Archivi del mese: Maggio 2011

rendere o’maggio

a maggio, perchè questo è.

ricordo le ciliegie, il caldo e l’ansia da prestazione.  l’imperativo di quel maggio era: imparare a fumare e a baciare. meglio non contemporaneamente. l’amica ci si era messa d’impegno a convincermi che non potevo continuare a essere tredicenne senza. era sabato e in un momento di calma fra teste da lavare e bigodini da togliere,- mamma vado un attimo da anto, torno presto –  il fiatone, la strada dritta a cannone fino alla curva a gomito, il sentirsi in colpa col cuore nello stomaco,  la bici appoggiata al muro caldo. la sigaretta sul tavolo della rimessa e un cesto di ciliegie. un tiro, tosse, una ciliegia,  un tiro, una ciliegia. – mi fa schifo! no dai, i primi son così, insisti – mi sono anche impegnata, ma il cesto di ciliegie è finito, la sigaretta no. schifata, buttata. non era ancora il suo momento. finito un compito sotto un altro, togliamoci il pensiero. devo. non ti conosco, cugino di anto, la tua faccia alla sandrogiacobbe non la scorderò mai più, il tuo sorriso, le mani calde che prendono le mie. apri la bocca. cosaaaaa? non è difficile…devi solo aprire la bocca. non posso ho finito le ciliegie.

i suoi occhi sorridenti, il suo naso che fissavo per non guardare altro, il brivido dell’emozione, il sangue così veloce che lo sento scorrere, la faccia rossa e il sapore delle ciliegie. tredicianni. (come sono le tredicenni adesso?) se ci ripenso, ogni volta che ci ripenso, sento vivida la sensazione di non essere io, la voglia contemporanea di non essere lì e di esserci molto di più e la sicurezza che mamma, con lo sguardo lunghissimo, sapesse esattamente cosa avevo fatto.

poi mille anni dopo le ciliegie sono state lo strumento per smettere di fumare. mai quello per smettere di baciare. e per rendere omaggio a maggio mi fermo a ogni albero di ciliegia e me ne faccio un pugno.  una golosità emozionale credo. (si chiamava arnaldo, ma un nome meno adulto per una tredicenne no?)

e fra una camminata col vivaista e un giro in un fondo coltivato a cigliegi il passo è breve come il gesto.croccante e dolcissima e lucida e non posso smettere di. e quelle scure morbidine che ho in cucina per la prima volta possono diventare qualcosa di diverso di “una ciliegia tira l’altra”; è così che è nato il  mio primo clafoutis. ho puntato decisa sulla ricetta di sigrid, poi mi sono ricordata che anche wenny del claf..is ne cantava lodi. costretta a fare un mix fra le due ricette causa  mancanza di mandorle ho anche  sbagliato pirofila. ne serve una dai bordi più alti o più capiente comunque, perchè parte della pastella avanzava nel boccale e così è finita sopra le albicocche. è devo dire che ci stava benissimo! quindi al prossimo esubero di ciligie preparerò un clafoutis plus haute

500 gr di ciliegie, 3 uova, 6 cucchiai di zucchero, 3 cucchiai di farina, mezzo litro di latte, vaniglia, burro e zucchero di canna per la pirofila. alle ciliegie ho lasciato il nocciolo, ne ho fatto letto su un velo di burro e zucchero scuro, ho frullato uova latte zucchero farina come per le crepes, ho coperto a livello le ciliegie e ho infornato per 40′ a 170°. la prossima volta eviterò il timer e il raffreddamento in forno (messa in forno e uscita per la 100 km in graticola)

è migliore da tiepido, cosparso di zucchero a velo. (il cla foo tì oh cerìs l’ho accompagnato dalla vicina per la puntura mattutina e non è ancora tornato)

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son cose belle

la luce che filtra nel bagno dalla nuova copertura della veranda è diversa, più forte ma morbida e crea angolazioni luminose che mi affascinano.

vedere un ragazzo che fa la legna con i rami caduti durante la nevicata di marzo, sulla ciclabile abbandonata dal comune (senza fondi), lui non lo sa ma lavora per me

andare ogni giorno al lavoro pedalando e tornando tardi accorgersi che le giornate sono lunghe, tanto più lunghe.

prepararsi a stirare in giardino (per vedere se riesco a stirare, finalmente)

finire tutti i campioncini di crema per il corpo (in piscina si può)

rubare ciliegie

fermare la pedalata in salita, rispondere al telefono e scambiare umori, malumori e buonumori con un’amica. accorgersi che per terra ci son ciliege e anche sul ramo messo sulla legna. e mangiarle tutte.

le rose che fanno muro sulla ciclabile

ricominciare a baciarsi, soprattutto dopo i 10 giorni di silenzio totale post aie.

chiedere a pà se preferisce pizza o tonno e sentirsi rispondere tonno. (coooosa?)

