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andata e ritorno

ricomincerò a cucinare, lo so. mi serve tempo che troverò. voglio comunque lasciare briciole a chi si metterà in viaggio verso l’abruzzo e ritorno, citando cucine che a mio parere meritano m o l t o.

è andata. appena scesa dal treno il primo boccone mangiato è stato qui. sabrina ha capito al volo cosa mi piace e “profumo di sole” è stato una immersione in una realtà parallela.  pescara o capitale europea? profumodisole vegetable bar, un locale dal respiro grande, ottima la scelta dei centrifugati, piacevole il locale, la zuppa e il dolcetto carota e mandorle. merita la sosta pranzo.

discorso simile, ma respiro diverso, per il locale che vede in cucina stefano baldassarre, sapori d’arte, pagina fb. basti sapere che il pane alla cipolla da solo merita una sosta. io vieterei il pane a tavola, me lo inserisca direttamente in borsa grazie, lo tengo per la merenda. dicevo di stefano. faccia simpatica, parla con passione dei piatti che prepara, orgolioso di servirli direttamente a tavola. (e capita che il servizio sia familiare veramente e impacciato e visibilmetne “faccioaltronellavita)  le zuppe, servite nel coccio mi sono piaciute assai, non ho assaggiato la bavarese …l’ho abbandonata un attimo ed era già sparita.

e poi il gelato. un gelato scoperto giovedì, in piazza salotto, credo. l’altro gelato si chiama. volevo un caffè, sono entrata e ho visto le carapine, ho pensato che dovevo provarlo il gelato dentro la carapina, ho letto i gusti, pistacchio di bronte (ma quanti diavoli di pistacchi riesce a produrre bronte?) cioccolato di non mi ricordo quale cru, caffè, crema, pochi gusti, bella immagine. un cono piccolo cioccolato e pistacchio, mi resta la voglia di caffè e lo dico a voce alta. ne mette un assaggio in crema il signore con la paletta in mano. adoro gli uomini con la paletta in mano. non mi chiede se voglio il sale sul pistacchio, come ha fatto con il cliente di prima, forse non mi reputa abbastanza sperimentatrice, o forse i due vetrini chiesti al banco lo distraggono. esco con il cono nel sole del pomeriggio che sta finendo, con un gelato che mi piace davvero. non troppo dolce, cioccolato che sa di cioccolato buono, pistacchio come si deve. mantecatura ottima. 2 euro spesi bene, non come quando pensi “cacchio ho anche speso due euro per una ciofeca che fa pure ingrassare” e adesso è ora di prendere il treno, di tornare a casa.  di riabbracciare pà, che la lontananza ci rende nervosi. e gelosi. sopratutto geloso. e questa è una novità.

e il ritorno è giocato fuori casa. finalmente ha aperto ‘o fiore mio la pizzeria napoletana che aspettavo. da un impasto nato da una madre di mela dell’abbondanza, pera angelica e sorbe con farine di mulino marino e prodotti del territorio (napoletano se non locale) ecco la pizza col cornicione, a lunga lievitazione, fatta da beniamino bilali e davide fiorentini, che, sulla guida gambero rosso con la sua pasticceria vanta tre tazzine e due chicchi, crede nelle cose ben fatte e nella qualità. è una scommessa la sua, un volo alto, spero che la città sia altrettanto pronta a riconoscere la differenza. io sono andata e pur non potendo scegliere il menu degustazione, che a pà piace mangiare e non degustare, ho apprezzato la margherita, con fiordilatte messo a freddo. due pizze della tradizione, due moretti e una fetta di saint honorè 34 euro. il locale a me è piaciuto moltissimo. ma quella che ho apprezzato sopra ogni cosa è la filosofia del buono e del meglio. che se tutti fossimo buoni e facessimo meglio…

quindi pranzo e ceno fuori casa più spesso di quanto vorrei. mi manca la familiarità dei gesti, mi manca la cucina quotidiana. però ho nuovi colori e nuovi sapori. quindi mi reputo più ricca. ah, ho scoperto che beniamino bilali è socio di matteo aloe questo matteo e il loro ristorante berberè sarà una delle mie prossime tappe.

ps a faenza il 18 19 20 novembre ci sarà enologica.  un calice e un giro, ci andiamo?

pps: le tovagliette di ‘o fiore sono di monicazani piacc!

