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alla lunga arriva …e la marina va…

ritorno comunque a casa con la voglia di abbracciare e come entro in cucina mi prende la voglia di menare. perchè non alzano un dito per risistemare, alzano i piedi per scavalcare e dopo tre giorni di accumulo si mettono a braccia conserte in attesa del servizio. capita poi che torni di mercoledì e giovedì ti arriva un sms, arrivo domani, ci sei? non ci coonosciamo se non di parole e di conoscenze comuni, di disperati sos e monellate telefoniche. non ci conosciamo ma è come se ci conoscessimo da sempre e non so neanche che faccia avrà quando la vado a prendere alla stazione. solo che se si chiama mario e ha avuto un gatto come amor fou, ha me come amica di rifugio e si accontenta di un letto improvvisato fra un ritorno e una partenza…male non dev’essere! e come thelma&louise vaghiamo per cimiteri alla ricerca di una cadavere di cui non conosciamo cognome, ma siamo cocciute e sappiamo che ce la faremo a far brillare una candela davanti alla immagine, che solo quella c’è, ultimo tributo al re dei fuochi pirotecnici. amico di botti. (avete mai visto le facce della gente spettatori di gesti insoliti? adoro quelle facce ed esserne causa) e poi come meteora, ciao mario. non sono stata generosa di me, ti ho portata a inaugurare una pizzeria e gente in mezzo, non ho cucinato per te, ti ho fatto assaggiare un piada in ritardo e tengo in ostaggio il tuo anello e ti ho riportata alla stazione salutandoti con il pensiero che non stavo facendo abbastanza e non ti avevo goduta come dovevo. e torno a casa nervosa e ancora tutto da fare e mi chiama la lunga che arrivo lunedì lo sai vero? che ti ho mandato mail che non sono mai arrivate, ma sì ti aspetto e ti accontenti tu pure di un divano e di me di ripartenza e chissenefrega!

e con la lunga c’è più tempo per restare a parlare davanti a una zuppa inglese da fare e la faccia è conosciuta già, meno i gesti, che quelli si scoprono. e a teatro ti porto, al posto di pà che ringrazia e un giro sotto il pavaglione per la “piligrèna” che il 31 ottobre le anime pellegrine si danno appuntamento qui. e un libro con dedica e orecchino con capello nero e battiston che canta e ifigenia che mi accoglie sulla porta e gli incontri non sono mai un caso e ivanomarescotti che provoca le reazioni culturali e un trio che non conoscevo. e mi piace portarmi a casa la lunga, massacrarla di passi la mattina dopo colazione, per una salita che torna discesa oltre un’ora dopo e, non ancora paga, farle conoscere il mio fiume, il mio ponte, i miei percorsi. e massimo che incontriamo non molla gli occhi dalla lunga e dalle sue, che gli occhi sono ancora pieni e me lo dice quando mi vede. me lo dice a gesti, provate a immaginare, me lo mima il sogno e rido. e brisighella di corsa e il lavoro che domani riparto e tutto con l’ansia di far tutto e adesso la lunga e la marina aka mario lo sanno come sono nervosa e intrattabile quando torno che vorrei menare e quando parto che vorrei restare. e due amiche che continuano a scrivermi e a parlarmi di promesse nonostante me.

noi cocche fra gli albicocchi travestiti d'arancio

oggi è il tuo compleanno dada. lo sai vero che cerco sorelle in giro perchè mi manchi tu. ne ho trovate tante, non hanno ancora colmato il vuoto, ma tanti piccoli pieni mi fanno stare meglio

ps (aggiunto oggi, in riflessione)

la cosa incredibile è che dal lago maggiore e da savona, dalla campania e dalla sicilia, in un solo giorno mi sento vicina ad amici reali che di virtuale hanno poco, di virtuoso assai più e mi domando ascoltando le notizie delle alluvioni e soffrendo per ognuna di loro nella terra dei disastri…ma come può la lega dividere quello che internet unisce così tanto? e come può un temporale annegare l’italia? fosse almeno saltato il tappo!

pps

lunga non hai neanche fatto colazione prima di ripartire e io che millanto doti di biscottificiatrice.

