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andata e ritorno

ricomincerò a cucinare, lo so. mi serve tempo che troverò. voglio comunque lasciare briciole a chi si metterà in viaggio verso l’abruzzo e ritorno, citando cucine che a mio parere meritano m o l t o.

è andata. appena scesa dal treno il primo boccone mangiato è stato qui. sabrina ha capito al volo cosa mi piace e “profumo di sole” è stato una immersione in una realtà parallela.  pescara o capitale europea? profumodisole vegetable bar, un locale dal respiro grande, ottima la scelta dei centrifugati, piacevole il locale, la zuppa e il dolcetto carota e mandorle. merita la sosta pranzo.

discorso simile, ma respiro diverso, per il locale che vede in cucina stefano baldassarre, sapori d’arte, pagina fb. basti sapere che il pane alla cipolla da solo merita una sosta. io vieterei il pane a tavola, me lo inserisca direttamente in borsa grazie, lo tengo per la merenda. dicevo di stefano. faccia simpatica, parla con passione dei piatti che prepara, orgolioso di servirli direttamente a tavola. (e capita che il servizio sia familiare veramente e impacciato e visibilmetne “faccioaltronellavita)  le zuppe, servite nel coccio mi sono piaciute assai, non ho assaggiato la bavarese …l’ho abbandonata un attimo ed era già sparita.

e poi il gelato. un gelato scoperto giovedì, in piazza salotto, credo. l’altro gelato si chiama. volevo un caffè, sono entrata e ho visto le carapine, ho pensato che dovevo provarlo il gelato dentro la carapina, ho letto i gusti, pistacchio di bronte (ma quanti diavoli di pistacchi riesce a produrre bronte?) cioccolato di non mi ricordo quale cru, caffè, crema, pochi gusti, bella immagine. un cono piccolo cioccolato e pistacchio, mi resta la voglia di caffè e lo dico a voce alta. ne mette un assaggio in crema il signore con la paletta in mano. adoro gli uomini con la paletta in mano. non mi chiede se voglio il sale sul pistacchio, come ha fatto con il cliente di prima, forse non mi reputa abbastanza sperimentatrice, o forse i due vetrini chiesti al banco lo distraggono. esco con il cono nel sole del pomeriggio che sta finendo, con un gelato che mi piace davvero. non troppo dolce, cioccolato che sa di cioccolato buono, pistacchio come si deve. mantecatura ottima. 2 euro spesi bene, non come quando pensi “cacchio ho anche speso due euro per una ciofeca che fa pure ingrassare” e adesso è ora di prendere il treno, di tornare a casa.  di riabbracciare pà, che la lontananza ci rende nervosi. e gelosi. sopratutto geloso. e questa è una novità.

e il ritorno è giocato fuori casa. finalmente ha aperto ‘o fiore mio la pizzeria napoletana che aspettavo. da un impasto nato da una madre di mela dell’abbondanza, pera angelica e sorbe con farine di mulino marino e prodotti del territorio (napoletano se non locale) ecco la pizza col cornicione, a lunga lievitazione, fatta da beniamino bilali e davide fiorentini, che, sulla guida gambero rosso con la sua pasticceria vanta tre tazzine e due chicchi, crede nelle cose ben fatte e nella qualità. è una scommessa la sua, un volo alto, spero che la città sia altrettanto pronta a riconoscere la differenza. io sono andata e pur non potendo scegliere il menu degustazione, che a pà piace mangiare e non degustare, ho apprezzato la margherita, con fiordilatte messo a freddo. due pizze della tradizione, due moretti e una fetta di saint honorè 34 euro. il locale a me è piaciuto moltissimo. ma quella che ho apprezzato sopra ogni cosa è la filosofia del buono e del meglio. che se tutti fossimo buoni e facessimo meglio…

quindi pranzo e ceno fuori casa più spesso di quanto vorrei. mi manca la familiarità dei gesti, mi manca la cucina quotidiana. però ho nuovi colori e nuovi sapori. quindi mi reputo più ricca. ah, ho scoperto che beniamino bilali è socio di matteo aloe questo matteo e il loro ristorante berberè sarà una delle mie prossime tappe.

ps a faenza il 18 19 20 novembre ci sarà enologica.  un calice e un giro, ci andiamo?

pps: le tovagliette di ‘o fiore sono di monicazani piacc!

