenti miei. alla frase del mio “adorato” figliolo – mamma daaai. ho risposto da manuale e mi sono anche applaudita: degli imbecilli al mondo ce n’erano già tanti e non avevo bisogno di farmene uno su misura quindi se vuoi che ti io consideri …vedi un pò tu! cred oche sia un disegno preciso (e questo mi serve per sopravvivere) per non farmi sentire il dolore si mettono a fare i cazzoni. sono in perfetta sintonia. non ho idea di cosa abbiano mangiato. io ho fatto fuori avanzi e ciò mi rende felice! poi ho passato il resto del pomeriggio a “stancare” il vecchiobabbo che aveva energia da vendere.

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prendersi il tempo

perchè tant tin ceap a fe quiquel? bsogna inciapescian se nò uns trova

il dialetto ha la magia dei suoni d’infanzia nei ricordi. ha la difficoltà di scrittura e interpretazione se lo scrivi e se poi lo rileggi sembrano scarabocchi. però quello che si dice in dialetto ha una sintesi e una valenza che difficilmente possiamo dare uguale significato in italiano perfetto.

perchè non ti prendi a fare qualcosa? bisogna prendersene se no non si trova. il soggetto è il tempo e la situazione è questa. montagne di cose da fare, noiose, tediose, brigose, pallose. tutto ose…e rimando e rimando…ma poi finisce che al pettine oltre che i nodi arrivano anche i pensieri. e allora mi sono violentata a fare un “dovere spiacevole” al giorno. e a chiudere dei cassetti che andavano chiusi da tempo e ad aprire porte che danno luce nuova. finalmente sistemata la situazione “regolare” del badante di babbo che il permesso di soggiorno è arrivato. e quindi via di assistente sociale e colloqui e appuntamenti da rispettare per poter avere “quello che ti spetta” piccoli contributi che permettono a una misera pensione di pagare badante e bollette. e poi la camera che da tre anni aspettava chiusa a chiave è stata riaperta e adesso dovrò fare i conti con “cosa ne faccio di questo?” io che non riesco a buttare neanche la carta da pacchi! una fiera della meraviglie fra cose inguardabili, fra cimeli di chiara provenienza, coperchi tupperware a gogo e articoli amc in ogni dove. poi, nell’ordine, 12 mazzi di carte romagnole (ce ne fosse uno completo) una ventina di stuzzicadenti con capocchia fru, ricordo di coppe gelato kitch e di veglioni passati. piatti di plastica dura modello asilo e poi  un bellissimo lampadario a goccia. e le chicche che seguono:

e adesso che faccio? me li guardo? li uso? li vendo? intanto riempio scatole e scatole e scatole …e ne rompo anche …di scatole e altre sfere…perchè gli incontri di scambio vestiti e oggetti li fanno solo nei salotti bene milanesi e i giornali ne parlano come dell’ultima stilosissima mania delle fashion victim? io sono victim delle cose per casa e se facessi salotto scambio mi prenderebbero per pazza definitiva. che una diagnosi già c’è…e poi? e poi laser alla spalla e visite mediche e poi litigate per futilità e poi il pippio e poi siccome un bel tacere non fu mai scritto…e chi ha tempo non aspetti tempo…

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stridoli di strada per distratta

se non fosse per il freddo pungente, se non fosse per la pioggia scrosciante e se non fosse per la neve in collina …sarebbe primavera. anche già inoltrata. così inoltrata che è quasi tardi per il tarassaco nei fossi, per  i radicchi di campo e per le viole casuali. ma un sabato di caldo strano, prima di una domenica gelida mi ha fatto raccogliere per strada un pugno di stridoli prima che diventassero erba infestante. 14 km a piedi lato strada perchè distratta in un pomeriggio con la bicicletta sono andata a sbattere contro il muro. con la spalla già compromessa due anni da e allora niente bici e metà silvia da buttare. in padella con gli stridoli magari.

che ho lavato delicatamente e ho spadellato con uno spicchio d’aglio. i lischi invece li ho passati in padella con coperchio solo con l’acqua di scolatura più due cucchiai e li ho conditi con olio sale e limone. le ortiche mi sono servite per un decotto e al prossimo raccolto ne farò tortelloni.

