Archivi del mese: dicembre 2010

2010

prrrrr

pronti a ricominciare

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il latte brulè della mamma, una prova

i tutti i sensi una prova. che soffro di ansia di prestazione con le ricette di mamma, con le cose che mi hanno accompagnata una vita e che non ci sono più. e voglio replicare la meraviglia e la bontà, che sono nei ricordi prima che sulla tavola e con i cappelletti ci sono riuscita una natale fa, ma il latte brulè non ce la potevo fare. e ho rimandato e rimandato e sperato che qualcuno ci provasse per me. e poi lo sparso ha detto basta. compriamo il latte. basta. proviamo a farlo.

Due litri di latte crudo

Una stecca di vaniglia

11 tuorli e un uovo intero

12 cucchiai di zucchero

170 grammi di zucchero per lo stampo

un colino

una stecca graduata

una pentola per far bollire il latte

uno stampo da latte brulè

ho versato un litro di latte nel pentolone, lo sparso prima di spargersi ha preso uno spiedino di legno, lo ha immerso nel latte e ha fatto una tacca (che non ho  la stecca graduata) poi ho versato l’altro litro di latte, inserito la stecca di vaniglia e  acceso il fornello. il latte deve bollire fino a calare della metà, quindi deve tornare alla tacca del litro. ci vuole più tempo di quello che si pensa. cresce e si deve soffiare, e fa la tela e si deve abbassare la fiamma e poi alzarla ceh sembra non bolla abbastanza. e poi controllare ma …un’ora quasi c’ha messo. e l’odore di vaniglia nella cucina che impregnava il cuore. e la stanza piena di vapori dolcilatte, e frasi che mi pareva di sentir lontane – el calé e lat? va a guardé – e il babbo obbediva burbero e sorridente che non ho mai capito come si possa essere burberi e sorridenti insieme.

prendere le misure

e guardando un film che mi è piaciuto percorro la distanza fra il camino e la cucina con lo stomaco in ansia. e spendo la fiamma per far freddare il latte. tolgo la stecca di cannella e la lavo. – mettila sulla carta ad asciugare che la possiamo usare altre due volte almeno – davvero mamma? metto la stecca sulla carta, ma la lavo un pochino che la tela del latte mi inquieta. e mi risiedo e aspetto che arrivi il momento giusto. è sicuramente freddo sono le 11 passate. di una sera di quasi natale. con le cose da fare e quelle da non voler fare. prendo lo stampo e ci metto 100 grammi di zucchero e sulla fiamma lo faccio sciolgliere e giro e prillo e mi sembra pronto e giro ancora

gira e prilla

e poi comincio a rompere le uova e i tuorli uno dopo l’altro nel bicchiere del ka, e l’ultimo intero e 12 cucchiai di zucchero e monto con le fruste. poi passo il latte al colino sopra i tuorli sbattuti e diventa una crema profumata e gialla. e la verso nello stampo, cazzo è troppa, ma come? stampo da un litro, due litri diventato uno, come faccio adesso? ho montato troppo le uova, hanno incorporato troppa aria, mamma lo faceva a mano. ecco lo sapevo. lo sparso è sparito. sono sola con i miei ricordi e la mia prova. e allora arrivo al limite dello stampo e metto il rimanente in frigorifero. e metto lo stampo a bagnomaria dentro il forno a 180° scoperto. e mi sembra che non si cuocia mai e dopo oltre un’ora e mezza la prova stecchino mi dice che è presto. alzo il forno a 200° e mi attacco al vetro a controllare che l’acqua non deve bollire. mamma lo metteva sul fornello dentro una pentola, perchè ho voluto fare come la vicina e l’ho messo solo nel forno?? aspetto ancora, sono le due passate. non ho sonno. ho l’ansia. ma non avevo già abbastanza cose da sistemare? che per stare chiusi per natale il mondo si deve organizzare? adesso la prova stecchino mi dice che potrebbe essere cotto. spengo il forno, lascio dentro e vado a letto. ci penserò domani mattina a guardare il risultato e farò la prova assaggio domani sera e se sarà venuto bene per natale lo rifarò e migliorerò. va tutto bene.

