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bello ass/aie

stanca sono stanca. ma la carica e l’energia che questi giorni mi hanno trasmesso mi tengono sveglia e con gli occhi spalancati. sarà la meraviglia, sarà la musica, sarà la gente. sarà il sole che  la pioggia si è presa due giorni di pausa. giusto in tempo per farci la festa. le tonalità dei verdi, delle curve sinuose di castelraniero, avrei voluto fermarli per sempre in una stoffa da indossare in agosto. e avrei voluto potermi sdoppiare e moltiplicare per riuscire a fare e a partecipare e a godere e ad abbracciare e a vivere tutti i singoli momenti che la musica nelle aie ha “spargugliato” in questi tre giorni. fitti di impegni e di occhi e di parole e di gente da portarsi a casa, per favore. venerdì iniziato col temporale delle sei, il momento peggiore, l’ora in cui la gente sceglie dove andare. sicuramente non fuori. peccato, perchè il concerto di roberto durkovic e i fantasisti del metrò è stato puro godimento. grande musica, grandi musicisti. eravamo in pochi a ballare sotto al palco. eravamo pochi ma non ci siamo fermati mai. poi scendendo con la convinzione assoluta che il sole non ci avrebbe abbandonati…ecco una lucciola, due, nonostante il freddo, nonostante la primavera sia altrove. sabato mattina di presentazione e show case con aie in corso, in centro a faenza. sole alto, caldo, curiosità e musici che si regalano uno spettacolo quasi fuori programma. si regalano si. perchè quello che traspare è la loro voglia di suonare. il piacere fisico che lor stessi provano e che non riescono a nascondere. tre concerti per tre cd prodotti dall’etichetta locale. generosa e avanguardista, pronta a scommettere su un genere che sta iniziando ora a far parlare di se alle masse. tre chicche che sono stati solo l’anticipazione della domenica. e poi di nuovo la salita, la corsa, l’arrivo di un’amica di carta che ho tanto aspettato e lo scoprire che i disegni mentali che ci facciamo non sono così distanti dalla realtà. 11 km camminando veloce, la pioggia di nuovo, il riparo nel capanno delle rondini, 11 km di chiacchiere fitte fitte con l’amica che ha la stessa passione e lo stesso passo. e poi le interviste con lo sparso. che mi sgrida a ogni tentennamento, a ogni inesperta presa di tempo. e poi ancora i concerti e le stelle finalmente e tanta folla e la musica che invita a ballare e il gruppo che è meditazione e tradizioni da salvaguardare e mani che vanno sulla nichelarpa 20 in italia. due a castelraniero. e poi antica rumeria, obelisco nero, kaloma e arangara, musica maestro

grazie a carla e al suo terzo occhio

piedi scalzi, bimbe belle, amiche che ti raggiungono, bimbi in braccio, intrerviste folli.. facciamo notte, scendo ancora e le lucciole si sono moltiplicate e di nuovo la sicurezza che l’indomani sarà stato sole e sole è. l’accoglienza ai gruppi, i sorrisi, le bimbe, le mani che si stringono, le guance che si baciano. una parola di troppo, ma passa, un intoppo da stemperare. siamo oltre 200 a lavorare. e molti di noi non sa cosa fa l’altro. ma siamo tutti  sullo stesso sentiero, salgo sul trattore e col megafono faccio quello che so far meglio. faccio casino. ed è bellissimo. poi ecco che arriva barbara e il suo libro e la paura che non si senta a casa, una cosa voluta e organizzata di sfrido, la sensazione che forse… l’ansia di non piacere, la voglia che vada tutto bene. grazie mammamsterdam. grazie per aver perdonato e non aver ravanato nella mancata pubblicità che avresti meritato, un esperimento riuscito perfettamente. un reading che era perfetto nell’attimo in cui è stato. non eravamo pronti ma sei stata grande. hai dato un segnale di bravura vera. e statale 17 si legge in una notte. ho intervistato 24 gruppi, alcuni anche due volte o tre. non ho fatto domande intelligenti o preparate. ho cercato di ognuno una caratteristica e più avanti ne parlerò. perchè son moglie, madre, cucino, impasto e leggo, ballo e mi scontro ma sono soprattutto golosa di vita e spendacciona di parole. musica nelle aie duemiladieci chiude, ma si apre la nuova stagione delle cose da fare. e io ho promesso una piadina. devo mantenere.