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alla lunga arriva …e la marina va…

ritorno comunque a casa con la voglia di abbracciare e come entro in cucina mi prende la voglia di menare. perchè non alzano un dito per risistemare, alzano i piedi per scavalcare e dopo tre giorni di accumulo si mettono a braccia conserte in attesa del servizio. capita poi che torni di mercoledì e giovedì ti arriva un sms, arrivo domani, ci sei? non ci coonosciamo se non di parole e di conoscenze comuni, di disperati sos e monellate telefoniche. non ci conosciamo ma è come se ci conoscessimo da sempre e non so neanche che faccia avrà quando la vado a prendere alla stazione. solo che se si chiama mario e ha avuto un gatto come amor fou, ha me come amica di rifugio e si accontenta di un letto improvvisato fra un ritorno e una partenza…male non dev’essere! e come thelma&louise vaghiamo per cimiteri alla ricerca di una cadavere di cui non conosciamo cognome, ma siamo cocciute e sappiamo che ce la faremo a far brillare una candela davanti alla immagine, che solo quella c’è, ultimo tributo al re dei fuochi pirotecnici. amico di botti. (avete mai visto le facce della gente spettatori di gesti insoliti? adoro quelle facce ed esserne causa) e poi come meteora, ciao mario. non sono stata generosa di me, ti ho portata a inaugurare una pizzeria e gente in mezzo, non ho cucinato per te, ti ho fatto assaggiare un piada in ritardo e tengo in ostaggio il tuo anello e ti ho riportata alla stazione salutandoti con il pensiero che non stavo facendo abbastanza e non ti avevo goduta come dovevo. e torno a casa nervosa e ancora tutto da fare e mi chiama la lunga che arrivo lunedì lo sai vero? che ti ho mandato mail che non sono mai arrivate, ma sì ti aspetto e ti accontenti tu pure di un divano e di me di ripartenza e chissenefrega!

e con la lunga c’è più tempo per restare a parlare davanti a una zuppa inglese da fare e la faccia è conosciuta già, meno i gesti, che quelli si scoprono. e a teatro ti porto, al posto di pà che ringrazia e un giro sotto il pavaglione per la “piligrèna” che il 31 ottobre le anime pellegrine si danno appuntamento qui. e un libro con dedica e orecchino con capello nero e battiston che canta e ifigenia che mi accoglie sulla porta e gli incontri non sono mai un caso e ivanomarescotti che provoca le reazioni culturali e un trio che non conoscevo. e mi piace portarmi a casa la lunga, massacrarla di passi la mattina dopo colazione, per una salita che torna discesa oltre un’ora dopo e, non ancora paga, farle conoscere il mio fiume, il mio ponte, i miei percorsi. e massimo che incontriamo non molla gli occhi dalla lunga e dalle sue, che gli occhi sono ancora pieni e me lo dice quando mi vede. me lo dice a gesti, provate a immaginare, me lo mima il sogno e rido. e brisighella di corsa e il lavoro che domani riparto e tutto con l’ansia di far tutto e adesso la lunga e la marina aka mario lo sanno come sono nervosa e intrattabile quando torno che vorrei menare e quando parto che vorrei restare. e due amiche che continuano a scrivermi e a parlarmi di promesse nonostante me.

noi cocche fra gli albicocchi travestiti d'arancio

oggi è il tuo compleanno dada. lo sai vero che cerco sorelle in giro perchè mi manchi tu. ne ho trovate tante, non hanno ancora colmato il vuoto, ma tanti piccoli pieni mi fanno stare meglio

ps (aggiunto oggi, in riflessione)

la cosa incredibile è che dal lago maggiore e da savona, dalla campania e dalla sicilia, in un solo giorno mi sento vicina ad amici reali che di virtuale hanno poco, di virtuoso assai più e mi domando ascoltando le notizie delle alluvioni e soffrendo per ognuna di loro nella terra dei disastri…ma come può la lega dividere quello che internet unisce così tanto? e come può un temporale annegare l’italia? fosse almeno saltato il tappo!

pps

lunga non hai neanche fatto colazione prima di ripartire e io che millanto doti di biscottificiatrice.

