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andata e ritorno

ricomincerò a cucinare, lo so. mi serve tempo che troverò. voglio comunque lasciare briciole a chi si metterà in viaggio verso l’abruzzo e ritorno, citando cucine che a mio parere meritano m o l t o.

è andata. appena scesa dal treno il primo boccone mangiato è stato qui. sabrina ha capito al volo cosa mi piace e “profumo di sole” è stato una immersione in una realtà parallela.  pescara o capitale europea? profumodisole vegetable bar, un locale dal respiro grande, ottima la scelta dei centrifugati, piacevole il locale, la zuppa e il dolcetto carota e mandorle. merita la sosta pranzo.

discorso simile, ma respiro diverso, per il locale che vede in cucina stefano baldassarre, sapori d’arte, pagina fb. basti sapere che il pane alla cipolla da solo merita una sosta. io vieterei il pane a tavola, me lo inserisca direttamente in borsa grazie, lo tengo per la merenda. dicevo di stefano. faccia simpatica, parla con passione dei piatti che prepara, orgolioso di servirli direttamente a tavola. (e capita che il servizio sia familiare veramente e impacciato e visibilmetne “faccioaltronellavita)  le zuppe, servite nel coccio mi sono piaciute assai, non ho assaggiato la bavarese …l’ho abbandonata un attimo ed era già sparita.

e poi il gelato. un gelato scoperto giovedì, in piazza salotto, credo. l’altro gelato si chiama. volevo un caffè, sono entrata e ho visto le carapine, ho pensato che dovevo provarlo il gelato dentro la carapina, ho letto i gusti, pistacchio di bronte (ma quanti diavoli di pistacchi riesce a produrre bronte?) cioccolato di non mi ricordo quale cru, caffè, crema, pochi gusti, bella immagine. un cono piccolo cioccolato e pistacchio, mi resta la voglia di caffè e lo dico a voce alta. ne mette un assaggio in crema il signore con la paletta in mano. adoro gli uomini con la paletta in mano. non mi chiede se voglio il sale sul pistacchio, come ha fatto con il cliente di prima, forse non mi reputa abbastanza sperimentatrice, o forse i due vetrini chiesti al banco lo distraggono. esco con il cono nel sole del pomeriggio che sta finendo, con un gelato che mi piace davvero. non troppo dolce, cioccolato che sa di cioccolato buono, pistacchio come si deve. mantecatura ottima. 2 euro spesi bene, non come quando pensi “cacchio ho anche speso due euro per una ciofeca che fa pure ingrassare” e adesso è ora di prendere il treno, di tornare a casa.  di riabbracciare pà, che la lontananza ci rende nervosi. e gelosi. sopratutto geloso. e questa è una novità.

e il ritorno è giocato fuori casa. finalmente ha aperto ‘o fiore mio la pizzeria napoletana che aspettavo. da un impasto nato da una madre di mela dell’abbondanza, pera angelica e sorbe con farine di mulino marino e prodotti del territorio (napoletano se non locale) ecco la pizza col cornicione, a lunga lievitazione, fatta da beniamino bilali e davide fiorentini, che, sulla guida gambero rosso con la sua pasticceria vanta tre tazzine e due chicchi, crede nelle cose ben fatte e nella qualità. è una scommessa la sua, un volo alto, spero che la città sia altrettanto pronta a riconoscere la differenza. io sono andata e pur non potendo scegliere il menu degustazione, che a pà piace mangiare e non degustare, ho apprezzato la margherita, con fiordilatte messo a freddo. due pizze della tradizione, due moretti e una fetta di saint honorè 34 euro. il locale a me è piaciuto moltissimo. ma quella che ho apprezzato sopra ogni cosa è la filosofia del buono e del meglio. che se tutti fossimo buoni e facessimo meglio…

quindi pranzo e ceno fuori casa più spesso di quanto vorrei. mi manca la familiarità dei gesti, mi manca la cucina quotidiana. però ho nuovi colori e nuovi sapori. quindi mi reputo più ricca. ah, ho scoperto che beniamino bilali è socio di matteo aloe questo matteo e il loro ristorante berberè sarà una delle mie prossime tappe.

ps a faenza il 18 19 20 novembre ci sarà enologica.  un calice e un giro, ci andiamo?

pps: le tovagliette di ‘o fiore sono di monicazani piacc!