quasi bene infatti. l’ho servito troppo tiepido che invece va freddo, deve riposare un paio di giorni, meglio tre. che assorbe il caramello. devo aggiungere più zucchero allo stampo che 100 gr son pochi e il caramello deve essere tanto. e una volta capovolto su un piatto capiente che accoglie anche il sughetto il latte brulè deve restare fermo e non budinoso, stile tettaflò, quindi si può cuocere ancora un po’.

ho seri problemi a fare centro

insomma con la parte rimasta ho provato a farne una mini versione con molto più caramello nello stampo, cotto sul fornello a bagno maria, terminato venti minuti nel forno scaldato alla massima potenza e il risultato era perfetto.

ora ho corretto le proporzioni. la prossima volto monto a mano i tuorli o comunque monto molto meno. la prossima volta metto + zucchero a caramellare (170 invece di 100) la prossima volta mi sentirò meno incerta. forse. e comunque la prossima volta farò fare le foto allo sparso, che a sto giro oltre alla tacca e alla bocca non ha messo.

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è tempo di abbracci

e che siano tanti, caldi e stretti. che siano abbracci sentiti davvero, non frettolosi e di circostanza. abbracci che prendano l’anima e la facciano sentire leggera e meno sola. e io vorrei braccia lunghissime per raggiungere le persone che sono entrate nei miei pensieri in questi giorni. per raggiungere le persone che leggo e che ho incontrato. per raggiungere le persone che vorrei lo sapessero che gli abbracci di natale sono il più grande dei doni, per raggiungere chi posso raggiungere ogni volta che ci penso.  e un abbraccio grande va a chi vive un natale di cure. che basta togliere una lettera al cuore e la realtà ti appare evidente. allora abbracci lunghi e buon natale di cuOre.

la vigilia con i suoi piedini a panino, la risata che gorgoglia, le gambettine che non stanno ferme un attimo e oggi il pranzo in uno scambio di nuclei che diventa un insieme…questo sì che è un dono!

e che i fatti siano più sinceri di tante parole. buon natale!

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21 di 21

non mi chiedo oggi che uomo tu sia diventato. non mi chiedo oggi cosa diventerai. oggi mi riguardo i tuoi anni compiuti con struggente nostalgia e beata mammitudine. e alle 18 ti preparerò un bagno caldo, quindi fatti trovare in casa, per celebrare la tua nascita e la mia felicità di avere un figlio che mi fa imbestialire, ridere, pavoneggiare, incavolare. un figlio di 21 anni, cresciuto con le malsane idee di pà, che per regalo per il compleanno gli inventava videogiochi con caccia al tesoro. e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. non hai ancora smesso di giocare.

21. uno dopo l’altro. è la maggiore età per eccellenza, potresti votare per il senato se solo il governo cadesse. potresti scegliere di cambiare le cose se solo ci credessi davvero. potresti fare della tua vita un viaggio di piacere, vivendola davvero. e io è questo che ti auguro in questo giorno di 21, giorno di yule, giorno che hai scelto tu per nascere, che non era quello previsto. solstizio d’inverno, passaggio dal buio alla luce. accenderemo candele, faremo festa, bruceremo rami per far volare i desideri in alto e  che sia questo il modo perché i desideri non restino desideri.

e che ti vogliamo bene non abbiamo bisogno di scriverlo, serve dirtelo ogni istante con le parole, con i gesti e con il sorriso. mà&pà

ps: indovina la torta?

