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abitudini

sto cucinando le solite cose. a nastro. che il ritorno alle abitudini chiede tagliatelle, tortelloni, capelletti da “storare” nel congelatore. è già ottobre e il rientro è passato da un mese e oltre ma. i sacchetti di problemi restano sempre dove li ho lasciati e son da gettare prima o poi. la mattina non si fa luce mai e la sera è buio presto e questo è solo il primo mese d’autunno. aria bassa e umidità per funghi belli. non credo di aver voglia di 6 mesi di questo passo e passo le serate stirando montagnine di panni e producendo torte per aver la scusa di accendere il forno. mi vizio con il pane alle banane che ho iniziato a fare in primavera e non ho smesso mai. la ricetta di cynthiabarcomi, presa da alex non ha subito variazioni se non per noci e  farina. io uso l’integrale e non metto le noci.

giornate nervose. di rimproveri e litigi. di tensioni e rinfacci. giornate arteriose. intasate di parole che feriscono. lasciarle sgorgare servirà a un ricambio…

ti ricordo che devi riportare il libro in biblio entro il 13. leggi invece di cucinare idiota!

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“nostra”lgia canaglia

ho termintato di leggere l’ombra del vento di zafón e proprio mentre chiudevo il libro mi è capitato di sentire che già mi mancava. mi mancava l’appuntamento sottratto alle mille cose da fare. mi mancavano i due minuti passati a veder cosa succede, mi mancava il contatto con lo spessore del libro. come mi manca il ricevere una lettera scritta a mano.  ora si aspetta l’arrivo del postino come quella di un messo comunale. o son bollette o sono multe. invece io da ragazzina ricevevo le lettere delle amiche e degli amici (tante anche quelle consegnate  a mano..che meraviglia) e il gesto di aprire la busta, sentire la carta, il profumo della casa in cui è stata scritta, le parole che mi affrettavo a leggere e il rito del rispondere. la carta e la busta, il colore dell’inchiostro. le conservo tutte. tutte tutte. compresi i biglietti che ci scambiavamo nei banchi di scuola.

una scatola di cose scritte

e come mi mancano anche certi pomeriggi del tempo di scuola, quando dovevo studiare per il giorno dopo e non mi andava proprio. e facevo di tutto pur di non prendere i libri, pulivo i bigodini di mamma, mettevo a posto i cassetti, ma molto più spesso facevo la torta marmora con la quale il giorno dopo mi “sruffianavo” i professori. (con la compiacenza delle compagne)  la stessa torta che faccio oggi con la dose della farmacia come allora (la dose è il lievito preparato dalla Farmacia Beltrami l’unico che uso per questa torta)

la torta marmora

ingredienti:  225 gr di zucchero 125 gr di fecola – 125 gr di farina 00 – 125 gr di burro – 3 uova- 25 gr di cacao – una dose per 3 uova

procedimento: sbattere il burro morbido con lo zucchero e aggiungere un tuorlo alla volta, aggiungere le farine setacciate, la dose e infine gli albumi montati a neve ferma, a questo punto versare metà dell’impasto nella tortiera Ø 24 imburrata e infarinata e aggiungere al rimantente il cacao setacciato, a cucchiaiate questo sull’altro e in forno 170° per 45′. ha il sapore delle cose che sarebbe bello ritrovare.

come una lettera scritta a mano a cui rispondere. (silvia lanconelli. via firenze 312 48018 faenza) se capita che arrivi la necessità di scrivere.

ps ho scritto nostralgia perchè anche di questo si parla in un gruppo di amici di mail, di sentimenti che sono di uno ma finiscono con l’essere di tutti e quindi nostri e basterebbe così poco per verificare che “siamo” e non “sono”.

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un segno di carattere

è quello che cerco in ogni persona che incrocio e con la quale mi capita di scambiare due parole, un momento, quel poco che basta a farmi pensare: di che segno sarà? è un gioco che faccio con me stessa e che spesso mi capita di vincere, indovino il segno zodiacale in base a certe caratteristiche di comportamento, a ombrosità, a entusiasmi o a meticolosità. non ho mai studiato astrologia e tanto meno mi sono mai letta tomi in merito ma, di tutte le persone conosciute,  ho confrontato i caratteri e scoperto che spesso al segno zodiacale corrisponde un elemento comune. e allora la fissa per l’organizzazione della vergine, quasi maniacale a volte, la pigrizia del leone e la sua ansia di fare quello che fan gli altri e anche meglio, la generosità con gli amici degli acquario e la loro poca fedeltà, quel gran sognatore ritardatario del sagittario e la sua sensibilità. l’equilibrio giudizioso della bilancia e la loro invidia latente, l’attaccamento a mamma del cancro e lo sviscerare problemi dello scorpione. l’ansia della mamma pesci a non mollare mai i suoi cuccioli e il suo essere vittima latente, e poi il toro che vive bene solo nelle sue abitudini perenni ma è così bravo a far perdere testa e pazienza. parlo per coloro che conosco, alcuni segni credo di non averli mai frequentati. io son cocciuta come un capricorno, legata alla terra e alla famiglia come richiede il segno ma, sono molto più cerebrale che materiale, molto più attenta a quello che sento che a quello che tocco. e se è un segno quello che cerco…non è certo fisico. è la testa che mi attira, le parole, la capacità di parlare e saper ascoltare e questo non è di tutti. e allora se il segno è giusto per passar qualche minuto insieme ecco un libro sul camino che aspetta di essere commentato. ho appena finito “l’eleganza del riccio” mi è piaciuto? l’ho letto facile, alcune cose piacevoli altre un poco arrampicate. bello il te pomeridiano con i biscotti preparati con amore.