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colazioni industriali

a riccione,  il tempo del mattino, lo abbiamo passato testando cornetti e bomboloni in bar fighetti, in pasticcerie semplici, in caffè senza arte nè voglia, sentenziando che la qualità si è fermata altrove, il prodotto è il precotto standard, a parte uno, di una famosa pasticceria di morciano, che è assolutamente cartonato e immangiabile. la colazione in riviera non ha alcuna personalità e nelle nostre città pure. sono pochissimi i bar che si affidano a un prodotto di qualità, sono poche le pasticcerie che si mettono in gioco. e io che sono irrimediabilmente una “fissata” della colazione salvo poche, pochissime realtà. cornetti che al primo morso lasciano la mappazza sul palato, girelle appiccicose e gommose (come possono?) integrali al miele che pare albicocca, ai cereali che non si vedono, alla crema trasparente, alla nutella che tanto copre tutto. io contesto. contesto questo svilimento del prodotto artigianale, contesto il “prodotto precotto” che arriva da grosse industrie. io, che non faccio ormai quasi più colazione al bar, sogno una pasta brioches da manuale,  un croissant come assaggiato per caso a praga, che in un attimo cancellò il freddo e anche la meraviglia del castello. io che ho passato mesi a replicare la stessa colazione appena arrivata a milano, facendo strada aggiuntiva perchè adoravo il cornetto di scaringi, mi sono ritrovata con un morso cartone e con la voglia di buttare il resto. io che avevo eletto il bar preferitato per la qualità della pasticceria l’ho dovuto abbandonare e con lui le persone che mi piaceva incontrare. io che per adesso solo al lugo alla moderna posso restare estasiata pregando che non cambi e non ceda alla voglia di “ridurre il costo”, che l’integrale e il croissant di fiorentini è finalmente ben lievitata,  non microscopica, godevole e buona. io che pagare un euro e dieci di cornetto più un euro e dieci di caffè mi sembra esagerato assai, io sono rimasta incantata quando all’iper rubicone ho trovato questa:

confezionata da loro, quattro ingredienti, sapore strepitoso. soffici e lievitate perfettamente. intanto che non otterrò risultati eclatanti nell’home made briochino saranno queste che mi riempiranno il freezer.

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il marsala per dispetto

i momenti neri, quelli densi di preoccupazioni, che avvolgono come una morsa e non ti mollano, io e pà li affrontiamo prendendoci la mano e macinando km a piedi. e con la mano nella mano iniziamo a litigare fino a scorticarci il cuore. prendiamo dall’enciclopedia del rinfaccino ogni voce e ogni argomento, non ci risparmiamo parolacce e minacce. ne usciamo sfiniti; io, ne esco sfinita, che la sua lingua è molto più affilata, ma l’ultima parola deve essere mia. “al prossimo ti amo che mi dici ti mollo un calcio nei maroni che andranno a farti da tonsille” lui applaude ironico chiamandomi signora e sale le scale vanverando come un’anziana bisbetica. lo sparso lo sente nell’aria che è il momento giusto per giocare il carico da 11 e inizia a metterci del suo. e le mani, gelide, tornano a stringersi in mutuo incontro. e la nube, che era carica di elettricità, si scioglie. ecco, questo è uno di quei momenti in cui è un abbraccio di mamma che vorrei, un abbraccio che arrivava con la risata prima e con una sequenza di “son tutti uguali, non ascoltarli, è anche colpa tua, devi stargli vicino e alla fine tutto si aggiusta, anche babbo me ne ha fatte passare tante”

