Archivi del mese: giugno 2010

soli e lune

finalmente sole. e domenica sera un luna rossa che mi ha tolto il respiro. e se seguo la luna per tagliarmi i capelli avrei dovuto almeno coglier lavanda la notte di san giovanni approfittando della rugiada delle fate. e invece come spesso accade…mi sono lasciata perdere nella serata e nella mia malinconia. e dire che la temperatura era per la prima volta accettabile e la luna, alta nel cielo, faceva da lampione. ho però rispettato la mia personale tabella di marcia e i capelli li ho tagliati nell’ultimo giorno di luna crescente e la lavanda l’ho colta in ritardo, domenica, lasciata seccare, diventerà polvere per cassetti. ahhh…la fatica che sto facendo, intellettuale fatica, maglia dopo maglia, scelgo cosa conservare e cosa buttare. la mia camera del casino è infrequentabile, mitch sta facendo lo stesso in camera sua, per adesso è riuscito a spalmare la sua stanza su tre piani. in sala, sacchi neri di abiti e cassettoni di libri. in mansarda, soldatini da conservare, cimeli di spiaggia e di battaglie. ho il sospetto che lui e suo padre ci giocherebbero ancora. in garage le cose da “buttare” …io ho fatto due mucchi: cose piccole perchè voglio dimagrire; cose grandi perchè potrei ingrassare. metto le mani e i pensieri avanti. ma non risolvo il problema. quando le cose che scegli ti piacciono diventa difficile separarsene al di là delle mode. del prezzo. del colore e della forma. ho ancora una gonna tartan nera e rossa a pieghe, la portavo in prima superiore. sono passati dei bauli di anni ma io, a natale, la indosso come la più bella delle mise. con i calzettoni e la maglia tono su tono. e metto una t-shirt come pigiama, larga e lunga. firmata 1996. e mi ci abbraccio la notte, ascoltando le rane canterine, mi ripara dall’aria come nessuna. continuo a pensare che siamo troppo soli. accumulare cose equivale ad avere mancanze. lo ammetto. ci sono cose che non trovo dentro. ma continuo a cercare.

a proposito di lavanda. sul web ho trovato tante ricette che la vedono protagonista indiscussa degli ingredienti. ma io temo mi ricordi troppo i cassetti…proverò a superare anche questo scoglio.

con l’ultimo spicchio di torta invece ci siamo regalati un fine pasto goloso:

fraciocco con la palla:

fragole fresche, torta al cioccolato, yogurt gelato per dare un tocco di colore ho guarnito con due gocce di vov. inutile al sapore. invece la prossima la servirò con le fragole frullate, più facili a essere raccolte col cucchiaino.

13 commenti

Archiviato in cose che si dicono

martirmonio

ti amo, non ti amo, ti amo, non ti amo.

ti amo e amo ogni tua noiosa mania,  ti vizio, perdono ogni vizio, ti lascio dormire, ti aspetto, ti preparo cappuccioni, tortine, panini al salame, spremute fresche, ti taglio i capelli e ti lavo la schiena, massaggio i tuoi piedi e tiro le dita, una ad una e adoro infilare le mani fra un dito e l’altro e nelle orecchie e ti gratto la schiena e aspetto che torni e ti chiamo amore e ti chiamo al telefono e ti chiamo per le scale e mi rompo le palle da sola per quanto ti amo- ma poi  passa e allora

non ti amo e non sopporto niente di quello che fai, non sopporto quando dormi fino a tardi e non sopporto se ti svegli presto e sei in giro per casa e sento il tuo brontolare per le scale come faceva mia nonna. non sopporto come mangi, come bevi, come tu non abbia mai voglia di niente. non sopporto le tue scarpe e le briciole sul tuo piatto. non sopporto la piega del lenzuolo dalla tua parte e non sopporto come rispondi al telefono. non sopporto come mi parli, come mi eviti, come insulti le mie scelte e come critichi le mie iniziative. non sopporto come prendi creakers appena arrivi a casa e come inizi a mangiare da solo, non sopporto niente e mi rompo le palle da sola per quanto non ti sopporto e per fortuna anche questo passa e allora…ti amo e non ti amo e poi ti amo e non ti amo…e il martirmonio continua…nell’altalena che è ogni giorno e che ci porta a essere più o meno nervosi, innamorati, preoccupati, ansiosi, appiccicosi.

