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napul’eh!

iscriversi a groupon è stato un attimo. e un attimo acquistare un paio di offerte di pacchetti week. sono convinta che l’unico modo che abbiamo per sopravvivere al quotidiano sia vivere lo straordinario ogni volta che possiamo.  l’offerta era una notte romantica a napoli (leggo napoli, penso pizza, al romantico ci arriveremo poi). 6 mesi per spendere il coupon. comprato a dicembre, mi basta poco per pensare che l’occasione di unire il viaggio in costiera alla notte napoletana è da prendere al volo. e allora anticipiamo la partenza di un giorno. e aggiungiamo solo il necessario per cercare la pizza più buona della città e il numero di un’amica che mi piacerebbe abbracciare. l’hotel è nei quartieri spagnoli. colorati, coloriti, mercanteggianti, da guardare dal basso in alto, di qua e di là. ogni incrocio una prospettiva. dalla stazione a piedi, con i motorini che si affiancano e ci sfiancano, con il lastricato che mette in ginocchio i trolley,  con il sole che fa caldo, che fa sud. napoli che mi piace ogni volta, che se chiedi un’indicazione ne ricevi tre, che la voglia di parlare e attaccar bottone. avremmo dovuto comunicare l’orario di arrivo. la stanza non è pronta come dovrebbe, non c’è problema. usciamo a mangiare

sorbillo è la meta. e la fila, il posto, la pizza sono da provare,  anche se il cornicione non è così alto da buttarsici di sotto, la tua pizza è una poesia, il fiordilatte una crema  e i sapori nell’insieme perfetti. però, caro sorbillo, per favore,  i bicchieri di plastica no, per favore no, per diminuire i rifiuti  e per dare un sapore più tondo alla birra. il resto va bene com’è. anche il conto. 15 euro due pizze e due birre grandi.

e poi il caffè che ricordavo perfetto in piazza dante nell’altra fuga napoletana, la pennica di pà e il mio vagare alla ricerca delle cose che voglio portare a casa. piazza plebiscito, i capannelli di gente, il carrettino con il ghiaccio e i limoni. la discesa verso il mare, castel dell’ovo. non imparerò mai a vederla abbastanza napoli. e l’amica che arriva, passeggiare per la città con gli occhi loro che la conoscono meglio, un caffè al gambrinus, via chiaia, la villa e,  per favore ancora pizza stasera, ma brandi mi ha delusa, puntano sul turista e lo colpiscono. la margherita qui  sarà anche nata, ma qui la faranno morire se mettono mozzarella acida e basilico bruciato. buona la compagnia però e la passeggiata notturna. adesso li vedo i cassonetti pieni di spazzatura sui corsi è quasi mezzanotte e la città è ancora viva.

rientriamo in camera, eccola la nostra notte romantica, candele per terra, petali di rosa (di stoffa) sparsi ovunque, un cuore sul letto, un vassoio di salumi, formaggi e mozzarella, una bottiglia di spumante dolce. ridiamo divertiti, forza ragazzo, datti da fare adesso è il momento.

alle 7 suona la campana con insistenza,  la chiesa (dai poteri miracolosi) chiama, il brulicare di gente nei quartieri spagnoli urla  e io vado a correre. le strade sono pulite, nessuna traccia di immondizia, i marciapiedi lavati, un curato in passeggiata, il lungomare di sole. incrocio chi corre e ci salutiamo riconoscendoci ovunque.  il caffè dal professore e una sfogliatella alla galleria umberto. la colazione in albergo e il bus che ci porta alla stazione. napul’è ‘na meraviglia.

nota bene: il caffè l’ho pagato 80 centesimi e 90 centesimi dal professore. da noi costa 1,10 € la differenza è che il loro è meglio. e basta.

poi il ritorno alla realtà l’allarme immondizia. la stretta al cuore perchè ogni luogo che tocco diventa casa mia. ma ieri, la notizia*, che apre la speranza la raccolta porta a porta da settembre e un grande in bocca al lupo al nuovo sindaco che ce la mette tutta, con  i napoletani, per cambiare le cose.