da guando gli preparo l’insalata di tonno, patate e capperi posso dire che pà mangia anche “il pesce”

semplicissima:

un vasetto di tonno asdomar al naturale (quello avevo) un vasetto di capperi sott’aceto, patate lessate (e questa volta i primi fagiolini) origano

metto il tonno a scolare, (soprattutto se è sott’olio) aggiungo i capperi, le patate tagliate, i fagiolini tagliati, origano, sale, olio (solo se il tonno è al naturale)

servo con crostini di pane all’aglio. su una tovaglietta che porta le nostre iniziali ricamate. anche questa è una cosa bella. (beate le zie che ne facevano dono!)

e poi ho ripensato alla cosa successa sulla ciclabile, la mattina ho chiesto al ragazzo biondo se era incaricato del comune, lui ha detto no, lo faccio per me, gli ho detto bravo, grazie mille. e a sera, c’è questo ramo di ciliegie su una catasta di legna, con tanti frutti intorno. beh mi piace pensare che non sia un caso e grazie alla telefonata che me lo ha fatto trovare.

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di’ che ti piace prima che sia tardi

un sole che sembra estate, un giardino che sembra una discarica, il falegname che ha finito il lavoro. mi merito uno spazio migliore e allora prendo acido muriatico (ma davvero ne avevo una bottiglia in casa? e chi mai la comprò?) spazzolona, scopone, gomma e mi metto a strisciare, lavare, pulire tutte le piastrelle, una ad una, cotto che fai sospirare; uno spazio di due metri per quattro che però mi regala il sospiro della veranda, il piacere di cenare all’aperto. e a lavoro finito sono sbriciolata, ma la cena si consuma in giardino, con le gambe coperte dal plaid (escursioni termiche insolite) e poi in una domenica di cambi che non ho voglia di fare, dopo una corsa bella che mi colora le gambe, preparo pancake perchè la colazione della domenica è la cosa più bella per me. rettifico, la colazione è la cosa più bella. punto. e ieri mattina mi sono scattata una foto per godere a postumi del momento. senza fare allestimenti e con quello strumento veloce e sempre a portata di mano che è l’iphone. condividi. sì volentieri.

da tempo ho modificato la tradizionale ricetta di pancake per crearne una che fosse più “salutare” e in linea con le mie scelte quotidiane. il risultato è un pancake energetico, saporito, che fa arrivare al pranzo senza vuoti di fame. la farina integrale bio sarebbe  da preferire sempre alla doppio zero. nel pancake è perfetta. non metto burro nella pastella, solo quello per cuocere. non metto zucchero bianco ma un mix di zucchero di canna e sciroppo d’agave. utilizzo lo sciroppo d’acero bio e ho notato che “rende” di più. lo sparso,  la prima volta che li ha visti scuri, ha esordito con che palle mamma tu e le tue fisse! poi ha mangiato senza dire altro la sua frittella con spalmabile novi (non entra nutell’acne da noi) e me ne ha chiesta un’altra.

un cup e mezza di farina integrale bio – una cup e mezzo di latte intero – un  mezzo teaspone di sale fino, un tablespone di sciroppo d’agave, un mezzo tbs di zucchero di canna, 3 tbs di lievito chimico, un uovo grande.

nel frullatore metto tutti gli ingredienti liquidi, faccio andare un minuto, poi aggiungo le polveri mischiate. faccio amalgamare e intanto scaldo il padellino con poco burro, verso la pastella a fuoco minimo e lascio cuocere fino a quando non si formano i buchini in superficie e quindi giro. uno via l’altro e poi servire con sciroppo d’acero, cioccolato, miele, marmellata. anche col gelato sono buonissimi (tipo brioches)

ps le misure in cup e ts tbs sono facilmente superabili utilizzando bicchiere, cucchiaio, cucchiaino. l’importante è mantenere le stesse proporzioni. il mio boccale del frullatore è graduato in cup e mi viene più facile che pesare. in 10 minuti sono a tavola. buona colazione, adesso mi mangio gli avanzi domenicali

la farina integrale prende più liquidi della 00 e quindi capita di aggiungere una tazzina di latte in più.

ma soprattutto, grazie a fb, alle mail, alle condivisioni, stavo facendo colazione da sola in compagnia virtuale delle amiche che hanno messo un mi piace. e questo è il bello della rete, di fb, delle cose golose che ci accomunano e del trovare un angolo di pace in ogni instante.