me le ripeto salmodiando le sue raccomandazioni e penso che una grande mano, nel nostro vivere incerottati, ce lo ha dato il non ascoltare i consigli di altri che non fosse la mia mamma. non perchè non fossero giusti, ma perchè non ci pensavamo proprio a chiedere consiglio ad altri. e ora che siamo solo noi, ora che sono solo io, quando alzo la cornetta per chiamare qualcuno a cui chiedere, (capita, è capitato un paio di volte) mi assale il fiume in piena di altri problemi non miei, di uno sfogo che mi investe tutta, di problemi diversi e penso che i miei forse sono meno importanti. vado avanti e preparo la ciambella da colazione e siccome ancora una punta di rabbia c’è…la ciambella la faccio come piace a me e non a te.

ho messo il marsala nella ciambella con la ricotta e ho fatto un voto. a ogni litigata cambio un ingrediente e faccio il ricettario del dispetto.

la partenza della ciambella è sempre quella. che è diventata questa. poi il metti e togli fa tutto il resto.

3 uova e 250 gr di zucchero bianco montati per 5′

aggiungo 200 gr di ricotta di mucca (scania 7 fonti)

250 gr di farina 00 mischiata con una bustina di lievito per dolci e aggiungo poco alla volta (non sempre setacciata)

diluisco con una emulsione di marsala all’uovo 130gr e olio di oliva 70gr

aggiungo uvetta e inforno in uno stampo a ciambella unto con olio e passato con pangrattato.

40′ forno ventilato

ps:quando il vino diventa marsala molti lo considerano avariato. io credo invece che sia un modo diverso di considerare l’invecchiamento. c’è chi invecchia senza cambiare, c’è chi invecchia diventando aceto, c’è chi prende aromi e dolcezze e profumi diversi marsalandosi. io vorrei diventar passita.

ps1: (e non parlo di playstation) se lo sparso vedesse la foto che ho fatto mi disconoscerebbe come madre, proprio oggi, il giorno dopoche lo ha visto farmi una dichiarazione di sudditanza.

ps3: la ciambella servita a fine pasto, con una pallina di gelato allo zabaione non ha prodotto il risultato voluto. cioè il dispetto me lo ha fatto lui mangiandola tutta!

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senza luce

il frigorifero non funziona. e se la corrente viene a mancare (!) il frigorifero si scongela. è successo al ritorno dalla normandia e la sofferenza è stata mitigata dalla liberazione nel buttare tutto quello che nel freezer avevo accumulato. pulizia! globale, totale, senza sensi di colpa per non aver utilizzato quel’avanzo di ragù, quelle tre croste di parmigiano, quella fetta di pancetta, quella zkjkldsjfk (chissà cos’era). bicarbonato e aceto diluito. tutto pulito. nuovo perfetto. invece perfetto un cavolo. perchè il freezer aveva un componente “partito” che faceva saltare la corrente, ma l’ho scoperto solo di ritorno dal mare in una giornata sottratta per innaffiare. luce saltata, freezer scaldato. e i due kg di gnocchi di patate fatti prima di partire mi guardano molli. non dev’essere saltata da tanto la luce. e non riesco proprio no a buttare tutto il mio lavoro, soprattutto non riesco a rinunciare al pensiero di gnocchi al pesto, al pomodoro, al ragù, al gorgonzola, ai gamberi…io prendo il contenitore tupperware, ci verso dentro un paio di pugni di farina e poi altri due e impasto nuovamente. e nuovamente formo e nuovamente congelo. esperimento riuscito. sono solo un pochetto più gnucchi da cuocere. un minuto in più. ma la patata si sente ancora tanto. e io mi faccio gnocchi tutti i giorni. e solo per me. che se qualcosa non dovesse…

                                                                                             gnocchi di patata, pesto homemade, zucchine da smaltire e pecorino come se piovesse

senza luce sono le mattine alle 6e45. guardo fuori e non capisco se ci sarà sole o nuvole, alba in divenire, frescolino di mattino, scalza raccolgo petali come pioggia di settembre. che per un settembre così la mia mente torna a quella di tanti anni fa, sposa novella

senza luce la sera alle 8. pedaliamo in fretta per arrivare a casa prima che i fanali diventino necessari, io e pà, pedaliamo sudando in questi 27 gradi di sera di settembre, che l’autunno si intuisce nei colori delle foglie, nelle angolazioni dei raggi del sole, diagonali diverse,  nei filari delle viti, nella vendemmia che ormai volge al termine.