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unire i puntini

serve a scoprire che cosa apparirà. da un incontro tanto rimandato, parlato, sperato e finalmente realizzato. incontro che farà di parole facce, di scritti e ricette persone, di sensazioni una nuova scrittura. ci siamo conosciuti su un sito di ricette, ci siamo scambiati idee e mail, uno di noi, “oh capitano, mio capitano” ha creato un gruppo. un gruppo che mese dopo mese, fra ricette e libri letti, passando da momenti difficili per tutti, ci ha uniti e ci  ha permesso di conoscerci profondamente. …vengo sù e ti prendo a mestolate. e a parole tutti pronti a partire…ma gli impegni, la lontananza, la pigra abitudine ha smorzato la scintilla. fino a ora. con la grande forza di vivì che ha messo a disposizione il b&b. che ha tempestato di mail per le adesioni, che ha fatto sì che si unissero i puntini. e allora napoli, nola, firenze, faenza, novara, lagomaggiore, pianoro, rovigo, minneapolis, si sono uniti ad arquà petrarca per una due giorni di cucina misurata in gradi. alcolici direi…limoncello, nocino e maraschino a partire dai noccioli per cominciare…

asciugo i piatti lina e vivì se la ridono

io e lina

io son partita con una strana sensazione. ci conosciamo bene, sappiamo cose così intime che non possono esserci sorprese. e invece sì che possono esserci. potrebbe non piacermi la voce di, o la faccia di, potrebbe non essere reale il filo che ci lega. potrebbe essere saccente, invadente, antipatico, noiosa, boriosa…non mi preoccupo di piacere io, o non mi mette ansia l’effetto che io farò a loro. voglio solo che loro tutti piacciano a me. siamo partiti sotto una pioggia battente in beato ridardo, certo mi sono ricordata le cose che avevo preparato, la piadina che io sono la romagna, la torta al cioccolato che è sempre un buon inizio e le scorze d’arancia di antonio il capitano. arrivati a destinazione, aperta la porta, un operatore che riprende l’arrivo, ci metto un attimo a riconoscerlo l’edu, educational d’ora in avanti!

quanti rimproveri da lui per la mia mania della cucina “a occhio” lui  così preciso e metodico. così generoso nel mettersi ai fornelli per due giorni interi. napoli andata senza ritorno. e lina sorellamiabella, maestra di fatto e di vita. e seve il toscanaccio,  che se lo fumi non fa male, ma se non lo fai rischi di farti psicanalizzare e riconoscere che davvero ti lasci scoprire, è l’ultimo arrivato ma “lui” lo sapeva. e franco  è burbero e spigoloso e simpatico emiliano. e vivì con le lacrime agli occhi e il cuore pieno di pensieri per chi non è con noi, che non ce l’ha fatta a esserci. e poi a tavola, la bufala, la provola e le olive verdi dolci e il lampredotto e i nostri occhi e le parole e il lambrusco e il chianti, non quello classico che arriva domani e edu che rinfresca la madre che ce n’è un pezzo per tutti

una madre per tutti

e io che me la sognavo la madre. e poi lina dopo l’insalata di rinforzo, impasta ricotta e semolino

