Archivi del mese: giugno 2011

l’isola che non c’era-gente del fud

che ci sono aziende che scelgono mina, altre la vanoni; la garofalo, come testimonial,  ha scelto un centinaio di foodblogger che probabilmente non sanno cantare e ballare, ma possono parlare (o sparlare, o tacere) del prodotto e del progetto che ci verrà presentato in anteprima, in un tam tam che si propaga, nella rete, fino a riempirla.

perchè io e perchè sì. prima di tutto perchè sì.

perchè dopo lo stupore è arrivata la voglia di vedere da vicino com’era. perchè ho chiesto  a lydia, a enza, a pà. perchè fare la pazzia di appoggiare le valigie normanne e prepararne una per la costiera mi ha messo entusiasmo. perchè la mia metà, quella brontolona, che mi sono sposata, ha detto sì, devi, anche solo per vedere com’è.

perchè io l’ho capito poi, dalla folla eterogenea di food blogger presenti all’evento, dalle parole di emidio mansi.  sono un blog atipico io. food quel tanto che casa. lamento e tormento. e invece arriva la richiesta di giorgio marigliano. stupisco. e parto. partiamo.

l’accoglienza è iniziata alla stazione. vedo la borsa di maite, mi sento meglio. facce conosciute, per fortuna. e poi il sentirsi salutate per nome al primo squillo (che efficienza giorgio!), il badge di riconoscimento, (che pazienza piero de luca!)  il welcome pack che porto in camera, vista mare e nuvole. le cicerchie, il peperoncino, le magliette, le paranze, il telefono…il telefono? pà c’è un telefono nel pacco. (maddai, sarà solo la scatola!) invece il telefono c’era e c’entrava con tutto.

alla conferenza di presentazione ho pensato che emidio avesse studiato bene tutti i blog, perchè ha saputo trovare le parole che volevamo sentirci dire; ho pensato che alla fine nokia avesse il suo bel vantaggio a essersi regalata a noi. perchè ha bisogno di tornare sul mercato con applicazioni armate contro la concorrenza e se queste applicazioni cavalcano il mondo della cucina meglio ancora. ho pensato che un progetto ambizioso come gente del fud ha davvero grandissime potenzialità che solo noi possiamo elevare o disperdere. ho pensato che garofalo ha avuto una strategia vincente, corretta  perchè lascia liberi di aderire o non aderire, di discuterne, di parlarne. perchè ha convocato grandi e piccoli, perchè  si mette in gioco per prima. un progetto come gente del fud, pensato per dare spazio ai prodotti del territorio, che noi  conosciamo e amiamo, è un progetto bello come l’isola che non c’è, ma grande, grande come le cose che nascono senza sapere come diventeranno. ed è sicuramente un progetto che costa.

certo il lavoro dei blogger che aderiranno potrebbe sembrare gratuito, ma …non è forse gratuito il nostro entusiasmarci per un prodotto, il testare e condividere? non è forse nella condivisione che traiamo noi stessi un beneficio? e partecipare a un progetto così ambizioso, partendo dalle fondamenta è una cosa che affascina.  i risultati si vedranno a settembre.

cosa mi è rimasto di questo week? prima di tutto il piacere tangibile di aver guardato in faccia lydia, elena, anna, sonia, valentina e riabbracciato i calicanti. poi il disagio nel sentirmi sconosciuta fra tanti nomi che leggo. vedere lo ziopiero e scoprirlo ragazzo, dare un volto a gambetto, alla pippi, ad aurelia, e poi le pellegrine agostina, enza, le gemelle, ma quanti foodblog non conosco? ho anche confuso i cioccolatini del nanni, con corradot    mi è rimasta l’immagine di oxana in stazione in un’attesa che sembrava non finisse mai ..ma questa è la parte sociale e io sono timida nel profondo e tanti erano che non ho avuto modo di.

mi è rimasto lo stupore di veder nascere un progetto raccontato da peter pan seduto su una sedia con sulle ginocchia trilli e un folletto. e i figli non mentono. non fanno calcoli. i figli sono come sono. senza giri di parole. e così è stato emidio mansi. un peter pan con una grande dote comunicativa, che ha saputo portarci nell’isola che non c’era che forse adesso, grazie anche a noi, ci sarà.

il mio più uno (più uno per sempre) ringrazia la nokia e chiede di sviluppare le applicazioni in maniera più semplice. ha anche cenato mangiando pesce e questo io non riesco a spiegarmelo. o forse si spiega guardando la splendida rossa che aveva di fianco. (grazie a giulia e marito per le chiacchiere e le risate)

io non riesco a disfarmi della scatola di cartone che conteneva i doni e chiedo aiuto. lo sparso ha visto le mie foto e si vergogna. e  io dal giorno della visita allo stabilimento ho un altro concetto del termine “butta la pasta”

ho mantenuto fede a me stessa e sono andata a correre la domenica mattina, sulla strada impossibile che da castellammare porta a sorrento. nonstante tutta la falanghina bevuta e la cena terminata a mezzanotte passata.  ho arrancato davvero.