* la notizia sarà la mia prossima pizza a napoli. fino ad allora grano spezzato o’malomm a sanpatrignano.

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saint-jacques vs san giovanni

9 spighe di grano, nove steli di lavanda, nove fiori di iperico raccolti nella notte di san giovanni, umidi di rugiada con i piedi nudi sull’erba per entrare in contatto con le energie dei riti dei tempi. notte di grilli, anche per la testa, se penso che basti seguire queste semplici indicazioni per dare una svolta magica alle cose. mi costa nulla e mi diverte e mi da il brivido aggirarmi nella notte, nella notte delle streghe, a cercar segni senza inganni. non avevano bisogno di televisione un tempo, se le creavano a scadenze fisse le cose da fare. come accendere i fuochi per bruciare quello che non va. a cadenza quasi trimestrale se andiamo a leggere nelle tradizioni. il nocino non lo preparerò, ma la camminata con la signora cristina, tedesca di germania, emigrata in italia per stare con i nipotini, che ci ha guidate alla ricerca delle erbe mediche con istruzioni per pediluvi, tisane e pozioni salvifiche per fisici stanchi…è stata bella, divertente e istruttiva. nella sera di san giovanni che ci ha viste donne con il sogno di far magie per guarire il mondo.

e dal pescavendolo di fiducia le conchiglie saint jacques, un santo tira l’altro soprattutto a tavola:

semplicissima preparazione dal risultato eccezionale:

9 conchiglie lavate e pulite, sale, olio, basilico fresco.

ho scaldato un padellino antiaderente fino a che gettando un poco d’acqua non forma palline, ho adagiato in padella le cappesante, un minutoper lato e le ho riposizionate nella loro conchiglia adagiandole su una foglia di insalata. salate, oliate e basilicate. ottime e abbondanti, le ho fatte sparire tutte io. la magia è compiuta.

le conchiglie. tante.

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l’isola che non c’era-gente del fud

che ci sono aziende che scelgono mina, altre la vanoni; la garofalo, come testimonial,  ha scelto un centinaio di foodblogger che probabilmente non sanno cantare e ballare, ma possono parlare (o sparlare, o tacere) del prodotto e del progetto che ci verrà presentato in anteprima, in un tam tam che si propaga, nella rete, fino a riempirla.

perchè io e perchè sì. prima di tutto perchè sì.

perchè dopo lo stupore è arrivata la voglia di vedere da vicino com’era. perchè ho chiesto  a lydia, a enza, a pà. perchè fare la pazzia di appoggiare le valigie normanne e prepararne una per la costiera mi ha messo entusiasmo. perchè la mia metà, quella brontolona, che mi sono sposata, ha detto sì, devi, anche solo per vedere com’è.

perchè io l’ho capito poi, dalla folla eterogenea di food blogger presenti all’evento, dalle parole di emidio mansi.  sono un blog atipico io. food quel tanto che casa. lamento e tormento. e invece arriva la richiesta di giorgio marigliano. stupisco. e parto. partiamo.

l’accoglienza è iniziata alla stazione. vedo la borsa di maite, mi sento meglio. facce conosciute, per fortuna. e poi il sentirsi salutate per nome al primo squillo (che efficienza giorgio!), il badge di riconoscimento, (che pazienza piero de luca!)  il welcome pack che porto in camera, vista mare e nuvole. le cicerchie, il peperoncino, le magliette, le paranze, il telefono…il telefono? pà c’è un telefono nel pacco. (maddai, sarà solo la scatola!) invece il telefono c’era e c’entrava con tutto.