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labbruzzo

fino a poco tempo fa, per me, labbruzzo era…

poi ho scoperto alcune cose che l’abruzzo è:

– è a tre ore e mezzo  vistamare da casa

– è pescara come barcellona e forse il contrario

– è cime e piane, come sono io

– è un modo di allungare la vocale finale

– è un’acoglienza con sospetto e un benvenuto schietto

– è pesche tardive e campi coltivati a ulivi e viti

– è lavoro lavoro lavoro

– è la maiella innevata, la spiaggia bagnata, le case non finite vissute come se sì

– è cani e gatti sparsi a spasso, tanti, tanti.

l’abruzzo che sto imparando a conoscere è pescara, atessa, lanciano. è un albergo che mi piace, è una cucina di casa assunta che mi accoglie, è fare la suocera a un capo, è correre sulla ciclabile che era una strada ferrata, è dividere una pizza la sera, è fare tante scale

l’abruzzo è una serie di piatti che non conoscevo e che bravo nicola e che bravo nicola e che bravo nicola

sagna con baccalà

pallotte cac'e ove

agnello con grana e spinaci

involtino di vitello, erbette e fiordilatte

è una promessa non mantenuta, neanche a me stessa. ma mammam, a l’aquilaa fare la pecora ci dovrò venire. e con te.

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facciamoci del mare

ancora per un fine settimana di questa estate balzana, con temporali e freddo a luglio, ma con un agosto che non ricordavo da anni. e un settembre che solo nel 1983. su di noi, nemmeno una nuvola, a parte i temporali parlamentari. -sono indignata per le pensioni di cui si vociferava a ferragosto. 40mila euro al mese per 13 mensilità a lamberto dini? a giuliano amato? e a quanti altri, boia d’un mond leadar? (leadar in dialetto romagnolo significa ladro e nel mondo si legge capo…eh?)-

e allora facciamoci del mare e cerchiamo di non pensare, di allontanare il groppone, di non cadere nello sconforto. facciamoci del mare e pedalare, ancora una volta da riccione a faenza. 90 km di pianura pianissimo. guardandomi intorno, avanti e dietro. scoprendo un lungomare a tratti desolante, a tratti meraviglioso.

rimini san giuliano: il  porto fiorito

savignano: il dado è tratto

cervia: la salina camillona

verso forlì: la strada bollente

a casa: il culo dolente.

ps: questo lo risparmio alla vista, ma l’ho sentito bello forte. il viaggio vale l’esperienza. ora solo un pensiero; la pioggia promessa, quella tanto desiderata da molti, doveva arrivare ieri. io lo sapevo che sarei riuscita da far gitarella anche ieri. lo sapevo sì e a cervia c’era il mediterraneo nelle bancarelle, c’era un’amica e i suoi due figli, c’era una bella giornata insieme.

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normandia, la mia

ho gli occhi pieni di verde e i capelli pieni di vento. ho nelle orecchie il rumore dell’oceano, che assomiglia “incredibilmente” al rumore del mare. onde che si infrangono sulla scogliera di alabastro, accès interdit. ma i piedi portano a spasso la voglia di vedere cosa c’è oltre. e le pale eoliche e le pecore e ragazzi sdraiati e l’odore di pesce grigliato. chi abita quassù, nella chiesa di “maria”? come ci si sente a essere custodi di uno spettacolo? fècamp mi è piaciuta moltissimo, prima delle tappe atlantiche della normandia. una delle poche che non era nella lista di pà, anche se gli alleati si erano preparati a sbarcare anche qui; forse lanciavano scalatori. una spiaggia di sassi bianchi. multiformi. il sasso sella, il sasso pisello, il sassopiatto. li avrei intascati tutti. manie. il mercato lascia sfilare bancarelle di golosità: formaggi, formaggi, formaggi, salame, salsiccia e patate “vere” fritte nello strutto, occhiali, vestitini leggeri, formaggi. mi lascio sedurre dalla parlata francese, l’adoro. e mi accorgo che rispetto alle volte precedenti mi sembrano tutti più gentili.

