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d-2 e la rabbia per le scale

e la neve? la neve promessa? cielo plumbeo e pioggia battente. inizio appena sveglia con 120 torsioni, tg la7, nervi, 100 addominali. fialetta di zinco. 3 tab di spirulina.  e come il giorno 1, due mug di acqua uno con limone. kiwi, 3 fette bisco integrali con marmellata di prugne. un caffè. pulisco la cucina, si alza lo sparso,  colazione?

e non mi devo stupire se poi lui dice che non se ne va all’estero perchè sta troppo bene qui. pronti? lascio la cucina in stato di abbandono e affrontiamo la pioggerellina che non diventa neve. dall’ufficio prendo la bici e posta. un’ora per ritirare una multa autovelox. lo sapevamo. lo sparso faceva i novanta, limite 70 e scopriamo che se si superano i limiti dalle 22 alle 7 del mattino la multa aumenta di un terzo. maddai? posso dire vaffanculo? anche senza rallentatore. 219 euro. stare calma mi fa bruciare almeno 200 calorie. la fila alla posta per pagare una bolletta pure. e avevo anche preso il numero sbagliato. torno in ufficio e cerco di concentrarmi. fino a quando non mi accorgo che sono le 13 e 30. pà non si è fatto vedere. le ore piccole notturne pesano sui 50enni. si pranza noi due. un piatto di tortelloni pasticciati con gli avanzi per mitch e un’anca di tacchino arrosto per me. anca meno bastava. con le puntarelle in pinzimonio. un’ anca di tacchino, iniziata con coltello e forchetta, presa a morsi vicino all’osso…è tanta. è tanta e riempie assai. termino il pasto con una mela cotta. dolce. pà mi sta seduto addosso, sulla sedia, mi respira sul collo e ogni volta che addento l’anca geme. effetto strano. vieni a vedere che bel lavorino ho fatto! cosa? vieni a vedere. hai caricato per l’isola ecologica la macchina! bravo! sono stato bravo vero? eh? bra vi ssi mo! (ho mai parlato del bisogno costante di applausi che hanno i tori?) sventolo il drappo rosso. gli parlo di copripiumoni da piegare. sbuffa, pronto ad attaccare. ma cede. gli lascio la parte facile…

in un attimo lo sparso è pà sono pronti per andare. una sola destinazione, una macchina sola. io però sto passando l’aspirapolvere sulle scale. loro aspettano impazienti. con le braccia conserte. in piedi. in cucina. sento la rabbia che sale mentre scendo le scale. sbatto l’aspirapolvere con decisione. mi attardo a passarla in cucina, inisisto. loro sono berrettati, giubbonati, guantati. io ho i calori dalla rabbia. la giornata prosegue con il mercato contadino senza cavoli che sono finiti tutti. ma quanto cavolo mangiano tutti? mi accontento della ricotta cremosa di scania settefonti. di un culo di cappuccio, di un pugno di spinaci. di un pezzetto di pecorino. e in ufficio a piedi solo pochi chilometri, dopo un’immersione nostalgica in foto dal passato, mi faccio passare i nervi “sfettolando” pecorino, accompagnando con una mela e un cracker integrale, la mia voglia di tornare indietro.

ps: l’ho detto che mi sono fermata a prendere tre bignè allo zabaione da fiorentini? uno per ciascuno dei tre deficienti che sono in ufficio me compresa? e che razza di dieta è la mia? la simildieta. uguale uguale al similpelle.

sono le 23e03 dovrei aver messo sottochiave la gola, invece sto mangiando una mela scotta. e mi brucio la lingua.

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d-1

sveglia. mug starbucks large di acqua calda e mezzo limone, lo stesso di sola acqua. fialetta di zinco. 3 tab di spirulina. kiwi. pane integrale con burro marmellata. caffè (dovrei no, lo so). metto la piastra sul fornello e rosolo l’anca di tacchino. apro la finestra, piove. le previsioni ci azzeccano ormai. si aspetta la neve per il pomeriggio. stesso mug con the verde (io leggo ze verde) e idem con spremuta di arancia. sono le 11 e ho bevuto quanto un cammello. il secondo caffè arriva alle 11e30. (mi sono sgridata da sola)

poi ho fatto 120 torsioni in piedi. il punto vita ringrazierà fra almeno due mesi. alle 14e30 a pranzo, dopo aver ceduto a un grissino con sesamo. (sifotta) tonno, patate, capperi e origano. con due pezzetti di pane di segale made in valdifiemme. una arancia e due pere volpine con vino rosso (non resisto al fine pasto. se non è dolce vado avanti) lo prendo l’artiglio del diavolo? lo prendo. 3 tab. artrite deformante ti vincerò.

