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attendere prego…

la chiamata sarà trasf…(click) non ce la faccio. siete in attesa di essere collegati con l’interno desid…(click) ecco. mi hanno rovinato il piacere dell’attesa. il momento pieno di tutto quello che ci si aspetta, l’attimo in cui ancora tutto deve divenire. che il senso dell’attesa, prime dell’era risponditori, era anche piacevole. si rimaneva all’apparecchio ad aspettare che la persona arrivasse a rispondere. si sentivano i rumori casalinghi, la tv in sottofondo, spesso si sentivano i commenti sottovoce…chi è? non lo so! ma perchè non l’hai chiesto? ma chiedilo tu! e intanto dall’altro capo del filo il sorriso di chi ascolta e poi poteva capitare che la persona cercata si dimenticasse proprio di venire al telefono e allora restare alla cornetta era come ascoltare la televisione. era uno spiare la vita altrui. come il medico che risponde e finisce di parlare con il paziente che ha di fronte. “ecco signora prenda le pastiglie a stomaco pieno, no, non quando ha mangiato troppo, quando ha finito. pronto?

invece adesso si parla più spesso con un  chip che fornisce indicazioni precise. per parlare con l’amministrazione digiti 1. digiti 1. digiti…inutile arrabbiarsi. inutile aspettare. meglio mandare una mail. e aspettare trepidanti la risposta.

ma camminando sul marciapiede alzare gli occhi su una finestra aperta, restare incantati a guardare il gioco di luci alle pareti, la scelta dei quadri, le persone che si intravedono…immaginare la vita altrui…è come restare ad aspettare al telefono che una voce arrivi, come guardare la persona che conosci da sempre mentre dorme coperto all’inverosimile e pensare che siamo pazzi se aspettiamo di accendere il termosifone solo per prolungare il senso di attesa e la gioia per l’attimo che sarà.

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maniac

ecco l’ultimo acquisto di una malata di scarpe (tra le altre cose) che pà sopporta con la schiena curva. le mensole, il garage e tutto il caos intorno, nulla mi tocca se mi cade l’occhio sul dettaglio. non resisto al particolare. non resisto al glamour, ma sopratutto non resisto all’affare. una scarpa che mi piace a prima vista. per i colori. dettaglio paulsmith. dettaglio la scatola. dettaglio il fondo in cuoio scarpa sinistra rosa, scarpa destra azzurro. non mi interessa la firma. non se manolo, prada, gucci  o laqualsiasi ma.  se un paio di scarpe che mi piaccionopiacciono, prezzate 275 euro, mi vengono offerte a 70 sulla bancarella del mercato che conosce alla perfezione le debolezze femminili…beh, io non ce la faccio. cedo. e non indosso i tacchi mai, che a piedi, correndo e camminando mi sposto. che con la bici da corsa una volta l’ho fatto. e le comiche si sà. le ho indossate domenica (sabato sich) e mi sono sentita perfettamente io. ho retto un’ora. ma vuoi mettere lo charme di stare a piedi scalzi con scarpe “bellissime” in mano?

credo che la cura del dettaglio, il sacchetto portascarpa, la bustina con il ricambio per i tacchi,  l’interno a righe della scatola, il packaging, le righe che contraddistinguono p.s. anche sotto la soletta, possano giustificare il prezzo di vendita. anche se a quel prezzo io mai le avrei comprate.

e siccome, nonostante, mi sentivo spumeggiante…ecco gli spumini* che non ho portato al battesimo e che distribuirò alle amiche

4 albumi

250 gr di zucchero semolato e a velo in parti uguali

un cucchiaino di succo di limone per sbiancare.

nella planetaria o con il frullatore montare in crescendo gli albumi e lo zucchero, aggiungere le gocce di limone e quando saranno fermissimi stoppare. con il sac a poche formare gli spumini nella placca (me ne vengono 3, di placche) lasciare asciugare nel forno a 80° tutta la notte. se non avessi sportine di problemi da risolvere e se fossi la moglie che vorrei gli spumini li avrei fatti multicolor!

*in romagna le meringhe sono arrivate con i libri stampati. nelle case si facevano gli spumini, nel forno si comprano gli spumini e gli spumoni…ma questo è un discorso che merita di essere ripreso.

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