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soli e lune

finalmente sole. e domenica sera un luna rossa che mi ha tolto il respiro. e se seguo la luna per tagliarmi i capelli avrei dovuto almeno coglier lavanda la notte di san giovanni approfittando della rugiada delle fate. e invece come spesso accade…mi sono lasciata perdere nella serata e nella mia malinconia. e dire che la temperatura era per la prima volta accettabile e la luna, alta nel cielo, faceva da lampione. ho però rispettato la mia personale tabella di marcia e i capelli li ho tagliati nell’ultimo giorno di luna crescente e la lavanda l’ho colta in ritardo, domenica, lasciata seccare, diventerà polvere per cassetti. ahhh…la fatica che sto facendo, intellettuale fatica, maglia dopo maglia, scelgo cosa conservare e cosa buttare. la mia camera del casino è infrequentabile, mitch sta facendo lo stesso in camera sua, per adesso è riuscito a spalmare la sua stanza su tre piani. in sala, sacchi neri di abiti e cassettoni di libri. in mansarda, soldatini da conservare, cimeli di spiaggia e di battaglie. ho il sospetto che lui e suo padre ci giocherebbero ancora. in garage le cose da “buttare” …io ho fatto due mucchi: cose piccole perchè voglio dimagrire; cose grandi perchè potrei ingrassare. metto le mani e i pensieri avanti. ma non risolvo il problema. quando le cose che scegli ti piacciono diventa difficile separarsene al di là delle mode. del prezzo. del colore e della forma. ho ancora una gonna tartan nera e rossa a pieghe, la portavo in prima superiore. sono passati dei bauli di anni ma io, a natale, la indosso come la più bella delle mise. con i calzettoni e la maglia tono su tono. e metto una t-shirt come pigiama, larga e lunga. firmata 1996. e mi ci abbraccio la notte, ascoltando le rane canterine, mi ripara dall’aria come nessuna. continuo a pensare che siamo troppo soli. accumulare cose equivale ad avere mancanze. lo ammetto. ci sono cose che non trovo dentro. ma continuo a cercare.

a proposito di lavanda. sul web ho trovato tante ricette che la vedono protagonista indiscussa degli ingredienti. ma io temo mi ricordi troppo i cassetti…proverò a superare anche questo scoglio.

con l’ultimo spicchio di torta invece ci siamo regalati un fine pasto goloso:

fraciocco con la palla:

fragole fresche, torta al cioccolato, yogurt gelato per dare un tocco di colore ho guarnito con due gocce di vov. inutile al sapore. invece la prossima la servirò con le fragole frullate, più facili a essere raccolte col cucchiaino.

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voglio affogare nel gelato

vabbè lo stato attuale della mia cucina non mi permette di fare nulla e neanche di pensare di fare alcunchè…tranne…il gelato. il frigorifero spostato in giardino, la gelatiera in garage…e un mega barattolone di yogurt sempre in frigorifero. E’ diventato il pasto, il fine pasto, la coccola quotidiana. In coppa con le pesche tagliuzzate, con il melone a palline, con l’ananas, con i frutti di bosco quasi ancora congelati. semplicissimo da fare e gustosissimo da mangiare.
barattolone yogurt intero di qualità 250 gr (vipiteno, mila)
180 di zucchero e 4 cucchiai di limone. mettere nella gelatiera per il tempo necessario e gustare subito. se ne avanza porre nelle vaschette in polistirolo della gelateria e mettere in freezer. non indurisce neanche troppo.yogurt gelato

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