Archivi del mese: aprile 2011

la settimana enig-mitica

piena di impegni, di incontri programmati e inaspettati, di cose da fare e da dire, di mezzi e di interi di trasporto, di stazioni da cui partire e di stazioni a cui riprendere uno sparso che ti raggiunge e di città che scorrono una dopo l’altra in soli 7 giorni di rebus, barzellette e cruciverb’azioni.

                                                          milano: indovina dove…

                                                          ravenna: trova l’intruso

                                                           rimini: indovina chi.

                                                          modigliana: trova le differenze

                                                           direzione: romagna o toscana?

e dopo una settimana tutta piena di cose fatte e risolte, di lavori che mi hanno dato soddisfazione e di persone che sono una soddisfazione, mi aspetto una settimana di nodi al pettine, perchè se è vero che sono stata fuori 3 giorni passando dalla lombardia alla romagna, dalle marche alla collina…è vero anche che i due uomini in casa si lasciavano vivere e sopravvivere, ma sopratutto si lasciavano sopraffare dalla pigrizia e domenica al mio rientro ho potuto constatare che: pantaloni, mutande e calzini sulla strada della doccia…ok lo sparso è rientrato; silenzio totale ai miei richiami pà è in cuffia o dorme. la seconda che ho detto. e sono quasi le 18.

forse voglio un’altra settimana piena. piena di me. ancora.

ps

ho le ortiche, i tortelloni, la frittata e il risotto. una goduria. domani. ho il thai e il lemon gras e un’amica tutta da spacchettare e impacchettare, presto

che cosa apparità?

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pic nic trip

mi è presa la fissa del pasto al parco. vado in piscina 3 volte la settimana (complice il mese regalato dalla socia) e ho scelto l’ora pranzo, vasche vuote, relax reale. esco alle 15. un giorno un gelato al parco, un giorno un panino all’altro parco. il sole, i colori in hd della primavera, verde in tonalità astuccio, esplosione di fiori e la sghisobentina portata da casa.

prima di uscire la mattina preparo il pranzo per gli uomini e il pranzo per me. e al parco questa volta ci ho portato anche l’uomo grande, che allunga l’ora colazione e lascia da solo l’uomo piccolo a cucinare. non gli ho chiesto se voleva favorire. un panino ai cereali, con philadelphia e insalata, peperoncino e sale …non è quello che lui chiama mangiare.

dicevo che me lo sono portato, l’uomo grande,  come si fa con una radiolina. lo sistemi sulla coperta e lo accendi.

e l’uomo inizia a parlare e gesticolare e a dire e a santificare fino alla fine del panino, compreso di tempi per iphonfoto (l’unico mio mezzo attuale) e quando apro il bento con l’insalatina mi fa:

“ma che schifo è piena di formiche” …amore è sesamo tostato. contiene molto zinco. “anche la bara contiene molto zinco”

a parte queste battute, concernenti il mio mangiare, non ricordo mica di cosa ha parlato. perchè guardavo i rami sopra di me, sdraiata sulla schiena e guardavo il parco che dovrebbe essere un giardino botanico e mi sembrava tristemente abbandonato, guardavo l’adesso che mi piaceva e non avevo voglia di ascoltare. credo anche questo contribuisca a salvare il matrimonio e aiuti a tirare avanti. non ascoltare. a volte ci salva la giornata. (credo che gli uomini utilizzino da tempo questa tecnica)

sarebbe stato un pic nic quasi perfetto se mi fossi portata anche il sale e la forchetta.

la prossima volta porto loro invece di.

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mi correggo, forse è già estate

ho visto un fiorir di biciclette svestite e giovanotti vestiti solo di ormoni.

ho tuffato la faccia  in un gelato per pranzo e mi è bastato

ho innaffiato le odorose come se fosse giugno

ho visto lo sparso andare alla macchina a scaricare un sacchetto con il monopattino

e poi lavare la macchina dentro e fuori, bagnandosi i piedi per il caldo (quanti anni ho detto che ha?) e appena finito non contento passare alla vespa e lavare pure quella.

ho visto schieramenti di motociclisti occupare la strada, disoccupazione o occupazione?

Ho visto una zanzara. mentre ero sotto la doccia. e le ho fatto un gavettone.

ho sentito un pakistano al mercato fare i complimenti a una romagnola e indicare due signore di colore come brrr…è razzismo d’elite?

ho visto un vestito verde a fiori e non credo che resisterò

e adesso faccio colazione al sole del mio inesistente giardino come ogni mattina da un po’

e ieri ho fatto un risotto di primavera, con gli stridoli, strigoli, stribuono lo assicuro.

risotto per due:

un porro, un mezzo bicchiere di vino bianco secco, un mazzetto di stridoli, un mezzo litro di brodo vegatale, 6 cucchiaiate di riso vialone nano e pochi dadini di pancetta affumicata per convincere vostro figlio che sarà buonissimo.

nel coccio far stufare il porro con la pancetta e poco olio, sale e acqua. aggiungere il riso, tostarlo, il vino, farlo sfumare, aggiungere gli stridoli (non li avevo neanche spezzati) e il brodo a cuocere.

mantecato con castelmagno (sono una signora!) e servito allo sparso che non si sparge.

e poi sono stata un’ora sul wc stamattina, per leggere le pagine di chi seguo, rispondere le mail, facebucare e twitteria bella, ma son normale? boia se è tardi!