pioggia rumorosa al di là dei vetri. i 6 km a piedi rischiano di diventare una camminata nell’acqua senza il massaggio e ci do su! e comunque arrivo in ufficio alle 16, accendo la candela sulla scrivania, la musica su itunes e scrivo. una mela. due mug medi di acqua tiepida. una conversazione su skipe, 100 addominali.

rientro alle 20e15. troppo tardi per l’arrosto. lo sparso sotto tortura lo aveva anche acceso il forno. ma la stistemo con una omelette. tre veli di formaggio, uno di prosciutto, due uova. e per finire la cena un kiwi giallo. se durante la riunione di mna, riuscissi a non mangiare sarei anche stata bravina.

(e invece maledette arachidi. non sono riuscita a resistere.) presa dallo sconforto controllo

ARACHIDI [100 grammi] Calorie Proteine Grassi colesterolo Carboidrati Sodio
Kcal g g mg g mg
Arachidi tostate 594 17 51 0 25 12

fonte-my personal trainer:  hanno un ottimo contenuto proteico ed un discreto profilo amminoacidico(sono tra gli alimenti più ricchi di arginina). I semi di arachide sono ricchi di alcuni minerali come zinco, magnesio, potassio, fosforo, manganese e rame. Anche il contenuto in fibre (25 g/100 g di alimento) e vitamina E è particolarmente elevato. mi sento meno in colpa? …nzomma, ma erano buooone.

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sgnacchera

urlato per strada, attraverso il finestrino, a una signora in bicicletta. che rallenta, osserva bene chi guida, si accerta che non sia george clooney e riprende a pedalare, con un nuovo sorriso, che diventa risata, cristallina e solare! sgnacchera. la volgarità se non la pensi non esiste. e se fai presto a raccontarla al marito tuo e lo senti esplodere come te in una divertita ed esagerata risata…ci pensi anche un attimo…perchè ridi? non ci credi? mi hano urlato sgnacchera, sì, hanno anche rallentato parecchio per farlo e abbassato il finestrino e forse hanno anche rischiato la vita. per me 🙂

sgnacchera è un vocabolo felliniano e ha il suono dei complimenti spontanei e mi dà l’allegria che cambia la giornata e da grigia che era diventa leggera. che per quanto possiamo virtuosare noi donne abbiamo bisogno di complimenti e se i questi sono gratuiti e senza altri fini (attenzione al conflitto) sono come un massaggio in una spa. come un quadretto di cioccolata, come una bella notizia. e allora adesso faccio colazione con i pancake con la ricotta che ho trovato su questo numero di G2K, (con la ricotta!) mi metto la gonna e i calzettoni, inforco la bici e torno a caccia 😉 cantando non ho l’età…per strafare…

e poi…sono davvero sicura che non fosse …lui?

ps: la rivista è online, gratuita e bellissima. è donna. è vanitosa. e talentuosa. è un unione fra donne…raaaro. ce ne fossero! la foto e la versione del pancake al cioccolato che preparerò per mitch sempre e solo quando si sveglia.

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rosa. dedicato. delicato

vorrei non doverci pensare. per la solita faccenda della testa sotto la sabbia. io mi conosco e non riesco a pensare lontano da me. nel senso che tutto, tutto mi arriva vicino fino a sentirlo. sento la felicità degli altri e mi rende felice. sento la sofferenza degli altri e soffro. nella rete, su fb, nei giornali, alla televisione, sui settimanali, mensili, quotidiani, ovunque si parla di questa iniziativa con il nastro rosa della Lilt. il mese di ottobre diventa l’inno della prevenzione al tumore al seno. è una cosa seria. senza sfumature. vorrei che ogni giorno si pensasse alla salute e si prevenisse con altrettanta attenzione mediatica qualsiasi malattia. un’utopia? però se questa iniziativa serve a convincere una di noi a farsi guardare,  bene. diamo voce e spazio.  la mia amica si fatta un controllo perchè una sua amica si era dovuta operare. e ha scoperto di avere un carcinoma mammario in fase di sviluppo. operata. ha fatto il primo ciclo di chemio. e io che volevo esserle vicinavicina non ho la forza di chiamarla. che ho troppo chiari e vicini i giorni di chemio di mia sorella. e non riesco. e le lacrime non mi sono di sfogo. e neanche le parolacce che penso. e allora smettiamola di pensare che succeda sempre agli altri e teniamo alta la guardia. per tutto. il nostro seno, lo stomaco, i polmoni, l’intestino e la prostata. e i nei. e mangiamo con il cervello. e pensiamo con il cuore. e quando si tratta di agire facciamolo con la ragione, la testa e il cuore.