per tutte le volte che lo amo ecco la ricetta del panino al salame: un barilotto comune e 10 fette di salame di mora romagnola con salsa piccante calabrese e foglia di insalata-e lo so che è facile facile un paninno al salame e non serve la ricetta …però…ricordarsi che a volte basta poco…basta tagliare una fetta di salame e sorridere vedendo la faccia golosa…

per tutte le volte che non ti amo ecco la ricetta: una macedonia di frutta fresca, tagliata a pezzettoni, un bicchierino di maraschino a condirla e un film da guardare per sognare: harry ti presento sally, il paradiso può attendere, notting hill, c’è posta per te, pretty woman…

per tutte le volte che penso di non farcela: la guerra dei roses, american hstory x…

e poi,  penso che in 27 anni ho cambiato due frigoriferi, due forni, due ferri da stiro, tre lavatrici, svariati televisori,  due materassi ma il marito  sempre quello è…primo modello, prima versione…

23 commenti

Archiviato in cose che si dicono

un po’ sì e un po’ no

il rumore dell’acqua accompagna i pensieri, le canne, mosse dal vento  suonano la loro canzone, creata per accompagnare le nebbie e per far ritrovare la strada ai gabbiani. la sabbia diventa duna sulla foce e ricca di messaggi portati dal mare si fa scrigno di tesori mai trovati…una muta di neoprene con stivali, due pesciolini di plastica, una papera da richiamo, centinaia di bottiglie di acqua, detersivo, cocacola, birra, varechina; un sandalo, una confezione di pelati che furono, crema da sole, da sola …una delusione cocente come il sole in una domenica in cui avrebbe potuto piovere. mi dispiace, perchè nei miei disegni mentali navigare il delta del po equivaleva a un’esperienza romantica, malinconica e piena di poesia…e invece…la cosa più romantica è stata la faccia sconvolta di pà che, tirato giù dal letto all’alba cercava i miei occhi per avere la conferma che stava vivendo la realtà. il pizzicotto gliel’ho dato. sì, tutto vero. spiaggia di rifiuti, motore assordante, su e giù dalla barca alla terraferma per pranzare.

l’sms diceva: portare antizanzare, crema solare, un telo e un cappellino. navigazione del delta del po. pranzo e ritorno entro sera. un paio di amici e altri conoscenti, sconosciuti, aggregati. il delta del po era nel mio personale elenco di: cosedavedereinunadomenicaqualsiasiprimaopoi. quale occasione migliore? organizzato da altri. dobbiamo solo seguire il gruppo. previdente ho preparato panini per pà che odia il pesce e tutto quello che gli sta intorno. poi il mio cronico ritardo mi ha fatto scordare nell’ordine: il costume (se serve il telo…), la macchina fotografica, (acc…) il telefonino (bene)

si parte dal pontile veneto di porto tolle. la barca è grande, noi siamo una trentina, cielo azzurro, solo leggermente velato, sole sopportabile.  il rumore è assordante. ci dirigiamo alla foce, su un’isola che si raggiunge solo con imbarcazioni, in mare quasi aperto. il faro che si staglia imponente, come imponente è la ciminiera della centrale elettrica. per tutto il giorno poi non mi sembra che il panorama cambi. non me l’aspettavo così. e a piedi sulla sabbia che scotta come mai ho sentito scottare la sabbia, e sulle barche veloci al ritorno, tre da dieci o poco più sempre rumorose ma a tutto gas sull’acqua, l’illusione di un motoscafo. e poi l’auto e la strada a ritroso in un panorama tutto piatto. menù fisso 11 euro. oddio. e l’antipasto (buonino) e il primo (da dimenticare) e il fritto misto davvero buono, anche per me che son difficile sul fritto in genere. ancora auto ancora barca e sul ponte a cercare un paesaggio da foto, a ricercare la mia poesia ma il cielo è troppo uguale al mare e manca il sospiro del fiume. tante macchine fotografiche intorno a me e mi ritrovo a chiedere di poterle guardare, condividendo con la fotografa la necessità di un cielo più mosso. e come se lo avessimo chiesto ecco il nero, la minaccia temporale (sembra un titolo cinematografico) l’ultima riva, finalmente più simile a come me l’aspettavo. ma ancora gabbiani e reperti legnosi che loro si che salvano il delta e via, lasciamo il pò e il temporale che ci ha preceduti e le strade chiuse dagli alberi caduti. lascio il po, il delta e i sogni. lascio il po, bello un po’ si e un po’ no e sicuramente ritornerò per un’escursione in bicicletta. per vedere se pedalando la romantica idea del fiume tornerà a trovarmi. lascio le fotografie di mina, bravissima, che ha avuto il grande merito di inviarmi immagini migliori di quelle viste. che a volte la fotografia rende la realtà più bella.

duna con sopracciglio

“non potrebbe essere la gamba di pinocchio che sbuca dalla sabbia?”

nella lista ci sono mantova, trieste, torino, napolidinuovo, matera e i sassi, trattoria da burde, perugia, veneziancora, sirolo, ancona e salegrosso, siena, casciana bagni, cascate della marmora…spero di non rimaner delusa o almeno di avere accanto una sconosciuta fotografa che mi lasci ricordi bellissimi, da riguardare con gli occhi che dicono grazie. grazie mina. c0ccole?