alla conferenza di presentazione ho pensato che emidio avesse studiato bene tutti i blog, perchè ha saputo trovare le parole che volevamo sentirci dire; ho pensato che alla fine nokia avesse il suo bel vantaggio a essersi regalata a noi. perchè ha bisogno di tornare sul mercato con applicazioni armate contro la concorrenza e se queste applicazioni cavalcano il mondo della cucina meglio ancora. ho pensato che un progetto ambizioso come gente del fud ha davvero grandissime potenzialità che solo noi possiamo elevare o disperdere. ho pensato che garofalo ha avuto una strategia vincente, corretta  perchè lascia liberi di aderire o non aderire, di discuterne, di parlarne. perchè ha convocato grandi e piccoli, perchè  si mette in gioco per prima. un progetto come gente del fud, pensato per dare spazio ai prodotti del territorio, che noi  conosciamo e amiamo, è un progetto bello come l’isola che non c’è, ma grande, grande come le cose che nascono senza sapere come diventeranno. ed è sicuramente un progetto che costa.

certo il lavoro dei blogger che aderiranno potrebbe sembrare gratuito, ma …non è forse gratuito il nostro entusiasmarci per un prodotto, il testare e condividere? non è forse nella condivisione che traiamo noi stessi un beneficio? e partecipare a un progetto così ambizioso, partendo dalle fondamenta è una cosa che affascina.  i risultati si vedranno a settembre.

cosa mi è rimasto di questo week? prima di tutto il piacere tangibile di aver guardato in faccia lydia, elena, anna, sonia, valentina e riabbracciato i calicanti. poi il disagio nel sentirmi sconosciuta fra tanti nomi che leggo. vedere lo ziopiero e scoprirlo ragazzo, dare un volto a gambetto, alla pippi, ad aurelia, e poi le pellegrine agostina, enza, le gemelle, ma quanti foodblog non conosco? ho anche confuso i cioccolatini del nanni, con corradot    mi è rimasta l’immagine di oxana in stazione in un’attesa che sembrava non finisse mai ..ma questa è la parte sociale e io sono timida nel profondo e tanti erano che non ho avuto modo di.

mi è rimasto lo stupore di veder nascere un progetto raccontato da peter pan seduto su una sedia con sulle ginocchia trilli e un folletto. e i figli non mentono. non fanno calcoli. i figli sono come sono. senza giri di parole. e così è stato emidio mansi. un peter pan con una grande dote comunicativa, che ha saputo portarci nell’isola che non c’era che forse adesso, grazie anche a noi, ci sarà.

il mio più uno (più uno per sempre) ringrazia la nokia e chiede di sviluppare le applicazioni in maniera più semplice. ha anche cenato mangiando pesce e questo io non riesco a spiegarmelo. o forse si spiega guardando la splendida rossa che aveva di fianco. (grazie a giulia e marito per le chiacchiere e le risate)

io non riesco a disfarmi della scatola di cartone che conteneva i doni e chiedo aiuto. lo sparso ha visto le mie foto e si vergogna. e  io dal giorno della visita allo stabilimento ho un altro concetto del termine “butta la pasta”

ho mantenuto fede a me stessa e sono andata a correre la domenica mattina, sulla strada impossibile che da castellammare porta a sorrento. nonstante tutta la falanghina bevuta e la cena terminata a mezzanotte passata.  ho arrancato davvero.

avevamo scommesso, io e pà, sull’adesione al progetto del pasto nudo. (sonia è un’integralista che sa mediare) ho vinto io.

gente del fud, il sito, partirà a settembre. io cercherò i prodotti che fanno romagna. quelli dei piccoli produttori che lavorano con passione e che si curano di noi.

domande a margine: le foofblogger hanno i tacchi alti per essere taccate su fb? le foodblogger hanno la risata contagiosa perchè non si curano di nasconderla? i foofblogger sono pochi perchè hanno paura di essere pappati?