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labbruzzo

fino a poco tempo fa, per me, labbruzzo era…

poi ho scoperto alcune cose che l’abruzzo è:

– è a tre ore e mezzo  vistamare da casa

– è pescara come barcellona e forse il contrario

– è cime e piane, come sono io

– è un modo di allungare la vocale finale

– è un’acoglienza con sospetto e un benvenuto schietto

– è pesche tardive e campi coltivati a ulivi e viti

– è lavoro lavoro lavoro

– è la maiella innevata, la spiaggia bagnata, le case non finite vissute come se sì

– è cani e gatti sparsi a spasso, tanti, tanti.

l’abruzzo che sto imparando a conoscere è pescara, atessa, lanciano. è un albergo che mi piace, è una cucina di casa assunta che mi accoglie, è fare la suocera a un capo, è correre sulla ciclabile che era una strada ferrata, è dividere una pizza la sera, è fare tante scale

l’abruzzo è una serie di piatti che non conoscevo e che bravo nicola e che bravo nicola e che bravo nicola

sagna con baccalà

pallotte cac'e ove

agnello con grana e spinaci

involtino di vitello, erbette e fiordilatte

è una promessa non mantenuta, neanche a me stessa. ma mammam, a l’aquilaa fare la pecora ci dovrò venire. e con te.

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ho i numeri

che mi danno un senso e che esercitano un richiamo imprescindibile. oggi è l’11 10 11 e non potevo non scrivere qualcosa che mi facesse testimone di questo giorno. che come ogni giorno non ritornerà. oggi sono andata a correre in val di sangro. ho salutato la maiella innevata, ho frullato fino a montare le informazioni introdotte, ho mangiato la pizza scimme, le raffiche e il baccalà, ho scoperto un paio di posti che mi piacerebbe ritrovare e scoperto che mi stanco più a girare in auto che a piedi. il 10 1o 11 è iniziata questa cosa nuova. che intanto mi fa scoprire sapori e terre diverse. e modi di dire che sono uguali solo in dialetti diversi. oggi mi è arrivata una mail di pà e mi parlava di numeri palindromi. ma a me, mi è rimasta impressa la mail inviata. comunicare. anche se lontani.

e se ancora è viva la curiosità del fare e l’entusiasmo dello scoprire …io mi ritrovo.

ps ho un sacchetto di bocconotti. ve li presenterò

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facciamoci del mare

ancora per un fine settimana di questa estate balzana, con temporali e freddo a luglio, ma con un agosto che non ricordavo da anni. e un settembre che solo nel 1983. su di noi, nemmeno una nuvola, a parte i temporali parlamentari. -sono indignata per le pensioni di cui si vociferava a ferragosto. 40mila euro al mese per 13 mensilità a lamberto dini? a giuliano amato? e a quanti altri, boia d’un mond leadar? (leadar in dialetto romagnolo significa ladro e nel mondo si legge capo…eh?)-

e allora facciamoci del mare e cerchiamo di non pensare, di allontanare il groppone, di non cadere nello sconforto. facciamoci del mare e pedalare, ancora una volta da riccione a faenza. 90 km di pianura pianissimo. guardandomi intorno, avanti e dietro. scoprendo un lungomare a tratti desolante, a tratti meraviglioso.

rimini san giuliano: il  porto fiorito

savignano: il dado è tratto

cervia: la salina camillona

verso forlì: la strada bollente

a casa: il culo dolente.

ps: questo lo risparmio alla vista, ma l’ho sentito bello forte. il viaggio vale l’esperienza. ora solo un pensiero; la pioggia promessa, quella tanto desiderata da molti, doveva arrivare ieri. io lo sapevo che sarei riuscita da far gitarella anche ieri. lo sapevo sì e a cervia c’era il mediterraneo nelle bancarelle, c’era un’amica e i suoi due figli, c’era una bella giornata insieme.