è gente di normandia mi diranno in tanti. che si fermano a perlare volentieri con noi, che chiedono da dove, che “ahh italiana? di dove?”a sò rumagnola, rispondo, convinta che capiscano. e le mules che non riesco a mangiare  se non all’ultimo istante, sempre in lotta con chi è restio a provare qualcosa di diverso. scorci da appuntare, chambre d’hotes che avremmo voluto prenotare, un viaggio pensato da mesi, ma organizzato negli ultimi tre giorni; siamo noi. il respiro mi si ferma a pont du oc, fra i crateri dei bombardamenti, rimasti a completare la giostra delle celebrazioni in questi giorni di anniversari; non ho mai amato la normandia perchè pensavo fosse solo lo sbarco. invece la navigatora ci ha guidati alla scoperta di angoli di paradiso. le foto in slide sono il punto di vista dello sparso.

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il burro salato, il caramello salato, il calvados, i giardini fioriti …ci sono altri percorsi che vorrei in normandia. mi accorgo che sono un doppietta. il primo colpo mi serve per prendere la mira. il secondo per colpire. tornerò non belligerante. a riempirmi le tasche di sassi e la testa di fiori. e a mangiare tutto quello che vedo.

se mi chiedessero oggi che cos’è la normandia per me risponderei mucca, mucca, prato, mucca, mucca, giardino, mucca, verde, lilla, lilla. e una navigatora avventurosa. vorrei caricare un video. fatto col telefonino. da mano mossa. ma eloquente.

note di viaggio:

viaggio da sola per quanto riguarda l’organizzazione. interamente e via internet. prima esperienza etap hotel. davvero economici, a volte anche nella pulizia. i parcheggi jet park, a linate come a malpensa, sono economici e ben organizzati. navetta che ti porta e ti ripleleva.  noleggiare auto hertz via easyterra, cambiare idea sul luogo per avere il navigatore e, scoprire che l’utlitaria non ti avrebbe consentito di caricare più di un bagaglio, insegna a controllare. prima. il wi-fi, soprattutto se non hai ancora chiaro dove dormirai dopo due giorno è indispensabile e tutte le strutture provate lo fornivano. dormire ogni notte in una città diversa è stressante. scoprire che gli hotel più economici come etap si infossano nelle aree industriali e non permettono percorsi di corsa me li fa detestare all’istante.

viaggiare con lo sparso e pà insieme è come partecipare a giochi senza frontiere.

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cominciamo da parigi

il nostro viaggio in normandia e la serie di cose da dire che si è accumulata nel settore “condividere”

parigi 1988. prima volta. poi parigi 1999, infine parigi 2011. parigi ogni 11 anni. quasi un richiamo. un vaccino. una consolazione. parigi è bellissima. nulla da aggiungere? tappa obbligata per noleggiare auto, per accertare il fatto che la erre parigina mi eccita, per rivedere la zona butte-montmartre dopo averla vissuta con amore 11 anni fa. con amore e 7 punti freschi in testa. parigi per 12 ore all’andata e 12 ore al ritorno. il tempo per girarla a piedi sotto il sole e sull’ orlybus sotto la pioggia. il tempo per scoprire che non ci sono abbastanza posti dove pà possa mangiare e non ci sono abbastanza ore per me per provare tutte le boulangerie. parigi presa per le punte delle matite che avevano segnato due “da non dimenticare”:  i pirottini visti da elga per me, l’apple store per lo sparso. missione compiuta. mi resta l’urgenza di tornarci da curiosa lettrice di blog che hanno liste lunghe di luoghi che “volevo voglio vorrò”  vedere.

sono andata a correre alle 7 ai giardini di lussemburgo. insieme a tanti come me. tre giri del parco. una sosta per lo stretching e gli esercizi a terra. sentirsi parigini per un attimo è un attimo

ho trovato incredibili questi negozi

                                                                                                                                                                       lo speziale

                                                                                                                                                                   il vintage

                                                                                                                                                              la nastreria

                                                                                                                                                             la cappelleria

                                                                                                                                                              la pentoleria

ho trovato una pizza per pà che mi ha evitato diverse soste al  mac e un spezialità alsaziana di cui, ‘gnorante, non avevo mai sentito parlare: flam’s

ho provato il piacere  di sedere fuori da “le pain quotidien”, in rue de montorgueil e gustare un piatto, ridere e commentare i passanti e fotografare il francese tipo: uomo con giornale e baguette. ma anche uomo con 24 ore e baguette, uomo con champagne e baguette, uomo con bambini e baquette.

uomo che mangia baguette, uomo che indossa baguette…e potrei continuare all’infinito. di parigi mi resteranno negli occhi queste immagini, l’eleganza soave delle ragazze, i baci dati, esibiti e fotografati, le ballerine ai piedi, il vento e un traffico inimmaginabile. nenache a napoli. che racconterò.