I miei sono mezze lune con il “savor”

savor, dolcezze e quel che c'è

savor, dolcezze e quel che c'è

per la pasta: 500 gr di farina 00 – 100 di burro – 200 di zucchero – 2 uova – una bustina di lievito per dolci – pizzico di sale. impastare tutto insieme, far riposare in frigorifero mezz’ora, stendere sulla spianatoia e ricavare tanti cerchietti da chudere a mezzaluna dopo aver posto un cucchiaino di ripieno. cuocere in forno caldo a 200° per 20′ circa. si conservano in barattoli di vetro se non li finite tutti nel te.

il “savor” è una tipica marmellata autunnale i cui ingredienti variano a seconda della frutta che avanza. ovvero: l’ingrediente primario è il mosto d’uva, poi ci sono tutte le frutte avanzate dall’estate, ultimi cocomeri, meloni, pesche,  prugne, mele, pere. di tutto un po’, bucce essicate comprese. io lo compro già fatto sule bancarelle delle sagre autunnali. dopo averne assaggiati almeno una decina di tipi diversi…(buona la scusa!)

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la zona

e potrei parlare della famosissima dieta, o del gioco di alcune squadre ma invece di zona “postriboli” si tratta. il libro che ha cambiato il mio modo di vedere e intendere la zona è Teresa Batista stanca di guerra, chi me l’ha consigliato sapeva mi sarebbe piaciuto e così è stato. la fativa iniziale a comprendere e ricordare nomi e idiomi brasiliani ha compensato l’entusiasmo che via via accendeva in me la protagonista. che costretta nella “zona”, di meretricio e commercio, protetta da angeli custodi e divinità, riesce a ribaltare a sorpresa le sue sorti. leggendolo in questo ultimo mese, ascoltando i notiziari che di altro non parlavano che di ville in sardegna,di feste e  di ragazze compiacenti, ho avuto come l’impressione che ci fossero analogie e similitudini eccentriche e sorprendenti. uomini i potere corrotti e corruttibili, bancari affascinanti, colti e inflessibili, viziosi ma legati a un contegno forzato. donne pronte a tutto pur di non rimaner nell’ombra del zitellaggio. e allora forse di questo si trattava quando la famosa dieta a zona si fece strada…di affamare le ragazze! A parte i giochi di parole e le mie delusioni il libro mi è piaciuto davvero tanto e ringrazio colei che me l’ha suggerito. Ora passerò a un altro titolo dello stesso autore e mi cimenterò nella ricerca di una ricetta delle speciaità di Bahia perchè io son curiosa e golosa.

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giornata mondiale del libro

Sono un’avida lettrice di altrui blog. Dai quali ho attinto idee e suggerimenti, con i quali ho riso e mi sono indignata, che seguo e apprezzo. Io sono una dilettante per questo ai tanti blog che seguo va tutto il mio appoggio e la mia gratitudine. Nel blog di Comida, una delle mie prime scoperte, il tema del giorno.

Voglio anche io dire la mia: leggere (e scrivere) è il primo passo dell’indipendenza. Ho appena terminato l’ultimo di Fabio Volo, (sottratto a mio figlio e incuriosita dal fatto che stava a leggere e non al computer) a lui i miei complimenti per alcuni passaggi che ho sottolineato a sui quali tornerò.
Sto leggendo in questo periodo un libro che mi è stato donato da un amico speciale, si intitola: il mondo, la carne e Padre Smith. Davvero godevole la scrittura, fa sorridere e riflettere. Ci ho messo un poco a ingranare, le prime pagine mi erano ostili ma, come per altri libri una volta entrata nella storia fila che è una meraviglia.

Grazie a Comida per la segnalazione sulla prossima iniziativa di Rimini “Mare Di Libri On Web” www.flickr.com/photos/maredilibri-festival/

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