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cosa ho fatto?

quelli che mi sono rimasti

ho scalato una montagna di panni con il ferro da stiro. cosa che nel corso degli anni ho cercato di far fare a tutti ma non a me. mia madre appena sposata, mia suocera, quando è nato mitch, poi sono arrivata a portarli a 20 km da casa, caricavo la cesta in macchina e li portavo dalla Rosy li andavo a recuperare quando potevo, facendo salti mortali. poi ancora dalla vicina di fronte, molto più comodo! Continua a leggere

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la consapevolezza del se (‘)

l’accento è fra parentesi per consentirne l’uso a scelta personale.

… se fosse ancora qui domani  porterei una torta e sarebbe un incendio di candeline. 85. ma con i se non si costruisce il mondo e non si diventa grandi e poi tu mamma nei miei occhi sei ancora bellissima, sessantenne, con il sorriso che mi abbraccia e anche “se” non potrai spegnerle idealmente lo farò io per te. lo farò io con te.

se avessi fatto, se avessi detto…ogni istante della nostra vita è lastricato di “se” e sempre mi torna nel fare  il tuo modo di dire:

“sa foss, e s’avess an srebb gnac a què.” (se fossi e se avessi non sarei neanche qui)

ecco con i tanti “se” la consapevolezza del “sè”. io sono quello che ho vissuto, quello che ho sbagliato, quello che ho pianto, quello che ho gioito. sono quello che tu mi hai insegnato a essere. molto nel bene e anche nell’uffa! sono quello che mi sono impegnata a diventare, quello che ho letto, quello che ho respirato. sono il cambiamento dopo ogni porta sbattuta, sono l’amica di chi vuole scoprire e la fretta delle cose da fare. sono la figlia che vuole ancora essere tale e non può, e quindi, per oggi, sono la consapevolezza più del se, che del sè. buoncompleanno mamma. non ti porterò fiori. ma la candelina la accendo ora. questa foto è per lo sparso e per “chi tabèch” che la nonna così non l’hanno vista mai,

“sa foss, e s’avess an srebb gnac a què.” mi vien da pensare rileggendo che forse, adesso, non essendo qui…sei e hai quel che vuoi.

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ti aspettavo. michele 2.0

dal primo aprile del 1989. sei il mio pesce d’aprile materializzato. lo so con certezza. i tuoi primi incoscienti 9 mesi sono stati per me i più belli di sempre. straordinario sentirti crescere, invadere ogni parte di me. che saresti stato maschio l’ho saputo prima di tutto. volevo un maschio. il primo figlio di casa. dovevi nascere il primo gennaio secondo i miei calcoli ma a metà dicembre scalciavi parecchio. non volevo sembrare piagnona e non mi lamentavo e così quando il mercoledì giravo per il mercato per fare i regali di natale e le fitte mi toglievano il respiro, mi fermavo. riprendevo fiato e via. sempre più frequenti. fino al 21 dicembre il giorno dopo. ero in ufficio e…è stato chiaro che non potevi più aspettare. sono arrivata in ospedale e dopo appena due ore tu eri fra le mie braccia, brutto, sporco, con la faccia uguale a mia suocera. una tartaruga magra. 2 kili e 6 di coda e capelli. lo sciopero delle nursery, la culla nella stanza. tenga controllato se respira. panico. la cosa eccezionale nessuno di guardia, papà che rimane a dormire per controllare che tu respirassi e io riposassi. troppo piccino. 10 giorni di culla termica. il tiralatte, troppe tette, troppo male, le scarpe verdi, la cuffia verde, il camice. e poi natale. noi a casa e tu no. la mia crisi. i consigli non richiesti. dobbiamo essere allegri. non ci pensare. non era così che volevo. ma poi…il primo anno è passato. e il secondo e il terzo e finalmente ho smesso di chiedermi se stavi bene, se mangiavi,  se crescevi. se ce la facevo…tu ridevi sempre. dormivi tanto e parlavi come un fumetto. vent’anni. ti ho passato tutti i miei difetti. ti sei preso tutti quelli di tuo padre. e naturalmente sei totalmente im-perfetto. spero di averti dato il cuore, la capacità di pensare e scegliere e di non omologarti mai. per il resto hai tutto sparso in giro. come al solito. buon compleanno ragazzo. sei parte di me.