avevamo scommesso, io e pà, sull’adesione al progetto del pasto nudo. (sonia è un’integralista che sa mediare) ho vinto io.

gente del fud, il sito, partirà a settembre. io cercherò i prodotti che fanno romagna. quelli dei piccoli produttori che lavorano con passione e che si curano di noi.

domande a margine: le foofblogger hanno i tacchi alti per essere taccate su fb? le foodblogger hanno la risata contagiosa perchè non si curano di nasconderla? i foofblogger sono pochi perchè hanno paura di essere pappati?

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normandia, la mia

ho gli occhi pieni di verde e i capelli pieni di vento. ho nelle orecchie il rumore dell’oceano, che assomiglia “incredibilmente” al rumore del mare. onde che si infrangono sulla scogliera di alabastro, accès interdit. ma i piedi portano a spasso la voglia di vedere cosa c’è oltre. e le pale eoliche e le pecore e ragazzi sdraiati e l’odore di pesce grigliato. chi abita quassù, nella chiesa di “maria”? come ci si sente a essere custodi di uno spettacolo? fècamp mi è piaciuta moltissimo, prima delle tappe atlantiche della normandia. una delle poche che non era nella lista di pà, anche se gli alleati si erano preparati a sbarcare anche qui; forse lanciavano scalatori. una spiaggia di sassi bianchi. multiformi. il sasso sella, il sasso pisello, il sassopiatto. li avrei intascati tutti. manie. il mercato lascia sfilare bancarelle di golosità: formaggi, formaggi, formaggi, salame, salsiccia e patate “vere” fritte nello strutto, occhiali, vestitini leggeri, formaggi. mi lascio sedurre dalla parlata francese, l’adoro. e mi accorgo che rispetto alle volte precedenti mi sembrano tutti più gentili.

è gente di normandia mi diranno in tanti. che si fermano a perlare volentieri con noi, che chiedono da dove, che “ahh italiana? di dove?”a sò rumagnola, rispondo, convinta che capiscano. e le mules che non riesco a mangiare  se non all’ultimo istante, sempre in lotta con chi è restio a provare qualcosa di diverso. scorci da appuntare, chambre d’hotes che avremmo voluto prenotare, un viaggio pensato da mesi, ma organizzato negli ultimi tre giorni; siamo noi. il respiro mi si ferma a pont du oc, fra i crateri dei bombardamenti, rimasti a completare la giostra delle celebrazioni in questi giorni di anniversari; non ho mai amato la normandia perchè pensavo fosse solo lo sbarco. invece la navigatora ci ha guidati alla scoperta di angoli di paradiso. le foto in slide sono il punto di vista dello sparso.

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il burro salato, il caramello salato, il calvados, i giardini fioriti …ci sono altri percorsi che vorrei in normandia. mi accorgo che sono un doppietta. il primo colpo mi serve per prendere la mira. il secondo per colpire. tornerò non belligerante. a riempirmi le tasche di sassi e la testa di fiori. e a mangiare tutto quello che vedo.

se mi chiedessero oggi che cos’è la normandia per me risponderei mucca, mucca, prato, mucca, mucca, giardino, mucca, verde, lilla, lilla. e una navigatora avventurosa. vorrei caricare un video. fatto col telefonino. da mano mossa. ma eloquente.

note di viaggio:

viaggio da sola per quanto riguarda l’organizzazione. interamente e via internet. prima esperienza etap hotel. davvero economici, a volte anche nella pulizia. i parcheggi jet park, a linate come a malpensa, sono economici e ben organizzati. navetta che ti porta e ti ripleleva.  noleggiare auto hertz via easyterra, cambiare idea sul luogo per avere il navigatore e, scoprire che l’utlitaria non ti avrebbe consentito di caricare più di un bagaglio, insegna a controllare. prima. il wi-fi, soprattutto se non hai ancora chiaro dove dormirai dopo due giorno è indispensabile e tutte le strutture provate lo fornivano. dormire ogni notte in una città diversa è stressante. scoprire che gli hotel più economici come etap si infossano nelle aree industriali e non permettono percorsi di corsa me li fa detestare all’istante.

viaggiare con lo sparso e pà insieme è come partecipare a giochi senza frontiere.