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napul’eh!

iscriversi a groupon è stato un attimo. e un attimo acquistare un paio di offerte di pacchetti week. sono convinta che l’unico modo che abbiamo per sopravvivere al quotidiano sia vivere lo straordinario ogni volta che possiamo.  l’offerta era una notte romantica a napoli (leggo napoli, penso pizza, al romantico ci arriveremo poi). 6 mesi per spendere il coupon. comprato a dicembre, mi basta poco per pensare che l’occasione di unire il viaggio in costiera alla notte napoletana è da prendere al volo. e allora anticipiamo la partenza di un giorno. e aggiungiamo solo il necessario per cercare la pizza più buona della città e il numero di un’amica che mi piacerebbe abbracciare. l’hotel è nei quartieri spagnoli. colorati, coloriti, mercanteggianti, da guardare dal basso in alto, di qua e di là. ogni incrocio una prospettiva. dalla stazione a piedi, con i motorini che si affiancano e ci sfiancano, con il lastricato che mette in ginocchio i trolley,  con il sole che fa caldo, che fa sud. napoli che mi piace ogni volta, che se chiedi un’indicazione ne ricevi tre, che la voglia di parlare e attaccar bottone. avremmo dovuto comunicare l’orario di arrivo. la stanza non è pronta come dovrebbe, non c’è problema. usciamo a mangiare

sorbillo è la meta. e la fila, il posto, la pizza sono da provare,  anche se il cornicione non è così alto da buttarsici di sotto, la tua pizza è una poesia, il fiordilatte una crema  e i sapori nell’insieme perfetti. però, caro sorbillo, per favore,  i bicchieri di plastica no, per favore no, per diminuire i rifiuti  e per dare un sapore più tondo alla birra. il resto va bene com’è. anche il conto. 15 euro due pizze e due birre grandi.

e poi il caffè che ricordavo perfetto in piazza dante nell’altra fuga napoletana, la pennica di pà e il mio vagare alla ricerca delle cose che voglio portare a casa. piazza plebiscito, i capannelli di gente, il carrettino con il ghiaccio e i limoni. la discesa verso il mare, castel dell’ovo. non imparerò mai a vederla abbastanza napoli. e l’amica che arriva, passeggiare per la città con gli occhi loro che la conoscono meglio, un caffè al gambrinus, via chiaia, la villa e,  per favore ancora pizza stasera, ma brandi mi ha delusa, puntano sul turista e lo colpiscono. la margherita qui  sarà anche nata, ma qui la faranno morire se mettono mozzarella acida e basilico bruciato. buona la compagnia però e la passeggiata notturna. adesso li vedo i cassonetti pieni di spazzatura sui corsi è quasi mezzanotte e la città è ancora viva.

rientriamo in camera, eccola la nostra notte romantica, candele per terra, petali di rosa (di stoffa) sparsi ovunque, un cuore sul letto, un vassoio di salumi, formaggi e mozzarella, una bottiglia di spumante dolce. ridiamo divertiti, forza ragazzo, datti da fare adesso è il momento.

alle 7 suona la campana con insistenza,  la chiesa (dai poteri miracolosi) chiama, il brulicare di gente nei quartieri spagnoli urla  e io vado a correre. le strade sono pulite, nessuna traccia di immondizia, i marciapiedi lavati, un curato in passeggiata, il lungomare di sole. incrocio chi corre e ci salutiamo riconoscendoci ovunque.  il caffè dal professore e una sfogliatella alla galleria umberto. la colazione in albergo e il bus che ci porta alla stazione. napul’è ‘na meraviglia.

nota bene: il caffè l’ho pagato 80 centesimi e 90 centesimi dal professore. da noi costa 1,10 € la differenza è che il loro è meglio. e basta.

poi il ritorno alla realtà l’allarme immondizia. la stretta al cuore perchè ogni luogo che tocco diventa casa mia. ma ieri, la notizia*, che apre la speranza la raccolta porta a porta da settembre e un grande in bocca al lupo al nuovo sindaco che ce la mette tutta, con  i napoletani, per cambiare le cose.