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cominciamo da parigi

il nostro viaggio in normandia e la serie di cose da dire che si è accumulata nel settore “condividere”

parigi 1988. prima volta. poi parigi 1999, infine parigi 2011. parigi ogni 11 anni. quasi un richiamo. un vaccino. una consolazione. parigi è bellissima. nulla da aggiungere? tappa obbligata per noleggiare auto, per accertare il fatto che la erre parigina mi eccita, per rivedere la zona butte-montmartre dopo averla vissuta con amore 11 anni fa. con amore e 7 punti freschi in testa. parigi per 12 ore all’andata e 12 ore al ritorno. il tempo per girarla a piedi sotto il sole e sull’ orlybus sotto la pioggia. il tempo per scoprire che non ci sono abbastanza posti dove pà possa mangiare e non ci sono abbastanza ore per me per provare tutte le boulangerie. parigi presa per le punte delle matite che avevano segnato due “da non dimenticare”:  i pirottini visti da elga per me, l’apple store per lo sparso. missione compiuta. mi resta l’urgenza di tornarci da curiosa lettrice di blog che hanno liste lunghe di luoghi che “volevo voglio vorrò”  vedere.

sono andata a correre alle 7 ai giardini di lussemburgo. insieme a tanti come me. tre giri del parco. una sosta per lo stretching e gli esercizi a terra. sentirsi parigini per un attimo è un attimo

ho trovato incredibili questi negozi

                                                                                                                                                                       lo speziale

                                                                                                                                                                   il vintage

                                                                                                                                                              la nastreria

                                                                                                                                                             la cappelleria

                                                                                                                                                              la pentoleria

ho trovato una pizza per pà che mi ha evitato diverse soste al  mac e un spezialità alsaziana di cui, ‘gnorante, non avevo mai sentito parlare: flam’s

ho provato il piacere  di sedere fuori da “le pain quotidien”, in rue de montorgueil e gustare un piatto, ridere e commentare i passanti e fotografare il francese tipo: uomo con giornale e baguette. ma anche uomo con 24 ore e baguette, uomo con champagne e baguette, uomo con bambini e baquette.

uomo che mangia baguette, uomo che indossa baguette…e potrei continuare all’infinito. di parigi mi resteranno negli occhi queste immagini, l’eleganza soave delle ragazze, i baci dati, esibiti e fotografati, le ballerine ai piedi, il vento e un traffico inimmaginabile. nenache a napoli. che racconterò.

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mettiamoci una mano sul quorum

perchè avere diritti comporta sempre doveri. abbiamo la possibilità di esprimere il nostro parere. abbiamo la possibilità di dimostrare che non siamo pecore pronte a far lana e a seguire i pecoroni. abbiamo la possibilità di mettere mano e croce su questi referendum. e sprecare questa possibilità significa accettare passivamente le cazzate che sta facendo la classe politica italiana in connivenza con gli interessi di aziende che hanno il solo scopo di guadagnare sulle vite altrui.

ho letto sulla bacheca fb  di graz di tv e tv questa semplice spiegazione.

Il referendum tradotto per noi comuni mortali:
– Vuoi che un ladro vada in galera anche se è il Presidente del Consiglio? (SI)
– Vuoi che l’unico posto dove stipare una barra di uranio impoverito sia il culo di chi vuole il nucleare? (SI)
– Vuoi continuare a farti il bidet senza dover usare il Telepass? (SI)
– Vuoi innaffiare le tue piante senza usare Uliveto e Rocchetta? (SI)

questo fine settimana mangerò pizza napoletana, conoscerò persone nuove, toccherò con mano quello di cui ho solo sentito parlare, lascerò che il treno mi porti lontatno per riportarmi poi a casa, attraverserò parte di questa italia che resiste nonostante le catene e  lunedì 13 alle 9 sarò al seggio.  la mia parte.

e a proposito di quorum consiglio di leggere questo articolo del post che mi sembra molto illuminante. andare a votare per continuare ad avere il diritto di farlo e per non buttare soldi a vanvera.

ps

volevo scrivere di normandia. ma era più urgente scrivere di voglia di  normalità…

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rendere o’maggio

a maggio, perchè questo è.