 

perché non è sempre maligno

 

dedicato alla mia vicina e a marì che non ce l’hanno fatta. dedicato ad anna la figlia della vicina e a santina mia cugina che invece hanno vinto. dedicato a tì, che sta combattendo. dedicato a mia sorella. alle mie zie. allo zio che no. e non era neanche rosa.

tutta la rete oggi si tinge di rosa. l’iniziativa è partita da qui. i link che mi fanno pensare li aggiungerò pian piano.

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maniac

ecco l’ultimo acquisto di una malata di scarpe (tra le altre cose) che pà sopporta con la schiena curva. le mensole, il garage e tutto il caos intorno, nulla mi tocca se mi cade l’occhio sul dettaglio. non resisto al particolare. non resisto al glamour, ma sopratutto non resisto all’affare. una scarpa che mi piace a prima vista. per i colori. dettaglio paulsmith. dettaglio la scatola. dettaglio il fondo in cuoio scarpa sinistra rosa, scarpa destra azzurro. non mi interessa la firma. non se manolo, prada, gucci  o laqualsiasi ma.  se un paio di scarpe che mi piaccionopiacciono, prezzate 275 euro, mi vengono offerte a 70 sulla bancarella del mercato che conosce alla perfezione le debolezze femminili…beh, io non ce la faccio. cedo. e non indosso i tacchi mai, che a piedi, correndo e camminando mi sposto. che con la bici da corsa una volta l’ho fatto. e le comiche si sà. le ho indossate domenica (sabato sich) e mi sono sentita perfettamente io. ho retto un’ora. ma vuoi mettere lo charme di stare a piedi scalzi con scarpe “bellissime” in mano?

credo che la cura del dettaglio, il sacchetto portascarpa, la bustina con il ricambio per i tacchi,  l’interno a righe della scatola, il packaging, le righe che contraddistinguono p.s. anche sotto la soletta, possano giustificare il prezzo di vendita. anche se a quel prezzo io mai le avrei comprate.

e siccome, nonostante, mi sentivo spumeggiante…ecco gli spumini* che non ho portato al battesimo e che distribuirò alle amiche

4 albumi

250 gr di zucchero semolato e a velo in parti uguali

un cucchiaino di succo di limone per sbiancare.

nella planetaria o con il frullatore montare in crescendo gli albumi e lo zucchero, aggiungere le gocce di limone e quando saranno fermissimi stoppare. con il sac a poche formare gli spumini nella placca (me ne vengono 3, di placche) lasciare asciugare nel forno a 80° tutta la notte. se non avessi sportine di problemi da risolvere e se fossi la moglie che vorrei gli spumini li avrei fatti multicolor!

*in romagna le meringhe sono arrivate con i libri stampati. nelle case si facevano gli spumini, nel forno si comprano gli spumini e gli spumoni…ma questo è un discorso che merita di essere ripreso.

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noi no

capita di cambiare per amore. di farsi piccole per amore. capita di ignorare le aspirazioni, di calpestare le idee. capita di non sapere quando fermare l’ansia di compiacere all’altro e capita di accorgersi che il noi è più che altro lui. inversamente l’io diventa piccolissimo (il nostro) e smisuratamente grande (il suo).

noi no.

due giorni al femminile plurale, così plurale che la conta diceva 9 a 2. e la cosa che mi ha colpita è stata proprio leggere sulle facce dei due uomini presenti, complicità e soddisfazione. ammirazione curiosa partecipazione e forse anche un pizzico di invidia.