* la notizia sarà la mia prossima pizza a napoli. fino ad allora grano spezzato o’malomm a sanpatrignano.

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l’isola che non c’era-gente del fud

che ci sono aziende che scelgono mina, altre la vanoni; la garofalo, come testimonial,  ha scelto un centinaio di foodblogger che probabilmente non sanno cantare e ballare, ma possono parlare (o sparlare, o tacere) del prodotto e del progetto che ci verrà presentato in anteprima, in un tam tam che si propaga, nella rete, fino a riempirla.

perchè io e perchè sì. prima di tutto perchè sì.

perchè dopo lo stupore è arrivata la voglia di vedere da vicino com’era. perchè ho chiesto  a lydia, a enza, a pà. perchè fare la pazzia di appoggiare le valigie normanne e prepararne una per la costiera mi ha messo entusiasmo. perchè la mia metà, quella brontolona, che mi sono sposata, ha detto sì, devi, anche solo per vedere com’è.

perchè io l’ho capito poi, dalla folla eterogenea di food blogger presenti all’evento, dalle parole di emidio mansi.  sono un blog atipico io. food quel tanto che casa. lamento e tormento. e invece arriva la richiesta di giorgio marigliano. stupisco. e parto. partiamo.

l’accoglienza è iniziata alla stazione. vedo la borsa di maite, mi sento meglio. facce conosciute, per fortuna. e poi il sentirsi salutate per nome al primo squillo (che efficienza giorgio!), il badge di riconoscimento, (che pazienza piero de luca!)  il welcome pack che porto in camera, vista mare e nuvole. le cicerchie, il peperoncino, le magliette, le paranze, il telefono…il telefono? pà c’è un telefono nel pacco. (maddai, sarà solo la scatola!) invece il telefono c’era e c’entrava con tutto.

alla conferenza di presentazione ho pensato che emidio avesse studiato bene tutti i blog, perchè ha saputo trovare le parole che volevamo sentirci dire; ho pensato che alla fine nokia avesse il suo bel vantaggio a essersi regalata a noi. perchè ha bisogno di tornare sul mercato con applicazioni armate contro la concorrenza e se queste applicazioni cavalcano il mondo della cucina meglio ancora. ho pensato che un progetto ambizioso come gente del fud ha davvero grandissime potenzialità che solo noi possiamo elevare o disperdere. ho pensato che garofalo ha avuto una strategia vincente, corretta  perchè lascia liberi di aderire o non aderire, di discuterne, di parlarne. perchè ha convocato grandi e piccoli, perchè  si mette in gioco per prima. un progetto come gente del fud, pensato per dare spazio ai prodotti del territorio, che noi  conosciamo e amiamo, è un progetto bello come l’isola che non c’è, ma grande, grande come le cose che nascono senza sapere come diventeranno. ed è sicuramente un progetto che costa.

certo il lavoro dei blogger che aderiranno potrebbe sembrare gratuito, ma …non è forse gratuito il nostro entusiasmarci per un prodotto, il testare e condividere? non è forse nella condivisione che traiamo noi stessi un beneficio? e partecipare a un progetto così ambizioso, partendo dalle fondamenta è una cosa che affascina.  i risultati si vedranno a settembre.

cosa mi è rimasto di questo week? prima di tutto il piacere tangibile di aver guardato in faccia lydia, elena, anna, sonia, valentina e riabbracciato i calicanti. poi il disagio nel sentirmi sconosciuta fra tanti nomi che leggo. vedere lo ziopiero e scoprirlo ragazzo, dare un volto a gambetto, alla pippi, ad aurelia, e poi le pellegrine agostina, enza, le gemelle, ma quanti foodblog non conosco? ho anche confuso i cioccolatini del nanni, con corradot    mi è rimasta l’immagine di oxana in stazione in un’attesa che sembrava non finisse mai ..ma questa è la parte sociale e io sono timida nel profondo e tanti erano che non ho avuto modo di.

