Archivi del mese: novembre 2010

oh che bel castello

innocenti marcegaglia per la precisione, installato sulle scale di casa due settimane fa e ancora non rimosso e a quanto pare inamovibile.  invita a scalate di pulizia profonda, suggerisce coreografie per musical personali con stonature assicurate, io ci passo sotto per salire in mansarda a salvare il principe consorte, mi ci arrampico e canto nel mio inglese inventato fingendo di essere la gobba di notredame o la maria di west side story.

il film però è meno divertente. abbiamo dovuto rifare il tetto delle “unità abitative” lato strada; 4 villette cielo terra, una cifra spaventosa in fatto di euro. un mese abbondante di lavoro (agosto), la sostituzione del lucernaio con un fantastico e innovativo sistema “vedux” che ci ha creato danni che non immaginavamo. per 27 anni abbiamo avuto un lucernaio fisso. perfetto, 4 piani di luce sulle scale a chiocciola, ma in accordo con le altre “villette” abbiamo optato per “tetto nuovo, lucernaio apribile nuovo”. io mai avevo sentito la necessità di aprire il lucernaio sulle scale e  non sopporto le cose automatizzate quindi abbiamo scelto il modello a bastone e senza oscuranti (che non mi interessa far buio la sera e aprire la mattina, ci pensa il sole da anni per questo) insomma:  lucernaio nuovo installato in un giorno che ero da babbo, rientro, salgo le scale piene di macerie, alzo gli occhi e vedo che  per smontare il vecchio hanno scassato il muro oltre ogni misura, che non hanno ripulito le scale ma soprattutto che al risveglio il sole picchia forte nel vetro trasparente, che le cache di uccellino sono immediate e ben visibili fin nei dettagli e che quando piove il rumore sembra “al mio via scatenate l’inferno” ok. voglio indietro il mio vecchio, discreto, silenzioso e caro lucernaio. o almeno un doppio vetro con intercapedine come avevo. e l’azienda, costretta a ripristinare il muro, installa il castelletto…e ci abbandona. ora che si avvicina il momento di addobbare la casa a natale…credo che lo arrederò di pungitopo e rami d’abete e quando arriveranno i muratori li sistemerò tipo presepe sul castello innocenti marcegaglia.

e questo si aggiunge a un periodo di …dieci anni? in cui i contrattempi e le cose che non vanno no, superano di gran lunga i momenti di assoluta felicità come per esempio: guardare e riguardare la cesta dei panni da stirare ancora vuota, la cesta dei panni da lavare vuota pure, due chili di biscotti in dispensa, la pasta madre da rinfrescare e, il radicchio del super che è buono, ma mai come quello spacciato ai caselli 🙂 e allora comunque  “ho riso” con il radicchio trevigiano e il radicchioradio.

vialone nano, radicchio di treviso, pancetta affumicata, vino, brodo vegetale, cipolla e un tegame di coccio.

tagliare la cipolla fine fine, stufarla nel coccio con poco olio, sale e acqua, contare tre cucchiai di riso a testa, lucidare il riso mescolando a fiamma alta con cucchiaio di legno, sfumare con poco vino (ho usato il bianco ma anche rosso…) aggiungere il brodo vegetale portando a cottura mescolando di tanto in tanto a fiamma dolce. a metà cottura, dopo circa dieci minuti, aggiungere il radicchio tagliuzzato e poi il formaggio che preferite per mantecare. (no ho messo burro, solo abbondante formaggio francese tipo gruyere)

cuocere il risotto nel tegame di coccio permette di non dover costantemente mescolare e quindi ho potuto tranquillamente mangiare in pinzimonio i gambini bianchi del radicchio che ho preferito non mettere per intero, cosa che mi ha reso più tranquilla e più propensa a tornare sul castello a cantare…

9 commenti

Archiviato in cose che si fanno, primi piatti, vita, viva il piatto unico

furto con spasso

dopo teatro, salgo le scale di corsa,  che prima di mandare la mail,  faccio pipì. sorrido pensando che la piece di luxuria è di un’attualità sconcertante, vedo lo scatolone degli accessori “ka” aperto, mitch è curioso che non ci si crede e  poteva anche portarlo a casa. poi mi giro e vedo le scrivanie vuote, innaturalmente vuote. non ho collegato le cose. per un attimo ho pensato al “questito della susi” che cosa manca? poi ho sentito le forze venir meno alle braccia. il pugno allo stomaco. lo smarrimento. cassetti aperti, carte, borse, bicchieri a terra. chiamo pà con le dita che mi tremano. son venuti i ladri. arrivo. resto al buio, cercando di fare l’elenco. attaccata con la schiena al termosifone. freddo. hanno cercato, frugato. hanno strappato cavi. hanno portato via il nostro lavoro di anni. valore commerciale misero per loro. valore incalcolabile per noi. e poi le mie foto, tutte le foto che conservavo nell’ hd, la mia musica. tutta la mia musica dal 1999. 11 anni di pezzi conquistati. hanno portato via quello che a loro non serve. il passato, i pensieri e le parole di una sconosciuta. da frugare. non ho mai visto separati il mac e il contenuto del mac. arrivo al lavoro e accendo. tutto quello che succede in mezzo sono io. come posso pensare di mettere “io” su un disco e salvare? invece dobbiamo salvarci, salvarci spesso. poi la vita prende il sopravvento sul cuore e i carabinieri al telefono chiedono a noi di prendere le impronte digitali (ncis) ci chiedono di aspettarli fino oltre l’una di mattina (?) non arrivano (!) e quando ci presentiamo per la denuncia, il giorno dopo,  non ci aprono neanche il cancello. che c’è un orario da rispettare per le denunce di furto. per rubare invece no. orario continuato. con una leggerezza che non ha lasciato tracce. tranne le briciole dei cracker che si sono mangiati.