ricordo le ciliegie, il caldo e l’ansia da prestazione.  l’imperativo di quel maggio era: imparare a fumare e a baciare. meglio non contemporaneamente. l’amica ci si era messa d’impegno a convincermi che non potevo continuare a essere tredicenne senza. era sabato e in un momento di calma fra teste da lavare e bigodini da togliere,- mamma vado un attimo da anto, torno presto –  il fiatone, la strada dritta a cannone fino alla curva a gomito, il sentirsi in colpa col cuore nello stomaco,  la bici appoggiata al muro caldo. la sigaretta sul tavolo della rimessa e un cesto di ciliegie. un tiro, tosse, una ciliegia,  un tiro, una ciliegia. – mi fa schifo! no dai, i primi son così, insisti – mi sono anche impegnata, ma il cesto di ciliegie è finito, la sigaretta no. schifata, buttata. non era ancora il suo momento. finito un compito sotto un altro, togliamoci il pensiero. devo. non ti conosco, cugino di anto, la tua faccia alla sandrogiacobbe non la scorderò mai più, il tuo sorriso, le mani calde che prendono le mie. apri la bocca. cosaaaaa? non è difficile…devi solo aprire la bocca. non posso ho finito le ciliegie.

i suoi occhi sorridenti, il suo naso che fissavo per non guardare altro, il brivido dell’emozione, il sangue così veloce che lo sento scorrere, la faccia rossa e il sapore delle ciliegie. tredicianni. (come sono le tredicenni adesso?) se ci ripenso, ogni volta che ci ripenso, sento vivida la sensazione di non essere io, la voglia contemporanea di non essere lì e di esserci molto di più e la sicurezza che mamma, con lo sguardo lunghissimo, sapesse esattamente cosa avevo fatto.

poi mille anni dopo le ciliegie sono state lo strumento per smettere di fumare. mai quello per smettere di baciare. e per rendere omaggio a maggio mi fermo a ogni albero di ciliegia e me ne faccio un pugno.  una golosità emozionale credo. (si chiamava arnaldo, ma un nome meno adulto per una tredicenne no?)

e fra una camminata col vivaista e un giro in un fondo coltivato a cigliegi il passo è breve come il gesto.croccante e dolcissima e lucida e non posso smettere di. e quelle scure morbidine che ho in cucina per la prima volta possono diventare qualcosa di diverso di “una ciliegia tira l’altra”; è così che è nato il  mio primo clafoutis. ho puntato decisa sulla ricetta di sigrid, poi mi sono ricordata che anche wenny del claf..is ne cantava lodi. costretta a fare un mix fra le due ricette causa  mancanza di mandorle ho anche  sbagliato pirofila. ne serve una dai bordi più alti o più capiente comunque, perchè parte della pastella avanzava nel boccale e così è finita sopra le albicocche. è devo dire che ci stava benissimo! quindi al prossimo esubero di ciligie preparerò un clafoutis plus haute

500 gr di ciliegie, 3 uova, 6 cucchiai di zucchero, 3 cucchiai di farina, mezzo litro di latte, vaniglia, burro e zucchero di canna per la pirofila. alle ciliegie ho lasciato il nocciolo, ne ho fatto letto su un velo di burro e zucchero scuro, ho frullato uova latte zucchero farina come per le crepes, ho coperto a livello le ciliegie e ho infornato per 40′ a 170°. la prossima volta eviterò il timer e il raffreddamento in forno (messa in forno e uscita per la 100 km in graticola)

è migliore da tiepido, cosparso di zucchero a velo. (il cla foo tì oh cerìs l’ho accompagnato dalla vicina per la puntura mattutina e non è ancora tornato)

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son cose belle

la luce che filtra nel bagno dalla nuova copertura della veranda è diversa, più forte ma morbida e crea angolazioni luminose che mi affascinano.

vedere un ragazzo che fa la legna con i rami caduti durante la nevicata di marzo, sulla ciclabile abbandonata dal comune (senza fondi), lui non lo sa ma lavora per me

andare ogni giorno al lavoro pedalando e tornando tardi accorgersi che le giornate sono lunghe, tanto più lunghe.