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quando scrocca l’ora

si sdraia accanto a me nel letto, di ritorno dall’allenamento di pallavolo, poggia la testa di fianco alla mia ed è in questo momento che se chiudo gli occhi posso immaginarmelo minuscolo com’era. un gomitolo di bimbo che mi attorcigliava l’orecchio per dormire. sospira. “mamma?” mmh? “com’è difficile tenersi gli amici” (tasto dolente, tasto dolente, tasto dolente). “è difficile anche riconoscerli” (tasto nuovo stesso discorso) fingo di non capire, perchè tesoro? devi sempre chiedere come va, devi sempre ascoltare quello che hanno da dire, devi sempre appoggiarli in tutto e poi non tocca mai a te. nessuno chiede a me come sto. cosa voglio fare. cosa sento. hanno solo l’urgenza di dire. e di insegnare, mamma, di insegnare qualsiasi cosa abbiano appena imparato a fare o non fare. (e adesso cosa dico? che la penso spesso anche io così? che vorrei avere mamma a fianco nel letto per sentirmi abbracciare e basta?)

sono momenti in cui è difficile farsi ascoltare tesoro. tu continua a chiedere, ascolta, partecipa. e quando sentirai che l’altra persona tace e vedrai il suo sguardo che ti guarda…ecco, quello sarà un amico. non sono necessarie sporte di amici. ne basta uno davvero. ma che sia vero. a volte si passa tutta una vita senza trovarne uno. ogni persona che incrociamo ha qualcosa di bello da dare. cerchiamo di dare anche noi qualcosa a loro e non pretendiamo di essere sempre noi in primo piano. il primo pensiero. e poi sai, spesso, gli amici anche quelli veri, ci danno per scontati. finchè siamo insieme, come in tutti i rapporti.

mamma? -mhh- mi sono piaciute le ragazze di venerdì. peccato non avere avuto più tempo. già. loro mi sembravano interessanti. già. davvero. anche il fotografo che ci ha raggiunte la sera. spero di non essere stata troppo o troppo poco. mamma? mh? ha ricominciato a parlare pà? no. ma non ti preoccupare. gli verrà l’urgenza di dire. quando avrà bisogna di scroccare qualcosa…uno scroccadente per esempio:

li chiamiamo scroccadenti o straccadenti, sono cantucci, tozzetti alle mandorle, biscotti da vino. bagnati in un passito di pantelleria, in un moscato di alba, o in una rosa di quinzân

i miei sono gli scroccadenti di antonella, la veterinaria amica mia che mi ha dato ricetta al primo compleanno d’asilo dei nostri figli.

4 hg di farina doppio zero, 3 uova, 3 hg di zucchero, 2 hg di mandorle non pelate, vaniglia, pizzico di sale, mezzo bicchierino di cognac, un cucchiaino di lievito per dolci. (la sua ricetta prevedeva 3 hg di nocciole e 20gr di burro, gusto diverso ma ugualmente buono)

mentre la planetaria mischia tutto tranne le mandorle che sono a tostare nel forno messo a 200°  preparo le teglie con la carta forno. almeno due per accogliere i quattro salsicciotti di pasta. la consistenza dell’impasto non deve essere troppo molle, deve staccarsi dal tagliere, se occorre aggiungere poca farina (dipende dalla grandezza delle uova) una volta che le mandorle sono tostate, farle raffreddare e tagliarle grossolanamente con il coltellone. le mettvo intere ma ho notato che poi gli scrocca si tagliano peggio. le aggiungo all’impasto e formo quattro o cinque salamotti come quando si fanno gli gnocchi, poi vanno appoggiati sulla carta forno ben distanziati l’uno dall’altro e infornati per una ventina di minuti. devono dorare. togliere la teglia dal forno, tagliare i salamini a tozzetti e infornare nuovamente fino a gusto personale.

marie e maite me le sono godute. il fotografo dallo sguardo divertito l’ho appena conosciuto. la presentazione e le loro parole sono state generose, chi c’era mi ha confermato quello che pensavo. sono straordinari i calycanti e con i loro occhi e le loro parole anche la provincia è diventata straordinaria. non mi sono fatta fare l’autografo. ma rimedierò.

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calyncanti

la provincia è una scatola chiusa. si apre per far uscire gente ma si richiude in fretta, è difficile che entri qualcosa nel mentre. però capita di incontrare facce diverse, ragazze che hanno voglia di fare, di provare, di uscire dal solito. e di accogliere un’idea e di portarla a compimento. ci avevo provato altre volte, mi faccio prendere da quello che è bello, che mi piace, in cui credo e vorrei che tutti salissero sul carro con me. invece spesso no. questa volta, invece, l’idea di fare una presentazione di due e, dico due,  libri di cucina che mi sono sembrati da subito bellissimi, come le persone che li hanno curati, è stata accolta subito da Federica, Erika e Rita

la cucina di calycantus al completo, nelle persone di maite, marie e del fotografo arriva in provincia.

e allora oggi, fra un attimo, al nove100 caffè, in corso mazzini a faenza, alle 18 e 30 ci incontreremo per parlare di cucina, di ricette, di immagini e di immaginario. anche di blog, certo, perchè tutto nasce da qui. io sono emozionata, incredula e ho voglia di mettermi in adorazione in un cantuccio e restare calyncantata.

se chi legge si trovasse in zona passi a fare un assaggio. certe occasioni lo meritano davvero.

