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mi correggo, forse è già estate

ho visto un fiorir di biciclette svestite e giovanotti vestiti solo di ormoni.

ho tuffato la faccia  in un gelato per pranzo e mi è bastato

ho innaffiato le odorose come se fosse giugno

ho visto lo sparso andare alla macchina a scaricare un sacchetto con il monopattino

e poi lavare la macchina dentro e fuori, bagnandosi i piedi per il caldo (quanti anni ho detto che ha?) e appena finito non contento passare alla vespa e lavare pure quella.

ho visto schieramenti di motociclisti occupare la strada, disoccupazione o occupazione?

Ho visto una zanzara. mentre ero sotto la doccia. e le ho fatto un gavettone.

ho sentito un pakistano al mercato fare i complimenti a una romagnola e indicare due signore di colore come brrr…è razzismo d’elite?

ho visto un vestito verde a fiori e non credo che resisterò

e adesso faccio colazione al sole del mio inesistente giardino come ogni mattina da un po’

e ieri ho fatto un risotto di primavera, con gli stridoli, strigoli, stribuono lo assicuro.

risotto per due:

un porro, un mezzo bicchiere di vino bianco secco, un mazzetto di stridoli, un mezzo litro di brodo vegatale, 6 cucchiaiate di riso vialone nano e pochi dadini di pancetta affumicata per convincere vostro figlio che sarà buonissimo.

nel coccio far stufare il porro con la pancetta e poco olio, sale e acqua. aggiungere il riso, tostarlo, il vino, farlo sfumare, aggiungere gli stridoli (non li avevo neanche spezzati) e il brodo a cuocere.

mantecato con castelmagno (sono una signora!) e servito allo sparso che non si sparge.

e poi sono stata un’ora sul wc stamattina, per leggere le pagine di chi seguo, rispondere le mail, facebucare e twitteria bella, ma son normale? boia se è tardi!

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oh che bel castello

innocenti marcegaglia per la precisione, installato sulle scale di casa due settimane fa e ancora non rimosso e a quanto pare inamovibile.  invita a scalate di pulizia profonda, suggerisce coreografie per musical personali con stonature assicurate, io ci passo sotto per salire in mansarda a salvare il principe consorte, mi ci arrampico e canto nel mio inglese inventato fingendo di essere la gobba di notredame o la maria di west side story.

il film però è meno divertente. abbiamo dovuto rifare il tetto delle “unità abitative” lato strada; 4 villette cielo terra, una cifra spaventosa in fatto di euro. un mese abbondante di lavoro (agosto), la sostituzione del lucernaio con un fantastico e innovativo sistema “vedux” che ci ha creato danni che non immaginavamo. per 27 anni abbiamo avuto un lucernaio fisso. perfetto, 4 piani di luce sulle scale a chiocciola, ma in accordo con le altre “villette” abbiamo optato per “tetto nuovo, lucernaio apribile nuovo”. io mai avevo sentito la necessità di aprire il lucernaio sulle scale e  non sopporto le cose automatizzate quindi abbiamo scelto il modello a bastone e senza oscuranti (che non mi interessa far buio la sera e aprire la mattina, ci pensa il sole da anni per questo) insomma:  lucernaio nuovo installato in un giorno che ero da babbo, rientro, salgo le scale piene di macerie, alzo gli occhi e vedo che  per smontare il vecchio hanno scassato il muro oltre ogni misura, che non hanno ripulito le scale ma soprattutto che al risveglio il sole picchia forte nel vetro trasparente, che le cache di uccellino sono immediate e ben visibili fin nei dettagli e che quando piove il rumore sembra “al mio via scatenate l’inferno” ok. voglio indietro il mio vecchio, discreto, silenzioso e caro lucernaio. o almeno un doppio vetro con intercapedine come avevo. e l’azienda, costretta a ripristinare il muro, installa il castelletto…e ci abbandona. ora che si avvicina il momento di addobbare la casa a natale…credo che lo arrederò di pungitopo e rami d’abete e quando arriveranno i muratori li sistemerò tipo presepe sul castello innocenti marcegaglia.

