Archivi del mese: luglio 2010

l’insalata era nell’orzo

e una casa avevi tu! la canticchiavo spadellando, cambiando volutamente le parole. maramao mi ha sempre messo allegria e cercare parole in sostituzione di altre che per assonanza mi riportano al pezzo, pure. in questo caso poi…ho preso l’insalata oramai andata in bachetta, nell’orzo,orto.  le foglie che non erano da buttare, durette, lavate, sono finite in padella a stufare con poca acqua e sale, un trito di cipollina e dopo una ventina di minuti ho spento il fuoco e passato tutto al minipimer. una crema di lattuga non mi andava e allora ho preso tre pugni d’orzo, li ho sciacquati e li ho cotti nella crema. ho fatto freddare e poi ho aggiunto sale, pomodorini, pesto, zucchine cotte in padella e olio extra vergine. mangiato freddo, continuando a cantare. una goduria. il mio orzo maramao.

e vista la particolarità della cottura dell’orzo nella crema di lattuga dedico questa ricetta alla raccolta di gatto goloso cereali integrali in collaborazione con prometeo di urbino

non mi sento mai all’altezza per partecipare a raccolte, ma in questo caso credo che la trovata sia sfiziosa. e il taboulè che ho preparato oggi e che descriverò domani è tanto semplice e basico che parteciperà solo alla mia tavola. in privatissima riunione.

8 commenti

Archiviato in cose che si dicono, viva il piatto unico

fra le balle

fra le balle in una notte di luglio, seguendo la luna e le lune e le parole di paolo nori, in un anfiteatro che lascia senza fiato, pensando di mangiare qualcosa ma facendosi bastare una pesca e una birra fresca poi, al buio, sentir declamare l’odiséa, fra il fragore delle onde e il dialetto che diventa musica con la voce di un magnani grande interprete …e pedalando ritornare a casa. con le ombre dei cartelli stradali che diventano frecce sull’asfalto e la musica del fiume e gli occhi fosforescenti dei gatti. la magia è fatta.

il bello dell’estate è che basta poco. un poco di buona volontà, un poco di voglia e un poco di tempo per godersela. l’estate. in questo caso me la sono goduta in formato single. che all’altra metà della coppia fra le balle ci sta sempre. a sproposito.

5 commenti

Archiviato in cose che si fanno, per sport, percorsi

cattive compagnie

buongiorno posso parlare con chi si occupa di contratti telefonici? sono io. salve la chiamo per illustrarle una straordinaria offerta. posso sapere con quale gestore sta lavorando? no. come no? no! non le voglio dire con quale gestore sto lavorando. le è maleducata lo sa? si, lo so. ero gentile e ben disposta e pronta ad ascoltare tutti, fino a quando ho potuto constatare, sulle mie fatture, che siete tutti uguali, truffaldini e bugiardi e, non esiste convenienza per noi che siamo costretti a lavorare con il telefono e con la mail e con gli aziendali. vado avanti o ha già indovinato di chi parlo? click.

ero una ragazza ottimista e sorridente. sono un’adulta delusa.

ps:

ma è davvero così caldo come leggo ovunque? perchè non lo sento? e pur mi piacerebbe sudare di più che la doccia dopo è favolosa…oggi ho tagliato una cesta di ciliegini dell’orto, messi in pirofila con bocconcini di mozzarella, olio evo e sale, una manciata di basilico spezzettato a mano e poi farfalle (quelle cotte sul fornello, non quelle prese al volo).

una poesia di pasta estiva. servita calda o fredda. o tiepida. io l’ho mangiata in piedi.

sto leggendo “l’uomo dei cerchi azzurri di fred vargas” – ho voglia di andare a correre.

16 commenti

Archiviato in cose che si dicono, primi piatti, viva il piatto unico

la notte bianca

tutta la notte nomi, diversi e cercati. tutta la notte “andiamo?” nel silenzio che non è silenzio, fra i bip e le plastiche dure sul linoleum. cigola il letto, si alza si muove. il sonno non arriva per chi nella notte vede la nemica da combattere. arrivano altri pensieri, desideri, vino rosso un bel bicchiere, mamma, e l’andiamo ricorrente, che si vuol fuggire. scomoda, sulla poltrona che è inospitale come l’ospedale, provo a chiudere gli occhi. la mano in quella di babbo che dorme. lui si. piccolo passerotto sparuto. telefono a casa e sento suoni familiari, nostalgia immediata della consuetudine. leggo, occhialifornita, banana yoshimoto e i disagi giovanili in un kitchen che non avevo ancora sfogliato. ma subito gli occhi si perdono e la testa si allontana, devo rileggere e ancora rileggere. l’attenzione catturata dalla voce che non ha pace, tengo frenata la tentazione di convincerlo che la notte è fatta per dormire. che lui vorrebbe forse ma non può. non c’è orario per la terapia, per i controlli,  non c’è pausa. anche la dottoressa di guardia fa la sua parte e non si tira indietro a cercare un vena, senza guanti, come farebbe con un suo caro, dottoressa di carattere opposto al dottore, burbero nervoso e corrosivo. prendo quello che mi viene dato. come tanti bacini buttati, una mano che stringe, un sorriso a due denti. la brioches domattina sarà calda di pasticceria e io non smetterei mai di fare colazione. ho voglia di andare al mare.