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colp de theatre

mi piace il teatro. mi piacciono le storie che si dipanano davanti ai miei occhi. mi piace sentire l’energia e l’impegno di chi recita, mi piace ma, come in tante altre cose, mi trovo da sola con queste passioni da soddisfare. che pà è troppo pigro per spostarsi la sera e non ce la può fare a stare seduto senza dire la sua per 2 ore. e le amiche sono indecise e troppo impegnate per accompagnarmi. ho rinunciato per un paio d’anni. ma a settembre mi sono regalata un abbonamento al teatro di conselice. e vado sola. mi sono sentita libera e anticonformista e ancora adesso lo rifarei ma, manca un particolare fondamentale nel mio andare a teatro da single. manca il poter parlare e confrontarmi su quanto visto. che a volte lo spettacolo ti lascia un bagaglio che vorresti condividere. o battute che vorresti subito ripetere. oppure ti fa scoprire autori che non avresti pensato per come si sono mostrati. ecco, superata la difficoltà dell’andare a teatro da sola, mi si presenta questa mancanza di condivisione. e allora uso il mezzo che mi sono scelta per i miei travasi di parole e lo scrivo qui che non immaginavo un cerami così. non avevo la più pallida idea di chi fosse. restava un nome in opere importanti ma, come spesso succede, non mi ero presa la scomodità di andare oltre ai titoli di coda. invece vincenzo cerami merita di essere letto e riletto. e applaudito a teatro se come me si ha la fortuna di avere fatto un abbonamento curato da qualcuno che lo ha scelto per noi.

ier sera invece ho applaudito in coppia. in coppia ho riso e riso forte un grande antonio albanese. che pà ha sfidato i sei gradi sotto lo zero, ha rinunciato ai giochini per una sera e a teatro a faenza ci è venuto con me. roba da ridere appunto.

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natale modalità: on

ascoltando questa e questa e anche questa canzone…siamo passati alla modalità natale

mancano ancora alcuni dettagli. ma ci siamo quasi.

manca la neve. manca qualche pacchetto e qualche regalo ancora da pensare. ma quest’anno i compiti sono stati fatti. in tempo utile per godere dell’attesa. che è l’attesa la cosa che mi piace. che il giorno di natale è già finito tutto e io finisco per guardarmi intorno e ammettere che arriva troppo in fretta, come sempre.

siamo partiti il primo di dicembre e poi giorno dopo giorno cercavamo di costruire la nostra personale magia in cucina, in sala e anche addosso. a dicembre mi vesto di rosso, di bianco e di fiocchi di neve. ho un abito rosso che torna puntuale. ne ridono tutti ma io no. io devo ritrovare i sentieri tracciati nel tempo. per non perdere neanche un’emozione e come le brave bambine fare tutto quello che la mamma le ha insegnato di fare. e le candele accese, le note che si ripetono uguali e sempre nuove, le cose preparate per sorprendere e per far capire che è l’affetto che ci muove e le cose fatte per placare il nostro essere ansiose di fare e le cose da fare per sorprendere noi stesse, che vogliamo esser maghe e magia…

e allora, abitudinaria come sono, preparo gli ingredienti per i cappelletti della mamma, per il latte brulè (chissà se quest’anno ce la faccio) per il panettone farcito e aggiungo di nuovo il certosino che pà  insiste che dobbiamo farlo noi. abbiamo ancora una decina di giorni. forse ce la facciamo.

il bambinello è sullo zerbino. sfrattato da un presepe che lo aspetta, forse, con la speranza che ascolti le preghiere e renda migliore quello che noi non riusciamo a migliorare

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una festa della madonna

ci vuole tanto freddo e una giornata nuvolosa per permettere alle signore di sfoggiare con grazia pelliccia, berretto e guanti. ci vuole questa giornata di mercato e bancarelle da visitare con calma la mattina per una spesa di festa, alla ricerca degli ultimi o dei primi regali. ci vuole il torrone che oggi si mangia di devozione. la città si prepara da mesi a quella che è “lafestadellamadonna” “lafestadeltorrone” l’evento che, insieme alla “notdebisò”, mette a dura prova il traffico cittadino e la capacità di accogliere turisti. l’8 dicembre con i bambini piccini per noi era una camminata lunga con berretti di lana e guanti e amici e la prima cioccolata in tazza subito seguita dalla piadina con salsiccia e cipolla. giusto per star leggeri. e poi la palla di natale, scelta da mitch, da aggiungere all’albero fatto il 7 di rigore. il fascino della festa, con gli anni, per me è sfumato. vinto dalla voglia di accoccolarmi in casa. stanca delle bancarelle tutte ormai uguali e cinesitematiche. il torrone rimane un punto fermo. e quindi oggi che sarà un bel giorno della madonna, vestito di passatelli, di cotechino con purè, di ciccioli e salsiccia passita, di nipote, nipotina e compagnia bella…si addolcirà di semifreddo al torrone. quello che mi ha insegnato a fare tiziana l’amica mia e che è facile, così facile che mi chiedo perchè non lo faccio più spesso.