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è la primavera, bellezza.

ho visto “io sono l’amore” e un groviglio di domande e di risposte  diverse mi ha lasciata dubbiosa e curiosa ancora. io che sono cresciuta col senso di colpa sotto il letto, pronto a mostrarmi la strada che si sarebbe aperta sotto i miei piedi se solo avessi preso quella sbagliata.

ho percorso vasche di piscina a giorni alterni, cloro ritrovato, noia sconfitta, in parte, con la musica che mi suona in testa, sorriso grande, graziè pà

ho mangiato un cono gelato, cioccolato limone, seduta fra sette badanti russe, nel parco altrimenti vuoto. con la faccia al sole ho letto tutti i messaggi scritti sul tavolo e cercato chiacchiere da fare.

ho pedalato tanto, in una giornata sola, sorda al dovere, sottomessa alla voglia di andare, di non sentire l’abbandono in una giornata di genti che è qui ma altrove.

ho fatto colazioni che sono diventate brunch, consumate al sole in giardino e colazioni che sono diventate amiche e grancereale, camille, pancake e briochine di finta sfoglia.

ho spento le notizie che pensavo che il carnevale fosse finito e invece ci sono carri e navi e montecitori, di gente mascherata, che getta coriandoli di italia.

ho cucinato la primavera, sforzandomi di non mangiarla cruda, tenera e meravigliosamente amarognola.

ho corso su carraie di margherite fiorite, ho fatto lavatrici di panni che si lasciano stendere ma non stirare. ho letto pagine di blog che mi piacciono tanto e pagine di blog che non saranno più e vorrei che nessuno smettesse di scrivere, che prima di tutto si scrive per se e allora forse la scelta è personale e giusta.

ho messo piede sulla spiaggia del cuore, camminando da sasso a sasso come piace a me e avevo il sole e la luna che mi accompagnavano e poi mi sono comprata un paio di occhiali follemente glam al mercatino della piazza delle cose antiche, istigata da un’amica

e mi sono un pochino dimenticata di chi non si preoccupa di passare i suoi oggi con me. che come palle da biliardo se ci tocchiamo rimbalziamo, ma è la primavera. bellezza!

camilla

ricetta stampata e in archivio da anni. forse presa da cookernet o altrove non ricordo.

questo il file originale

CAMILLE 1
100 gr. di mandorle polverizzate
100 ml di latte
100 ml di olio
300 gr carote grattugiate
300 gr farina 00
250 gr zucchero
2 uova intere
1 bustina di lievito per dolci
Fare il composto al solito modo, unendo farina e zucchero, poi uova, latte, olio, la farina di mandorle. per ultime le carote e poi il lievito.
mettere il composto nelle formine di carta da muffins o simili, e infornare a 150° per 20′
CAMILLE 2
300 gr. farina autolievitante
200 gr. zucchero (io ne uso 170/180 gr.)
100 gr. olio (io uso 100 gr. burro sciolto)
100 gr. latte
200 gr. carote grattugiate
2 uova
50 gr. mandorle macinate
pizzico di sale
io ho aggiunto un po’ di scorza d’arancia e limone grattugiata
Lavorare le uova con lo zucchero, aggiungere la farina, l’olio (o il burro), il latte, le carote, le mandorle e gli aromi.
Suddividere il composto nei pirottini e infornare a 180° per 15/20 minuti (fare la prova stecchino). La ricetta originale prevede la temperatura del forno a 170° per un tempo di cottura superiore, ma non e’ specificato.
Sono meravigliose e restano morbide anche un paio di giorni dopo.
Sono buonissime come colazione o merenda.

ecco come ho fatto io con la ricetta 2:

300 gr di farina autolievitante

200 gr di carote grattugiate e 100 gr di mandorle pelate e tritate, la buccia grattugiata di un arancia

1 uovo

100 gr di zucchero di canna

50 gr di olio di oliva e 50 gr di burro

mezzo bicchiere d’acqua

nella planetaria ho mischiato tutto insieme aggiungendo i grassi alla fine e ho messo nelle boule in alluminio per gli zuccottini. cotte a 180° per 20 minuti abbondanti. ne sono uscite delle camillone buonissime, morbidose e poco dolci che mi piacciono assai.

e considerato che non mi piaccio quando scrivo troppo e mi rompo da sola a leggermi rimando a dopodomani tutte le altre cose che ho da scrivere, dire, fare. baciare. (seeeee)

ps

oggi vedo rosa. ma non dura. quindi tutto il rosa che c’è qui intorno non durerà.

 

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