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se nutrire il sè

diventa un’esigenza impellente. e ti accorgi di cercare cose lontane dal solito. oppure uguali ma abbandonate da tempo. riprendere la matita per riempire spazi bianchi. che cosa apparirà? in un processo contrario prendere una gomma di ferro e togliere gli spazi neri. la fatica fisica che libera la testa. che cosa apparirà?

non voglio ascoltare la parte di me delusa dagli altri e allora mi muovo a cercarne altri ancora. di se, per provare a fare una cosa mai fatta da me: ognuno per sè

ho scollegato i pensieri. si legge vero? solo fisico. e tavola diversa.

sono partita per fare questa di hysteria, ma prima di accendere il forno ho fatto anche questa che lo sparso lo sformato non lo.

riso integrale con gamberi: l’insalata di ieri. per 2.

riso integrale misto 6 cucchiai, 400 gr di gamberi, due pomodori in graticola, ciliegini, rucola e spezie

ho messo a bagno il riso integrale la sera prima e la cottura è scesa da 40 a 30 minuti ma, era un pochino mappazza. l’ho freddato e sgranato a manazza. poi l’ho mischiato con un paio di pomodori in graticola  cotti dal giorno prima, di quelli da pucciare con la ciccia, rosmarino e aglio. poi ho sgusciato, pulito e saltato i gamberi in padella rovente con poco aglio schiacciato, li ho uniti al riso da freddi, ho tagliato i ciliegini e spezzettato la rucola. olio e sale, mescolato. io me ne sono servita quattro mucchietti sul piatto. ho con lo zenzero, unmo con la paprika, uno con il timo fresco, uno con l’origano. poi ho rifatto il giro. mi sono piaciuti tutti! lo sparso mi ha guardata con la faccia di traverso, ha mangiato meno riso di me con espressione perplessa, ha ripulito il resto dei gamberi e mi ha chiesto il mascarpone.

alle due del pomeriggio pà si è alzato a fare colazione. il suo sè è stato nutrito dalla notte.

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son cose belle

la luce che filtra nel bagno dalla nuova copertura della veranda è diversa, più forte ma morbida e crea angolazioni luminose che mi affascinano.

vedere un ragazzo che fa la legna con i rami caduti durante la nevicata di marzo, sulla ciclabile abbandonata dal comune (senza fondi), lui non lo sa ma lavora per me

andare ogni giorno al lavoro pedalando e tornando tardi accorgersi che le giornate sono lunghe, tanto più lunghe.

prepararsi a stirare in giardino (per vedere se riesco a stirare, finalmente)

finire tutti i campioncini di crema per il corpo (in piscina si può)

rubare ciliegie

fermare la pedalata in salita, rispondere al telefono e scambiare umori, malumori e buonumori con un’amica. accorgersi che per terra ci son ciliege e anche sul ramo messo sulla legna. e mangiarle tutte.

le rose che fanno muro sulla ciclabile

ricominciare a baciarsi, soprattutto dopo i 10 giorni di silenzio totale post aie.

chiedere a pà se preferisce pizza o tonno e sentirsi rispondere tonno. (coooosa?)

da guando gli preparo l’insalata di tonno, patate e capperi posso dire che pà mangia anche “il pesce”

semplicissima:

un vasetto di tonno asdomar al naturale (quello avevo) un vasetto di capperi sott’aceto, patate lessate (e questa volta i primi fagiolini) origano

metto il tonno a scolare, (soprattutto se è sott’olio) aggiungo i capperi, le patate tagliate, i fagiolini tagliati, origano, sale, olio (solo se il tonno è al naturale)

servo con crostini di pane all’aglio. su una tovaglietta che porta le nostre iniziali ricamate. anche questa è una cosa bella. (beate le zie che ne facevano dono!)

e poi ho ripensato alla cosa successa sulla ciclabile, la mattina ho chiesto al ragazzo biondo se era incaricato del comune, lui ha detto no, lo faccio per me, gli ho detto bravo, grazie mille. e a sera, c’è questo ramo di ciliegie su una catasta di legna, con tanti frutti intorno. beh mi piace pensare che non sia un caso e grazie alla telefonata che me lo ha fatto trovare.

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