io e lei ci siamo sentite grate della libertà concessa e, da single per un giorno, ci siamo portate a spasso nei pensieri la parte mancante della coppia. con il senso di liberazione che vi permetteva di sostare a tempo indeterminato davanti a un tagliabiscotti e con la voglia di tornare a vivere insieme l’orchesstra di piazza navona

ho osservato sui visi, riconoscendomi, gli sguardi  di intesa, l’ansia di chiamare casa, la presa in giro giocherellata di chi non poteva defilarsi perchè lei ci metteva a tavola. una tavola sullo stesso rigo.

amò, diceva lei, riportandomi ad altri diminutivi, rivelando la complicità e l’abitudine all’intercalare costante. noi con la libertà di mangiare, ridere, parlar dei loro difetti, ascoltare i nostri e ridere. noi no, non sembriamo diverse da noi stesse se siamo con o senza di loro. siamo solo una metà piena di cose da raccontare poi.

quando siamo noi e non io o tu. quando la libertà è in due. quando riusciamo a camminare anche da sole. quando dobbiamo lasciarci andare e riprenderci. compagni di giochi e di marachelle, compagni con i quali discutere ma che ci appoggiano sempre e ci danno sostegno. compagni che ci danno la possibilità  di trovare nuove amiche senza esserne gelosi. (mi è successo sì)

a queste femmine e ai loro compagni la mia ammirazione: palese e dichiarata. totale e incondizionata. nessuno le vorrebbe diverse. nemmeno i mariti, presenti, assenti e futuri 😉

per altre immagini dell’incontro che ho già detto qui.

per un marito…inutile cercare, arriva quando serve.

sto preparando il brodo di giuggiole…è sempre bene tenerne un pochino di scorta.

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roma è fatta a post

roma è un braccio ingessato, è una freccia rossa con appuntamento, è un navigatore che parla tedesco, è un cielo azzurro negli occhi di chi ci aspetta.

roma è accogli’enza, è capelli lunghi e biondissimi, loma è una lana allabbiata, sono piedini pagnottella, capelli da pettinare, tavola da apparecchiare.

roma è una caponata che avercene! è cotolette col sugo e con le olive e formaggi tanti con salsa arancione, con chutney di fichi d’india, è scatti e facce da blog.

roma è due giorni che finiscono subito, presi al volo, di corsa. è non c’entro, invece si. roma è salita di corsa che non pensavo mica. è una musica in una piazza diversa da sempre

roma è cuscus,  intimità da condividere, una faccia dolce che non immaginavo e molto di più

roma è troppo tempo per spostarsi, è il parcheggio che non si trova, è castroni, caccavelle e zara home, come farò a farne s’enza?

me lo sono regalato e quasi imposto questo week end a roma. ha insistito pà, vai! ha insistito lo sparso, vai! e ho ancora nelle orecchie le parole e sulla pelle la sensazione di amichevole calore, curiosità, simpatia immediata. è davvero fatta a post roma per me. e le riflessioni più riflesse le tengo per il prossimo.

per le ricette: enza – io da grande

per le fotografie e altri pensieri: elvira – un filo di erba cipollina; elga – semi di papavero


roma è  un caffè consigliato e bellissimo roma è…ne voglio ancora e non sono mai a post.

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cosa ho fatto?

quelli che mi sono rimasti

ho scalato una montagna di panni con il ferro da stiro. cosa che nel corso degli anni ho cercato di far fare a tutti ma non a me. mia madre appena sposata, mia suocera, quando è nato mitch, poi sono arrivata a portarli a 20 km da casa, caricavo la cesta in macchina e li portavo dalla Rosy li andavo a recuperare quando potevo, facendo salti mortali. poi ancora dalla vicina di fronte, molto più comodo! Continua a leggere