abbiamo pulito le scrivanie con quel senso un po’ schifato di cose violate da mani altrui, abbiamo lavato il pavimento perchè le scarpe dei ladri sporcano tanto di più di quelle di chi entra con buone intenzioni.  abbiamo il timore di essere toccate dalla bruttura.

con come mi sento? mi sento di augurare a chi ruba di non averne più necessità. punto. adesso mi muovo a ricostruire il passato passando per un presente che domani lo sarà di già.

e avevo preparato una bella pila di cotolette per consolarci a tavola. fritte col fuoco acceso e la finestra aperta ma il fotografo ha detto col cavolo che le faccio freddare e se ne è mangiate 4. praticamente un altro furto. con spasso.

AAA: se state leggendo da una postazione imac neanche nuovissima, con la scrivania piena di icone tipo: sparsa scrivania, fotto ricordo, pidieffe, mà, mettimi a posto e i colori accesi dello sfondo a doghe con la scritta mogliedaunavita ecco, state lavorando sul mio mac. l’avete pagato poco? bene. ve lo pago io il contenuto. mi bastano le foto. i testi. fate un cd rom del contenuto e trattiamo.

29 commenti

Archiviato in cose che ci mancano, vita

piccoli lampi

di felicità.

ricevere mail che ti fanno lèggere e sentir più leggère. pulire il bagno fin negli anfratti più nascosti. scegliere un altro bagno per non sporcare il primo. lavare i vetri in una giornata di sole. guardare la cesta dei panni da stirare. è vuota. buttare 4 canotte, una cravatta, due camicie, un pedalino, riprendere il pedalino e ributtarlo. regalare la vecchia camera del non più piccolo a chi la usa da subito. un lavoro ben fatto da un ragazzo bravo. ricevere una telefonata che fa ridere tanto e sentire la nostalgia. un messaggio insolito e birbante. 3 ore di camminata e chiacchiere con una testa diversa dalla mia. una lista di cose da fare vistata quasi completamente. leggere tieffemme, ritrovare sul marciapiede la sera il guanto perso nel pomeriggio. la nebbia che arriva. delineata e compatta ma a piccoli banchi fumosi. pedalarci dentro, bagnarsi i capelli e farsi una doccia bollente. sentire l’incontentabile figlio che dice: quando rifai il minestrone? e non fa niente se dopo dice scherzavo. io lo so che c’è un fondo di verità e dopo quasi vent’anni la mia pazienza è stata premiata.

14 commenti

Archiviato in cose che si dicono, cose che si fanno, vita

il cambio di stagione

avevo dei bellissimi vestiti di perfezione che indossavo spesso con arroganza. mi guardavo allo specchio e vedevo quella che ero. buona, brava, giusta. ottimista e piena dell’entusiasmo del fare. ora il riflesso che intravedo è diverso. mi spaventa anche, perchè non sono capace di riconoscere i pensieri che sento e li allontano. però davvero in questa stagione che sta arrivando non c’è posto per i vestiti stretti. devo star comoda, accoccolata dentro me stessa o spalmata addosso agli altri non lo so, di sicuro gli scatoloni di cose che non metterò più si stanno riempendo. mi voglio dare adesso una seconda possibilità. che tutti hanno diritto a una seconda possibilità e il primo novembre a tavola con mio nipote, sua moglie e la piccola nuova venuta c’era anche tutto il resto della nostra famiglia che la seconda possibilità la stanno vivendo altrove. e non voglio più vestiti di perfezione ma di comprensione.

poi se lo sparso mette il coltello nel rullo per i tagliolini e spacca tutto per inesperienza e rischia di farsi male e mi telefona e me lo racconta mesto… perchè cavolo gli urlo tanto? l’avevo fatto anche io lo stesso errore prima di lui…sembra che i vestiti che ho indossato per anni mi si siano tatuati addosso.

devo dare anche una seconda possibilità alle relazioni, ai sorrisi di circostanza, alle parole che sento lontane e a chi evita di approfondire e a chi alla fine aveva solo bisogno. adesso le foglie sono gialle, arancio e rosse. l’autunno ha indossato i suoi colori migliori e se la mancanza di luce mi accentua il malessere e la malinconia ecco i colori delle foglie e di certi fiori rosa fuxia che testimoniano che ogni stagione ha delle meravigliose possibilità.

foto orrenda fatta io 🙂 sorry

ho scoperto, con un ritardo imbarazzante, che la zucca mi piace moltissimo. anche solo mangiata a cucchiaini appena cotta in forno o ridotta in purea per i muffin che si sono spazzolati anche le “cavallette”. era una zucca dolcissima, arancionissima e con pasta spessa regalatami da un’amica. quella che ho comprato dalla verduraia era una cosa completamente diversa…ne ho ancora tante di cose da imparare…per fortuna…

la ricetta è questa del 2007 di staximo, io ho solo aggiunto un pugno di pinoli e qualche uvetta. ho mangiato l’ultimo stamattina a colazione e non so se è solo una sensazione ma dopo aver mangiato zucca il mio umore migliora un bel pò! quella della foto l’ho comprata mercoledì al mercato da un verdurino di cotignola che si è raccomandato: se è dolce come quella che cerca mi riporta i semi? le faccio lo sconto. la cosa mi è sembrata tanto onesta. tipo “non so se è buona ma se lo fosse coltiviamola insieme”

attenzione: questa pagina è piena di umori e ormoni di stagione. legggere attentamente le intendenze.

36 commenti

Archiviato in a colazione, cose che si dicono, dolci