ndr – ho corretto gli accenti sul po. e sul pò, come mi dice la profe. po fiume maiuscolo e senza accento. è vero. son gnorante. ma per me che non uso le maiuscole veder scritto po…così da solo…mi sembrava misero e gli avevo messo un accento a riempire…per la faccenda del pò-p0′ …tutta colpa della correzione automatica che mi sottolinea la seconda versione come errata. lo dico sempre che non si finisce mai di imparare…

10 commenti

Archiviato in cose che si dicono, cose che si fanno, percorsi

superare lo scoglio

sembra un’impresa difficile o almeno impegnativa. invece è solo questione di prenderci la mano. come spesso capita l’idea di qualcosa da fare è più grande e piena di tratti spigolosi del farla subito. in pratica è più facile farlo che dirlo. davvero spesso mi accorgo che sarebbe più semplice affrontare immediatamente le situazioni, prima che mi spaventino, …ma sempre, o comunque molto spesso, agisco in modo inverso. sono ancora alle prese con il caos per niente calmo del mio garage. la sistuazione sta assumendo proporzioni catastrofiche. mi conosco. vedo casino e ne aggiungo di mio. fino ad arrivare a non sopportare di entrare. devo mettere un freno a me stessa. e farmi aiutare da uno bravo.

lo scoglio in tavola:

mezzo chilo di vongole poveracce (lasciate a bagno in poca acqua e sale grosso per spurgarle dalla sabbia)

tre etti di cozze

tre etti di gamberi

un cucchiaio di concentrato di pomodoro, aglio, prezzemolo

subito dopo colazione schiaccio l’aglio in una padella di rame con poco olio evo, lo lascio soffriggere con poco sale e ci tuffo le vongole ad  aprire. nel mentre (si dice? si scrive?) faccio aprire le cozze sciacquate, dopo aver tolto il bisso, in una pentola a parte. pulisco i gamberi, tolgo il filo nero sul dorso li sciacquo. poi unisco cozze e la loro acqua nella padella delle vongole, un cucchiaio di concentrato e i gamberi nudi. copro con il coperchio e spengo la fiamma. i gamberi si cuoceranno con il vapore e il liquido rimarrà abbondante, perfetto per “tirare” i tonnarelli in padella. a pranzo metto la pentola dell’acqua sul fuoco, quando bolle salo e poi ci tuffo i tonnarelli freschi (li ho presi in offerta alla conad sono de Il pastaio) quando salgono in superficie li scolo e li trasferisco nella padella con il sugo di pesce. alzo la fiamma al massimo, copro per un paio di minuti, il tempo di tritare prezzemolo fresco. faccio saltare (!) un paio di volte e impiatto che ho fretta di mangiare.

anche questo sembrava un piatto difficile da affrontare e invece è più semplice farlo che dirlo. certo bisogna pulire i gamberi, ma ci si mette lo stesso tempo che occorre a tritare una cipolla. e il risulatato è un piatto da mangiare senza respirare. preparo qualsiasi pasta allo scoglio per chi mi elimina casino in garage.

14 commenti

Archiviato in a scuola di, cose che si dicono, cose che si fanno, primi piatti, viva il piatto unico

apro gli occhi

e tutto intorno è strano. li richiudo. ho freddo. aria pungente e insistente entra dalla finestra, ma io non dormo mai con le finestre aperte. riapro gli occhi e non riconosco la stanza. luce, male al collo. mi sollevo. stranita e stralunata sono ancora vestita come ieri sera. narcotizzata mi sono addormentata sul divano in sala. non ricordo. o forse solo la partita noiosa. la fine del film non ti muovere e la penelope bravissima e la sofferenza per un amore non portato a termine e mi alzo e faccio pipì, ma che ora sarà. devo andare a letto. ma è giorno. e mi ributto sul divano. e mi copro alla meglio. adesso vado. ma non mi muovo.