edu prepara calzoni da friggere, non abbiamo ancora finito di pranzare che le mani impastano, il ripieno più abbondante silvia!, non così piccoli, non così poco. uno a testa. sul tagliere metti al caldo. vivì prende la coperta e con amore sistema sul divano al calduccio i calzoni a crescere. ora in stazione a prendere marco e la sora lella, vado io viene seve, mi aspetto un orso grosso ma arriva uno spilungone ma come sei magro! e la lella è così bella, così giusta vicino all’orso che sembra miele. e siamo tanti e altri arriveranno domani e intanto edu ruota la pizza e la stende nella teglia

edu ruota la pizza in teglia

e vivì prepara spinacini a km zero con il grana e le noci e lina sforna il dolce e andate a sedere! non state tutti in piedi! e il gruppo obbediente trova un divano con plaid e si siede

sotto al plaid i calzoncelli imbottiti

e arriva la lunga con l’americano

all’ora dell’aperitivo e marco compone l’orol

marco e sora lella

ogio con 12 formaggi piemontesi e la salsa di

uva americana, la salsa d’arance di edu e la marmellata di pere e quella di vino e non posso mangiare ancora, dove sono i calzoni da friggere, apparecchia la tavola, porta il legno…una faccia sorpresa, un urlo, ma ci siam seduti sopra! edu sbianca e credo volesse prendere a forchettate chi aveva osato lo scempio ma, recuperato il recuperabile, fritti la metà, in forno gli altri si è limitato a dirlo splendidamente …per avere calzoni degni…ci vuole culo!

quello che rimane sotto il cu

che risate in due giorni e che bello scoprire che sei in una famiglia che conosci bene ma della quale devi riconoscere i contorni. e che ti senti di casa fino al punto di sapere dove sono piatti e posate e seve ci prova la sera a tirarsi indietro. non è bello andare a correre domattina. ma l’avevi promesso! io vado, ore 8 di sotto. ci sarà il sole lo so. perchè lo voglio io. sole si. e 9 km di corsa. e i nuovi arrivati e i pensieri che corrono ancora e le parole ancora sparse, come le immagini che non riesco a fermare e che  devo  riordinare

baby mara & family, lupa e massimo, le lasagne bolognesi, il gesto bello del regalo per giorgio, e uno per tutti noi, la tartare di tonno e salmone, le ciambelle fritte di edu, la pasta choux con la colata di cioccolato, la telefonata di marina, il brindisi a ele il mio per antonio…non ho tutte le foto ma ho tutto negli occhi…e nel cuore…chiunque voglia incontrare chiunque…non aspetti un minuto di più.

lupa e gli altri

il massimo per la precisione

annìka di baby

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la porti un bacione a firenze

un giorno passato a testa in su e poi in giù e poi guarda di qua e ooohhhh guarda di la…le mura, la piena, una coperta di arte e di meraviglia che firenze stende su chi arriva. e che senza neanche programmare si muove e guarda. ogni viholo, ogni nome, ogni hattedrale, hiesa e persona che incontri è qualhosa da ricordare. idea poco originale la mia. andiamo col trenino a firenze? partiamo da brisighella, 2 ore, 10 euro andata e ritorno. 95 chilometri di parole e poi un giro. una coppia di amici da imparare a conoscere ma che già al telefono per prendere accordi strappano il sorriso. ma che idea originale! viaggio in piedi, addossati uno all’altro, come deportati dice pà. vabbene! (si lo so che non si scrive così) pà ti scoccia? sei stanco? fai l’indifferente eh?