 

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pollo peperoni e pazienza

perchè è accertato, io sono un pollo,  i peperoni li adoro…e pazienza se non sono sempre digeribilissimi, pazienza se siamo due mamme e due ragazzi grandi, pazienza se i mariti latitano e i magoni sorgono, pazienza se i discorsi che ascoltiamo non sono sempre quelli che vorremmo sentire, pazienza se i bambini non sono tutti carini, pazienza se ci si lamenta se piove, se fa freddo, se c’è caldo, se c’è sole, se il prezzo della sdraio equivale a un ingresso in piscina, se la fatica fatta non ottiene il risultato agognato sulla bilancia. pazienza? dove si compra la pazienza che la mia è finita e mi viene voglia di urlare?  meglio pollo e peperoni di sicuro…

anno scorso aveva cucinato suo figlio, quest’anno ci siamo incontrate, abbiamo condiviso 4 giorni di confidenze, di sfoghi, di complici sguardi e non ci conoscevamo neanche,(un comportamento degno delle migliori blogger). lei mi ricorda, nel sorriso e nell’ironia, nella cadenza del parlare e nell’estro dell’attimo, uno jannacci al femminile. e in cucina si muove meglio se lasciata in pace, a fare con i suoi gesti, con i tempi che le servono, con i modi di un architetto che in cucina si ritira per trattenere il cliente venuto firmare il disegno.

un piatto deliziosamente speziato, fresco, leggero anche se fritto. me lo ha raccontato, io ho solo dato una sbirciata alla pentola a fine pasto e ho trasferito l’olio avanzato dalla cottura in un vasetto per insaporire una pasta prima che l’estate sia finita.

Pollo e peroni in salsa curry – cottura in tre tempi

un peperone giallo, un peperone rosso, tre zucchine mezzo chilo di petto di pollo, farina/curry, olio evo per friggere

primo tempo: in una padella mettere mezzo litro di olio evo, lasciare scaldare e friggere i peperoni tagliati a listarelle sottili, scolare e mettere in terrina;

secondo tempo: nello stesso olio friggere quindi le zucchine tagliate a pezzettoni lunghetti, scolare e mettere nella stessa terrina

terzo tempo: ora l’olio sarà pronto per accogliere il pollo tagliato a tocchetti e infarinato nel mix farina/curry, una volta dorato trasferire nella ciotola di cui sopra. salare. servire  a tre adulti di cui uno di ritorno dalla disco all’alba, che ci ha fatto colazione. e pazienza!

e questa volta grazie a marco, che mi ha portato la mamma, che non sempre le mamme son fatte per incontrarsi e piacersi, uguali nel chiamare amore, ma questa volta sì.

ps lungo oggi

oggi 9/9 ricorre il centenario della nascita di cesare pavese: il corpo / si godeva furtivo la carezza del sole/ insinuante e pacata come fosse un contatto

(non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi) aforisma

sempre oggi 9/9 ricorre il tredicesimo anniversario dalla scomparsa di battisti. “la gallina coccodè, spaventata in mezzo all’aia fra le vigne e i cavolfiori mi sfuggiva gaia…”

ogni giorno è un anniversario. ogni giorno ringrazio di essere io e ogni giorno sfuffo perchè sono io.