e questo si aggiunge a un periodo di …dieci anni? in cui i contrattempi e le cose che non vanno no, superano di gran lunga i momenti di assoluta felicità come per esempio: guardare e riguardare la cesta dei panni da stirare ancora vuota, la cesta dei panni da lavare vuota pure, due chili di biscotti in dispensa, la pasta madre da rinfrescare e, il radicchio del super che è buono, ma mai come quello spacciato ai caselli 🙂 e allora comunque  “ho riso” con il radicchio trevigiano e il radicchioradio.

vialone nano, radicchio di treviso, pancetta affumicata, vino, brodo vegetale, cipolla e un tegame di coccio.

tagliare la cipolla fine fine, stufarla nel coccio con poco olio, sale e acqua, contare tre cucchiai di riso a testa, lucidare il riso mescolando a fiamma alta con cucchiaio di legno, sfumare con poco vino (ho usato il bianco ma anche rosso…) aggiungere il brodo vegetale portando a cottura mescolando di tanto in tanto a fiamma dolce. a metà cottura, dopo circa dieci minuti, aggiungere il radicchio tagliuzzato e poi il formaggio che preferite per mantecare. (no ho messo burro, solo abbondante formaggio francese tipo gruyere)

cuocere il risotto nel tegame di coccio permette di non dover costantemente mescolare e quindi ho potuto tranquillamente mangiare in pinzimonio i gambini bianchi del radicchio che ho preferito non mettere per intero, cosa che mi ha reso più tranquilla e più propensa a tornare sul castello a cantare…

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il giallo col buco e un po’ di gente intorno

nelle mie immobilità di cucina c’è uno sprazzo ogni tanto…ed ecco una cosa che non appartiene alla mia storia, che non si cucinava in casa mia, che ho assaggiato per la prima volta a casa di un’amica bella, un’amica che non ha mai assaggiato salumi, formaggi e caffè ma che sa cucinare splendidamente. un’amica che “ci schifa” se ci vede mangiare prosciutto, ma che non ha freni a chiedere il pane cunzatu a uno sconosciuto che se lo stava preparando a un tavolino. non riuscirò neanche a convincerla ad assaggiare il mio yogurt gelato o la ciambella con la ricotta mentre lei, mi ha fatto scoprire la polenta col pesce e l’ossobuco alla milanese (oltre a una serie di dolci da svenimento) ognuno ha le amiche che si merita! il risotto giallo mi piace moltissimo ma mai lo avevo associato all’ossobuco. e allora approfitto di questi giorni ancora piovosi, di queste giornate umide, che i fornelli accesi a lungo mi fanno compagnia e decido che è arrivato il momento di rifarlo. la ricetta che ho seguito è quella di gennarino, questa qui e siccome anche io come queste ragazze sono convinta che ogni preparazione abbia bisogno del suo tegame ho preso per l’ossobuco quello di rame stagnato e per il risotto il mio coccio

ossobuco di vitello: 3 ossibuchi ai quali ho tagliuzzato la pelle di contorno, una cipolla bionda piccolina, una mezza carota tagliata a dadini. una tazza di brodo vegtale, un bicchiere di vino, tre dita di concentrato mutti, sale, pepebianco, buccia di limone naturale, 1 acciuga dissalata, prezzemolo.

riso carnaroli, brodo vegetale, zafferano bustina e pistilli (che me lo aveva detto enza che era meglio)

alle 10 ho messo sul fuoco una pentola con acqua, una cipolla, una carota, un gambo di sedano e sale poi, nel tegame di rame, ho fatto sudare a fuoco basso la cipolla in poco olio e burro (di solito non lo faccio, cioè lo faccio in acqua e pochissimo olio evo che non mi piacciono le preparazioni con troppi grassi cotti, ma questa volta ho voluto seguire la ricetta pedissequamente anche se sono stata avara)

aggiunto poco sale subito che aiuta a non bruciare la cipolla facendo uscire l’acqua di vegetazione e aggiunto anche un cucchiaio di acqua.