mi è rimasto lo stupore di veder nascere un progetto raccontato da peter pan seduto su una sedia con sulle ginocchia trilli e un folletto. e i figli non mentono. non fanno calcoli. i figli sono come sono. senza giri di parole. e così è stato emidio mansi. un peter pan con una grande dote comunicativa, che ha saputo portarci nell’isola che non c’era che forse adesso, grazie anche a noi, ci sarà.

il mio più uno (più uno per sempre) ringrazia la nokia e chiede di sviluppare le applicazioni in maniera più semplice. ha anche cenato mangiando pesce e questo io non riesco a spiegarmelo. o forse si spiega guardando la splendida rossa che aveva di fianco. (grazie a giulia e marito per le chiacchiere e le risate)

io non riesco a disfarmi della scatola di cartone che conteneva i doni e chiedo aiuto. lo sparso ha visto le mie foto e si vergogna. e  io dal giorno della visita allo stabilimento ho un altro concetto del termine “butta la pasta”

ho mantenuto fede a me stessa e sono andata a correre la domenica mattina, sulla strada impossibile che da castellammare porta a sorrento. nonstante tutta la falanghina bevuta e la cena terminata a mezzanotte passata.  ho arrancato davvero.

avevamo scommesso, io e pà, sull’adesione al progetto del pasto nudo. (sonia è un’integralista che sa mediare) ho vinto io.

gente del fud, il sito, partirà a settembre. io cercherò i prodotti che fanno romagna. quelli dei piccoli produttori che lavorano con passione e che si curano di noi.

domande a margine: le foofblogger hanno i tacchi alti per essere taccate su fb? le foodblogger hanno la risata contagiosa perchè non si curano di nasconderla? i foofblogger sono pochi perchè hanno paura di essere pappati?

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normandia, la mia

ho gli occhi pieni di verde e i capelli pieni di vento. ho nelle orecchie il rumore dell’oceano, che assomiglia “incredibilmente” al rumore del mare. onde che si infrangono sulla scogliera di alabastro, accès interdit. ma i piedi portano a spasso la voglia di vedere cosa c’è oltre. e le pale eoliche e le pecore e ragazzi sdraiati e l’odore di pesce grigliato. chi abita quassù, nella chiesa di “maria”? come ci si sente a essere custodi di uno spettacolo? fècamp mi è piaciuta moltissimo, prima delle tappe atlantiche della normandia. una delle poche che non era nella lista di pà, anche se gli alleati si erano preparati a sbarcare anche qui; forse lanciavano scalatori. una spiaggia di sassi bianchi. multiformi. il sasso sella, il sasso pisello, il sassopiatto. li avrei intascati tutti. manie. il mercato lascia sfilare bancarelle di golosità: formaggi, formaggi, formaggi, salame, salsiccia e patate “vere” fritte nello strutto, occhiali, vestitini leggeri, formaggi. mi lascio sedurre dalla parlata francese, l’adoro. e mi accorgo che rispetto alle volte precedenti mi sembrano tutti più gentili.

è gente di normandia mi diranno in tanti. che si fermano a perlare volentieri con noi, che chiedono da dove, che “ahh italiana? di dove?”a sò rumagnola, rispondo, convinta che capiscano. e le mules che non riesco a mangiare  se non all’ultimo istante, sempre in lotta con chi è restio a provare qualcosa di diverso. scorci da appuntare, chambre d’hotes che avremmo voluto prenotare, un viaggio pensato da mesi, ma organizzato negli ultimi tre giorni; siamo noi. il respiro mi si ferma a pont du oc, fra i crateri dei bombardamenti, rimasti a completare la giostra delle celebrazioni in questi giorni di anniversari; non ho mai amato la normandia perchè pensavo fosse solo lo sbarco. invece la navigatora ci ha guidati alla scoperta di angoli di paradiso. le foto in slide sono il punto di vista dello sparso.