8 commenti

Archiviato in cose che si fanno, vita

berlino. atto terzo

come la prima volta, appena atterrata, ho avuto la sensazione di essere dove dovevo. facile subito muoversi. ritrovare i percorsi. ammirare il verde intenso e sentire il calore del sole. un sole appena arrivato, come noi. lo dicono i maglioni pesanti di chi incrociamo, gli stivali col pelo,  lo dicono le tante facce beate pronte a prendere tutti i raggi. lo dicono i parchi pieni di gente con le maglie tolte al volo. adoro questa città. mi è piaciuta al primo istante anni fa. la prima volta in ottobre. poi di nuovo a dicembre. e ancora ieri l’altro. tre anni diversi, tre stagioni,  tre facce diverse della città. un denominatore comune: per i tedeschi, il tempo libero, è la scelta primaria. niente è importante per loro come guadagnare tempo da perdere seduti a bere cappuccioni, o mezzi litri di birra o sdraiati al parco. e allora si spostano con la bici e la caricano sulla u-bahn e caricano sulla stessa bici i loro uno, due, tre, quattro figli. e se sono piccoli li spingono nei passeggini, li parcheggiano in fila al bar e le mamme ciacolano come studentesse in gita. uno sguardo ogni tanto alla fila di pargoli a destra, i bambini liberi di dormire, frignare, piangere. è così grande berlino, ma così facile da conoscere e riconoscere. la fernsehturm è il faro che mi guida il mattino quando esco per andare a correre. in volkspark  friedrichshain, in gorlitzer park, a kreuzberg. lungo la east side gallery. mi piace scoprire ogni mattina un tratto nuovo, mi piace sentirmi indigena e mescolarmi a chi, berlino, la vive nel quotidiano respiro. con pà ci dividiamo le zone, facciamo la conta di quello già visto, decidiamo l’imperdibile e per il resto ci lasciamo vivere. io avevo tre punti fermi a questo giro. il giro sulla spree, il giro in bici. barcomi’s-quasi portati a termine. la bici avrebbe dovuto essere noleggiata per 4 giorni. che è troppo facile muoversi e poi chi pedala ha la precedenza su tutti a berlino. la spree in battello con audioguida, nell’ isola dei musei sì, carino, ma …meglio i canali la prossima volta. Barcomi’s meritava una sosta lunga e invece take away per tour al campo di sachsenhausen. ho preso uno scones ai mirtilli e la cinnamon cake…un cappuccio e ho lasciato il cuore ai tramezzini e ai bagels, al piatto che servivano al ragazzo che sorseggiava spremuta, al tavolino, leggendo un libro come se non dovesse far altro tutto il giorno che godersi il suo tempo …ho goduto con i bretzel, con i bratwurst e con il currywurst di witty’s che si, è davvero il migliore. costa il doppio. è bio, ma è davvero il più buono di quelli assaggiati finora. e poi lo stinco lessato al sophienek, altro locale che merita una cena. e poi le colazioni con i cappuccioni e il pane tedesco con semini e il super bio e il super economico e l’acqua con la plastica a rendere e i mezzi di trasporto che sono puntuali come non immagini e le strade che sono pulite (quasi tutte) e la mania per il bbq e le ragazze sul metrò con la graticola in una mano e la scatola con il rosmarino nell’altra. e i parchi pieni e ogni angolo una spiaggia, una sdraio, un tavolo di gaudenti vicini …anche mauepark con il mercato delle pulci ogni momento mi sembrava woodstock e sono arrivata a ballare al tramonto molto oltre le 22 in un parco pieno di gente di ogni età che tirava tardi, beveva birra e tirava dritto…berlino è la mia borsa, dimenticatà sulla S-bahn, è un ragazzo che dopo un’ora mi incontra e mi batte sulla spalla dicendo che ha ritrovato la mia borsa. che l’ha consegnata a una signora delle ferrovie, è lui stesso che mi accompagna mentre io lo guardo, ha ventanni, la faccia da bimbo e l’aria da angelo, berlino è una stazione dopo l’altra alla ricerca della tipa. berlino è il personale delle db che non parla inglese mai. berlino è una borsa sparita agli oggetti smarriti. ma questa è un’altra storia.


lasciarsi trasportare, il pane, i pani, le moltidudini, i bambini, i bretzel, la birra, il cielo sopra e quello sotto. i parchi, le biciclette, le feste, il tirar tardi, il non avere una meta, godere il tempo. i muri. morgh. shon. ciuss…ciussy.

19 commenti

Archiviato in cose che ci mancano, cose che si dicono, cose che si fanno, viaggi, vita

in ritardo, sempre

perchè, come dice pà, voglio lavare le tende prima di uscire. e innaffiare le piante e sgombrare il casino e non far mancare nulla in casa e se devo partire, prima di fare le valigie, faccio due o tre torte, che lo sparso non si dimentichi di far colazione, che il babbo non resti senza e poi gli gnocchi che c’è il ragù e tutte le lavatrici e aggiorno la musica che è troppo tempo che non lo faccio e con che cosa corro? e poi devo stampare i biglietti e poi voglio pulire le scale, lavarmi i capelli, misuri le valigie? faccio un elenco mentale mentre passo lo gnocco sui rebbi e poi devo stendere i panni e la lavastoviglie ha finito e devo fare l’elenco delle cose che deve mangiare mitch che sennò vanno a male e poi…ma poffarbacco!!! ma potrà essere così tutte le volte??? ma un pochino di sano cazzeggio e relax e riordinare le idee e non la casa? adesso è tardi…tardissimo…meglio che vada…

10 commenti

Archiviato in cose che si dicono