firenze così vicina ma così sconosciuta. frequentata per laboratori di artigiani riparatori ma mai da turista. firenze che ho cercato fra le parole sue e poi sue, poi ancora sue per i miei percorsi fuori dal coro che io le città le voglio guardare più che posso dalla parte di chi ci vive. strade laterali, chiese incrociate per caso, una treccina alla crema artigianale in una pasticceria svizzera,  una pagnotta nel forno di san niccolò, ci siamo incantate guardando le vecchie fotografie delle famiglie del quartiere, dentro nei palazzi spalancati, spiando dalle finestre. a volo d’occhio da piazzale Michelangelo e poi sulle lapidi, a leggere frasi che toccano il cuore, a prendere possesso del passato di chi c’era, a seguire le parole di chi alla chiesa di san miniato arriva tutti i giorni con un mazzo di fiori. e scoprire che i cimiteri piacciono anche a lei. che capisce di arte molto ma molto più di me, che ho ancora tanto da imparare. non ci hanno travolto i saldi che non c’erano. e dopo il gelato di vivoli io ero già contenta. e trovare la bottega delle monache è stata la ciliegina. poi di nuovo la conferma che il mio caro marito gambelunghe e l’amica con la fretta di trovare il posto a sedere ci hanno dato dei metri senza controllare neanche che fossimo dietro, che a firenze il binario per faenza è il 17 quando ce ne sono solo 16 e che sorpassare gruppi con passo quasi di corsa si, un certo vantaggio lo da. finire il viaggio in compagnia di due bimbi giramondo in solitaria figli di genitori separati, divisi fra roma, firenze, milano, faenza, pronti a giocare a tris nel finestrino e a fare indovinelli mi ha fatto riflettere su quanto io sia splendidamente provinciale.

qui ci siamo andati. qui e qui presto ci andrò.

ps: i mezzi pubblici in quanto mezzi appunto, spesso li accantono a favore delle mie gambe, corte ma intere. chiedo scusa per i chilometri a piedi.

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arancia meccanica

e gli amici dall’asilo. il giorno di santo stefano a casa mia. dall’asilo dello sparso. bimbi e genitori. nata dal desiderio di intrattenere i piccoli, di sopperire alla mancanza di parenti, di condire le feste con chiacchiere e biscotti. non lo so cosa succeda in altri asili, naturalmente il nostro è stato eccezionale. un collante fantastico per molti di noi e dei nostri ragazzi che non si sono dimenticati. riunioni a cui è meglio esserci perchè chi manca viene crocifisso. poi fatto risorgere ma, solo per crocifiggerlo alla prossima occasione. un tè, una tisana e si dipanano le matasse dei discorsi di chi non si conosce così bene da scendere nei dettagli, poche cose in comune ma la voglia di metterle comunque in gioco. per noi donne è più facile sempre. gli argomenti non ci mancano mai. per gli uomini  che devono governare il pollaio è un pochino più complicato. politica (!) lavoro (?) passioni (…) sport (/) piadina, salame,  biscotti, arance candite e l’impegno di continuare a provarci. di non lasciare che si perdano le ragioni, di recuperare un poco i rapporti così fragili che …ieri non abbiamo detto una parola su chi non c’era. perchè ci mancava qualcosa. ci mancava chi non c’era ed eravamo solo tre donne. siamo tutti troppo soli. troppo concentrati su noi stessi. è stato un bel pomeriggio, comunque. con la mia solita incapacità di organizzarmi che mi porta a ricevere i primi in accappatoio, con i mariti che vengono ad avvisare che la moglie ha ma di testa e passa la mano. con le chiacchiere che iniziano a due e parlare a tu per tu con un uomo che non è il tuo a volte stempera i malumori (sono ancora arrabbiata per l’incapacità del mio di andare a fondo nei miei pensieri) e forse il mezzo gaudio funge da mezzo di contrasto e si vede meglio che per tanti è così. i ragazzi erano al piano sopra e come una coperta calda facevano sentire che c’erano. e avevano fame.

oltre a piadina e panettone (pasticceria moderna lugo) ho  preparato i canditi d’arancia in varie interpretazioni: natural, cioccofondenti e a rondelloni. non è una novità. mangiare l’arancia e candire la buccia per me è diventata una mossa meccanica. ho il tegame work in progress per tutto l’inverno. ci convivo e sopravvivo. e i pensieri vanno sempre a chi per primo mi ha indicato il modo. Antonio grazie per sempre.

oggi finalmente ho ripreso la corsetta quotidiana. 45 minuti di libertà. devo finire  Akunin per il 29 e ricordarmi che il 28 è già lunedì. o che lunedì è già il 28?