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il burro salato, il caramello salato, il calvados, i giardini fioriti …ci sono altri percorsi che vorrei in normandia. mi accorgo che sono un doppietta. il primo colpo mi serve per prendere la mira. il secondo per colpire. tornerò non belligerante. a riempirmi le tasche di sassi e la testa di fiori. e a mangiare tutto quello che vedo.

se mi chiedessero oggi che cos’è la normandia per me risponderei mucca, mucca, prato, mucca, mucca, giardino, mucca, verde, lilla, lilla. e una navigatora avventurosa. vorrei caricare un video. fatto col telefonino. da mano mossa. ma eloquente.

note di viaggio:

viaggio da sola per quanto riguarda l’organizzazione. interamente e via internet. prima esperienza etap hotel. davvero economici, a volte anche nella pulizia. i parcheggi jet park, a linate come a malpensa, sono economici e ben organizzati. navetta che ti porta e ti ripleleva.  noleggiare auto hertz via easyterra, cambiare idea sul luogo per avere il navigatore e, scoprire che l’utlitaria non ti avrebbe consentito di caricare più di un bagaglio, insegna a controllare. prima. il wi-fi, soprattutto se non hai ancora chiaro dove dormirai dopo due giorno è indispensabile e tutte le strutture provate lo fornivano. dormire ogni notte in una città diversa è stressante. scoprire che gli hotel più economici come etap si infossano nelle aree industriali e non permettono percorsi di corsa me li fa detestare all’istante.

viaggiare con lo sparso e pà insieme è come partecipare a giochi senza frontiere.

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cominciamo da parigi

il nostro viaggio in normandia e la serie di cose da dire che si è accumulata nel settore “condividere”

parigi 1988. prima volta. poi parigi 1999, infine parigi 2011. parigi ogni 11 anni. quasi un richiamo. un vaccino. una consolazione. parigi è bellissima. nulla da aggiungere? tappa obbligata per noleggiare auto, per accertare il fatto che la erre parigina mi eccita, per rivedere la zona butte-montmartre dopo averla vissuta con amore 11 anni fa. con amore e 7 punti freschi in testa. parigi per 12 ore all’andata e 12 ore al ritorno. il tempo per girarla a piedi sotto il sole e sull’ orlybus sotto la pioggia. il tempo per scoprire che non ci sono abbastanza posti dove pà possa mangiare e non ci sono abbastanza ore per me per provare tutte le boulangerie. parigi presa per le punte delle matite che avevano segnato due “da non dimenticare”:  i pirottini visti da elga per me, l’apple store per lo sparso. missione compiuta. mi resta l’urgenza di tornarci da curiosa lettrice di blog che hanno liste lunghe di luoghi che “volevo voglio vorrò”  vedere.

sono andata a correre alle 7 ai giardini di lussemburgo. insieme a tanti come me. tre giri del parco. una sosta per lo stretching e gli esercizi a terra. sentirsi parigini per un attimo è un attimo

ho trovato incredibili questi negozi

                                                                                                                                                                       lo speziale

                                                                                                                                                                   il vintage

                                                                                                                                                              la nastreria

                                                                                                                                                             la cappelleria

                                                                                                                                                              la pentoleria

ho trovato una pizza per pà che mi ha evitato diverse soste al  mac e un spezialità alsaziana di cui, ‘gnorante, non avevo mai sentito parlare: flam’s

ho provato il piacere  di sedere fuori da “le pain quotidien”, in rue de montorgueil e gustare un piatto, ridere e commentare i passanti e fotografare il francese tipo: uomo con giornale e baguette. ma anche uomo con 24 ore e baguette, uomo con champagne e baguette, uomo con bambini e baquette.

uomo che mangia baguette, uomo che indossa baguette…e potrei continuare all’infinito. di parigi mi resteranno negli occhi queste immagini, l’eleganza soave delle ragazze, i baci dati, esibiti e fotografati, le ballerine ai piedi, il vento e un traffico inimmaginabile. nenache a napoli. che racconterò.