ps adesso che sei grande possiamo permetterci di festeggiare il giorno giusto. fino alle superiori il tuo compleanno era una o due settimane prima per non confonderti le feste, i regali e le idee…ma ti è rimasto il vizio di volere due o tre torte per festeggiare…

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14 anni . una vita

ci separavano 13 anni e 3 mesi. ma erano 14 se contati per date. sei arrivata prima tu e io ho passato il mio tempo a rincorrerti. non sono mai riuscita a prenderti. scrivevi alla befana per avere in dono una sorella e incredibilmente io sono nata la notte del 5 gennaio. e quando mi hai vista non mi volevi più. troppo piccola, troppo nera, troppo tardi. i tuoi 14 anni appena compiuti e la necissità di farmi spazio non andavano d’accordo con l’età più difficile di una ragazzina, anche se erano altri anni, forse proprio perchè erano altri anni. il collegio nei primi mesi e poi le pappe che dovevi farmi ingurgitare sennò non potevi uscire e poi le bistecche che buttavi ai cani e si mamma, ha mangiato tutto! e io che crescevo e volevo solo te. e tu che crescevi e volevi tutti tranne me. tu e le tue amiche in giro per casa, vi spiavo, volevo essere anche io con voi, tu e le altre nel salotto a fumare, a parlare, a tingervi i capelli. io che sospiravo attenzioni. tu e i festini con la musica dei rolling stones e il ballo di simone. le luci abbassate e la porta chiusa. non era mai il mio momento. tu e il tuo ragazzo. il canarino che mi regalò per comprare la mia complicità, o il mio affetto. ti sei sposata che io avevo 9 anni. come facevo a prenderti…e poi sei andata via. per fortuna c’erano le domeniche di rito. e poi la tua separazione, finalmente eri con me. complice e confidente. non mi sembrava vero. 14 anni più di tuo figlio che cullavo mentre facevo i compiti, come una storia che si ripete. i nostri percorsi con la 500, cambio a doppietta. mi portavi a scuola e poi andavi al lavoro e non sono mai stata così felice e orgogliosa di avere una sorella. non ti avevo mai avuta e sentita così vicina. ci riunivamo nel bagno io, tu e la mamma. sedute sulla vasca e sullo sgabello, nella stanza più calda della casa a considerare gli uomini, i ragazzi e i mariti che avevano sbagliato. e mamma che dispensava consigli conditi da risate e lacrime. e che ti diceva se lo ami perdonalo, sennò questa è casa tua. e io che non volevo perderti di nuovo. e invce ancora una volta ti allontanavi. e altre distanze e altre compagnie e tante altre volte che avrei voluto essere io ma erano altre le tue amiche del cuore. fino al tuo trasferimento nella mia città quando già adulte e con vite che non erano parallele, abbiamo iniziato a conoscerci. e a ritrovarci. io ti ho ritrovata e finalmente mi sembrava di esserci riuscita a conquistarti. e finalmente avevamo giorni da passare insieme. e vacanze da condividere e parole da spendere. è la vità che mi ha dato una sorella nell’attimo in cui stavo per perderla. la malattia. lo sconcerto. le maledette sigarette. le parole del medico. che mai potrò perdonare. come non riesco a perdonare te che te ne sei andata. e me che ti ho lasciata andare dopo un anno e mezzo di cure inutili e di speranze negate.  e oggi, il tuo compleanno, lo ricordo con il piatto che mi hai fatto scoprire tu.

passato di ceci e passatelli (la ricetta domani, oggi non c’ho voglia)

ps: adesso lo so che riuscirò a prenderti.

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