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son cose belle

la luce che filtra nel bagno dalla nuova copertura della veranda è diversa, più forte ma morbida e crea angolazioni luminose che mi affascinano.

vedere un ragazzo che fa la legna con i rami caduti durante la nevicata di marzo, sulla ciclabile abbandonata dal comune (senza fondi), lui non lo sa ma lavora per me

andare ogni giorno al lavoro pedalando e tornando tardi accorgersi che le giornate sono lunghe, tanto più lunghe.

prepararsi a stirare in giardino (per vedere se riesco a stirare, finalmente)

finire tutti i campioncini di crema per il corpo (in piscina si può)

rubare ciliegie

fermare la pedalata in salita, rispondere al telefono e scambiare umori, malumori e buonumori con un’amica. accorgersi che per terra ci son ciliege e anche sul ramo messo sulla legna. e mangiarle tutte.

le rose che fanno muro sulla ciclabile

ricominciare a baciarsi, soprattutto dopo i 10 giorni di silenzio totale post aie.

chiedere a pà se preferisce pizza o tonno e sentirsi rispondere tonno. (coooosa?)

da guando gli preparo l’insalata di tonno, patate e capperi posso dire che pà mangia anche “il pesce”

semplicissima:

un vasetto di tonno asdomar al naturale (quello avevo) un vasetto di capperi sott’aceto, patate lessate (e questa volta i primi fagiolini) origano

metto il tonno a scolare, (soprattutto se è sott’olio) aggiungo i capperi, le patate tagliate, i fagiolini tagliati, origano, sale, olio (solo se il tonno è al naturale)

servo con crostini di pane all’aglio. su una tovaglietta che porta le nostre iniziali ricamate. anche questa è una cosa bella. (beate le zie che ne facevano dono!)

e poi ho ripensato alla cosa successa sulla ciclabile, la mattina ho chiesto al ragazzo biondo se era incaricato del comune, lui ha detto no, lo faccio per me, gli ho detto bravo, grazie mille. e a sera, c’è questo ramo di ciliegie su una catasta di legna, con tanti frutti intorno. beh mi piace pensare che non sia un caso e grazie alla telefonata che me lo ha fatto trovare.

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la settimana enig-mitica

piena di impegni, di incontri programmati e inaspettati, di cose da fare e da dire, di mezzi e di interi di trasporto, di stazioni da cui partire e di stazioni a cui riprendere uno sparso che ti raggiunge e di città che scorrono una dopo l’altra in soli 7 giorni di rebus, barzellette e cruciverb’azioni.

                                                          milano: indovina dove…

                                                          ravenna: trova l’intruso

                                                           rimini: indovina chi.

                                                          modigliana: trova le differenze

                                                           direzione: romagna o toscana?

e dopo una settimana tutta piena di cose fatte e risolte, di lavori che mi hanno dato soddisfazione e di persone che sono una soddisfazione, mi aspetto una settimana di nodi al pettine, perchè se è vero che sono stata fuori 3 giorni passando dalla lombardia alla romagna, dalle marche alla collina…è vero anche che i due uomini in casa si lasciavano vivere e sopravvivere, ma sopratutto si lasciavano sopraffare dalla pigrizia e domenica al mio rientro ho potuto constatare che: pantaloni, mutande e calzini sulla strada della doccia…ok lo sparso è rientrato; silenzio totale ai miei richiami pà è in cuffia o dorme. la seconda che ho detto. e sono quasi le 18.

forse voglio un’altra settimana piena. piena di me. ancora.

ps

ho le ortiche, i tortelloni, la frittata e il risotto. una goduria. domani. ho il thai e il lemon gras e un’amica tutta da spacchettare e impacchettare, presto

che cosa apparità?