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siamo nelle pesche

a sò in tal pésgh. am sò trova in tal pésgh, i ma mès in tal pésgh. lo diceva la mamma con aria contrita e uno sguardo preoccupato, quando la situazione per lei si faceva difficile. mi è ritornato in mente prepotente questa frase quando con la bicicletta mi sono trovata a dover evitare una pesca, gettata con il morso di fresco, a concimare una ciclabile preda di erbacce e pesche appunto.

sono nelle pesche, mi sono trovata nelle pesche, mi hanno messa nelle pesche. risalire al significato potrebbe essere facile. il periodo della raccolta pesche arrivava tutto in una volta e ci si doveva dar da fare a coglierle. per non trovarsi con pesche troppo mature, brodolose, col pelo per giunta.

giravo con babbo e con uno strano aggeggio, il calibro,  che serviva a misurare la circonferenza delle pesche,  perchè il magazzino della frutta dettava precise regole di raccolta, mai sotto la tal misura, di seconda quelle che misurano x, di prima quelle xy. e il compito del mediatore er a quello di controllare che il contadino non “furbeggiasse”. per me era una festa. sulla 131 del babbo, con il plaid sui sedili posteriori (se no “us inciosa la machina”) si partiva la mattina e si andava a “cà di cuntadein”. accolti nei campi, a volte con qualcosa da battibeccare,  più spesso col sorriso, tornavamo a casa pieni dei doni che ci facevano, pesche, meloni, cocomeri e tutto quello che la terra produceva. adoravo le pesche bianche, pelose e zuccherine, varietà antica che oggi si trova raramente. con le mode fruttarole e gli innesti dei vivai ecco arrivare le nettarine; nei primi anni un boom assoluto, anche di varietà facili da coltivare, ma totalmente insapori. oggi, finalmente, inversione di tendenza e ritorno al buono. sono tornate le pelose, le tabaccaie o saturnine, ci sono anche le bianche col pelo. buonissime, le nettarine di romagna igp

ancora oggi io vivo la campagna con gli occhi del babbo. con la tribolazione se si sente un tuono e si pensa alla grandine, con il dispiacere di sentire che ai contadini la frutta viene pagata niente,  la protesta di coldiretti che regala ai poveri per non cedere al mercato mi ha toccato, profondamente. quanto prende un contadino per un kg di pesche? circa 19 centesimi. costa di più farle raccogliere. a quanto le troviamo noi sui banchi dei super? serve commentare?

adesso siamo nelle pesche. e io me le godo così:

insalata di pesche e formaggio: preferisco le bianche con un formaggio tre latti (capra, pecora, mucca a pasta morbida), taglio a tocchetti e aggiungo pochissimo sale dolce di cervia e un filo di olio brisighello. basilico o mentuccia a chi piace.

mangia e bevi di pesche e yogurt gelato: con quelle che ho in casa, anche le troppo mature, una generosa pallina di yogurt gelato e un sbriciolata di amaretti. o lingue di gatto.

ps: vorrei provare il sorbetto alla pesca. ma son troooopppo abitudinaria!

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calvarios

e io invece avrei preferito calvados. nella terra del sidro e del camembert, fra mucche al pascolo in ogni giardino, fra tarte normande e pain au raisin, si percorrono le tracce dello sbarco, si leggono lapidi e si litiga che è una meraviglia. non siamo capaci di stare tanto tempo insieme fuori dalle nostre abitudini e senza le vie di fuga casalinghe. in casa basta un attimo per evitarsi, in vacanza è un continuo scontrarsi. e qui, in queste spiagge che mi stringono lo stomaco al pensiero, sembra di essere in un parco giochi con tanti ragazzoni che giocano alla guerra.

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la settimana enig-mitica

piena di impegni, di incontri programmati e inaspettati, di cose da fare e da dire, di mezzi e di interi di trasporto, di stazioni da cui partire e di stazioni a cui riprendere uno sparso che ti raggiunge e di città che scorrono una dopo l’altra in soli 7 giorni di rebus, barzellette e cruciverb’azioni.