poi ho aggiunto due cucchiai di acqua in cui cuocevano le tagliatelle , le tagliatelle stesse e per gli uomini una buona  dose di parmigiano. a tavolaaaaa

è il momento di mangiare verde. di cogliere i germogli e i primi fiori, di piantare le odorose e di evitare le distrazioni. io per adesso mi sono data al verde e ho messo al muro una parte di me. e davvero sono così distratta che la mia ansia aumenta. vorrei che carmen consoli scrivesse un pezzo per me: ansiosa e distratta. anche se confusa e felice mi piaceva di più.

ps da bambina non sapevo che fossero stridoli, non sapevo che ci si potesse fare un piatto. prendevo il filo d’erba fra le labbra e lo suonavo. prendevo i frutti dello stelo e li lanciavo nei maglioni contando quanti si fermavano sospesi. anche giochi di bimba è una bella canzone, ma non mi ricordo chi la cantava e giochi da grande è bello pure.

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gli tiro il collo

ven a qua! ven a qua ca’t tir e col! era questo il grido che spesso mi dava la molla per muovermi veloce da bambina. perchè mi correva dietro davvero la nonna, con quello che aveva in mano e urlando, appunto, vieni qua che ti tiro il collo. la mia nonna non era simpatica. era piccolina, stortina,  vestita con le vestaglie a piccoli fiorellini scuri e col grembiale tono su tono portato come un simbolo. ma non era simpatica. il fazzoletto nei capelli legato sotto il mento a coprire capelli bianchi e lunghi che si lavava una volta alla settimana. era energica, donna di collettivo, più avvvezza ad avere le mani nella terra che sull’asse da stiro o in cucina. ma non era simpatica e faceva correre me e fuggire le amiche. a scusarla, con i pensieri di oggi, la sua difficile condizione di ragazza madre che agli inizi del secolo scorso era un’onta che non si lavava. era sfacciatamente di parte la nonna. aveva la nipote preferita. e non aveva ritegno che si vedesse. così come preferiti erano gli acquisiti col matrimonio. chiesta in moglie dal vedovo con figli dal quale faceva la serva. un film. e anche questo atteggiamento è comprensibile, col senno di poi. da bimba invece invece soffrivo i suoi urli e le sue indifferenze. nella campagna in cui vivevo, pur non essendo contadini, era facile che ogni casa avesse pollaio e orto. nonna mi teneva con se solo quando c’era appunto da tirare il collo al pollo che poi  mi faceva spennare. non poteva sembrarmi pratica assurda. sempre vista fare. sempre fatta. ora che però tutto è cambiato e il pollo ha una terra di polistirolo e una coperta di cellophane ringrazio il mercato a km zero che mi ha riportato comodamente la possibilità di avere polli ruspanti. lo sapevo quanto sono grandi e grossi e gialli i polli ruspanti interi? si ma non così tanto! 3 kg di pollo completo di testa, piedi, interiora tutte. una meraviglia che se sapessi dipingere diventerebbe la più bella natura morta.

e allora ecco il pollo arrosto con patate.

molto molto molto semplice. trito di aglio, rosmarino e sale. da usare come scrub per massaggiare tutto il pollone. un bel massaggio lungo, petto, cosce, schiena. poi in una grande teglia da forno e via dentro a 230°. statico all’inizio, ventilato poi. quando il grasso si raccoglie nel fondo lo utilizzo per ungere con pennello – due o tre volte o quanto sembra lo chieda (olio abbronzante) ho usato lo stesso grasso saporito per cuocere una teglia di patate, due cucchiai, infornate insieme al pollo quando mancavano 40 minuti circa al termine della cottura. lo so non è il massimo della salute ma i pollo è ruspante, il grasso è naturale per una volta che sarà?

il pollo era grandioso e l’abbiamo finito in due cene. con le frattaglie ho fatto il ragù per le tagliatelle e con piedi e collo il brodo per i tagliolini. più passano gli anni più mi torna la voglia di pollaio, orto, resistenza.

ps: arrivando a casa di babbo qualche anno fa trovai un pollo nudo appeso con le mollette al filo del bucato. segno evidente che babbo e mamma avevano la testa altrove. alla mia domanda ridendo “chi è stato a stendere il pollo?” risposero noi no, dev’essere venuto un ladro. ne rido ancora.

