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ora

16:16 mi capita spesso. e mi piace. 17:17 non mi capita altrettanto spesso. ma sono due giorni che capita e mi impressiono. è il primo settembre e non mi ero accorta che agosto è già finito. mi portano via i giorni da sotto gli occhi. dalle mani, dalla pelle. ladri di intenzioni e di tempi perduti. 13 gradi sulle gambe la sera. certo che è settembre. il sole che ha un angolo diverso sul banco della cucina, è settembre si. il primo settembre per la precisione. ho mantenuto le promesse che mi ero fatta? dedicarmi tempo. ho ricominciato a correre e a fare stretching, ho camminato nell’acqua due ore tutti i giorni che sono stata al mare, ho pedalato per almeno un’ora al giorno nei medesimi di cui un attimo fa. ho limitato il pane e abbondato in piadine, ho letto. e ho fatto avanti e indietro sulla A14 abbastanza spesso da averne abbastanza. ho raccolto pomodori e fichi, ho fatto la passata e i pezzettoni. 19:19. per la legge dei numeri succederà qualcosa. una salita per gabicce mi è sembrata infinitamente dura e cattiva e so che non sarà mai più la stessa. che al telefono con un’amica che dovrà affrontare una battaglia durissima non ce l’ho fatta a continuare e sono scesa. e lei parlava e si faceva forte e io guardavo il mare all’orizzonte ed era così bello che ti chiedi perchè? perchè? perchè? e non so cosa dire e cosa fare. so solo che voglio per lei tantissimi agosto da buttare via e tantissimi settembre da programmare. e ora sono le 19:54 e settembre è iniziato e non devo buttare neanche un minuto.

stavo scrivendo questo quando è squillato il telefono e mi ha chiamato l’infermiera e io stavo venendo da te. babbo. ma tu avevi fretta di andare da mamma. qualcosa è successo. perchè succeda sempre non lo so.

sento la nostalgia del passato…non ti potrò scordar…in questa notte stellata la mia serenata io canto per te. babbo.

tramonto

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la notte bianca

tutta la notte nomi, diversi e cercati. tutta la notte “andiamo?” nel silenzio che non è silenzio, fra i bip e le plastiche dure sul linoleum. cigola il letto, si alza si muove. il sonno non arriva per chi nella notte vede la nemica da combattere. arrivano altri pensieri, desideri, vino rosso un bel bicchiere, mamma, e l’andiamo ricorrente, che si vuol fuggire. scomoda, sulla poltrona che è inospitale come l’ospedale, provo a chiudere gli occhi. la mano in quella di babbo che dorme. lui si. piccolo passerotto sparuto. telefono a casa e sento suoni familiari, nostalgia immediata della consuetudine. leggo, occhialifornita, banana yoshimoto e i disagi giovanili in un kitchen che non avevo ancora sfogliato. ma subito gli occhi si perdono e la testa si allontana, devo rileggere e ancora rileggere. l’attenzione catturata dalla voce che non ha pace, tengo frenata la tentazione di convincerlo che la notte è fatta per dormire. che lui vorrebbe forse ma non può. non c’è orario per la terapia, per i controlli,  non c’è pausa. anche la dottoressa di guardia fa la sua parte e non si tira indietro a cercare un vena, senza guanti, come farebbe con un suo caro, dottoressa di carattere opposto al dottore, burbero nervoso e corrosivo. prendo quello che mi viene dato. come tanti bacini buttati, una mano che stringe, un sorriso a due denti. la brioches domattina sarà calda di pasticceria e io non smetterei mai di fare colazione. ho voglia di andare al mare.

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1920.una vita fa

ahahah babbo

90 anni oggi babbo. tanto tempo è passato dalle tavolate di compleanno, dai cabaret di cannoli e bignè, dagli esperimenti di mamma. lo so che i miei auguri oggi andrebbero al vento ascoltati e non capiti, mi faresti un sorriso e tutto come prima. ma c’è una cosa che posso fare per farti davvero felice. una vagonata di biscotti. così un paio d’ore le passi allegro, con qualcosa che ti piace e ti abbandona, con qualcosa che forse ti consola. come diceva mamma “tci lov com un gat ros” e allora adesso mi metto al lavoro e vedremo più tardi cos’ho combinato

intanto cuocio la quinoa in abbondante acqua e poi la mescolo con le lenticchie cotte a capodanno, sale, olio e peperoncino questa sarà la mia cena.

a pranzo la polentina avanzata pure quella con l’avanzo di ragù delle lasagne al forno e poi finalmente mi metto al lavoro per te.

perchè con la bioraria il forno lo posso accendere solo dopo le 19 e quindi ho passato la giornata a metter via carte, aspettare che pà si svegliasse e guardar fuori la neve che fioccava.

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siamo ricchi

di momenti meravigliosi da godere accuratamente, sicuramente non di altro. Oggi ho finalmente firmato il contratto per l’assegno di cura del mio babbo, dal prossimo mese 15 euro da spendere in sonniferi e tranquillanti. Una pacchia! Non sono favorevole agli stati assistenziali in tutto e per tutto, ma non sono favorevole neanche a lasciare un povero anziano che gode di una pensione di 400 euro mensili, più 250 di reversibilità, in uno stato di totale abbandono. Una badante costa 800 euro mensili, più contributi. Aggiungiamo luce, gas, riscaldamento, alimentari? Il telefono? L’abbonamento alla tv? Senza contare che il mio babbo negli anni di patologia non riconosciuta ha sperperato buona parte dei suoi averi in multe per divieto di sosta. Vabbè dobbiamo andare a votare no? Votiamo per un mondo reale e non per l’altro mondo.

La merenda di oggi per tirar su il morale : zabaione con i crackers:

un uovo, due cucchiaini di zucchero, una tazzina di caffè ristretto (o marsala dolce) un pacchetto di Doriano.

Montare a neve l’albume con lo zucchero e un pizzico di sale. Aggiungere il tuorlo e per ultimo il caffè
sbriciolare nella ciotola schiumosa i crackers e gustare pensando all’infanzia.

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19 marzo

una festa per il papà. per fargli sapere che è importante. una festa che non dovrebbe, come molte altre, essere mercificata. sono rimasta colpita dalle asserzioni di uno psicologo che ha delineato la figura del miglior padre in quella del padre adottivo. sarebbe questo il migliore. non soggiogato dal legame di sangue e quindi ragionevolmente più razionale. un padre che ha scelto di essere padre. è vero. applauso a chi è padre adottivo. ma … io…applaudo anche chi diventa padre di figli non suoi, oggi così tanti e, che si ritrova a essere appoggio e sostegno di una madre sola e antagonista, di un padre naturale e spesso geloso. applauso a chi diventa padre bambino. quanti ventenni (ne conosco davvero tanti) si ritrovano con mogli bambine e neonati da gestire? e combattono e sbagliano e crescono e ci provano, con risultati spesso straordinari.

poi un applauso personale. al mio babbo. che mi ha dato oltre 20 anni di esempi e di affetto tangibile, di valzer ballati nell’ingresso di casa e di baci rubati alla mamma. un applauso per avermi fatto vedere che poteva esistere un amore così grande da durare 60 anni e un’allegria che contagiava anche noi figlie. un applauso ai suoi tozzoni. un applauso agli assegni staccati per aiutare. un applauso anche oggi, 88 anni, lontano con la mente ma riconoscibile dal mio cuore. grazie babbo. auguri a te.

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