Archivi del mese: ottobre 2011

wbd 2011 tu pane io piada

nel giorno mondiale del pane mettere le mani in pasta e servire il più semplice degli alimenti è un gesto che va oltre il solito. non ho mai partecipato a questa iniziativa partita pe volontà di zorra 6 anni fa e che parla di condivisione, di bisogno primario, di casa. nata qui e portata avanti da migliaia di foodblogger in ogni parte del web. cindystar spiega perfettamente, grazie a giovanna che ha messo il link.

combattendo con il tempo che prende direzioni diverse dalle mie e che no ritrovo mai, pensavo di non farcela neanche quest’anno. però stavo impastando piadina stamane e, pensando al passato di questo cibo da strada,  è stato lampante: questo è! pane. pane azzimo oserei dire. 4 ingredienti: farina, acqua, strutto, sale. nient’altro. tempo di attesa per lasciare che la farina si faccia tirare in un disco sottile, da cuocere sul testo, sulla piastra, su una padella antiaderente. conviviale e versatile possiamo farcirlo come più ci piace, oppure fare come me, mentre lo cuocio, lascio che un angolo si cuocia troppo e, accidenti, mi tocca mangiarlo a me.

attenzione: le foto che seguono causano inappetenza, dimagrimento  e calo del desiderio

come ho già scritto piadina in romagna bassa, piada se ci si avvicina a rimini, per me è pane di casa, ogni volta che mi manca il tempo per preparare altro. una piada il tempo lo restituisce.

500 grammi di farina 0 – 150 gr di strutto – 170 gr di acqua calda a cui aggiungere 3 cucchiaini di sale. nella planetaria, o sul tagliere, mettere la farina, mischiarla allo strutto e aggiungere l’acqua calda poca alla volta. lavorare, lavorare, lavorare. mettere poi in un sacchetto di plastica e dimenticarla sul bancone per 4 ore circa. ora che è pronta per essere stesa decidere se farla, piccina a bocone, media merenda o gigante per cena. padella piccola stasera, col prosciutto e la rucola, con lo squacquerone e la rucola, con il raviggiolo,  con ricotta e bresaola, con fichi caramellati e ricotta, con mozzarella e prosciutto, con salame, con bufala, pomodoro e basilico. con quello che vogliamo noi. una piada spezzata, un pezzetto a te, un pezzetto a me. ancora un pezzetto a te, uno a lui. che nessuno si resti senza pane.

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mi attacco alla canna del g.a.s.?

me lo chiedo spesso ultimamente, perchè il mio indirizzo personale è cercare di abbandonare la grande distribuzione per alcune scelte negli acquisti. soprattutto quelle legate all’alimentazione e alla tavola. la massificazione non mi piace, ma sopratutto cerco la stagionalità e premio i piccoli produttori, che ci mettono le mani, per ultime, dopo l’esperienza, il cuore e la passione.

però…però…

ho provato con la cassetta settimanale della verdura. ho provato nel mese di luglio, mese che regala varietà di colori e sapori e tipologie di verdura. su 4 cassette, per 4 settimane: tante, tantissime, carote; pomodori rossi e verdi, zucchine (meno di quante avrei voluto), peperoni nessuno, melanzane (e non sono grossa consumatrice) sempre, patate meno di quanto sperassi, bietole sempre, rape rosse (mai preparate) nessun cetriolo, una solo volta l’insalata.

ora: io non sono proprio la signorina mi piace cambiare, adoro assaggiare tutto il nuovo, ma nelle preparazioni quotidiane devo fare i conti anche con i miei due “cosi” in casa. il fatto che non si possa scegliere le qualità o le quantità di verdure è castrante. certo sorprendersi con il prodotto mai provato è piacevole, ma nelle quattro settimane di prova ho sofferto la mancanza di tante zucchine, di cetrioli, di insalata.