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senza tetto ma con progetto

5 aprile 2009 – 22e30 – la scossa l’ho sentita. forte. poi è passata e siamo andati a letto. solo la mattina successiva ho saputo di quello che era successo all’aquila. ho sofferto per loro. ho aiutato come ho potuto. ma sempre con la mia casa e le mie cose intorno. adesso che mi impegno per dare il mio contributo al progetto di 99 colombe mi sento sospesa e come in dovere di provare a capire. a capire che effetto possa fare ritrovarsi senza un tetto a immaginare la mia casa ridotta un cumulo di macerie.

sono uscita così com’ero vestita, ho allestito il mio picnic di pasquetta sotto un cielo di quasi pioggia. mi sono portata le mie colombe nurzia, buonissime davvero, ho guardato la mia casa. intatta.

ho chiuso gli occhi e ho cercato di immaginare di non poter rientrare, di non poter andare prendere un maglione,il freddo (reale) e e tutto intorno a me  distrutto. ho fatto presto a riaprire gli occhi perchè quello che mi stavo sforzando di fare era impossibile. è impossibile. possiamo immaginare la tragedia ma mai come se l’avessimo vissuta. chi è costretto a fuggire e non può tornare, chi rimane senza nulla. chi non sa se potrà riavere il lavoro, chi ha perso molto più di tutto.

poi possiamo immaginare  la volontà di riprendersi la vita e il lavoro ed ecco che fare progetti risulta più facile anche per noi. fare qualcosa di tangibile che lasci un segno diventa più condivisibile. e anche molto semplice. basta un progetto. come quello che hanno avuto lydia artemisia ornella alex francesca rispondendo a una richiesta di aiuto

aiutare un’azienda storica dell’aquila a uscire dal terremoto, progetto ambizioso ma fatto con i cuore e chiedendo l’aiuto delle colombe, di tutte le colombe che accettavano

ecco la mia ricetta. semplice: che parla di ricostruire partendo dalla base: tirar su un muro dolce

un fetta di colomba nurzia bagnata con grand marnier. poi una colata di crema all’arancio per unire e cementare la costruzione. poi distribuiamo le briciole  di colomba, che le macerie possano servire a dar spessore. copriamo con la crema all’arancia e pezzetti di cioccolato fondente e mettiamo un altro tetto di colomba spruzzato con alchermes. ecco una costruzione condominiale di dolcezza. in cui poter andare a vivere con la sicurezza che non crolleranno le nostre intenzioni. ma voleranno alte. insieme, come un volo di colombe.

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unconventional pasqua

colazione per tre. alle 15e30. la tradizione pasquale rispettata grazie alla colomba delle sorelle Nurzia. all’uovo regalato allo sparso. all’ananasuovo regalo di moni. in pigiama. col fuoco acceso. tutto il resto può aspettare. serenità a tutti.

la pasqua con chi vuoi ha davvero la libertà che merita.

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non piovono rane ma io piango rospi.

il vento contro, i pedali si fanno durissimi, ho il peso del mondo sulle spalle. che la spesa in bicicletta è d’obbligo. fa freddo, boia. il sole tiepido e incostante. mi fa male la parte sinistra, mi ascolto troppo e faccio fatica. ma la sinistra non esiste neanche più. non conta divagare, la mia pensa pensa solo che non ce la fa. e io mi sento di merda. ma come. pedalo corro cammino? ma se non ce la faccio più. arrivo a casa. butto la bici che è anche sgonfia. tolgo lo zaino di 6 kg di troppo. zucchero sale arance. scema. entro e lo sparso sta davanti al mio mac, con il mio accappatoio. pà sta facendo colazione. sono le due. non pranzi? ho fretta. quando sei tornato? a mezzogiorno. tu cosa mangi? sto male. allora preparo io. c’è il pesce. mi fa schifo, non cucinerò il pesce mai nella mia vita. certezze che il tempo non cambia? orata al vapore sullo sgabello condita con le lacrime che iniziano a scendere. mangio e piango. stai male? l’avevo detto no? e piango. troppo sale nell’acqua. e adesso? piango. non fa niente non è il caso di piangere per troppo sale. rido controvoglia e piango più forte. singhiozzo adesso. e lui mi abbraccia goffamente. mi chiama pà. vieni? salgo le scale soffiandomi il naso. mi infilo nel letto con lui che mi chiede di scaldarlo e io scoppio in un pianto in cui la cosa più leggera sono gli scossoni delle spalle, i singhiozzi sono rumorosi, fradicia è la sua maglietta nell’incavo della spalla. e non mi sembra di smettere più. e lui mi dice: ” che bello averti qui. mi riconcilia col mondo” me sono una donnina fragile, che non si riconosce più e ti sto innaffiando come una frignona. piangere i rospi fa bene. dopo passa. ecco. queste sono state le mie pulizie di pasqua.