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il giallo col buco e un po’ di gente intorno

nelle mie immobilità di cucina c’è uno sprazzo ogni tanto…ed ecco una cosa che non appartiene alla mia storia, che non si cucinava in casa mia, che ho assaggiato per la prima volta a casa di un’amica bella, un’amica che non ha mai assaggiato salumi, formaggi e caffè ma che sa cucinare splendidamente. un’amica che “ci schifa” se ci vede mangiare prosciutto, ma che non ha freni a chiedere il pane cunzatu a uno sconosciuto che se lo stava preparando a un tavolino. non riuscirò neanche a convincerla ad assaggiare il mio yogurt gelato o la ciambella con la ricotta mentre lei, mi ha fatto scoprire la polenta col pesce e l’ossobuco alla milanese (oltre a una serie di dolci da svenimento) ognuno ha le amiche che si merita! il risotto giallo mi piace moltissimo ma mai lo avevo associato all’ossobuco. e allora approfitto di questi giorni ancora piovosi, di queste giornate umide, che i fornelli accesi a lungo mi fanno compagnia e decido che è arrivato il momento di rifarlo. la ricetta che ho seguito è quella di gennarino, questa qui e siccome anche io come queste ragazze sono convinta che ogni preparazione abbia bisogno del suo tegame ho preso per l’ossobuco quello di rame stagnato e per il risotto il mio coccio

ossobuco di vitello: 3 ossibuchi ai quali ho tagliuzzato la pelle di contorno, una cipolla bionda piccolina, una mezza carota tagliata a dadini. una tazza di brodo vegtale, un bicchiere di vino, tre dita di concentrato mutti, sale, pepebianco, buccia di limone naturale, 1 acciuga dissalata, prezzemolo.

riso carnaroli, brodo vegetale, zafferano bustina e pistilli (che me lo aveva detto enza che era meglio)

alle 10 ho messo sul fuoco una pentola con acqua, una cipolla, una carota, un gambo di sedano e sale poi, nel tegame di rame, ho fatto sudare a fuoco basso la cipolla in poco olio e burro (di solito non lo faccio, cioè lo faccio in acqua e pochissimo olio evo che non mi piacciono le preparazioni con troppi grassi cotti, ma questa volta ho voluto seguire la ricetta pedissequamente anche se sono stata avara)

aggiunto poco sale subito che aiuta a non bruciare la cipolla facendo uscire l’acqua di vegetazione e aggiunto anche un cucchiaio di acqua.

poi le carote tagliate a dadini piccoli e quando mi sembrava che fosse tutto appassito ho tolto e messo da parte, alzato la fiamma, aggiunto poco olio ancora e messo a dorare i tre ossibuchi infarinati ai quali avevo inciso i bordi. prima da un lato e poi dall’altro, un bicchiere di vino, fato evaporare e poi ho rimesso le verdurine, tre cm di concentrato, sale, poco pepe bianco,messo il coperchio e fatto bollire a fuoco bassissimo, mescolando ogni tanto col cucchiaio di legno, insistendo nei punti in cui la cremina si attaccava sul fondo. aggiunto poco alla volta anceh il brodo vegetale. dopo circa un’ora ho messo il tegame coccio sul fornello, stessa storia cipolla tritata, sale, poco olio acqua e fatto soffriggere piano. lavato 9 cucchiai di riso carnaroli, fatto tostare nel coccio, un bicchiere di vino bianco, e poi poco alla volta il brodo vegetale bollente. il vantaggio del tegame di coccio è che non serve mescolare sempre sempre, non si attacca facilmente e bolle piano, dolcemente. ai fornelli controllavo l’ossobuco e assaggiavo scottandomi la lingua, giravo il riso, quando mancavano 5 minuti all’ora e mezza di cottura dell’ossobuco ho aggiunto la gremolada (il trito di buccia di limone, prezzemolo e alice)

nello stesso momento ho aggiunto la bustina di zafferano al risotto e chiamato a squarciagola lo sparso a far le foto e pà a mangiare. si vede che la gremolata l’ho messa solo sulla mia in modo evidente? so che avrebbero storzato il naso, cosa  che comunque “l’uomo” ha fatto. il ragazzo ha mangiato di gusto, scoprendo che un piatto unico e insolito poteva essere una bella scoperta.

io sono orgogliosa del risultato, ottenuto con collaborazioni amichevoli, di siti e di donne curiose. il grande ha mangiato sotto tortura, la sua, come un condannato. la sera gli ho servito svizzera e patate lessate e l’ho fatto felice. gli uomini si prendono per la gola? alcuni con gran piatti altri con le mani nude…