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cominciamo da parigi

il nostro viaggio in normandia e la serie di cose da dire che si è accumulata nel settore “condividere”

parigi 1988. prima volta. poi parigi 1999, infine parigi 2011. parigi ogni 11 anni. quasi un richiamo. un vaccino. una consolazione. parigi è bellissima. nulla da aggiungere? tappa obbligata per noleggiare auto, per accertare il fatto che la erre parigina mi eccita, per rivedere la zona butte-montmartre dopo averla vissuta con amore 11 anni fa. con amore e 7 punti freschi in testa. parigi per 12 ore all’andata e 12 ore al ritorno. il tempo per girarla a piedi sotto il sole e sull’ orlybus sotto la pioggia. il tempo per scoprire che non ci sono abbastanza posti dove pà possa mangiare e non ci sono abbastanza ore per me per provare tutte le boulangerie. parigi presa per le punte delle matite che avevano segnato due “da non dimenticare”:  i pirottini visti da elga per me, l’apple store per lo sparso. missione compiuta. mi resta l’urgenza di tornarci da curiosa lettrice di blog che hanno liste lunghe di luoghi che “volevo voglio vorrò”  vedere.

sono andata a correre alle 7 ai giardini di lussemburgo. insieme a tanti come me. tre giri del parco. una sosta per lo stretching e gli esercizi a terra. sentirsi parigini per un attimo è un attimo

ho trovato incredibili questi negozi

                                                                                                                                                                       lo speziale

                                                                                                                                                                   il vintage

                                                                                                                                                              la nastreria

                                                                                                                                                             la cappelleria

                                                                                                                                                              la pentoleria

ho trovato una pizza per pà che mi ha evitato diverse soste al  mac e un spezialità alsaziana di cui, ‘gnorante, non avevo mai sentito parlare: flam’s

ho provato il piacere  di sedere fuori da “le pain quotidien”, in rue de montorgueil e gustare un piatto, ridere e commentare i passanti e fotografare il francese tipo: uomo con giornale e baguette. ma anche uomo con 24 ore e baguette, uomo con champagne e baguette, uomo con bambini e baquette.

uomo che mangia baguette, uomo che indossa baguette…e potrei continuare all’infinito. di parigi mi resteranno negli occhi queste immagini, l’eleganza soave delle ragazze, i baci dati, esibiti e fotografati, le ballerine ai piedi, il vento e un traffico inimmaginabile. nenache a napoli. che racconterò.

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mettiamoci una mano sul quorum

perchè avere diritti comporta sempre doveri. abbiamo la possibilità di esprimere il nostro parere. abbiamo la possibilità di dimostrare che non siamo pecore pronte a far lana e a seguire i pecoroni. abbiamo la possibilità di mettere mano e croce su questi referendum. e sprecare questa possibilità significa accettare passivamente le cazzate che sta facendo la classe politica italiana in connivenza con gli interessi di aziende che hanno il solo scopo di guadagnare sulle vite altrui.

ho letto sulla bacheca fb  di graz di tv e tv questa semplice spiegazione.

Il referendum tradotto per noi comuni mortali:
– Vuoi che un ladro vada in galera anche se è il Presidente del Consiglio? (SI)
– Vuoi che l’unico posto dove stipare una barra di uranio impoverito sia il culo di chi vuole il nucleare? (SI)
– Vuoi continuare a farti il bidet senza dover usare il Telepass? (SI)
– Vuoi innaffiare le tue piante senza usare Uliveto e Rocchetta? (SI)

questo fine settimana mangerò pizza napoletana, conoscerò persone nuove, toccherò con mano quello di cui ho solo sentito parlare, lascerò che il treno mi porti lontatno per riportarmi poi a casa, attraverserò parte di questa italia che resiste nonostante le catene e  lunedì 13 alle 9 sarò al seggio.  la mia parte.

e a proposito di quorum consiglio di leggere questo articolo del post che mi sembra molto illuminante. andare a votare per continuare ad avere il diritto di farlo e per non buttare soldi a vanvera.

ps

volevo scrivere di normandia. ma era più urgente scrivere di voglia di  normalità…

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calvarios

e io invece avrei preferito calvados. nella terra del sidro e del camembert, fra mucche al pascolo in ogni giardino, fra tarte normande e pain au raisin, si percorrono le tracce dello sbarco, si leggono lapidi e si litiga che è una meraviglia. non siamo capaci di stare tanto tempo insieme fuori dalle nostre abitudini e senza le vie di fuga casalinghe. in casa basta un attimo per evitarsi, in vacanza è un continuo scontrarsi. e qui, in queste spiagge che mi stringono lo stomaco al pensiero, sembra di essere in un parco giochi con tanti ragazzoni che giocano alla guerra.

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