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gnocchi, patate e belle topolone

ovvero com’è che un ragazzo e una ragazza belli e buoni si dicono gnocco e gnocca? e perchè la patata ha un senso spesso diverso da quella che si sbuccia, si cuoce e si consuma? e per puntare sulla bontà stratosferica del gorgonzola era necessario ricorrere alla bella topolona? alla prima domanda mi rispondo da sola. gnocco è buono che più buono non si può. è perfetto da consumare anche nella sua imbarazzante semplicità e si scioglie in bocca. è uno di quei primi piatti che non potrei cucinare solo per la parte difficile della mia famiglia. se faccio gnocchi, io, sono la prima a divorarli. già appena salgono in superficie, con la scusa di testarne la cottura. ma quando mai (e mi brucio la lingua. costante che ritorna) poi discuto con me stessa per il condimento che al pesto, al ragù, al pomodoro e basilico, gratinati in forno, burro e salvia. fortuna vuole che un pezzettone di gorgonzola dop abbia preso residenza temporanea nel lato basso del frigorifero che lo so che il gorgonzola non vorrebbe ma altrove si sente …e allora la ricetta di oggi e di domani e di tutti i giorni che mi porteranno a finire i 3 chili di gnocchi che ho preparato è questa: un bel pezzettone di gorgonzola dop da sciogliere in due cucchiai di latte crudo su fuoco dolce nel quale tuffare i gallegianti man mano che salgono. non metto neanche il parmigiano che non voglio contaminazioni. mi siedo  a tavola, me ne frego delle foto perfette e lo sparso se la prende. mangio. godo. grazie marco.

gnocchi di patate? tutte le patate vecchie che stavano germogliando bollite in acqua con la buccia, appena tolte schiacciate col passapatate buccia compresa, che non passa, potete credermi e non vi scottate le mani. sul tagliere fare la montagnina di patate passate. un montagnina uguale di farina 00 e impastare. è un lavoro che sporca le mani lo so. ma bisogna farlo a mano, perchè solo a mano ci si rende conto se serve ancora farina. quando il composto non si appiccica più alle mani significa che si può trasformare in cordoncini, da tagliare a tocchettini, da passare sui rebbi della forchetta. congelare quelli che non si cuociono su vassoi di cartone cosparsi di farina e ben distanziati tra loro. solo una volta congelati mettere nei sacchetti o nei contenitori “tapper” come io. li tuffo congelati nell’acqua bollente e salata e non li mescolo. vengono perfetti. occorre la patata buona. e questo mi fa tornare alla domanda iniziale. ma patata perchè? e i topi non preferiscono i groviera?

ps: caro il mio ragazzo sparso. questo che scrivo è per te. ci sono tutte le istruzioni semplici per cucinare. se ti chiedo di farlo per una settimana, perchè sono stufa degli orari assurdi e dei ritardi e delle scuse e dei ventenni e dei cinquantenni e del casino in cucina…ti basterebbe leggere qui. lo sai. lo fai. c’è scritto dove trovare le cose per cucinare. e non mi aspettare e non mi chiamare! voglio arrivare a casa e trovare pronto. in tavola. e sedermi e mangiare e poi parlare del perchè le ragazze son complicate e fanno il muso e poi ti sorridono e poi non ti parlano e poi ti sequestrano e poi ti prendono e ti lasciano e ti riprendono. tu impara a cucinare ragazzo. e impara a farlo per chi ami, che è un dono grande. è la parte fondamentale. ma fallo bene. in autonomia. senza telefonare alla mamma. (che comincerebbe a urlarti nelle orecchie lo sai)

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