poi le carote tagliate a dadini piccoli e quando mi sembrava che fosse tutto appassito ho tolto e messo da parte, alzato la fiamma, aggiunto poco olio ancora e messo a dorare i tre ossibuchi infarinati ai quali avevo inciso i bordi. prima da un lato e poi dall’altro, un bicchiere di vino, fato evaporare e poi ho rimesso le verdurine, tre cm di concentrato, sale, poco pepe bianco,messo il coperchio e fatto bollire a fuoco bassissimo, mescolando ogni tanto col cucchiaio di legno, insistendo nei punti in cui la cremina si attaccava sul fondo. aggiunto poco alla volta anceh il brodo vegetale. dopo circa un’ora ho messo il tegame coccio sul fornello, stessa storia cipolla tritata, sale, poco olio acqua e fatto soffriggere piano. lavato 9 cucchiai di riso carnaroli, fatto tostare nel coccio, un bicchiere di vino bianco, e poi poco alla volta il brodo vegetale bollente. il vantaggio del tegame di coccio è che non serve mescolare sempre sempre, non si attacca facilmente e bolle piano, dolcemente. ai fornelli controllavo l’ossobuco e assaggiavo scottandomi la lingua, giravo il riso, quando mancavano 5 minuti all’ora e mezza di cottura dell’ossobuco ho aggiunto la gremolada (il trito di buccia di limone, prezzemolo e alice)

nello stesso momento ho aggiunto la bustina di zafferano al risotto e chiamato a squarciagola lo sparso a far le foto e pà a mangiare. si vede che la gremolata l’ho messa solo sulla mia in modo evidente? so che avrebbero storzato il naso, cosa  che comunque “l’uomo” ha fatto. il ragazzo ha mangiato di gusto, scoprendo che un piatto unico e insolito poteva essere una bella scoperta.

io sono orgogliosa del risultato, ottenuto con collaborazioni amichevoli, di siti e di donne curiose. il grande ha mangiato sotto tortura, la sua, come un condannato. la sera gli ho servito svizzera e patate lessate e l’ho fatto felice. gli uomini si prendono per la gola? alcuni con gran piatti altri con le mani nude…

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…ci farò il naso

…che ci sono cose di cui non si parli con facilità è risaputo…ma io sono sempre stata una persona talmente trasparente da risultare anche eccessiva e parlo senza problemi di ciò che mi passa per la testa per cui…se mi prende una voglia irrinunciabile di risotto e se guarda combinazione in frigorifero ci sono asparagi appena cotti …sulla mia tavola oggi ci sarà un risottino asparagino…”ma dopo la pipì puzza” oh bella…ci farò il naso!

Risotto asparagino:
Ingredienti per una persona:
un mazzo di asparagi
tre cucchiai di riso carnaroli
una piccola cipolla
parmigiano
vino bianco
sale

Mettere a cuocere gli spinaci nel cestello che lascia fuori acqua le punte.
Lessare per una ventina di minuti, scolare e conservare l’acqua di cottura
mantenendola calda e alla quale aggiungiamo uno spicchio di aglio non schiacciato.
In una casseruolina soffriggere cipolla, aggiungere e tostare il riso, bagnare con poco vino, sfumare.
Prendere la metà degli asparagi e separare le punte dal gambo.
Frullare tutte le parti dure e aggiungere al riso tostato, rimestando bagnare con l’acqua di cottura.
Proseguire aggiustando di sale e quando il riso è quasi cotto ma ancora al dente, spegnere la fiamma,
aggiungere il parmmigiano, pochissimo burro e coprire.
Servire dopo un paio di minuti con le punte di asparagi a guarnizione.
L’altra metà degli asparagi sarà un ottimo secondo con un uovo sodo grattato sopra.
Se farete la pipì in compagnia tutti sapranno cosa avrete mangiato.

ps: il tocchettone giallo che si intravede fra i chicchi di riso è una patata inserita a crudo per eliminare un tantinino di sale di troppo.

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