11 commenti

Archiviato in cose che ci mancano, cose che si fanno, vita

centrifuga a pedali

le gocce di sudore cadono sull’asfalto come se mi si stesse centrifugando la faccia. pedalo veloce in questa temperatura tropicale, in orario improbabile e …aaaaarghhhh! il pedone davanti a me scarta improvvisamente, decide di girare a sinistra e mi costringe a frenare,

in alternativa potrei investirlo, ma la sosta non vale la pena. ed ecco la bicicletta che sale dalla laterale e la signora pedala guardando le vetrine e non pensa che sta attraversando un incrocio e che dovrebbe guardare. rallentare. fare attenzione. mi domando perchè chi cammina non rispetta le traiettorie consuete, ma lo fa come una mosca impazzita, zigzagando in chiacchera con l’amico. uno due tre quattro in fila perfetta e non importa se teniamo tutta la strada nella zona a traffico limitato. è limitato no? si, come il tuo cervello. e continuo, più lentamente, a pedalare perchè lo so che il bambino che vedo lontano non se ne starà fermo con

mamma, lui saltellante e felice attraverserà la strada mentre io passo e a nulla serviranno i miei freni. e mi domando perchè, le traiettorie, da pedoni, ciclisti e bambini, non vengano rispettate mai. mi domando perchè siamo un popolo prepotente con il diritto di fare quello che ci pare. e pedaliamo sul marciapiede e camminiamo sulla ciclabile e con l’auto parcheggiamo sopra, sotto e di traverso dove non dovremmo. con fare baldanzoso, pronti alla rissa se ci fanno notare che

stiamo sbagliando. noi? sbagliare mai! e mi girano le palle come una centrifuga, perchè continuo a discernere fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e mi sembra di essere l’unica.

ho attivato al modalità allerta e pedalando mi partono degli “ola” a ogni incauto che mi si para davanti (ola alla spagna che è campione del mondo, che ci ha preso un polpo!)

e ho preparato un centrifugato rinfrescante di ananasso.

smoothie!

ingrdienti: un ananasso frigoriferizzato e una centrifuga. togliere la scorza dura tagliare a pezzettoni e lasciare andare i nervi. bere subito, cercando di catturare tutte le vitamine volatili, allungando eventualmente con poca acqua mit gas.

10 commenti

Archiviato in cose che si dicono, per sport, vita

salsa con luglio

6 luglio di 29 anni fa l’orale della maturità. caldo torrido. notti insonni.vermicino appena passato, umberto tozzi alla radio, gloria nei pensieri. sempre a luglio, quattordicenne innamorata, nel campo sportivo della parrocchia, torneo di calcio, supersonic alla radio (quanto vorrei riascoltarne alla sigla) dischi a mac2, occhi negli occhi e un sorriso indimenticabile.e poi, 5 anni dopo,  la mia prima libera estate  con un luglio folle e indimenticabile di cose mai fatte prima e mai fatte dopo, ascoltando come una freccia in fondo al cuore di ron e le chitarre in spiaggia, le bionde trecce gli occhi azzurri, luci a san siro e una poesia sussurrata… e ancora luglio,  il mondiale ’82, il lavoro in falegnameria, l’assenteismo mirato per l’argentina e cantare livin’it up.  luglio ho cambiato musica, keane, everybody’changing e  la testa ha trovato nuvole che neanche il temporale di ieri le ha mostrate così grandi. luglio è il mese dei colpi di sole. del respiro soffocato. delle cose che arrivano a riempirti il cuore e a cambiarti per sempre. luglio spesso caldissimo, con serate appiccicose e con il rumore delle mietitrebbia in sottofondo, fari accesi sui campi nella notte a illuminare i sogni di chi resta sveglio. finestre aperte e grilli rumorosi come il silenzio che, diventa enorme, se lo ascolti. luglio mi ha insegnato che ci sono esami che fanno paura, ma che superi con la sensazione che ti abbiano preso in giro da quanto erano facili, che ci sono amori che vanno vissuti anche se non erano quelli giusti e che ti rimarranno comunque nelle pieghe del cuore. che ci sono follie che devono. e che potevano. che ci sono amiche di luglio che non vedi mai ma che ti restano attaccate per sempre. che ci sono storie che nascono a luglio e muoiono a settembre ma che sono scritte in maiuscolo dentro di te. luglio è una canzone, ogni anno diversa. adoro luglio. anche se dal duemilatre ho cancellato il 12. luglio ha 30 giorni per me. 30 giorni da ascoltare.