                                                          milano: indovina dove…

                                                          ravenna: trova l’intruso

                                                           rimini: indovina chi.

                                                          modigliana: trova le differenze

                                                           direzione: romagna o toscana?

e dopo una settimana tutta piena di cose fatte e risolte, di lavori che mi hanno dato soddisfazione e di persone che sono una soddisfazione, mi aspetto una settimana di nodi al pettine, perchè se è vero che sono stata fuori 3 giorni passando dalla lombardia alla romagna, dalle marche alla collina…è vero anche che i due uomini in casa si lasciavano vivere e sopravvivere, ma sopratutto si lasciavano sopraffare dalla pigrizia e domenica al mio rientro ho potuto constatare che: pantaloni, mutande e calzini sulla strada della doccia…ok lo sparso è rientrato; silenzio totale ai miei richiami pà è in cuffia o dorme. la seconda che ho detto. e sono quasi le 18.

forse voglio un’altra settimana piena. piena di me. ancora.

ps

ho le ortiche, i tortelloni, la frittata e il risotto. una goduria. domani. ho il thai e il lemon gras e un’amica tutta da spacchettare e impacchettare, presto

che cosa apparità?

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è la primavera, bellezza.

ho visto “io sono l’amore” e un groviglio di domande e di risposte  diverse mi ha lasciata dubbiosa e curiosa ancora. io che sono cresciuta col senso di colpa sotto il letto, pronto a mostrarmi la strada che si sarebbe aperta sotto i miei piedi se solo avessi preso quella sbagliata.

ho percorso vasche di piscina a giorni alterni, cloro ritrovato, noia sconfitta, in parte, con la musica che mi suona in testa, sorriso grande, graziè pà

ho mangiato un cono gelato, cioccolato limone, seduta fra sette badanti russe, nel parco altrimenti vuoto. con la faccia al sole ho letto tutti i messaggi scritti sul tavolo e cercato chiacchiere da fare.

ho pedalato tanto, in una giornata sola, sorda al dovere, sottomessa alla voglia di andare, di non sentire l’abbandono in una giornata di genti che è qui ma altrove.

ho fatto colazioni che sono diventate brunch, consumate al sole in giardino e colazioni che sono diventate amiche e grancereale, camille, pancake e briochine di finta sfoglia.

ho spento le notizie che pensavo che il carnevale fosse finito e invece ci sono carri e navi e montecitori, di gente mascherata, che getta coriandoli di italia.

ho cucinato la primavera, sforzandomi di non mangiarla cruda, tenera e meravigliosamente amarognola.

ho corso su carraie di margherite fiorite, ho fatto lavatrici di panni che si lasciano stendere ma non stirare. ho letto pagine di blog che mi piacciono tanto e pagine di blog che non saranno più e vorrei che nessuno smettesse di scrivere, che prima di tutto si scrive per se e allora forse la scelta è personale e giusta.

ho messo piede sulla spiaggia del cuore, camminando da sasso a sasso come piace a me e avevo il sole e la luna che mi accompagnavano e poi mi sono comprata un paio di occhiali follemente glam al mercatino della piazza delle cose antiche, istigata da un’amica

e mi sono un pochino dimenticata di chi non si preoccupa di passare i suoi oggi con me. che come palle da biliardo se ci tocchiamo rimbalziamo, ma è la primavera. bellezza!

camilla

ricetta stampata e in archivio da anni. forse presa da cookernet o altrove non ricordo.