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e rid’aie!

ho fatto quello che mi hanno detto di fare. cercando di farlo nel modo migliore. ho cercato di tenere fermi i piedi, ho cercato di essere quadrata, razionale e organizzata. ma sono rotonda, saltellante e musicosensibile.

se dal palco si leva un grido, io grido, se si alza il ritmo io muovo i piedi e se si lalaleggia la testa dondola a cullare l’anima. ed è proprio l’anima quella che ha goduto dei tre giorni di musicanelleaie, l’anima multiculturale, aperta al diverso, all’universo, ai colori e ai suoni che vanno dal gracidar delle rane, al cembalo, alla nichelarpa, al sax. per noi che lo abbiamo vissuto dietro sono tante le cose da sistemare ancora, ma la festa…la festa è stata perfetta. compreso il parto delle nuvole pesanti, avvenuto puntuale alle 21 quando si cominciava a cantare e ballare. ma per finire cosa c’è di meglio che una pioggia tiepida che allunga il vino e chi canta continua a cantare e chi balla alza le mani a bagnarsi tutto? ehi qualcosa ci sarebbe stato di meglio…una pioggia di vino!

in tre giorni ho gustato musica, 24 gruppi 24, bruschette, 3 di 3, spiedini di pollo e peperoni, 4, cosciotto di castrato, 1. e 9 zuccherini 9. e compagnia piacevole e nuove conoscenze e sogni, tanti sogni da colorare.

i vincitori: dèmodè dal friuli per la giuria – radìs della romagna per il pubblico

mi ha commossa un sms arrivato da chi quest’anno non c’era e questo mi riporta con il pensiero a oggi e oggi a venerdì, giornata che vedrà arrivare a faenza, i calycantus, eccezionalmente in formazione completa.

appuntamento venerdì 13 al caffè nove100-ore 18e30 e domani provo a scrivere di più.

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nelle aie

da ieri, ci sono genti, ci sono cose, ci sono fermenti e idee, ci sono tantissimi volontari e c’è il lavoro di tanti. è arrivata anche mammadamsterdam e io intanto mi godo l’insieme. sul sito ci sono già nuove foto. prima serata dove il freddo ha tenuto palco. ma oggi il sole è alto. è altissime le aspettative. se poi i discorsi notturni con lo sparso portano pensieri da approfondire …

oggi dovremo scegliere fra scuola di balli tradizionali, convegni pieni di discorsi interessanti, la corsa, le visite naturali e le aie in corso. diamoci una mossa.

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nera per caso

al cioccolato brulè, oppure ciocco burns, perchè se scrivo torta al cioccolato bruciato non  fa una bella figura.

metto il cioccolato a fondere, a bagnomaria,  poi metto i panni in lavatrice, oh! ci sono anche quelli da stendere, oh in giardino è necessario dare una pulita al tavolo, oh prendendo la spugna ho ri.visto la lavatrice, e poi la doccia da pulire e poi inizio a sentire uno strano profumo impregnante…provo a volare ma non serve più, il cioccolato è diventato compatto, bricioloso e a una prima occhiata potrebbe sembrare il cioccolato di modica. lo assaggio. non è male. non è male affatto. e allora improvviso una torta alternativa alla solita che dovevo fare. una torta da inzuppare nel latte per le colazioni dello sparso.

200 grammi abbondanti di ciocco fondente (avevo conad in casa) 250 grammi di farina. uno yogurt due bontà, (conad anche quello), 100 gr di burro, 3 uova, 250 grammi di zucchero, due tazzine da caffè di acqua. una bustina di lievito.

il risultato è stato stupefacente e i cereali dello yogurt hanno regalato sorprese ai morsi. credo che la rifarò;  provando a non far danni con il cioccolato.

ma come devo fare se nell’istante esatto in cui comincio a fare una cosa mi si aprono altre mille possibilità alle quali  non voglio rinunciare? è così sempre, cambio direzione costantemente, ogni volta che mi si apre una finestra e vedo le cose da fare non resto sul binario, ma cambio, nella convinzione assurda di riuscire a fare tutto. tutto in tempo e tutto bene. e spesso dimentico il binario iniziale e faccio delle figure di cioccolata. si riesce a cambiare anche quando si è già adultini?

aggiornatmento al post precedente: milano, corso como 10-i miei stivali con i miei piedi dentro-il concerto di lorenzojova-il citofono, la maniglia e la chiusura, lo scalino per seguire la salita e il colore ;D-romagna.

ps: sulla settimana dei nodi al pettine avrei dovuto scommettere!

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