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sesso orale

che il sesso a parole è praticato molto, ma molto, ma molto e in tutti gli ambienti, spesso a tavola, in compagnia. fra amiche sempre. serve ad avvicinare, a cacciare i momenti di silenzio, a confrontare le esperienze. fra coppie è più scherzoso, meno intimo e a volte più competitivo. non sia mai detto che noi no. e via dicendo. prendi due amiche e siediti a un tavolino,  dopo gli ultimi acquisti, le scarpe che hai trovato, la borsa che ancora la cerchi, le offerte del supermercato, l’ultima specialità cucinata ecco che arriva: ahhh, ma questo è l’unico vizio che mi è rimasto! non si tromba più…e via con i dettagli e le risate e spesso, se siamo fortunate, l’affrontare seriamente il problema di una o dell’altra. ce lo vogliamo dire che il sesso,  quando non c’è, ci manca?

chi si stupisce dalla franchezza delle chiacchiere ha la sfortuna di esser troppo pudica o cresciuta in un ambiente più chiuso. io son diversa, che in casa mia mai si è fatto mistero del legame carnale che c’è fra mamma e babbo. e i baci, mai sprecati, ma a mucchi se ne scambiavano, mercificati proprio. dammi un bacio che io porto fuori la spazzatura, una pacca sul sedere e via.e il mio babbo che per scerzo la chiedeva a tutte le clienti della mamma e le risate che ci facevamo! poi se mamma facceva gli occhiacci …si ritirava mestamente,  la romagnolità è anche questa. ecco perchè il mio stupore che qualcuno si ritragga a certi argomenti naturali. i dialoghi alla sex&thecity, telefilm che io adoro e del quale molte battute so a memoria, sono lo scambio quotidiano, che si confrontano su un tema che è di tutti.

e a sentire le ultime di cronaca,  molto più di tutti di quanto potessimo pensare. peccato appunto che sia più il sesso parlato di quello praticato e peccato non essere al posto del presidente che a lui gli si perdona tutto no?  quando andai dal mio ginecologo a chiedere perchè fossi così spenta e a mettere sul tavolo le mie incertezze e la mia richiesta d’aiuto che non avrei voluto aver già raggiunto la pace dei sensi rispose senza sorriso: signora è sposata da oltre vent’anni? è ora di cambiare. una barzelletta? no guardi secondo me ho la prolattina troppo alta, il testosterone basso c’è qualcosa che non va. lui niente, -si ascolti di meno- mi disse. ho cambiato medico. e mi sono informata di più. non abbiamo problemi noi a raccontare dei periodi bui,  si contano sia  bassi che alti, momenti di crisi ma non solo, momenti in  cui ci si sente fratelli e a tutto pensi tranne che a quello; poi ci sono i periodi di calo ormonale, da una parte e dall’altra, fortuna se coincide…poi ci sono periodi che non si pensa ad altro (ma quanto è pazzesco quel periodo) come quando smisi di allattare, poi c’è il buio dopo un dispiacere. e sempre a parlarne a riderne a cercare di capire se sei solo tu la strana o se è mal comune e quindi mezzo gaudio. poi ci sono i viaggi fantastici, i libri che ti fanno sognare e il profumo dell’aria che sembra annunciare che la primavera sta aspettando sotto litri di acqua di tornare a inebriare. e lo vogliamo dire quanto ci manca? e lo vogliamo dire quanto è importante? e allora faccio un sondaggio e chiedo. ma voi la sentite la primavera? io si. anche se il grigio impazza ancora marzo è alle porte, si comincia a organizzare il folkfestival, a fare progetti e a soddisfare la tavola…come al solito si comincia da quello che si può…io ricomincio con

il piccante nel piatto

una pentola d’acqua a bollire e in padella un filo d’olio evo, una decina di rondelle di porro, uno spicchio di aglio, un peperoncino, dolcemente a dorare.

poi la passata che ho passato ad agosto. un bottiglino stile succopago. butto 3 etti di penne nell’acqua salata. la lascio al dente e faccio scolare allo sparso. gli chiedo di tirare la pasta in in padella e lui mi risponde che basta metterla senza tirarla…a fatica e pasticciando, fra un mio moccolo e l’altro, impiatta, aggiungo io il prezzemolo fresco alla fine che a lui fa fatica… e allora glielo dico, fare sesso sicuro è meno pericoloso, che a volte gli spermatozoi sono avariati… tanto lo sparso lo sa…che è tutto amore!

ps: gli occhiali mi hanno dato lo spunto alla riflessione…quindi occhio…

pps: nelle case dei contadini sta per iniziare lom a merz – sono pronta a bruciare.

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