questo il file originale

CAMILLE 1
100 gr. di mandorle polverizzate
100 ml di latte
100 ml di olio
300 gr carote grattugiate
300 gr farina 00
250 gr zucchero
2 uova intere
1 bustina di lievito per dolci
Fare il composto al solito modo, unendo farina e zucchero, poi uova, latte, olio, la farina di mandorle. per ultime le carote e poi il lievito.
mettere il composto nelle formine di carta da muffins o simili, e infornare a 150° per 20′
CAMILLE 2
300 gr. farina autolievitante
200 gr. zucchero (io ne uso 170/180 gr.)
100 gr. olio (io uso 100 gr. burro sciolto)
100 gr. latte
200 gr. carote grattugiate
2 uova
50 gr. mandorle macinate
pizzico di sale
io ho aggiunto un po’ di scorza d’arancia e limone grattugiata
Lavorare le uova con lo zucchero, aggiungere la farina, l’olio (o il burro), il latte, le carote, le mandorle e gli aromi.
Suddividere il composto nei pirottini e infornare a 180° per 15/20 minuti (fare la prova stecchino). La ricetta originale prevede la temperatura del forno a 170° per un tempo di cottura superiore, ma non e’ specificato.
Sono meravigliose e restano morbide anche un paio di giorni dopo.
Sono buonissime come colazione o merenda.

ecco come ho fatto io con la ricetta 2:

300 gr di farina autolievitante

200 gr di carote grattugiate e 100 gr di mandorle pelate e tritate, la buccia grattugiata di un arancia

1 uovo

100 gr di zucchero di canna

50 gr di olio di oliva e 50 gr di burro

mezzo bicchiere d’acqua

nella planetaria ho mischiato tutto insieme aggiungendo i grassi alla fine e ho messo nelle boule in alluminio per gli zuccottini. cotte a 180° per 20 minuti abbondanti. ne sono uscite delle camillone buonissime, morbidose e poco dolci che mi piacciono assai.

e considerato che non mi piaccio quando scrivo troppo e mi rompo da sola a leggermi rimando a dopodomani tutte le altre cose che ho da scrivere, dire, fare. baciare. (seeeee)

ps

oggi vedo rosa. ma non dura. quindi tutto il rosa che c’è qui intorno non durerà.

 

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mezza notte

4:40 quasi mattina. gli occhi hanno guardato l’ora, la mente ha sbuffato contrariata. pipì, al buio, non voglio svegliarmi più di così. ma ritornare a letto non serve. resto immobile in un silenzio pieno di voci, aspetto che il sonno mi porti via. quanti sussurri ha la notte? nella veglia sento il muro borbottare, saranno i tubi del riscaldamento, sarà la caldaia due piani sotto, sarà colpa di questo borbottio che l’umidità vicino al box doccia non accenna a diminuire? sono ferma e silenziosa e ascolto il dormire di pà. non voglio svegliarlo, ma mi preoccupa il suo muoversi a scatti. lo osservo nel buio pesto della stanza. potrebbe essere sveglio? ha il respiro di chi non sta dormendo. ma fingo di niente che cominciare a chiedersi perchè anche lui non dorma e rischiare di dover intavolare una conversazione…sono codarda. e sono già le 5 e un quarto. potrei alzarmi a stirare ma chi cavolo me lo fa fare? penso che dovrei portare l’eco tiroidea far vedere a uno specialista. che un grappolo di noduli non sono meglio di niente. penso che ho caldo. mi scopro e pà mi copre. sei sveglio? sì. ecco, lo sapevo. adesso devo coccolare la sua insonnia. perchè? non lo so, mi abbraccia stretta e io penso che non vorrei nessun altro tipo di avances. se ci prova mi alzo. poi l’abbraccio si fa più morbido e lo sento ridere. perchè? perchè adesso che siamo svegli in due mi sento meglio. ci andiamo a fare una camomilla? a me non piace la camomilla, mi agita. meglio un latte e miele dai. e così ci alziamo, scendiamo furtivi le scale, ci facciamo due tazzone di latte bollente e nello stesso modo furtivo torniamo a letto. sono le sei. alle 7 per me suona la sveglia. e  mi verrà da spegnerla e continuare a dormire. che lo so, adesso che si stringiamo amore mio insopportabile, adesso dormiamo.

 

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