prepararsi a stirare in giardino (per vedere se riesco a stirare, finalmente)

finire tutti i campioncini di crema per il corpo (in piscina si può)

rubare ciliegie

fermare la pedalata in salita, rispondere al telefono e scambiare umori, malumori e buonumori con un’amica. accorgersi che per terra ci son ciliege e anche sul ramo messo sulla legna. e mangiarle tutte.

le rose che fanno muro sulla ciclabile

ricominciare a baciarsi, soprattutto dopo i 10 giorni di silenzio totale post aie.

chiedere a pà se preferisce pizza o tonno e sentirsi rispondere tonno. (coooosa?)

da guando gli preparo l’insalata di tonno, patate e capperi posso dire che pà mangia anche “il pesce”

semplicissima:

un vasetto di tonno asdomar al naturale (quello avevo) un vasetto di capperi sott’aceto, patate lessate (e questa volta i primi fagiolini) origano

metto il tonno a scolare, (soprattutto se è sott’olio) aggiungo i capperi, le patate tagliate, i fagiolini tagliati, origano, sale, olio (solo se il tonno è al naturale)

servo con crostini di pane all’aglio. su una tovaglietta che porta le nostre iniziali ricamate. anche questa è una cosa bella. (beate le zie che ne facevano dono!)

e poi ho ripensato alla cosa successa sulla ciclabile, la mattina ho chiesto al ragazzo biondo se era incaricato del comune, lui ha detto no, lo faccio per me, gli ho detto bravo, grazie mille. e a sera, c’è questo ramo di ciliegie su una catasta di legna, con tanti frutti intorno. beh mi piace pensare che non sia un caso e grazie alla telefonata che me lo ha fatto trovare.

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di’ che ti piace prima che sia tardi

un sole che sembra estate, un giardino che sembra una discarica, il falegname che ha finito il lavoro. mi merito uno spazio migliore e allora prendo acido muriatico (ma davvero ne avevo una bottiglia in casa? e chi mai la comprò?) spazzolona, scopone, gomma e mi metto a strisciare, lavare, pulire tutte le piastrelle, una ad una, cotto che fai sospirare; uno spazio di due metri per quattro che però mi regala il sospiro della veranda, il piacere di cenare all’aperto. e a lavoro finito sono sbriciolata, ma la cena si consuma in giardino, con le gambe coperte dal plaid (escursioni termiche insolite) e poi in una domenica di cambi che non ho voglia di fare, dopo una corsa bella che mi colora le gambe, preparo pancake perchè la colazione della domenica è la cosa più bella per me. rettifico, la colazione è la cosa più bella. punto. e ieri mattina mi sono scattata una foto per godere a postumi del momento. senza fare allestimenti e con quello strumento veloce e sempre a portata di mano che è l’iphone. condividi. sì volentieri.

da tempo ho modificato la tradizionale ricetta di pancake per crearne una che fosse più “salutare” e in linea con le mie scelte quotidiane. il risultato è un pancake energetico, saporito, che fa arrivare al pranzo senza vuoti di fame. la farina integrale bio sarebbe  da preferire sempre alla doppio zero. nel pancake è perfetta. non metto burro nella pastella, solo quello per cuocere. non metto zucchero bianco ma un mix di zucchero di canna e sciroppo d’agave. utilizzo lo sciroppo d’acero bio e ho notato che “rende” di più. lo sparso,  la prima volta che li ha visti scuri, ha esordito con che palle mamma tu e le tue fisse! poi ha mangiato senza dire altro la sua frittella con spalmabile novi (non entra nutell’acne da noi) e me ne ha chiesta un’altra.

un cup e mezza di farina integrale bio – una cup e mezzo di latte intero – un  mezzo teaspone di sale fino, un tablespone di sciroppo d’agave, un mezzo tbs di zucchero di canna, 3 tbs di lievito chimico, un uovo grande.