luglio è anche un piatto che domina sugli altri. per me, quest’anno,  è la salsa tzatzichi. tutti i giorni. fra le versioni trovate in rete ho preso questa di sara,  ma ho fatto con quello che avevo, ho  tritato l’aglio e non ho messo l’olio. insomma, come spesso, prendo ispirazione,  faccio come posso e con quel che c’ho. con babbo che tiene duro in ospedale, alla faccia di …e con poco tempo riesco a soddisfare la golosità che resta costante.

nel bicchiere del miipii

uno yogurt greco, un cetriolo con la buccia, due spicchi d’aglio fresco, un cucchiaio di aceto bianco, sale grosso. ho tagliato a tocchetti il cetriolo, pelato l’aglio, messo sale e aceto e frullato tutto con il minipimer. messo in frigorifero e schiaffato sulle insalatone a pranzo.

è più buono che bello!

luglio, l’aglio, tenere lontane le streghe, farsi meno seghe mentali, pedalare veloci, ascoltare musica e allontanare i medici… canta che ti passa e poi siamo a luglio…ci sono le balere piene, le feste dell’unità e le rane fritte che ci aspettano dai!

13 commenti

Archiviato in contorni, cose che si dicono, cose che si fanno, musica, vita, viva il piatto unico

sarà di nuovo mercoledì

giorno di mercato, di ambulanti che con il sole e con la pioggia preparano i banchi, mostrano la mercanzia, giorno di comari che si pettinano a festa e si preparano per fare il giro. mercato grande a lugo, sempre stato grande, ancor più importante quando non c’erano centri commerciali a riempire le piazze. giorno di sensali davanti al barmarcello, radunati a capannello. si fissavano i prezzi della frutta, dei terreni e anche delle signore che passando, lasciavano un scia di desideri. giorno di mezzo il mercoledì. giorno di babbo per me. un babbo che del mercoledì aveva fatto giorno di camicia azzurra e cravatta. tirato a lucido usciva presto per tornare alla mezza, col pesce fresco, sempre. mediatore e adulatore il mercoledì era il giorno per mettersi in mostra e fare il fischio alle signore. per concludere affari e fare la spesa nel mercato del pesce. è cambiato il mercato. in tutti i sensi del termine. sono cambiati il modo acquistare, di contrattare, le facce e i colori degli ambulanti, sono diverse le facce di chi compra, i prodotti venduti, sempre più simili fra loro. sono meno i mediatori davanti a un bar che sembra spoglio ora,..  un giro con il babbo al mercato ed ecco la verità lampante. la gente ha paura dei vecchi e non vuole vedere la fatica del camminare piano.la gente ha paura dei vecchi e delle malattie che non conosce. la gente evita e critica e disapprova.  me lo porto addosso col braccio attorno a me. gli compro caramelle come faceva con la bambina che gli teneva la mano. non sei un peso babbo. non fa niente se non sai chi sono, io lo so bene chi sei tu. e la vedo la tua faccia che non sa dove ma sorride a tutti e tutto. chi ci incrocia  ci guarda con aria di rimprovero. si scansano. sento sussurrare ma perchè non usa una carrozzina, ma perchè non tenere in moto i piedi? e il buon senso? ci fissano proprio babbo, come si fissano i fenomeni da baracconi. incrocio un tuo vecchio amico e non ce la fa a salutare te. saluta me ma …con la faccia trita, frettolosa nei modi. togliamoci il pensiero e la vista di un novantenne demente. non fa niente. io posso sopportare il peso. è passato il momento dell’impotenza. ora so che posso fare qualcosa. posso godermi il mercoledì col babbo. fare un giro di mercato. comprare una pizza fritta e riportarti in macchina, che resta sempre e, come sempre, il posto dove preferisci stare. dove ritrovi le parole.  metto in moto. vai piano. chiudi la finestra. andiamo? e sembra che tutto torni ad avere un senso.

la mia settimana è scandita dai mercoledì. e va bene così.

oggi la ricetta è quella del medico di medicina uomini. non mi piace. ma spero di poter tornare mercoledì a fotografare il mercato e farmi guardare da tutti col babbo appresso.

18 commenti

Archiviato in cose che si dicono