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la porti un bacione a firenze

un giorno passato a testa in su e poi in giù e poi guarda di qua e ooohhhh guarda di la…le mura, la piena, una coperta di arte e di meraviglia che firenze stende su chi arriva. e che senza neanche programmare si muove e guarda. ogni viholo, ogni nome, ogni hattedrale, hiesa e persona che incontri è qualhosa da ricordare. idea poco originale la mia. andiamo col trenino a firenze? partiamo da brisighella, 2 ore, 10 euro andata e ritorno. 95 chilometri di parole e poi un giro. una coppia di amici da imparare a conoscere ma che già al telefono per prendere accordi strappano il sorriso. ma che idea originale! viaggio in piedi, addossati uno all’altro, come deportati dice pà. vabbene! (si lo so che non si scrive così) pà ti scoccia? sei stanco? fai l’indifferente eh?

firenze così vicina ma così sconosciuta. frequentata per laboratori di artigiani riparatori ma mai da turista. firenze che ho cercato fra le parole sue e poi sue, poi ancora sue per i miei percorsi fuori dal coro che io le città le voglio guardare più che posso dalla parte di chi ci vive. strade laterali, chiese incrociate per caso, una treccina alla crema artigianale in una pasticceria svizzera,  una pagnotta nel forno di san niccolò, ci siamo incantate guardando le vecchie fotografie delle famiglie del quartiere, dentro nei palazzi spalancati, spiando dalle finestre. a volo d’occhio da piazzale Michelangelo e poi sulle lapidi, a leggere frasi che toccano il cuore, a prendere possesso del passato di chi c’era, a seguire le parole di chi alla chiesa di san miniato arriva tutti i giorni con un mazzo di fiori. e scoprire che i cimiteri piacciono anche a lei. che capisce di arte molto ma molto più di me, che ho ancora tanto da imparare. non ci hanno travolto i saldi che non c’erano. e dopo il gelato di vivoli io ero già contenta. e trovare la bottega delle monache è stata la ciliegina. poi di nuovo la conferma che il mio caro marito gambelunghe e l’amica con la fretta di trovare il posto a sedere ci hanno dato dei metri senza controllare neanche che fossimo dietro, che a firenze il binario per faenza è il 17 quando ce ne sono solo 16 e che sorpassare gruppi con passo quasi di corsa si, un certo vantaggio lo da. finire il viaggio in compagnia di due bimbi giramondo in solitaria figli di genitori separati, divisi fra roma, firenze, milano, faenza, pronti a giocare a tris nel finestrino e a fare indovinelli mi ha fatto riflettere su quanto io sia splendidamente provinciale.

qui ci siamo andati. qui e qui presto ci andrò.

ps: i mezzi pubblici in quanto mezzi appunto, spesso li accantono a favore delle mie gambe, corte ma intere. chiedo scusa per i chilometri a piedi.

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le vite degli altri

mi interessano, sono curiosa, mi piace anche interagire ma non sopporto che mi vengano imposte giocoforza. Io adoro viaggiare in treno e per lavoro sono costretta a farlo almeno una volta a settimana. Viaggi sonnecchiosi la mattina presto, quando con un pò di fortuna si riesce proprio a dormire nello scompartimento vuoto. Viaggi confusionari il pomeriggio al rientro. Passino i cattivi odori, che la gente non si lavi è risaputo e ce ne dà prova costante. Passino le spinte, i malumori e i posti sempre occupati. Passino le suonerie dei telefoni a volumi da sveglia…IO dico basta all’ascolto forzato delle altrui conversazioni telefoniche!

– chiamo il sindaco! caz..lo chiamo, chi dice che devo tagliare? E perchè devo tagliare (e via con un resoconto dettagliato di spese comunali e fondi di sostegno e analisi delle spese dei singoli enti….SCUSI? SCUSI? IO NON VORREI ASCOLTARE…

– sai che tico? è una putt… Prima mi ha mandato a cagare e poi adesso che sa che frequento MAR…mi richiama tutta zuccherosa…Tro…Sai che ho accesso ai dati di …? Sai che faccio? Io vado a vedere e poi li diffondo…SCUSI? CHIEDO SCUSA ANCHE A LEI…

la prego non mi costringa ad ascoltare la sua vita …è già tanto complicata la mia…oppure se volete parliamo insieme, condividiamo il viaggio, il malumore, guardiamoci negli occhi, stabiliamo un contatto. Sarebbe bello se il prossimo ci guardasse in faccia e si presentasse…forse ci farebbe meno paura. E potrei fargli anche assaggiare la mia Carlotta da viaggio.carlotta da casa

Per una teglia piccina di Carlotta da viaggio.

due fette di pane di segale – tre mele – un mezzo bicchiere di latte – buccia e succo di mezzo limone – zucchero brown equosolidale – cannella – uvetta – scorza d’arancia candita

bagnare il pane con il latte, tagliare con la mandolina le mele aggiungere cannella, scorza di limone e succo, ammollare l’uvetta con liquore a scelta (io ho usato un vin santo neanche tanto santo) tagliuzzare a listarelle le arance poi procedere come segue:

mettere una fetta pane su fondo della pirofilina che la contenga perfettamente, cospargere con una manciata di zucchero, unire le mele, l’uvetta, le scorze d’arancia, ancora poco zucchero, coprire con l’altra fetta di pane, ancora cannella, zucchero e infornare a 230° per circa 40′ Lasciare raffreddare e poi inserire in contenitore lunchbox per essere gustata in treno…guando a sorpresa arriva anche a me una telefonata e la voce di un amico mi conforta e mi parla di vento da rincorrere e di musica da promuovere. Le vite degli altri sono anche le nostre.

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