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luna piena di tanti soli

nello spettacolo naturale della notte del 18 febbraio. m’illumino di meno ha offerto lo spunto. noi lo abbiamo raccolto e ci siamo organizzati una processione senza croci, ma densa di voci, chiacchiere e canzoni. io, lo sparso e pà

canzoni intonate, stonate e improvvisate. abbiamo aperto con fiaccole e fratelli d’italia e la bandiera si è disegnata davanti agli occhi di tutti. il rosso delle fiaccole, il bianco della luna piena e il verde degli alberi. l’italia unita da quello che ci circonda e da un secchio di canzoni che vanno da romagna mia a o sole mio, da piemontesina bella a ciuri ciuri. poi quando la salita si fa più impegnativa e il gruppo dei duecento si allunga sulla strada, ecco che il megafono non raggiunge tutti e partono le bionde trecce, gli occhi azzurri, bocca di rosa e il pescatore, fatti mandare dalla mamma, o bella ciao. e una signora che mi trottava a fianco, cantava tutte le romanze, opere che non saprei trascrivere, dalla traviata a carmen e sussurando nelle nostre pause ci faceva sentire com’era un tempo, quando ci si ritrovava allo scanno a lavare. età stimata …70? ci ringraziava dell’iniziativa, perchè sono sola sempre e stasera invece siamo tanti. tanti soli che hanno percorso i soliti 5 km nelle aie di castelraniero, in una notte di luna piena, invitata a presiedere  una manifesta voglia di unione.

il bisò che ci aspettava bollente, con la ciambella e il fuoco nel campo è stata la conclusione ideale. di una serata che dovremo ripetere.

la ricetta del bisò? vino rosso, zucchero, cannella, chiodi di garofano, buccia di arancia. scaldare. spegnere e consumare bollente. abbondantemente. poi cantare per smaltire

ps:

altro appuntamento, questa volta non improvvisato, romagnolo fin nelle più lontane tradizioni, è “Lòm a Mèrz” fuochi magici in romagna. il programma è qui. se ne parla anche su la campagna appena ieri e su musicanelleaie e vale la pena itinerare, assaggiare e ballare sul fuoco. scaccia l’inverno, prepara nuove semine. a proposito di semine…il 28 febbraio è l’ultimo giorno utile per iscriversi alla nuova edizione della musicanelleaie.

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angoli senza spigoli

camminare non è un esercizio fine a se stesso. mi apre la mente e le parole prendono direzioni diverse dentro di me, diventano frammenti di ricordi e considerazioni legate all’attimo. cammino verso il paese, annusando l’aria, sensazioni diverse a ogni passo. sento il profumo del fiume, del legno bagnato. il profumo del fango, dell’ erba calpestata.  il sole pieno che febbraio ci regala, la temperatura quasi primaverile, i bambini con la bicicletta con le ruotine, incontro sorrisi. ogni tanto tolgo gli auricolari per ascoltare il silenzio e mi fermo immobile. arrivo alle prime case nel momento in cui nel cielo c’è il sole che tramonta e la luna già spuntata. parentesi di luna, luna ciglia, non così sottile, quasi banana. e mi investe il profumo del calycantus e mi fermo ancora per riempirmi i polmoni. dopo nove km i miei pensieri sono più pratici, concentrati sulla voglia di farmi un gelato e la necessità di bere, ma ancora la mia attenzione viene catturata dalle finestre aperte, in questo paese che è per vecchi ci sono grandi televisori puntati sul nulla creativo. grandi televisori come camini accesi a far compagnia. sono fotunata, mi bevo una tazza di te leggendo il quotidiano, sorridendo al profumo dell’inchiostro. sono antipatica quando pà mi telefona, lo volevo con me, o forse no, sono antipatica e basta. ed è buio tanto sulla strada del ritorno. nel cielo, alla mia destra, c’è una spruzzata di stelle. solo lì. vorrei capirne, ma mi accontento di gioirne. cammino sentendo la stanchezza e l’aria frizzantina. voglia di un bagno bollente. escursione termica importante. ancora pà che chiama, ancora distante io. ti vengo a prendere, no. ho paura che pericoli. non c’è nessunmo. poche auto e i fari fanno luce sulla strada in mezzo al nulla. si vede la città lontana, ho alle spalle i colli, son nel mezzo di un cammino di solitaria meraviglia.  3 ore e 30 a piedi, 19 km, un teierina di tè, 4 telefonate dal marito, 6 volte ferma a far pipì, 1 sassolino nella scarpa. scoperto tardi accidenti! ecco cos’era quella sensazione di fastidio al piede. e sorrido pensando che quando tutto intorno ci piace manco ci accorgiamo che qualcosa ci sta facendo male.

iphone’s photo. quello che si dice…uno strumento quasi perfetto. il manico…

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