il g.a.s. del territorio mi sembra attivo, su prodotti per la pulizia, farine, cereali, tonno, carni bio e formaggi, ma è molto schematica la formula d’ordine, gli incontri soviet, la difficoltà per chi non è ancora nel giro di poterci entrare. mi occorrerebbe il tempo di partecipare agli incontri e di capire il meccanismo, in questo vince il supermercato, vai-compri-paghi-esci, con scelte spesso dettate dalla fretta e dal compro quello che vedo comodo (e deciso da altri) con i g.a.s devo programmare precedentemente, devo seguire uno schema e spostarmi nei punti di consegna. sono carbonari i g.a.s e questo mi piace molto per iniziare la mia personale rivoluzione…produttori testardi e impegnati, che scelgono la strada più difficile, produttori che vorrei contattare personalmente per dar loro visibilità con gente del fud, che è avida di queste menti e di queste mani, ma sono gelosi i g.a.s. perchè hanno paura che l’interesse aumentato verso il prodotto ne influenzi la qualità. è una partita difficile, quindi devo decidere, sono qui che ci penso …e intanto credo che inizierò a provare i prodotti uno per volta. andando a visitare le aziende prima di comprare, per vedere se saranno le parole, i prodotti, o la storia che influenzeranno la mia scelta. intanto devo trovare il tempo per iniziare…

ps:

i g.a.s. esistono su ogni territorio. non solo nelle grandi città. io l’ho scoperto solo a luglio. ma meglio tardi che mai e informarsi rende liberi.

ps2:

per la camera a gas invece sono diventata possibilista. rinchiuderei l’interro parlamento e farei annusare l’odore dello situazione della nostra italia.

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ho i numeri

che mi danno un senso e che esercitano un richiamo imprescindibile. oggi è l’11 10 11 e non potevo non scrivere qualcosa che mi facesse testimone di questo giorno. che come ogni giorno non ritornerà. oggi sono andata a correre in val di sangro. ho salutato la maiella innevata, ho frullato fino a montare le informazioni introdotte, ho mangiato la pizza scimme, le raffiche e il baccalà, ho scoperto un paio di posti che mi piacerebbe ritrovare e scoperto che mi stanco più a girare in auto che a piedi. il 10 1o 11 è iniziata questa cosa nuova. che intanto mi fa scoprire sapori e terre diverse. e modi di dire che sono uguali solo in dialetti diversi. oggi mi è arrivata una mail di pà e mi parlava di numeri palindromi. ma a me, mi è rimasta impressa la mail inviata. comunicare. anche se lontani.

e se ancora è viva la curiosità del fare e l’entusiasmo dello scoprire …io mi ritrovo.

ps ho un sacchetto di bocconotti. ve li presenterò

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colazioni industriali

a riccione,  il tempo del mattino, lo abbiamo passato testando cornetti e bomboloni in bar fighetti, in pasticcerie semplici, in caffè senza arte nè voglia, sentenziando che la qualità si è fermata altrove, il prodotto è il precotto standard, a parte uno, di una famosa pasticceria di morciano, che è assolutamente cartonato e immangiabile. la colazione in riviera non ha alcuna personalità e nelle nostre città pure. sono pochissimi i bar che si affidano a un prodotto di qualità, sono poche le pasticcerie che si mettono in gioco. e io che sono irrimediabilmente una “fissata” della colazione salvo poche, pochissime realtà. cornetti che al primo morso lasciano la mappazza sul palato, girelle appiccicose e gommose (come possono?) integrali al miele che pare albicocca, ai cereali che non si vedono, alla crema trasparente, alla nutella che tanto copre tutto. io contesto. contesto questo svilimento del prodotto artigianale, contesto il “prodotto precotto” che arriva da grosse industrie. io, che non faccio ormai quasi più colazione al bar, sogno una pasta brioches da manuale,  un croissant come assaggiato per caso a praga, che in un attimo cancellò il freddo e anche la meraviglia del castello. io che ho passato mesi a replicare la stessa colazione appena arrivata a milano, facendo strada aggiuntiva perchè adoravo il cornetto di scaringi, mi sono ritrovata con un morso cartone e con la voglia di buttare il resto. io che avevo eletto il bar preferitato per la qualità della pasticceria l’ho dovuto abbandonare e con lui le persone che mi piaceva incontrare. io che per adesso solo al lugo alla moderna posso restare estasiata pregando che non cambi e non ceda alla voglia di “ridurre il costo”, che l’integrale e il croissant di fiorentini è finalmente ben lievitata,  non microscopica, godevole e buona. io che pagare un euro e dieci di cornetto più un euro e dieci di caffè mi sembra esagerato assai, io sono rimasta incantata quando all’iper rubicone ho trovato questa:

confezionata da loro, quattro ingredienti, sapore strepitoso. soffici e lievitate perfettamente. intanto che non otterrò risultati eclatanti nell’home made briochino saranno queste che mi riempiranno il freezer.

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