400 gr di panna fresca – 2 uova- 175 gr di zucchero, 200 gr di torrone friabile, due quadrottoni ci ciocco fondente (da copertura)

tritare a coltello torrone e cioccolato, montare la panna e gli albumi, fare una crema con i tuorli e lo zucchero. unire la crema di tuorli a panna e albumi mescolando dal basso in alto poi…

prendere uno stampo da plumcake, rivestirlo con pellicola senza pvc e spruzzarlo di liquore a scelta e mettere a strati il composto pannoso e le briciole di torrone. in freezer almeno 6 ore. la foto la inserirò quando lo avrò tolto dal congelatore. adesso vado a grattugiare “laforma” e a controllare come lievita il pane.

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caro babbo natalex

è periodo di “OH OH OH”,  di campanellini, di jingle bells, ma soprattutto è periodo di desideri. scrivo a te, caro babbo natalex, ancora una volta.  perchè raramente mi hai deluso. tutte le storie che ti hanno visto protagonista finiscono bene, torni tutti gli anni e … non farai miracoli, ma lavori come uno che lavora tanto. e poi hai una voce che mi abbraccia forte. ecco allora, stai attento che quest’anno la casa è in ordine, ho passato anche la cera e potresti scivolare. lo sai cosa avrei voglia di chiederti? a parte il modello più diffuso di phon, che non è quello per asciugare i capelli, avrei voglia di chiederti un periodo di corteggiamento. perchè ci si deve ri-conoscere e ri-incontrare. e ri-cominciare ad avere la voglia di fare cose, vedere luoghi, avere voglia di essere curiosi. sono le solite richieste assurde, lo so. la salute per chi amo e per chi non ce l’ha, la speranza di un mondo migliore, lavoro e possibilità per tutti, una nuova classe politica…e l’ho già detto che non fai miracoli…e poi uno di quei bei libri di ricette che non cucinerò mai, ma che mi fanno bene agli occhi, tipo cinthia barcomi o jamie oliver, il caramellizzateur ovvero la pistola sparafiamma per la crema catalana che sennò non riesco no e… il tappeto per la sala caro babbo natalex. quello dove vorrei trovarti addormentato la mattina di natale, stanco di tutte le fatiche. verrei a svegliarti piano con un piattino di biscotti da inzuppare nel latte e tu aprendo gli occhi mi regaleresti il tuo “ohohoh” mi verrebbe sicuramente da ridere e sarei immediatamente più serena.

psss…babbo natalex io non smetterò mai di credere in te, tu non smettere di credere in me…ma soprattutto continua a chiedere…

ciao bel bambino

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lo scambio di natale

lo scorso natale, affascinata dal mondo e dal modo di daniela, ho partecipato allo scambio/swap delle scatole di latta. nella foto quella che inviai a stefania nel novembre 2009.

quest’anno ci ha pensato anna a fare in modo che ci si scambiasse un dono, al buio, a fare in modo che l’attesa del natale si caricasse di aspettativa. e l’idea è di quelle che aggiungono sorpresa a sorpresa. scambiarsi libri che parlano di ricette per chi ama leggere e cucinare. “cibinlibri” è questo lo swap di natale. aspetto il mio indirizzo segreto e intanto scelgo, difficile compito, un libro che parli di cucina e di me. oggi è dicembre. un mese con il quale devo fare la pace.

 

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