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e la luna calò

su un cielo che sembrava pieno di piccoli fori luminosi che potevo paragonarlo alla cuffia per meches. con la sua  luce madreperla sulla neve, a creare un paesaggio irreale, fatto di scricchiolio di passi, di aria pizzica, di silenzio che tutto fa ascoltare. aspettare la sera, nelle dolomitiche giornate, per uscire ad esplorare un paesaggio che parla il mio passo. il mio incedere svelto a vedere cosa c’è oltre. oltre la vasca dove si lavavano i panni, oltre la curva, oltre la galleria, oltre il ponte. un paese di finestre chiuse e alberi accesi. di fiume che scorre e di pista della marcialonga che si sta preparando alle genti. il fiatare di un cane, i passi di un altro respiro, un buonasera compiaciuto. il saluto di chi si riconosce nei gesti. il ritorno a passo lento in una casa per vacanze con cuoco romagnolo. mi aspettano spugne per pulire la camera, lenzuola da riconsegnare in pile uguali fra federe e singoli e matrimoniale.  un turismo semplice. che l’importante è prendersi due giorni. e guardare in alto. col sole sulle piste e il giro dei 4 passi che per me sono baite e strudel. e torna la sera e la luna che si riempie e io mi riempio gli occhi. di naturale meraviglia.

oggi è luna piena. da domani sarà calante e quindi saranno favoriti gli intenti di chi vuole rimettersi in forma, perdendo liquidi, peso e favorendo la pulizia di pensieri. da domani, per la serie i buoni propositi vanno segnati, mi rimetto a bere tanta acqua e tea (the, tè?) verde la mattina, spremuta e tisane ai frutti rossi il pomeriggio. mi rimetto a fare i miei esercizi di stretching e almeno 100 addominali al giorno. oggi finisco col rosso i cantucci del compleanno. un rosso amabile. che si fa sera di luna nera.

400 grammi di farina 00 – 3 uova piccole – la punta di un cucchiaino di vaniglia – 300 grammi di  zucchero – 250 grammi di mandorle con la pellicina – un cucchiaino di lievito per dolci – un cucchiaio di cognàc – forno a 200° una pennellata di latte.

mescolare tutti gli ingredienti tranne le mandorle (che io pretaglio a tocchettoni dopo averle asciugate nel forno), ottenuto in composto compatto, passarlo sul tagliere infarinato, aggiungere le mandorle, dividerlo in tre filoni della lunghezza della teglia e spennellare con il latte. cospargere di zucchero e infornare a 200°. dopo circa 20′ togliere dal forno e tagliare a tocchetti. rimettere nella teglia e infornare nuovamente a biscottare. vengono tre teglie di scroccadenti, cantucci, tozzetti crucchi da bagnare nel vino. i denti ringraziano se saranno bagnati bene.

 

i più cotti sono i miei

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roma è fatta a post

roma è un braccio ingessato, è una freccia rossa con appuntamento, è un navigatore che parla tedesco, è un cielo azzurro negli occhi di chi ci aspetta.

roma è accogli’enza, è capelli lunghi e biondissimi, loma è una lana allabbiata, sono piedini pagnottella, capelli da pettinare, tavola da apparecchiare.

roma è una caponata che avercene! è cotolette col sugo e con le olive e formaggi tanti con salsa arancione, con chutney di fichi d’india, è scatti e facce da blog.

roma è due giorni che finiscono subito, presi al volo, di corsa. è non c’entro, invece si. roma è salita di corsa che non pensavo mica. è una musica in una piazza diversa da sempre

roma è cuscus,  intimità da condividere, una faccia dolce che non immaginavo e molto di più

roma è troppo tempo per spostarsi, è il parcheggio che non si trova, è castroni, caccavelle e zara home, come farò a farne s’enza?

me lo sono regalato e quasi imposto questo week end a roma. ha insistito pà, vai! ha insistito lo sparso, vai! e ho ancora nelle orecchie le parole e sulla pelle la sensazione di amichevole calore, curiosità, simpatia immediata. è davvero fatta a post roma per me. e le riflessioni più riflesse le tengo per il prossimo.

per le ricette: enza – io da grande

per le fotografie e altri pensieri: elvira – un filo di erba cipollina; elga – semi di papavero


roma è  un caffè consigliato e bellissimo roma è…ne voglio ancora e non sono mai a post.

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