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ospitalità

non è solo una parola. è uno stato di grazia. uno stato dell’anima. un abbraccio caldo. è più di quanto fossi pronta a trovare.

La mia prima volta in Sicilia, per rispondere a un invito troppe volte eluso, per scappare dalle responsabilità di famiglia, perchè la mia prima volta in terra sicula DEVE essere con Paolo e a settembre ci tornerò con un’amica. E allora presto, trova un volo, prepara la valigia e non ascoltare la clavicola dolorante e non ancora saldata. Ho scoperto una terra meravigliosa, gente straordinaria, un fratello che non conoscevo e tutti i suoi amici. Grazie a Filippo, Antonella, alla Signora Anna, alla mitica Caterina e a tutta la famiglia che ci ha dato in 3 giorni tutto quello che potevano chiedere e molto di più. Dall’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo la strada per raggiungere Custonaci mi è sembrata volare, intenta com’ero a respirare i colori, le emozioni e le suggestioni di questa terra. La serata è proseguita a casa di Filippo che ci ospitava, con una cena preparata da lui: arancini, insalata di polipo, tabulè. Non sono riuscita a fotografare nulla, il male alla spalla si faceva sentire e la voglia di riposare ha avuto la meglio. Al risveglio sono pronta per una lunga camminata e Filippo (pigro pigrissimo) mi accompagna lungo 12 chilometri sotto un sole cocente che a maggio non potevamo immaginare! Intanto in casa Antonella, la signora Anna, Caterina e Massi si preparano a farmi una sorpresa. Il cuscus praparato insieme! Arancio è il colore che esprime la mia gioia e la mia sorpresa. Ho aiutato come ho pututo, ho imparato (non abbastanza), ho goduto delle risate e della compagnia, anche a tavola, di gente meravigliosa.

dopo un pranzo che ci ha lasciati soddisfatti e strapieni Filippo ci ha accompagnato a Segesta, alle saline di Trapani  e poi a Erice. Il giorno successivo a San Vito lo capo, Castellammare del Golfo, Cefalù. Ho visto in un paio di giorni il massimo che si potesse vedere e questo grazie al mio fratello adottato e alla sua meravigliosa famiglia. voglio diventare siciliana, mangiare ogni giorno le brioches anche nella versione salata e farmi almeno un paio di granite ogni ora.

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amici

…e non intendo parlare di una trasmissione televisiva, ma di una trasmissione di energie, di pensiero, di forze. non è facile avere degli amici, amici veri, che sappiano sostenerti e non giudicare, che ti accettino per come sei e per quello che fai, anche fosse la cosa sbagliata. che sopportino i tuoi silenzi e che cerchino di cancellarli. Io sono sempre stata diffidente con le persone, non per mancanza di fiducia in generale ma, vedevo sempre un secondo fine nei loro comportamenti. mi è capitato, invece, di incontrare, conoscere e amare persone che hanno condiviso attimi regalandomi ricchezze. persone che sento vicine e presenti ma che non vedo da tanto, alcune non le ho neanche mai viste. per fortuna non è necessario frequentarsi assiduamente per condividere l’anima e io sono grata al mio gruppo di cuore e di testa per tutto il sostegno che sento e al quale mi appoggio. per lina, baBy, antonio, patrizia, ele, marco, eduardo, barbara, pietro, elisa, graziella, ilaria, antonella, filippo, tiziana, monica, alex, emiliano, stefania, carla…e a quanti verranno dopo di loro

il caffè viziato:
una tazzina di caffè ristretto, un cucchiaino di zucchero, una scorza d’arancia candita e passata nel cioccolato extradark per girare. da gustare amichevolmente anche da soli.


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