nel frullatore metto tutti gli ingredienti liquidi, faccio andare un minuto, poi aggiungo le polveri mischiate. faccio amalgamare e intanto scaldo il padellino con poco burro, verso la pastella a fuoco minimo e lascio cuocere fino a quando non si formano i buchini in superficie e quindi giro. uno via l’altro e poi servire con sciroppo d’acero, cioccolato, miele, marmellata. anche col gelato sono buonissimi (tipo brioches)

ps le misure in cup e ts tbs sono facilmente superabili utilizzando bicchiere, cucchiaio, cucchiaino. l’importante è mantenere le stesse proporzioni. il mio boccale del frullatore è graduato in cup e mi viene più facile che pesare. in 10 minuti sono a tavola. buona colazione, adesso mi mangio gli avanzi domenicali

la farina integrale prende più liquidi della 00 e quindi capita di aggiungere una tazzina di latte in più.

ma soprattutto, grazie a fb, alle mail, alle condivisioni, stavo facendo colazione da sola in compagnia virtuale delle amiche che hanno messo un mi piace. e questo è il bello della rete, di fb, delle cose golose che ci accomunano e del trovare un angolo di pace in ogni instante.

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calyncanti

la provincia è una scatola chiusa. si apre per far uscire gente ma si richiude in fretta, è difficile che entri qualcosa nel mentre. però capita di incontrare facce diverse, ragazze che hanno voglia di fare, di provare, di uscire dal solito. e di accogliere un’idea e di portarla a compimento. ci avevo provato altre volte, mi faccio prendere da quello che è bello, che mi piace, in cui credo e vorrei che tutti salissero sul carro con me. invece spesso no. questa volta, invece, l’idea di fare una presentazione di due e, dico due,  libri di cucina che mi sono sembrati da subito bellissimi, come le persone che li hanno curati, è stata accolta subito da Federica, Erika e Rita

la cucina di calycantus al completo, nelle persone di maite, marie e del fotografo arriva in provincia.

e allora oggi, fra un attimo, al nove100 caffè, in corso mazzini a faenza, alle 18 e 30 ci incontreremo per parlare di cucina, di ricette, di immagini e di immaginario. anche di blog, certo, perchè tutto nasce da qui. io sono emozionata, incredula e ho voglia di mettermi in adorazione in un cantuccio e restare calyncantata.

se chi legge si trovasse in zona passi a fare un assaggio. certe occasioni lo meritano davvero.

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e rid’aie!

ho fatto quello che mi hanno detto di fare. cercando di farlo nel modo migliore. ho cercato di tenere fermi i piedi, ho cercato di essere quadrata, razionale e organizzata. ma sono rotonda, saltellante e musicosensibile.

se dal palco si leva un grido, io grido, se si alza il ritmo io muovo i piedi e se si lalaleggia la testa dondola a cullare l’anima. ed è proprio l’anima quella che ha goduto dei tre giorni di musicanelleaie, l’anima multiculturale, aperta al diverso, all’universo, ai colori e ai suoni che vanno dal gracidar delle rane, al cembalo, alla nichelarpa, al sax. per noi che lo abbiamo vissuto dietro sono tante le cose da sistemare ancora, ma la festa…la festa è stata perfetta. compreso il parto delle nuvole pesanti, avvenuto puntuale alle 21 quando si cominciava a cantare e ballare. ma per finire cosa c’è di meglio che una pioggia tiepida che allunga il vino e chi canta continua a cantare e chi balla alza le mani a bagnarsi tutto? ehi qualcosa ci sarebbe stato di meglio…una pioggia di vino!

in tre giorni ho gustato musica, 24 gruppi 24, bruschette, 3 di 3, spiedini di pollo e peperoni, 4, cosciotto di castrato, 1. e 9 zuccherini 9. e compagnia piacevole e nuove conoscenze e sogni, tanti sogni da colorare.

i vincitori: dèmodè dal friuli per la giuria – radìs della romagna per il pubblico

mi ha commossa un sms arrivato da chi quest’anno non c’era e questo mi riporta con il pensiero a oggi e oggi a venerdì, giornata che vedrà arrivare a faenza, i calycantus, eccezionalmente in formazione completa.

appuntamento venerdì 13 al caffè nove100-ore 18e30 e domani provo a scrivere di più.

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